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RI-prendersi la propria salute

RI-prendersi la propria salute

RI-prendersi la propria salute

Sappiamo ancora auto-guarirci?

Hubert Bösch e Lucilla Satanassi

La parola a Hubert

La salute è un bene prezioso che vale più dei soldi e di tante altre cose. Perciò merita tutte le nostre attenzioni, e non solo quando viene a mancare. Sono numerosi i fattori che determinano lo stato di salute: alimentazione, stile di vita, stress, inquinamento, pensieri, stati d’animo, emozioni, relazioni, tutti nelle nostre mani.
La nostra mucca Shakira ci è stata maestra nel mostrarci che si può comprendere quello di cui abbiamo bisogno per guarire. Delicata di stomaco, si gonfiava spesso fino a rischiare di morire. Dopo averla soccorsa l’abbiamo lasciata libera nel giardino delle officinali sotto la luna piena. Muovendosi a fatica ha iniziato a sentire, scegliere e spiluccare erbe che mai avrebbe mangiato in salute, riprendendosi velocemente.

Abbiamo tutti la capacità innata di sentire cosa ci fa bene e cosa no, sia quando siamo in salute che quando manifestiamo una malattia

 

Una pillola tira l’altra

L’uomo moderno generalmente tiene poco conto del proprio sentire e preferisce affidarsi ai farmaci per risolvere i problemi che derivano da una vita che non prende in considerazione le esigenze del corpo e dell’anima. Certo, è più comodo ingoiare una pillola piuttosto che cambiare alimentazione, abitudini, relazioni e così via. Ma ti sei mai chiesto a che costo?
Facciamo un esempio. Ti senti bene e in salute, ma non fidandoti del tuo sentire vai a fare le analisi. Salta fuori che il tuo colesterolo è a 230. Allarme, pericolo di infarto! Almeno questo è quello che ti dicono, poi sarebbe tutto da verificare. Il buonsenso consiglierebbe di correggere l’alimentazione e fare attività fsica, invece il medico ti prescrive le statine e probabilmente non ti spiega gli eventuali effetti collaterali. Qualche tempo dopo cominci a soffrire di dolori muscolari. Si tratta di uno degli effetti collaterali più frequenti delle statine. Non c’è problema. Aggiungere un antidolorifco è sempre meglio che sospendere le statine per via dell’ipotetico e statisticamente non dimostrato rischio d’infarto. Passa altro tempo e inizi a sentire bruciore di stomaco, tipico effetto collaterale di entrambi i farmaci. Per fortuna c’è anche la pillola per questo disturbo e tu pensi di stare di nuovo bene.
Un altro lasso di tempo e si aggiungono problemi al fegato o ai reni, sempre effetti collaterali delle pillole.
Ma l’industria farmaceutica ha pensato anche a questo e giù un altro farmaco. Fino all’infarto, che è un altro effetto collaterale dei farmaci assunti. Ma non li avevi presi per scongiurare l’infarto?

Ci hanno abituato a pensare che la malattia sia cieca come la fortuna, ma in realtà entrambe vedono benissimo. Siamo noi ad attirare la malattia per scappare da una situazione, per autopunizione, per ottenere attenzione ecc. E dalle caratteristiche della malattia possiamo riconoscere il suo significato profondo e così comprendere cosa dobbiamo cambiare per tornare a stare bene

 

Le alternative ci sono

Rimanendo all’esempio del colesterolo alto la scelta migliore è cambiare l’alimentazione e fare adeguata attività fisica. E nei casi in cui questo non sia possibile o non sia sufficiente, ci sono rimedi naturali che sostengono l’organismo nel mantenere un sano livello di colesterolo. Un buon esempio è rappresentato dalla miscela di gemmoderivati composta da:

  • Fraxinus excelsior
  • Olea europaea
  • Prunus amygdalus
  • Betula pubescens
  • Juniperus comunis
  • Silybum marianum

Con questo rimedio, tante persone riescono a mantenere il colesterolo a un livello accettabile. Le alternative esistono per numerosi disturbi. E il bello è che un buon numero di questi rimedi potete produrlo anche da soli. Abbiamo scritto le istruzioni nel nostro libro Manuale di Fiori ed Erbe. Per noi di Remedia la diffusione delle nostre conoscenze e scoperte fa parte della mission. Organizziamo regolarmente incontri, conferenze e seminari in cui diffondiamo il nostro sapere sulle piante che aiutano a stare in salute e cerchiamo di rendere le persone in grado di scegliere da
sole i rimedi adatti, almeno per disturbi leggeri.

La malattia come percorso evolutivo

Ci hanno abituato a pensare che la malattia sia cieca come la fortuna, ma in realtà entrambe vedono benissimo. Siamo noi ad attirare la malattia per scappare da una situazione, per autopunizione, per ottenere attenzione ecc. E dalle caratteristiche della malattia possiamo riconoscere il suo significato profondo e così comprendere cosa dobbiamo cambiare per tornare a stare bene. A un livello ancora più sottile possiamo considerare la malattia come un campanello d’allarme con cui l’anima ci comunica che non stiamo imparando le lezioni della vita oppure che abbiamo perso la strada della nostra evoluzione. Da questo punto di vista sono particolarmente interessanti i rimedi dello Spirito degli Alberi, che rinforzano in noi le qualità che servono per riprendere la nostra strada.

La parola a Lucilla

A quali piante chiedere aiuto?

Oramai il mio amore per il Regno Vegetale si fa sconfinato e senza limiti. La mia lunga esperienza vicino ad alberi e fiori mi porta in modo inequivocabile a trovare in loro degli aiuti insostituibili che ci accompagnano a vivere bene e con pienezza. Le piante non sono solo il primo cibo del corpo, ma il cibo che nutre le nostre migliori energie, che fa fiorire i pensieri più ariosi e le emozioni più elevate.
Voglio raccontarvi di alcuni fiori e del loro beneficio nello sviluppare in noi la capacità di occuparci in prima persona della nostra salute, di non delegare a sostanze, macchinari ed esperti il nostro star bene. Sono piante molto comuni che ci donano fiori bellissimi con i quali si preparano rimedi vibrazionali. Sono contemplati fra questi i fiori californiani, che nascono a opera della coppia Katz e Kaminski.
Posso parlare direttamente di queste piante perché sono tipiche della nostra Flora, sono piante europee, autoctone o meno, ma ormai parte del nostro paesaggio naturale da tanto. Le porto nel cuore e nelle mani, anche grazie al fatto che preparo personalmente questi rimedi. Conosco i benefici direttamente praticando da quasi trent’anni il loro uso.

Siamo liberi di guarire e i primi artefici di questa trasformazione siamo proprio noi

Da giovanissima mi era stata diagnosticata una sinusite cronica: «Questa te la porterai con te tutta la vita.», mi era stato detto. Fu smantellata invece in pochi mesi cambiando alimentazione. Poi una rinite allergica, stessa cosa. Tutto guarito, trasformato, risolto e le piante sono diventate le compagne quotidiane della mia vita.

I fiori che ci aiutano a smantellare i nostri pensieri comuni limitanti

SELF HEAL (Prunella vulgaris)
Una comunissima antica labiata di pascoli e campi sani ama starci attorno e vicino e sbocciare con i suoi piccoli fiori viola che nell’insieme formano un totem. La sua essenza ci porta a sviluppare l’idea dell’autoguarigione. La guarigione è mia responsabilità, io per primo sono abile nel dare le risposte su cosa mi può fare guarire. Self-Heal aiuta chi ha perso la fede nella propria capacità di star bene e ha delegato questa responsabilità interiore agli altri. Ci aiuta altresì a trovare la motivazione per la nostra guarigione, a sviluppare quel sottile sentire che ci porta a scegliere la medicina più adatta.

DANDELION (Taraxacum vulgaris)
Una pianta comunissima che accompagna i nostri passi dalla primavera all’ autunno. Il suo rimedio floreale ci aiuta a diventare più sensibili e attenti ai messaggi del nostro corpo. Il corpo è una guida, un maestro sincero, che ci racconta tutto. Un libro aperto che però non leggiamo quasi mai ma che spesso soggioghiamo alla direzione della mente che spesso mente. Quando il corpo e la mente non lavorano in modo collaborativo accumuliamo tensioni muscolari. Dandelion ci insegna come ascoltare più da vicino i messaggi che arrivano dal corpo e dalle nostre emozioni.

LOVE LIES BLEEDING (Amaranthus caudatus)
Una pianta che arriva dall’America Latina, naturalizzata come fiore ornamentale, ci colpisce per la sua pittoresca infiorescenza a coda che si mostra con un forte e tenace rosso amaranto, appunto. Questo fiore ci aiuta a rapportarci con il dolore fisico e psicologico. Spesso non esploriamo i nostri disagi perché non riusciamo a sostenere neppure l’idea di provare dolore. Il rimedio ci aiuta a integrare questo aspetto della guarigione e della salute, a comprendere ed essere attenti al significato della sofferenza. Ci permette di concepire qualsiasi sofferenza nel contesto della nostra esperienza più ampia. Un esempio? Il dolore del parto. Love Lies Bleeding ci mette in contatto con il grande miracolo di quel dolore, dare alla luce la vita, contestualizza l’esperienza, che può anche essere fisicamente terribile, in qualcosa che la contiene, la trascende e che ne riduce la memoria, ne allenta l’intensità e la trasforma in una delle più esaltanti esperienze condivise della vita. Il fiore ci permette di considerare l’esperienza dolorosa del parto come una appartenenza unica delle donne, un appartenere alla Pacha Mama. Love Lies Bleeding, sempre rispetto alla sofferenza del parto ci porta a condividere l’angoscia e trovare la forza di chiedere aiuto con chi ha avuto la stessa esperienza. Mia nonna Palmina che sembrava una piccola Apache, conosceva la forza di questo fiore, che nel suo rosso dava vigore e forza al corpo, senso di appartenenza e di fronte ai suoi 5 rocamboleschi parti, diceva è mal scurdon ovvero “il male che il corpo cancella con la gioia”

Hubert Bösch e Lucilla Satanassi
Sono i fondatori del team Remedia. Una realtà romagnola unica, volta alla continua ricerca e sempre in ascolto della voce principale: la Natura. Il loro intento è diffondere la cultura della salute, una visione olistica dell’uomo che non può e non dev’essere trascurata.

www.remediaerbe.it

 

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