Un mondo a misura d’albero

Un mondo a misura d’albero

L’insegnamento parte dall’unione delle radici

Hubert Bosch

Gli alberi, piante meravigliose, sono apparse sulla terra più di 300 milioni di anni fa e hanno influenzato in larga misura l’evoluzione della vita sulla terra, in particolare del regno animale e ancora di più quella dell’uomo. Sono sopravvissuti a qualsiasi cambiamento e catastrofe che ha colpito la Terra. Oggi sono minacciati dal comportamento parassitario dell’uomo, ma riusciranno a sopravvivere anche a questo: siamo noi a rischiare l’estinzione se non cambiamo atteggiamento e impariamo dagli alberi.
La loro importanza per l’evoluzione riguarda numerosi aspetti, alcuni universalmente riconosciuti e altri poco noti.
Inspirano anidride carbonica ed espirano ossigeno e così il nostro respiro è unito al loro. Sono stati essenziali per la creazione dello strato di terra fertile, trasformando la pietra in sostanza organica, compito afdato principalmente alle conifere, mentre le latifoglie contribuiscono ad aumentare la fertilità del terreno e creare le condizioni per una vasta biodiversità. Mitigando il vento, ombreggiando la terra ed evaporando grande quantità d’acqua, creano un clima che permette la vita a noi e numerose altre specie. Una Betulla adulta, che non è un albero enorme, evapora fino a 700 litri d’acqua al giorno. Perciò un ettaro di betulla evapora fno a 700 tonnellate d’acqua al giorno, asciugando zone umide e paludose e permettendo la pioggia nelle zone continentali. Altri alberi con le loro radici fittonanti consolidano il terreno contro smottamenti. In caso di pioggia le foglie degli alberi trattengono una buona quantità di acqua, così come lo strato di foglie e humus a terra, riducendo il rischio di alluvioni. Procurano riparo a numerose specie di animali che sono importanti per un funzionante ecosistema.

Per avere un mondo a misura d’uomo, dobbiamo costruire un mondo a misura di alberi

Il vero valore di un bosco


Proviamo a fare una stima del valore economico di alcuni servizi che offre un ettaro di bosco maturo, partendo dalla domanda: “Quanto costerebbe all’uomo sostituirsi al bosco?”. Economisti in tutto il mondo si sono occupati di questo tema. Naturalmente i risultati sono molto diversi tra loro a seconda del luogo, clima e condizioni dei boschi. Se facciamo una media emergono i valori espressi qui sotto.


Riduzione di CO
2 ……………………………………….. 300 €
Rifornimento d’acqua ………………………………….25 €
Riduzione dell’inquinamento………………….. 370 €
Conservazione animali selvatici ……………2.100 €
Valore estetico e di ricreazione……………….. 450 €
Totale ……………………………………………. 3.245 €


In questa tabella non sono compresi quei valori difcilmente stimabili come la prevenzione di frane e alluvioni e la regolazione del vento e del clima. Si potrebbe pensare che il valore di conservazione degli animali selvatici sia esagerato o che addirittura potremmo farne a meno. Certo, a costo di distribuire veleni contro zanzare, insetti dannosi, lumache, topi, lepri e ogni altra minaccia. Ma siamo sicuri che costi meno? Pensate che durante la sua vita un barbagianni mangia mediamente 11.000 topi che consumerebbero 130 quintali di grano. In più la sua presenza induce i topi a essere più cauti e perciò a consumare di meno. Il valore di mercato del legno in un ettaro di bosco ceduo di 25 anni è mediamente di 6.000 €, mentre il  risparmio che questo bosco procura alla collettività ammonta a 3.245 € annue. Ipotizzando che il valore dei suoi servizi alla collettività sia cresciuto in modo lineare, a partire da 0 € nel primo anno dopo il taglio, fino al valore attuale di 3.245 €, possiamo calcolare che abbia procurato un risparmio per la collettività di 40.562 € negli ultimi 25 anni, di fronte al valore del legno di 6.000 Euro. Tagliarlo significa azzerare il risparmio e ricominciare da capo. In altre parole con il taglio il proprietario guadagna 6.000 € e la collettività ci rimette 40.562 €. Questa è l’economia di mercato che non considera gli effetti collaterali dell’attività economica. Con un
prelievo annuale e mirato di singoli alberi invece, potrebbero godere sia il proprietario sia la collettività del pieno valore di un bosco e creare più posti di lavoro.


Gli alberi come esempio


Gli alberi ci possono essere d’esempio per un mondoa misura d’uomo. Nella loro lunga storia hanno sviluppato forme di comunità e sistemi di collaborazione che non hanno uguali. Un bosco è un ecosistema perfetto, capace di reagire e adattarsi a qualsiasi cambiamento anche repentino. Gli alberi sono coscienti che il benessere di ciascuno di loro è strettamente legato al benessere dell’intera comunità e si comportano di conseguenza.
Da loro, noi umani possiamo imparare che il bene comune è la base del benessere di ciascuno. E capire quanto assurda e lontana dalla natura sia la nostra idea di società e di ricchezza.


Competizione e collaborazione


Viviamo in una società che basa i suoi valori principali sulla competizione. Solo chi è più “bravo” degli altri riceve riconoscimento e stima, partendo dai bambini: i genitori per primi vogliono mostrare quanto sono bravi i loro fgli. L’addestramento al confronto continua con la scuola che basa la pedagogia sulla logica del voto, mettendo gli scolari in competizione tra di loro. Invece se osserviamo gli alberi possiamo scoprire che la collaborazione procura risultati molto migliori rispetto alla competizione. Naturalmente c’è anche la competizione, ma riguarda quasi esclusivamente la difesa del proprio spazio vitale. Prendiamo come esempio i Faggi che sono stati studiati bene da questo punto di vista. Stabiliscono una stretta collaborazione non solo con i loro simili, ma anche con numerose altre forme di vita.
I faggi basano la vita sociale sullo scambio di informazioni e di nutrimento tramite le radici. Quando si verifica l’attacco di un parassita, le prime piante colpite avvertono le altre piante tramite la diffusione nell’aria di ferormoni e tramite le radici gli altri Faggi. Così ogni albero ha tempo di produrre sostanze repellenti o tossiche che respingono il parassita. In seguito gli alberi che si sono salvati grazie all’allarme lanciato nutrono tramite le radici le piante danneggiate.
Ma anche più in generale, quando un membro della comunità è in difcoltà, per qualsiasi motivo, gli altri lo nutrono.
Tutti gli alberi attivano numerose forme di comunicazione e collaborazione. Per esempio entrano in simbiosi con i miceli di certi funghi per aiutarsi reciprocamente. Il fungo è molto più predisposto dell’albero a raccogliere sostanze nutritive nel terreno e le fornisce all’albero che ringrazia con una bella fornitura di zuccheri. Ma anche sopra la terra esistono tante forme di collaborazioni. La più conosciuta riguarda quella con gli insetti per l’impollinazione dei fori. Sorprendente è la capacità degli alberi di produrre ferormoni: in caso di attacco da parte di un parassita, attirano gli antagonisti del parassita.


L’economia degli alberi


Sono state le piante e in particolare gli alberi a sviluppare un’economia che si basa sul bene comune. Se dopo 300 milioni di anni di evoluzione si è affermato questo tipo di economia, vuol dire che è la più efficace che possa esistere. Invece noi ci siamo per troppo tempo fdati degli economisti che, dall’alto delle loro cattedre, decretano che la concorrenza selvaggia sia il modo migliore per far funzionare l’economia. Secondo loro il nostro benessere consiste in una guerra economica continua in cui ognuno è condannato a sopraffare l’altro e crescere continuamente per non soccombere. Naturalmente questo crea un mondo impazzito, come possiamo notare tutti i giorni. Se torniamo ai nostri Faggi vediamo che loro sono più saggi di noi. Avete mai visto in una faggeta un Faggio svettare sopra gli altri? Non esiste, crescono tutti con la stessa velocità. Non è che tutti hanno le stesse capacità di crescere e nemmeno le stesse risorse a disposizione. Un albero si trova in un posto con quantità di acqua e nutrimento ideali, altri devono arrangiarsi con quel poco che trovano. Allora come fanno a crescere tutti insieme? Il Faggio che si trova nella fortunata situazione di avere a disposizione più acqua e nutrimenti cresce con lo stesso ritmo dei suoi compagni, condividendo con loro le sostanze nutritive. Ben altro vediamo nella foresta umana dove l’albero chiamato Bill Gates copre lo stesso territorio di oltre mezzo miliardo degli alberi umani più poveri. Cosa penseranno gli alberi di questa follia umana?


Gli alberi e l’evoluzione umana


Ogni albero ci può essere d’esempio: da lui possiamo imparare qualcosa. Prendiamo la Quercia. È un albero ben ancorato per terra, con radici massicce. Ha una resistenza eccezionale, grazie alla quale riesce a reggere eventi avversi come tempeste di vento e nevicate abbondanti senza cadere  o rompersi. Trasforma la luce del cosmo in cibo, per più di 500 specie di animali e funghi. La Quercia è un esempio di concretezza e bontà e ci insegna a portare generosamente i nostri ideali nella vita quotidiana. Ti piacerebbe vivere in un mondo in cui regnano l’amore, la pace, il rispetto per le persone, la collaborazione e in cui le relazioni umane e la natura sono più importanti dei soldi? Mi immagino che pochi risponderebbero di no. Allora perché non abbiamo il mondo che desidera la maggior parte delle persone? Il motivo è che facciamo fatica a portare le nostre aspirazioni e idee concretamente nella vita quotidiana. E così siamo destinati a continuare a vivere in una società che non vogliamo. La Quercia è un grande esempio archetipico per imparare ad agire nel mondo, per calare le idee nella materia.
Forse pensi che ognuno di noi sia solo una goccia nel mare, che da solo non puoi cambiare niente. In realtà non è così, come possiamo vedere da tanti illustri esempi. Pensiamo a Mahatma Gandhi, Nelson Mandela o José Mujika, per citare solo alcune persone che sono riuscite a cambiare il corso della storia. Come hanno fatto? Oltre a credere fermamente nei loro ideali, hanno fatto di tutto per portarli sulla terra, per fare in modo che si realizzassero. Gandhi ha personalmente messo in pratica le sue idee, vivendo in
  esemplare semplicità, flando il cotone e facendo di
persona quello che proponeva come stile di vita. In questo modo ha coinvolto tante persone che insieme a lui hanno iniziato a cambiare la loro vita. Per i suoi ideali è andato in prigione e ha fatto lo sciopero della fame. E alla fne si è realizzato il suo sogno. La storia di questi uomini ci fa capire che le nuove idee prendono forza e si affermano quando vengono messe in pratica. Metterle in pratica richiede all’inizio tanta energia ed è proprio questa energia che rinforza l’idea e aiuta la sua diffusione. E più persone investono le loro energie nella realizzazione pratica di un’idea o di un modello di vita, più velocemente prende piede e diventa una “valanga”. Perciò inizia a vivere il cambiamento che desideri e lo vedrai realizzarsi davanti a te.


Hubert Bösch
Cofondatore di Remedia, ricercatore, naturopata, scrittore. Come ricercatore si occupa attualmente dello Spirito degli Alberi e dell’utilizzo delle energie sottili. Il suo impegno per il bene comune l’ha portato a fondare una comunità negli anni Settanta, a scrivere diversi libri per avvicinare le persone alla Natura, a condividere le sue esperienze e conoscenze, a fare scelte coerenti con i princìpi del bene comune.
Per contattarlo scrivi a hubert@remediaerbe.it

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