Alimentazione naturale e sostenibilità ambientale per cani, gatti e non solo

Alimentazione naturale e sostenibilità ambientale per cani, gatti e non solo

Scritto da Stefano Cattinelli, Pietro Venezia e Cinzia Ciarmatori (Direttivo Armonie Animali)


Lo scorso 10 e 11 dicembre, organizzato dall’associazione culturale Armonie Animali (www.armonieanimali.com), si è svolto a Forlì il primo convegno nazionale per medici veterinari sul tema dell’alimentazione naturale e sostenibile per cani, gatti e per mammiferi “non convenzionali”.

Il convegno ha riunito una cinquantina di veterinari che si occupano in particolare nella loro pratica quotidiana di medicina cosiddetta “alternativa”. Sembra strano, ma per affrontare un tema ovvio come l’alimentazione naturale, casalinga e sostenibile per i nostri animali è necessario essere “alternativi”.

L’industria mangimistica con le sue crocchette, con i paté, i bocconcini, gli snack e le scatolette che riempiono gli scaffali di negozi e supermercati, è riuscita a penetrare talmente in profondità nella quotidianità alimentare dei nostri animali, da farci sembrare una cosa perfino “naturale” la somministrazione costante di alimenti che sono invece elaborati industrialmente, e spesso in modo davvero pesante.

Nessun medico umano consiglierebbe ai suoi pazienti di mangiare ogni giorno cibo industriale e artificiale; al contrario, per salvaguardare la salute rimarcherebbe l’importanza di avere un’alimentazione quanto più possibile varia e costituita da cibi freschi, ancor meglio se biologici.

Il business del pet

Nel convegno sono stati messi in evidenza i numeri del “business del pet”: parliamo di 60 milioni di animali da compagnia, tra cui 8 milioni di cani e 8 milioni di gatti.

16 milioni di animali che per loro natura sono carnivori (rapporto Assalco 2015).

Negli ultimi dieci anni sono arrivati in Italia una media di 8000 cuccioli al mese dall’Europa dell’est (dati tratti dal libro “La fabbrica dei cuccioli” – Sonda edizioni).

Il mercato dei prodotti per l’alimentazione degli animali da compagnia ha chiuso il 2014 con un giro d’affari di 1.830 milioni di euro, con un totale di 544.000 tonnellate di cibo commercializzato.

Come e quanto incide tutto questo cibo prodotto per i nostri animali sulla sostenibilità del pianeta?

Prendiamo ad esempio un gatto che si alimenta di crocchette a base di pollo e riso: quotidianamente un gatto di peso medio (che si stima essere compreso tra 3,2 e 4,1 kg), ne consuma 70 grammi.

Il cibo secco contiene, in media, 35 gr di proteine animali (spesso di dubbia origine e qualità) e 24,5 gr di cereali. Facendo il calcolo di un consumo annuale si evince che un gatto di peso medio alimentato con crocchette, ha bisogno di 64 kg di carne di pollo – pari a circa 20 polli – e di 35 kg di riso.

Va poi tenuto conto del terreno necessario per produrre la carne (da allevamento industriale) e il riso (da coltivazione industriale) di cui sono fatte le crocchette.

In un anno, un gatto (uno solo!), ha bisogno di 0,3 ettari per la sua sussistenza.

La cifra va moltiplicata per 14, che è la media della durata della vita di un gatto, e poi per 8 milioni, il numero dei gatti presenti in Italia.

Un cane di media taglia (fino a 25 kg) può consumare in un anno fino a 150 kg di carne e 90 kg di cereali, il che si traduce in un’impronta ecologica che potrebbe arrivare quasi all’ettaro di estensione.

Se moltiplichiamo questo dato per la vita media del cane (13 anni) e per il numero di cani presenti sul territorio nazionale (8 milioni), e sommiamo poi il risultato ottenuto a quello che riguarda i gatti, ci rendiamo conto che siamo di fronte ad un consumo di terra esorbitante.

L’alimentazione sostenibile dei cani e dei gatti è quindi di fatto, già in partenza, insostenibile.

Abbiamo già varcato la soglia del non ritorno

Che fare allora? Grazie agli interventi dei numerosi relatori, il convegno è servito a mettere in luce linee guida che potrebbero senz’altro contribuire a invertire la direzione, a partire semplicemente dalla scelta di cosa dare da mangiare agli animali con cui viviamo, e dall’attenzione alla provenienza delle risorse alimentari.

Considerando che i gatti sono carnivori e i cani lo sono prevalentemente, le fonti alimentari principali sono ovviamente a base di carne, ma incentivare il consumo di vegetali, dove è possibile, all’interno della razione settimanale di cani e gatti potrebbe avere un senso, a favore di un concetto di sostenibilità.

La carne che diamo ai nostri cani e gatti, ovviamente, deriva da animali allevati. Non possiamo non considerarlo così come non possiamo non considerare quanto incide l’allevamento di animali sull’ambiente. Gli animali d’allevamento industriale, in realtà, sono “fabbriche di proteine alla rovescia”, perché consumano molte più calorie, ricavate dai mangimi vegetali, di quante ne producano sotto forma di carne, latte e uova.

Per ogni kg di carne che si ricava da un animale, lo stesso animale ha mangiato mediamente 15 kg di vegetali, appositamente coltivati.

Oltre a ciò va considerata anche l’energia necessaria per la coltivazione del cibo per gli animali e per il funzionamento degli allevamenti stessi. L’energia fossile necessaria per la produzione di cibi animali è di gran lunga maggiore di quella necessaria per la produzione degli stessi nutrienti da fonti vegetali. Se per produrre 1 caloria di proteine dal grano servono 2,2 calorie di combustibile fossile, per i cibi animali ne servono molte di più, in media 25, ma in particolare 40 per la carne bovina, 39 per le uova, 14 per il latte, 14 per la carne di maiale.

(Fonte: Sustainability of meat-based and plant-based diets and the environment di David e Marcia Pimentel, Am J Clin Nutr 2003; 78(suppl); 660S-3S)

La filiera corta bio

Un altro punto affrontato con attenzione durante il convegno è stato quello della filiera corta biologica e del concetto di salute radiante, la salute che attraverso l’animale si irradia fino all’ambiente e all’uomo.

Un animale che si trova in uno stato di benessere può generare percorsi di salute e di crescita nel compagno umano, che poi si propagano anche alle persone vicine.

Un animale che si nutre di alimenti in filiera di prossimità, sana e biologica mantiene e genera salute alla terra, all’acqua, all’aria, alle famiglie che accudiscono i terreni necessari al cibo animale. Un animale che utilizza accessori (lettiere, ciotole, collari, pettorine) non inquinanti, riciclabili ed eticamente corretti, genera in maniera radiante lavoro equo, compost e rifiuti 0.

Quindi, partendo dalle scelte che compiamo per riempire la ciotola o la mangiatoia dei nostri compagni animali e oltrepassando le mura della nostra casa, possiamo contribuire a generare e mantenere un sistema virtuoso che abbia un impatto meno distruttivo sull’ambiente e sulla società.

Utilizzando cibi industriali le materie prime sono derivate da agricolture aggressive che utilizzano grandi quantità di pesticidi in tutto il mondo, gli animali sono allevati in gabbia con sofferenze inenarrabili, i cibi percorrono centinaia di migliaia di chilometri prima di arrivare nelle ciotole e generalmente questo tipo di agricoltura e di allevamento non rispettano né la salute globale né la società umana.

Solo in Brasile oltre 14 milioni di ettari di monocolture a soia Ogm per l’alimentazione animale stanno distruggendo l’ecologia del suolo, le foreste primarie, le popolazioni indigene. Per avere un’idea delle dimensioni basti pensare che il suolo totale coltivato in tutta Italia è circa 12 milioni di ettari.

Queste sono alcune delle multinazionali che producono le maggiori quantità di cibo per pet: NESTLÈ (Alpo, Fancy Feast, Friskies, Mighty Dog), HEINZ (9 Lives, Amore, Gravy Train, Kibbles n Bits, Recipe, Vets), COLGATE-PALMOLIVE (Hill’s Science Diet Pet Food), PROCTER & GAMBLE (Eukanuba e Iams), MARS (Kal Kan, Mealtime, Pedigree, Sheba).

Quindi l’alimentazione di un gatto o un cane, ma anche di un furetto o di piccoli mammiferi come i conigli, i porcellini d’India, i criceti, sempre più spesso alimentati con cibo industriale di dubbia provenienza anziché con cibi freschi e vitali, influisce sul sistema in toto, sull’ambiente, sulla società umana, sulla salute globale e può generare una salute radiante oppure inquinamento e patologie.

Per il cane, il digiuno un giorno a settimana

Oltre a discutere su un possibile ruolo delle fonti proteiche vegetali, durante il convegno si é evidenziato anche quanto il digiuno di un giorno a settimana, pratica sempre più studiata in ambito umano, possa effettivamente incidere sulla sostenibilità ambientale, oltre che rivestire un ruolo per il mantenimento della salute del cane. Un’azione che riguardi 8 milioni di animali avrebbe in effetti un impatto enorme.

Si può approfittare del fine settimana per far fare al nostro cane un digiuno di 24 ore, dalla cena del sabato sera alla cena della domenica.

In questo lasso di tempo è importante che il compagno umano sia presente, giochi col cane, faccia una passeggiata con lui. In questo modo il cane è nutrito da un punto di vista psico emozionale e il digiuno non viene vissuto come punitivo.

Ed infine il riciclo

Durante il convegno i partecipanti hanno discusso a lungo anche sul tema degli avanzi e degli scarti. In Europa gli avanzi alimentari sono circa 300 kg all’anno a persona ossia la metà del fabbisogno medio per individuo.

Avvengono sia durante la produzione, nel post-raccolto, sia nelle due fasi successive: la distribuzione e il consumo (Parfitt et al. 2010).

Scegli la filiera corta virtuosa

La filiera industriale genera enormi perdite e sprechi di cibo.

Se solo potessimo recuperare questi alimenti si potrebbero sfamare tra un miliardo e mezzo e due miliardi di persone nel mondo, e in ogni caso potremmo impiegare queste risorse per alimentare in parte o in toto gli animali. Utilizzare filiere corte virtuose dunque, oltre a generare economia locale pulita, contribuisce a mantenere in equilibrio l’ambiente e a garantire la salute dei nostri compagni animali.

I medici veterinari intervenuti al convegno sia come relatori che come auditori, ne sono seriamente convinti.

 

 

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