La storia di Linda, della sua famiglia, e della loro vita senza auto e senza rifiuti

La storia di Linda, della sua famiglia, e della loro vita senza auto e senza rifiuti

Come fa una famiglia di Faenza composta da cinque persone a vivere senza inquinare?

«Ehi, ma voi avete tempo da perdere! Che esagerati! È inutile quel che fate, è solo una goccia nell’oceano…»

Questi sono solo alcuni commenti che ci piombano addosso quando la gente scopre che da più di cinque anni viviamo senza auto, e da un anno e mezzo viviamo a rifiuti (quasi) zero.

Quando mi chiamano a parlare agli incontri di sostenibilità io inizio sempre leggendo questa frase di Nanni Salio (presidente del Centro studi Sereno Regis scomparso di recente):

«..troppe automobili, troppo cemento, troppe case, troppi rifiuti, troppo cibo, troppi prodotti usa e getta che non creano un mondo migliore, ma ci impediscono di avere relazioni più armoniose e distese tra noi e con gli altri esseri viventi. Invece di arricchirci ci impoveriscono. Ecco allora la scelta della «semplicità volontaria».

È purtroppo vero, tutti siamo stretti in una morsa: lavorare per consumare, e consumare per lavorare. Sento tanti che si lamentano che non hanno più tempo per stare con la famiglia, figurarsi per auto-produrre, fare volontariato, andare in bici, o dividere i rifiuti…

Lavorare meno per lavorare tutti, e per liberare tempo ed energie da dedicare alla cura delle relazioni e del pianeta. È questo quel che dicono gli economisti più illuminati, la decrescita felice è l’unica strada alternativa a un sistema economico e sociale che dimostra il suo fallimento.

Non possiamo chiudere gli occhi: viviamo in una delle zone più inquinate d’Europa (la Pianura Padana), siamo circondati da centrali a biomassa, una delle quali brucia i rifiuti; le strade sono spesso intasate dal traffico, le acque superficiali e sotterranee sono avvelenate dai pesticidi.

Cosa fare? Adattarci o scappare?

Noi abbiamo scelto di impegnarci, di fare rete, di batterci cambiando il nostro stesso stile di vita.

Il nostro impegno è solo una goccia nell’oceano, è vero. È una testimonianza un po’ folle. Ma non per questo è meno utile.

Se tutti fossero meno soffocati dal senso di impotenza, il mondo sarebbe un posto molto migliore.

Rinunciare alla macchina non è stata una scelta semplice, in realtà all’inizio non fu nemmeno una scelta. Un’auto invase la nostra corsia e ci distrusse l’auto. Aspettammo a ricomprarla e così passò il primo inverno: le difficoltà erano molte, gli scoraggiamenti altrettanti. Iniziammo a fare rete: trovammo sempre più gente senz’auto, e nacque il nostro primo gruppo Facebook “Famiglie senz’auto” e dopo poco anche un blog.
Le nostre motivazioni si rafforzavano: motivazioni etiche, ecologiche, di pacifismo, di democrazia e non violenza. “Ma che c’entra la democrazia?” si stupiscono in molti.

Immaginatevi di estendere la media italiana di motorizzazione privata (1,2 auto ogni 2 persone) a tutto il mondo. Arriveremmo al paradosso: spazio vitale sottratto agli esseri umani e alla natura per far posto alle auto. Un paradosso che accettiamo solo perché siamo noi i privilegiati. La motorizzazione privata implica anche depauperamento e cementificazione del paesaggio.
Le auto per viaggiare hanno bisogno di infrastrutture altamente impattanti: ponti, strade, autostrade che frammentano, dividono, distruggono ecosistemi. Dall’inizio del secolo a oggi almeno 14 conflitti sono scoppiati a causa del petrolio. E il metano non è meno insanguinato, in quanto i metanodotti passano attraverso zone in conflitto (Russia, Ucraina) oppure vengono estratti nei nostri mari, trivellando e devastando i fondali. Non solo guerre, ma una continua e costante carneficina, che in Italia ogni anno uccide più di 3300 persone negli incidenti stradali.

Ecco perché secondo noi la pace viaggia a piedi o in bici (e talvolta prende il treno o il bus)!

Niente auto? Non un lusso ma un grande risparmio!

“Non avere l’auto è un lusso per pochi” sento dire. Non è un lusso, è un risparmio! In cinque anni abbiamo risparmiato almeno 3 tonnellate di Co2 e almeno 25.000 euro (acquisto, bollo, assicurazione, manutenzione…) e soprattutto tanto tempo. Quante ore del lavoro sono dedicate a mantenere l’auto? Senz’auto si potrebbe lavorare di meno! “Sì, ma se diluvia?” Se diluvia ci vestiamo bene, con giacche e pantaloni impermeabili, cappello e stivali. Come dice un proverbio del Nord Europa…non c’è bello o cattivo tempo, ma buono o cattivo abbigliamento! Per le lunghe distanze poi, prendiamo bus o treni, e raramente chiediamo l’auto in prestito ai nonni o un passaggio agli amici. Ecco come io sogno le città del futuro: piste ciclabili e parcheggi fuori città, case senza posto auto e mezzi pubblici efficaci, incentivi per chi va in bici, vaste zone pedonali. In poche parole… Città senz’auto!

Non solo ecologia

Piano piano l’attenzione a uno stile di vita sobrio ed ecologico, si è esteso ad altri campi della nostra vita: alimentazione sana e locale, quasi vegana per noi (i bimbi invece sono onnivori), adesione ai Gas (gruppi di acquisto locali), acquisto di prodotti dagli agricoltori locali e biologici, energia rinnovabile, riduzione degli imballaggi e auto-produzione: facciamo in casa pane, biscotti, dentifricio, detersivo, marmellata, crema spalmabile, maciniamo il farro con un mulino manuale e d’estate cuociamo le zuppe nel forno solare. I bambini sono sempre in mezzo e si divertono un mondo a pastrocchiare!

Ma si riesce a trovare il tempo?

In realtà all’inizio è stata dura, ma ora che ci abbiamo preso il “ritmo” è tutto molto più semplice: il bello dell’autoproduzione è che quando ti manca qualcosa, sai crearlo, ti bastano pochi ingredienti e non devi andare al supermercato, perdendo tempo con la fila o il parcheggio.

Con serenità si comincia da un piccolo cambiamento, poi vedi che non è così terribile e passi a un altro… Così come per i pannolini lavabili: con il primo figlio avevo qualche perplessità ma poi ho cominciato a capirne l’utilità, l’importanza e la praticità e li ho usati con tutti e tre i miei bimbi. Da qualche anno con alcune amiche del Gaaf (gruppo allattando a Faenza) abbiamo aperto una “pannolinoteca”, dove prestiamo e diamo info sui pannolini lavabili.

Dal maggio 2015 monitoriamo i nostri rifiuti: in un anno procapite abbiamo fatto appena 0,7 kg di Rsu, rifiuti solidi urbani, 0,8 kg di plastica, 4,5 kg di carta, 2,5 kg di vetro rotto! Abbiamo coinvolto altre famiglie, creando la rete Famiglie Rifiuti Zero, che ha un gruppo FB e un blog.

Cerchiamo di ridurre i rifiuti a monte: a Faenza ci sono vari negozi che vendono sfuso oppure compriamo direttamente dai produttori in sacchi grandi, che poi ci dividiamo tra le famiglie del Gruppo d’acquisto.

Al mercato dell’ortofrutta ci portiamo sempre tante sportine da casa. Tanti obiettano: «Ma perché ridurre? Non basta riciclare?». No, non basta. 11,3 milioni di tonnellate di imballaggi all’anno sono davvero troppi e non tutti si recuperano.

In Emilia Romagna secondo l’Arpa, solo il 47% della plastica raccolta in maniera differenziata è avviato a riciclaggio.

Il resto va negli inceneritori. Dobbiamo ridurre perché ogni materiale ha uno zaino ecologico alle sue spalle e anche il riciclo impegna risorse energetiche.

Un invito, questo articolo vorrebbe essere un invito al cammino e al cambiamento.

Come in ogni cammino ci sono gioie e fatiche, scoperte e fallimenti, impazienza e interminabili attese, pianure e durissime salite; ma niente è inutile, ogni passo che si compie, ogni goccia che si aggiunge.


Scritto da Linda Maggiori


Chi è Linda Maggiori?

Linda è nata a Recanati nel 1981, vive con il marito e i loro tre bambini a Faenza (Ra), dove da alcuni anni sperimentano uno stile di vita sostenibile: senz’auto e a rifiuti (quasi) zero. Collaborano coi servizi sociali come famiglia accogliente, in progetti di affido diurno.

Linda lavora come educatrice presso la Bottega della Loggetta, negozio laboratorio, nato da un progetto dell’Associazione Genitori Ragazzi Down. È laureata in Scienze dell’educazione e Servizio sociale. È volontaria in varie associazioni contro gli inceneritori e per la mobilità sostenibile e, insieme a Raffaella Grillandi, ha fondato il “Gaaf”, gruppo di auto-aiuto sull’allattamento e uso dei pannolini lavabili. Gestisce alcuni blog e gruppi facebook come Famiglie Rifiuti Zero e Famiglie senz’auto.

Scrive libri per ragazzi: Anita e Nico dal Delta del Po alle Foreste Casentinesi (2014 Tempo al Libro Editore), e Salviamo il Mare (2015 Giaconi Editore). Di prossima pubblicazione: Anita e Nico dalle Foreste Casentinesi alla Vena del Gesso.

Per contattarla: lindamaggiori@hotmail.com


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