A Ravenna gli incanti della musica indiana con il DARBAR FESTIVAL

A Ravenna gli incanti della musica indiana con il DARBAR FESTIVAL

Ravenna, India: dal 22 al 24 giugno i palcoscenici della città – dall’elegante Teatro Alighieri alla magnifica San Vitale – accolgono il Darbar Festival, per una full immersion senza precedenti nella musica classica indiana.

Quest’intensa tre giorni di concerti, dimostrazioni di stili e strumenti e sessioni di hatha yoga accompagnate da musica live, guiderà il pubblico di Ravenna Festival sulla rotta per l’Oriente, alla scoperta di una cultura di ammaliante ricchezza e della più antica tradizione musicale esistente, grazie a quella che ne è diventata la principale kermesse al di fuori dell’India.

Ravenna è una delle più belle città d’Italia dove, in ogni angolo, è possibile percepire la sua storia, l’arte e la cultura. Succede lo stesso in India – spiega Sandeep Virdee, fondatore e direttore artistico del Darbar Festival – ovunque si viaggi, si viene colti da un senso magico della cultura, delle arti, della storia, della fede. Il grande vantaggio della musica è che non è necessario appartenere alla cultura dove essa ha origine per apprezzarla.

Sotto quest’auspicio si compie lo straordinario gemellaggio fra due festival – Ravenna Festival e il Darbar, che lascia Londra per la prima volta – ma anche fra due terre: la città che Montale voleva caratterizzata da una “dolce ansietà d’Oriente” e una terra i cui colori mai mancano di affascinare gli occidentali.

Fondato nel 2006 da Sandeep Virdee in omaggio al leggendario maestro di tabla Bhai Gurmit Singh Virdee, il Darbar favorisce la continuità tra i maestri della musica classica indiana nati nelle colonie dell’impero britannico e quei giovani nati su suolo inglese che non parlano la lingua dei padri e rischiano di scoprire troppo tardi allo straordinario patrimonio culturale indiano.

Nella nuova società multietnica, multireligiosa e postcoloniale, la sfida è mettere sullo stesso piano canto dhrupad e Mahler, il poeta e drammaturgo Kalidasa e Shakespeare. Per questo i maestri siedono in mezzo al pubblico, non più suonatori di corte ma semplici artisti, e le principali tradizioni della musica classica indiana – da quella del nord Indostana a quella del sud Carnatica – perdono il loro carattere elitario per divenire accessibili a tutti.

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E se grandi maestri come Ravi Shankar, Ustad Ali Akbar Khan, Pandit Nikhil Banerjee hanno reso popolare la musica classica indiana negli anni Sessanta e Settanta, da allora l’India ha cominciato a esportare la cucina, i film di Bollywood e lo yoga in tutto il mondo, affascinando milioni di persone.

“Credo siano le radici spirituali dell’India a risuonare attraverso così tante persone – sostiene Sandeep Virdee – del resto è una musica che persegue la connessione con il divino.”

A Ravenna il “Passaggio in India” coinvolgerà alcuni fra i più importanti maestri della nuova generazione, impegnati in concerti presso il Teatro Alighieri e nelle Basiliche di San Vitale e San Francesco, ma anche in vere e proprie lezioni dedicate agli stili e agli strumenti.

Sarà, ad esempio, Ustad Bahauddin Dagar a svelare i segreti della rudra veena, il re degli strumenti indiani, e della tradizione dhrupad, la più antica dell’India; d’altronde questo maestro può vantare una tradizione famigliare di musicisti da venti generazioni.

È stato invece un bambino prodigio Shashank Subramanyan, che presenterà Il flauto bansuri.

Se il canto dhrupad sarà intonato dalla stella nascente Pelva Naik, Manjusha Patil è una celebre cantante khayal (una tradizione dal nord dell’India, khayal significa letteralmente “immaginazione”), al pari delle sorelle Ranjani e Gayatri.

Queste cantanti si alterneranno nei due doppi concerti in programma al Teatro Alighieri il 23 e 24 giugno alle 21.

Nella preziosa luce dei mosaici di San Vitale, il 22 giugno alle 21.30, si esibiranno invece la virtuosa del sarod Debasmita Bhattacharya  accanto al suonatore di tabla, la tradizionale percussione indiana, Gurdain Rayatt.

Il flauto bansuri sarà invece protagonista nel concerto del mattino previsto a San Francesco (24 giugno alle 10), nelle mani di un maestro di statura internazionale come Praveen Godkhindi. All’appello degli straordinari strumenti che si esibiranno a Ravenna non può mancare il sitar: Pandit Kushal Das, uno dei maggiori maestri indiani arriva da Calcutta con brani resi celebri da Ravi Shankar.

Info e prevendite: 0544 249244www.ravennafestival.org

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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.