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L’amore che mi ha salvata

L’amore che mi ha salvata

L’amore che mi ha salvata

Grazie all’aiuto dei cavalli sono tornata in sella alla mia vita

Intervista a Luisa Belletti, a cura di Valentina Balestri

Ancor prima di conoscerla di persona, avevo già capito che Luisa era una persona speciale, di quelle con gli occhi che brillano. Quando le ho stretto la mano ne ho avuto la conferma: i suoi occhi brillavano davvero, come se ne avessero viste tante ma ancora volessero splendere nel mondo. La sua è una storia che toglie il fiato, un percorso che prima ammutolisce per l’amarezza, fa piangere, fa arrabbiare, fa rimanere attoniti per l’ingiustizia. Poi questo percorso, grazie alla grande anima di Luisa, che si è comportata da eroina, svolta e ritorna alla gioia, alla speranza, alla voglia di cambiare, alla fiducia in noi stessi e negli altri. Ecco perché vogliamo condividerlo con voi.

Ciao Luisa, che bello conoscerti finalmente! Sai, quando abbiamo parlato al telefono ho capito subito che la tua storia è unica e sono molto curiosa di ascoltarla. Quindi partiamo da qui. Raccontami di te e di questo immenso amore che hai per gli animali, in particolar modo per i cavalli.

Gli animali sono dentro di me da sempre, nessuno escluso. In particolare, è vero, ho un debole per i cavalli: non ho memoria in cui questo splendido animale non sia stato nel mio cuore. E a oggi, sono ancora più grata loro, perché mi hanno salvata. Sai, la vita a volte cambia tutti tuoi i piani. Io l’ho capito agli inizi del 2000, quando alla mia porta si è presentata una malattia inaspettata, di quelle abbastanza toste: i medici mi diagnosticarono una sclerosi a placche. Non si è mai pronti a un cambiamento di stato così grosso. Sei lì, di fronte all’ignoto, circondata solo dalla paura. In più, l’ambiente ospedaliero ti mette a dura prova: mi facevano sentire un peso, disumanizzata e trattata come merce di scambio. Ho perso l’uso delle gambe, della vista, fino ad arrivare a non alzarmi più dal letto. Ho passato momenti in cui avrei preferito morire, e lo dico davvero, pur di non sentirmi più così, abbandonata al destino, troppo lontano da quello che avevo immaginato per me. Se non fosse stato per la mia famiglia, per i miei fratelli e per il mio compagno, forse quel letto sarebbe stato davvero la mia fine. A volte nella sfortuna capisci quanto sei in realtà fortunata: avere accanto persone così, pronte a mettersi in gioco e a non lasciarmi mai sola, è stata la mia salvezza. Tuttavia, nonostante il loro amore, faticavo a riprendermi. Le terapie non funzionavano (solo dopo si scoprì che la diagnosi, e quindi le cure erano sbagliate) e io stavo fisicamente sempre più male. In più c’era tutta la rabbia nei confronti di alcuni dottori, sicuri che non sarei mai guarita, ai quali sembrava non importassero affatto né le mie emozioni né i miei timori.

Ogni malattia è un messaggio. Io non lo volevo ascoltare, ma mi è servito, per diventare la donna che sono ora

Il nostro organismo è nato per vivere, non per soffrire. Appena anche la tua mente si allinea con questa volontà, riacquista forza ed è in grado di fare tutto, anche ciò che non credevi. E, per quanto mi riguarda, a darmi la motivazione di alzare di nuovo la testa e scrollarmi di dosso la disperazione, furono proprio gli animali. Accadde la prima volta con un gattino: sentivo il suo miagolio fuori dalla porta di casa e sapevo che aveva bisogno di me… Dovevo dargli da mangiare, dovevo fare qualcosa per lui. In quell’istante scoprii il potere della motivazione dell’accudimento, quella voglia di prendersi cura di qualcosa, di qualcuno, di donare quell’amore che non ristagna ma che a sua volta genera vita. Mi ripresi per un periodo, stavo meglio, ma il mio corpo era ormai talmente compromesso dalle terapie, derivate da una diagnosi errata, che ricaddi nel buio. La vista si annerì, le gambe non reggevano, la vita mi stava di nuovo scivolando via dalle mani. Dopo tante ricerche e tanti altri dottori, si arrivò a una cura più mirata alle mie esigenze e iniziai a recuperare, ma la mente era tornata debole. Ricordo che mi sentivo talmente sensibile da percepire anche il dolore degli altri. Il mio compagno aveva capito che se non si fosse smosso qualcosa, sarei ricaduta in un baratro ancor più profondo del precedente. Un giorno arrivò in ospedale con una fotografia: una puledrina color cioccolato, nata a un amico. Mi guardò e mi disse: «Questo è il tuo regalo. Appena ti rimetti in sesto lei ti aspetta a casa». Ecco come si è innescato il mio processo di guarigione: ogni sera in ospedale immaginavo quella cavallina, sentivo il suo profumo e percepivo le mie mani che la accarezzavano. Mi sono aggrappata talmente tanto a quella visione che sono riuscita a perdonare, a levarmi di dosso tutta quella rabbia nei confronti di chi non mi aveva rispettata, né come persona né come paziente, e anche la malattia si è ridimensionata.

Sono stata molto fortunata, perché sono qui, perché sono in piedi, perché ti vedo e posso raccontarti la mia storia con il sorriso. Sono fortunata perché ho ancora tanta fame di vita

Cosa ti ha spinto, dopo tante delusioni a continuare ad aver fiducia nelle persone e volerle aiutare?

Quando ero in ospedale feci una promessa a me stessa: quando uscirò da qui, io creerò quel qualcosa che a me è mancato, per aiutare coloro che hanno vissuto quello che ho vissuto io. E quella promessa l’ho mantenuta: ho trasformato la mia passione per i cavalli in un progetto, con lo scopo di riconnettere le persone con la loro centralità e la loro luce interiore. Perché solo se impari ad ascoltarti, a sentire, a percepire te stesso, allora puoi sentire e percepire gli altri. I cavalli in ciò sono bravissimi: queste splendide creature in natura vengono predate e pertanto hanno la capacità di avvertire tutto ciò che li circonda. Bambini pieni di paure e insicurezze, chi soffre di depressione o disabilità ma anche la“gente comune”, tutti coloro che si sono avvicinati a EquiTraining lo sanno: quando un cavallo sente che hai delle difficoltà ti supporta, se percepisce indecisione ti sprona, se vede amore ti accetta e ti fa sentire al sicuro.

Uomini e animali differiscono solo per caratteristiche specifiche di specie ed etologia. Il cavallo ha delle esigenze, le capre hanno delle esigenze, il topo ne ha altre… Ma c’è una cosa che ci lega universalmente: le emozioni. Sono patrimonio universale di tutti quanti e ognuno le prova. Sono le emozioni a renderci portatori di così grande bellezza

Equitraining: dove i cavalli ci accompagnano oltre noi stessi

EquiTraining H&H non è un percorso di ippoterapia. È l’idea resa tangibile di una equitazione integrata che non si ferma all’approccio terapeutico ma scava molto più a fondo. Le attività svolte si sviluppano tramite metodiche di rilassamento, si lavora molto con il respiro, con il contatto, con il movimento ma soprattutto con le emozioni. I cavalli, maestri incredibili, ci permettono di tirare fuori molti dei nostri sensi sopiti e nel vero senso della parola, ci risvegliano. Spezzano gli schemi a cui siamo abituati: si impara a comunicare senza parlare, ad ascoltare senza giudicare e si rientra in stretto contatto con la natura. Il progetto EquiTraining Human & Horses si svolge in collaborazione con diversi medici ed è supportato da enti del territorio, tra cui “Romagna Iniziative”, consorzio di Cesena.


Luisa Belletti

Luisa Belletti, donna forte e intraprendente, da sempre lavora nel sociale, nelle scuole e nelle comunità. Ha creato EquiTraining H&H a Cesena dove propone esperienze e tecniche di rilassamento con i cavalli, rivolte a tutti coloro che cercano un modo nuovo ed efficace per affrontare le sfide del quotidiano. Grazie al passaparola, in questi anni, Luisa ha girato tutta lʼItalia contagiando chi lʼha incontrata con lʼamore per i cavalli e la natura. Per rimanere aggiornati e partecipare ai prossimi eventi scrivi a equitraining@libero.it e segui la pagina Facebook di Equitraining H&H

 

 

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