amarMET il progetto che ripensa la Romagna

amarMET il progetto che ripensa la Romagna

Cultura significa saper ridare vita e identità alla tua terra

Scritto da Michele Vescio

Dietro la parola amarMET si nascondono molti significati. Al semplice suono ricorda a tutti “amarcord”, la celebre pellicola di Fellini e vero e proprio monumento del riminese, a cui ha collaborato anche Tonino Guerra, il santarcangiolese illustre; poi nella parola è messo in evidenza “MET”, che è l’acronimo di Museo ETnografico della Gente di Romagna, ovvero l’istituzione di Santarcangelo che ospita il progetto e che noi ci proponiamo di valorizzare. Tengo per ultimo la ragione più importante di questo nome: amarMET in dialetto romagnolo significa “mi rimetto”. È dunque un rimettersi in gioco, un rimettersi all’opera; il nome stesso vuole indicare l’obiettivo che ci siamo posti, cioè accogliere le sfide che il mondo di oggi ci mette di fronte per cercare di immaginare un futuro possibile, equo, giusto e rispettoso delle risorse a nostra disposizione.

 

Tradizione non è culto delle ceneri,
ma custodia del fuoco.

G. Mahler

Il progetto è nato un annetto fa, nel corso di una serie di incontri svolti in alcune fredde sere invernali. Sono diverse le menti, ognuna con la propria individualità, che hanno dato il proprio personale contributo alla sua realizzazione. Per questo non esiste una sola storia, esistono tante storie che, a un certo punto, si sono intrecciate.

Considerando il fatto che all’inizio il “gruppo di lavoro” nemmeno si conosceva, c’è voluto qualche tempo (ma nemmeno poi tanto) per comprendere quali erano le idee, le aspirazioni e le aspettative individuali; dopo questo primo momento il progetto si è avviato. La partenza è stata decisamente “col botto” dato che si è organizzato un evento, i fuochi di San Giuseppe, che ha attirato centinaia di persone. L’evoluzione del progetto è avvenuta e sta avvenendo in modo forse complesso ma sicuramente proficuo: data la diversità individuale dei singoli membri del progetto il confronto tra le diverse menti che ci lavorano è continuo, spesso anche estenuante ma ogni volta portatore di nuovi spunti e riflessioni. Attualmente al progetto lavorano costantemente 7 persone, con l’aggiunta di altri che, con maggiore o minore continuità, danno il loro contributo per la sua concretizzazione.

Quando la sostenibilità parte dalla conoscenza diretta del territorio

amarMET è l’occasione per ripensare gli attuali concetti di tempo e di spazio secondo i criteri della sostenibilità ambientale e sociale, partendo dalla conoscenza diretta del territorio e dalla riscoperta delle tradizioni popolari. Rigenerare il territorio naturale e sociale, interrogando le radici storiche, antropologiche ed ecologiche della nostra identità culturale è l’obiettivo che il progetto si pone, al fine di fornire una base di riflessione sulla configurazione presente e futura della nostra terra, la Romagna.

Costruire il futuro con la memoria

Siamo uno dei pochi progetti che vuole utilizzare in maniera critica la memoria (collettiva, s’intende) come utile strumento per la costruzione del futuro. Parlo di “maniera critica” perché troppo spesso la memoria indossa le vesti della nostalgia o, semplicemente, diventa l’idealizzazione di un tempo andato che non c’è mai stato. Bisogna essere consapevoli che la memoria è il mezzo più potente con cui una comunità costruisce la propria identità, ma se questa viene eccessivamente accentuata molto spesso si finisce per respingere ogni forma di alterità: l’ “altro” viene rifuggito perché porta all’interno della comunità elementi che vengono avvertiti come minacciosi e tali da far crollare l’idillio costruito. Solo se il dialogo tra ciò che è stato e ciò che viene ricordato è continuo, si possono indagare in modo costruttivo le radici storico-antropologiche su cui poggia il nostro presente e su cui si può immaginare un futuro.

Attività ed eventi a cui partecipare

Le attività svolte sono molto varie, si va dalle tavole rotonde agli eventi proposti in occasione delle festività tradizionali passando per le passeggiate naturalistico-patrimoniali. Il clima che si crea è molto familiare e stimola al confronto delle idee e delle esperienze. Personalmente ricordo con particolare piacere la passeggiata dell’anno scorso. Era il 18 maggio 2016. Nello specifico, una passeggiata “patrimoniale”, che ha invitato tutta la popolazione a rifletere sulla propria eredità culturale, intesa come quell’insieme di aspetti che le comunità intendono salvaguardare e trasmettere alle successive generazioni. La ricordo particolarmente non solo per la piacevolezza della calda giornata dell’avanzata primavera, ma anche per l’ampiezza della veduta paesaggistica che si è potuta apprezzare. Chiunque conosca Santarcangelo (e per chiunque sia in difetto, questo racconto vuole anche essere uno stimolo per venire a vedere con i propri occhi) sa che, raggiunto il Convento dei frati cappuccini e addentratisi un poco lungo il sentiero, appena lo spazio si apre, con un cielo azzurro e terso, lo sguardo riesce a spaziare per un buon tratto della Pianura Padana. L’occhio abbraccia e coglie la diversità dei colori stagionali, il disegno dei campi coltivati, il profilo dei fabbricati umani: consente così di analizzare la conformazione attuale del territorio, il bello e il brutto che c’è, lasciando a noi il compito di approfondire le cause che hanno portato a questa situazione e a stimolare le riflessioni su come correggere le “storture” presenti. Ma non è solo questo il motivo per cui cito la passeggiata del 18 maggio in particolare: nel corso di questa ci siamo fermati ad ascoltare i racconti degli abitanti del luogo.  Si è parlato di storia, prossima e remota, e si sono raccontate storie; si sono rievocati ricordi sul lavatoio e sui vecchi mulini; si è parlato di agricoltura e specialità tipiche; si sono recitate poesie dialettali. Insomma, è stata una passeggiata in cui ci si è immersi, nei luoghi e nelle persone.


Michele Vescio

Archeologo e operatore museale. Suoi temi cari sono il paesaggio, dal punto di vista non solo dell’evoluzione storica della conformazione del territorio ma soprattutto delle sue relazioni con le persone che lo abitano; la divulgazione storica e l’educazione al Patrimonio Culturale. Fa parte del Consiglio Direttivo dell’associazione “amarMET” indagando soprattutto il territorio santarcangiolese e l’uso che la comunità fa della propria memoria contadina. Per maggiori informazioni: facebook @amarmetsantarcangelo

 

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.