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Fra biologico e tecnologia

Fra biologico e tecnologia

Fra biologico e tecnologia

Piccoli sottili pensieri prendono forma depositandosi

Scritto da Massimo Moretti

Fin da ragazzino, non riusciva a capire perché, per qualche settimana, il suo unico interesse si concentrasse completamente verso la natura, lo yoga, la meditazione, per poi ritrovarsi invece a entusiasmarsi unicamente per elettronica, aeromodellismo e missilistica. Qualche settimana di full immersion per poi cambiare di nuovo.

Questo continuo ondeggiare lo stupiva e lo destabilizzava, in quanto non riusciva a comprendere ciò che realmente lo interessava. Nei momenti in cui poteva permettersi di acquistare una rivista, andava in edicola, ma ogni volta era costretto a fare una scelta ardua: comprare il giornale dei misteri o quello di elettronica? Quando uscì la collana settimanale delle erbe medicinali, che durava un anno, aveva deciso che sarebbe diventato un erborista, ma dopo poche settimane il fascino dell’elettricità, quell’energia invisibile che poteva muovere le cose, generare luci e suoni, era troppo forte e il nuovo numero di «Fare elettronica» lo fece di nuovo cambiare strada.

Erano gli anni Settanta, il pensiero verde iniziava a prendere forma, di fronte allo scempio della natura, causato dallo sviluppo economico sfrenato che attecchiva e prosperava incontrollato.

Il piccolo fiumiciattolo di campagna a lui tanto caro, che amava contemplare, tra lo scorrere di pesci rossi nell’acqua cristallina e lo sbocciare di fiori e loti gialli e libellule e farfalle che gli danzavano intorno sugli argini, iniziava a trasformarsi giorno dopo giorno in un fiume grigio e morto.

Era sempre più arrabbiato.

Proprio quella tecnologia che tanto bramava di comprendere e possedere, stava distruggendo la natura che tanto amava. Erano gli anni del rifiuto e della protesta, gli anni in cui Fabrizio De Andrè cantava Il Bombarolo. Così iniziò a progettare una bomba per fare esplodere lo scarico del macello che buttava acqua piena di sangue nel piccolo rio. La rabbia era pari alla sensazione di impotenza e la bomba avrebbe affermato che lui c’era.

Psicotronica

I pensieri distruttivi stavano prendendo il sopravvento e un destino da bombarolo fu cambiato dal libro: Psicotronica.

Non si sa come mai fosse capitato in quella libreria di campagna.

In quel periodo il film L’esorcista aveva fatto il boom, tutto ciò che trattava di mistero, magia, stregoneria, spopolava ovunque.

In quell’istante quel libro conquistò tutta la sua attenzione. Notti insonni passate a sognare macchine capaci di leggere le onde cerebrali e giorni interi passati a costruirle. Praticava arti marziali, meditazione, era vegetariano, ma allo stesso tempo era un amante della tecnologia avanzata.

La sua avventura più bella fu prendere il motorino e traversare gli Appennini per raggiungere i maestri tibetani lama, meditatori solitari che gli spiegarono il potere della mente. Lì, scoprì che i poteri paranormali erano realmente raggiungibili.

I suoi modelli di riferimento, che fino ad allora erano stati l’Uomo Ragno, Iron Man, Doctor Strange, in breve avrebbero lasciato il posto a Milarepa, il santo tibetano costruttore e distruttore di torri dalla volontà incrollabile.

Fu in quei giorni che iniziò a comprendere quell’affermazione che poi divenne un suo personale mantra «i pensieri prendono forma».

Come pensi, così accade. Iniziò a comprendere la profondità della frase:

Metti un pensiero. Otterrai un’azione. Metti un’azione. Otterrai un’abitudine. Metti un’abitudine. Otterrai un carattere. Metti un carattere. Otterrai un destino.

In pratica: metti un pensiero. Otterrai un destino.

Per anni la sua lotta per mantenere pensieri che dessero un buon destino fu ostacolata dalla chimica degli ormoni che lo distoglievano decentrandolo. Gli insegnamenti erano chiari, davano buoni consigli, ma la mente è mutabile e la sua concentrazione era sballottata e scossa da tutte le parti. Nel frattempo era entrato nel mondo del lavoro ma faceva una grande fatica a chiudere i bilanci, pur accontentandosi del cibo e della benzina.

Era costantemente distratto da pensieri che non erano quelli che avrebbe dovuto avere.

Sapeva distinguere i pensieri buoni, che avrebbero dato un buon destino, da quelli che ne avrebbero dato uno cattivo, ma la distrazione attorno era forte e ogni suo miglior proposito andava a infrangersi contro una quotidianità scogliosa e turbolenta.

Così imparò a fermarsi di tanto in tanto a osservare il fluire della vita, cercando di non affogare nel fiume tumultuoso che a volte lo sbatteva contro le rocce.

L’idea del gioiello

Un giorno lesse di un monaco tibetano che usava passare la giornata raccogliendo pietruzze.

Un sassolino bianco quando faceva buoni pensieri, un sassolino nero per i pensieri negativi. Li metteva in un sacchetto che portava al collo e la sera valutava la sua giornata. Così gli venne un’idea: usare la sua conoscenza elettronica per fare un gioiello, una collana da portare al collo.

Quando faceva pensieri buoni avrebbe dato un colpo e per i pensieri cattivi ne avrebbe dati due. Per poi scaricare i dati la sera e valutare con coscienza e consapevolezza la sua giornata.

Erano gli anni Novanta, l’elettronica digitale faceva il suo ingresso, il microprocessore era alla sua portata.

Passò mesi a studiare la programmazione di quel magico quadratino di resina nera che gli avrebbe reso possibile controllare la sua stessa mente.

La battaglia con la materia fu lunga. Per anni costruì e distrusse gioielli ma l’elettronica era solo una piccola parte del lavoro. I gioielli duravano poco, si riempivano di sabbia, di sudore, si ossidavano, erano grandi, ingombranti, brutti, non sapevano distinguere i colpi voluti dai colpi involontari.

Dopo aver risolto una lunga serie di problemi tecnici, si accorse che la difficoltà era ancora prima nella propria mente.

Ricordarsi di controllare i pensieri che gli passavano per la testa era la cosa più difficile. Così inserì un timer a tempi programmabili: il gioiello emetteva un beep e lui avrebbe dovuto colpirlo valutando cosa stava pensando. Il sistema prese a funzionare e nonostante avesse ancora mille instabilità da perfezionare, dava i suoi primi feedback.

Ora qualcosa di meravigliosamente insolito sembrava succedere. Si scopriva ad aspettare che il gioiello suonasse per guardare il pensiero, il che lo rendeva più presente. A volte guardava il pensiero e il gioiello non suonava, ma poco importava perché intanto lui l’aveva osservato quel pensiero, quello era il suo obiettivo. Il dispositivo stava funzionando come credeva.

Da lì a breve comprese che poteva fare di più, superare ancora se stesso e la sua mente, poteva collegare un pensiero a quel suono e così depositare un pensiero per generare un destino.

Gli vennero in aiuto gli studi fatti in passato sull’autoipnosi.

Aveva compreso che la mente esegue quello che le ordini di fare.
Il gioiello prendeva così una forma nuova, una nuova evoluzione: ora c’era un foglietto su cui scriveva la frase che voleva depositare nel continuum mentale. Quando inseriva il foglietto si dava un chiaro comando post ipnotico. Poi con l’avvento dei cellulari e dei vibratori miniaturizzati, quel beep divenne una vibrazione che poteva essere percepita soltanto da lui.

Il potere dell’immagine

Per 30 anni ha sperimentato che i pensieri prendono forma depositandosi. Pensieri per la salute, mantra per la pace interiore o per il successo.

Scoprendo che come dicevano quei lama, la vita realmente cambia direzione indirizzando i pensieri e l’intenzione.

Comprese il potere della visualizzazione e dei mantra. Le parole e le immagini sono simboli che risvegliano predisposizioni latenti e ne costruiscono di nuove.

Dopo 30 anni il prezioso gioiello che deposita pensieri e indirizza il destino è ancora con lui, una stella polare che traccia la direzione. Le frasi sono diventate immagini, o stati mentali che vengono richiamati periodicamente come protezione alle distrazioni forti della vita. Il conflitto fra tecnologia e naturale si è naturalmente dissolto perché non c’è mai stato.

Tutto è mente, tecnologia e meditazione, biologico e scienza.

La realtà è quel che è così com’è.

Per chi volesse informazioni sul gioiello: info@centrosviluppoprogetti.it

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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.

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