Appunti dai viaggi nella Romagna che cambia

Appunti dai viaggi nella Romagna che cambia

La seconda tappa di un viaggio al centro della Romagna

Nello scorso numero della rivista, (nell’articolo “Viaggio nella Romagna che Cambia“), vi ho raccontato di come il camper che da anni viaggia alla scoperta dell’Italia che Cambia, sia più volte transitato in Romagna e delle relative delusioni e sorprese.

Con questo numero, inizierò invece a entrare nel merito di quanto incontrato e lo farò proponendovi alcune tra le storie più significative che ho potuto raccogliere. Un primo elemento che mi ha colpito nei tanti incontri avuti in giro per queste terre è il senso civico e la voglia di ritrovare un orgoglio forte, ma ultimamente un po’ sopito a causa del trionfo del consumismo che ha segnato queste zone negli ultimi decenni.

Eppure proprio qui, a oggi, si trovano alcune delle realtà più interessanti nel campo dell’agricoltura biologica e biodinamica, nella bioedilizia, nello studio di “strane pratiche” come la permacultura, nonché nella riscoperta di “antichi mestieri” da parte di giovani che hanno deciso di proseguire la tradizione di famiglia o addirittura di riaprire aziende chiuse nel settore della panificazione, della macinatura dei grani, della falegnameria. Tutti questi “giovani” però non si sono limitati ad occuparsi di un’attività artigianale ma lo hanno fatto puntando a creare un’eccellenza sostenibile, attraverso – ad esempio – la lavorazione di grani antichi per produrre farine, all’uso di prodotti biologici, integrali e a chilometro zero per la produzione di pane o della ricerca di vernici naturali non dannose per l’ambiente e per la salute nel caso della falegnameria. Non solo.

Come cambia la Romagna: le iniziative sociali

Rimini, Cesena e dintorni ospitano alcuni tra i gruppi di acquisto solidale più grandi e innovativi, dai quali sono ormai nati progetti che vanno anche al di là del semplice “GAS”, come nel caso di SprecoZero. «Si è sentita la necessità di evitare lo spreco di frutta e verdura che venivano mandati al macero perché ritenuti troppo brutti per essere messi in vendita dalla Grande Distribuzione Organizzata – mi racconta Alessandra Carlini, membro del consiglio di amministrazione della società Poco di Buono – intercettiamo questi carichi e li portiamo qui, operiamo una seconda scelta e quello che viene salvato viene rimesso in vendita con delle cassette miste a prezzi popolari. Una buona parte viene donata alle associazioni che si occupano di migranti o persone in difficoltà».

Con orgoglio ci dice che «negli anni abbiamo fatto germogliare la consapevolezza che, oltre all’attenzione per il territorio, per la giustizia sociale e per l’ambiente, sia necessaria una maggiore attenzione allo spreco di cibo». Oltre ai progetti legati al cibo o all’agricoltura, mi hanno colpito quelli incentrati sulle relazioni sociali e sull’incontro con l’altro.
A Cesena, infatti, organizzano da anni camminate serali aperte a tutti i cittadini per contrastare la sedentarietà. La partecipazione è straordinaria, come abbiamo potuto osservare inseguendo i camminatori (veloci!) qualche settimana fa.
«Se questo progetto è nato dall’idea di intervenire su un fattore di rischio, per promuovere la salute – mi racconta Mauro Palazzi, ideatore dell’iniziativa Cesena Cammina – ci siamo accorti fin da subito che avevamo utilizzato una formula che aveva anche un impatto importantissimo dal punto di vista delle relazioni e della socialità». Si è creata così una vera e propria comunità, con persone di tutte le età, dai sedici ai novant’anni.

Due terzi dei partecipanti sono donne, che solitamente hanno più difficoltà a fare attività fisica nella loro quotidianità. Le camminate hanno una durata di circa un’ora. A Cesena, in una di queste serate, hanno partecipato 1250 persone contemporaneamente. «È importante che questa attività rimanga piacevole, ripetere lo stesso itinerario è noioso». Per questo si sono creati decine di itinerari diversi. Si è andati così a scoprire degli angoli del territorio che non si conoscevano. In molti li ringraziano, perché grazie a questo progetto hanno riscoperto la loro città. L’iniziativa si è così diffusa in tutta Italia, dalla Calabria al Trentino.

Romagna: innovazione e salute

Tornando a Rimini scopro che è attivo da oltre ventiquattro anni un negozio molto particolare, che ultimamente ha dato vita a una serie di altre iniziative: Terra e Sole.

Antonella Baldazzi racconta: «Io e mio marito già trentasei anni fa ci occupavamo di alimentazione, salute, e ambiente. Organizzavamo tanti eventi in Italia. Abbiamo raggruppato tutte le realtà che all’epoca iniziavano a occuparsi del naturale ma che non erano identificate».

L’evoluzione nel tempo di Terra e Sole è stata simile a quella di un bambino che è maturato negli anni: ora comprende un’erboristeria, una parafarmacia omeopatica e un reparto completo di alimentazione, dove il cliente trova continuamente assistenza. L’importanza della divulgazione del sapere è alla base dell’attività di Terra e Sole. «Oggi sempre più persone comprendono che non basta avere un cibo certificato biologico ma bisogna avere un modello alimentare, indipendentemente che si faccia una scelta vegetariana, vegana o anche mista. La tanta informazione porta confusione».

Guarda il video di Terra e Sole

videoterraesolefb

 

Ogni giorno entrano a Terra e Sole più di 700 persone, con un parco clienti pari a circa 10.000 unità. Numeri considerevoli che dimostrano come il buon lavoro portato avanti da Antonella e il suo team abbia negli anni coinvolto il territorio circostante. Non solo.

La Romagna ospita anche personalità “fuori dalle righe”, come Ivan Fantini, che incontro mentre espone le sue marmellate in una bancarella che propone il baratto dei suoi prodotti alimentari e culturali (Ivan ha scritto due libri dal taglio fortemente anarchico, Anonimo fra gli anonimi e Educarsi all’abbandono).

Impossibile descriverlo senza essere riduttivi, così scegliamo di proporvi le sue parole: «L’unica soluzione è non entrare dentro il sistema. Tu sei uno e unico, non è che ti isoli. Costruisci te stesso, nel contesto in cui vivi. Apparentemente sembra non serva a nulla, ma la teoria del tuo esempio, se contamina, ha fatto la rivoluzione. Io non devo convincere nessuno. È la condotta dell’essere umano che sta al mondo che porta ai cambiamenti». Ivan, ex “chef stellato”, ha messo in pratica queste parole rendendosi protagonista di una serie di scelte contro-tendenza (nei prossimi numeri approfondiremo la sua storia).

Idee straordinarie made in Romagna

Ma la Romagna che Cambia non è contraddistinta solo da ricercatori di tradizioni e sapori autentici. C’è anche chi sta sperimentando le più innovative tecnologie, cercando di inserirsi nel mondo delle stampanti 3D con un progetto che può apparire visionario: sto parlando di WASP (World Advanced Saving Project – tecnologie avanzate per salvare il mondo), un progetto che intende “stampare abitazioni” per esseri umani al costo di poche migliaia di euro e con materiali totalmente biodegradabili. Massimo Moretti di WASP mi spiega così come si è arrivati all’idea di stampare una casa, e l’intuizione non è banale. «Quindici anni fa avevo investito tutti i miei risparmi in una stampante 3d. L’ho comprata perché volevo smontarla e replicarla. La mia intenzione era produrla. Il mio problema era: che cosa stampo?» Mi racconta che un’estate, entrando in macchina, vede un’ape vasaia che stava facendo la sua casa in terra. Non a caso il logo di WASP riporta disegnata una vespa vasaia. «Quando l’ho vista fare la sua casa, sono rimasto davvero fulminato. Ho pensato: questa è una stampante 3D perfetta».

Romagna, terra di sognatori in continua evoluzione

Sognatori, innovatori, agricoltori, artigiani, panificatori, mugnai, anarchici, negozianti, manager, esperti di integrazione, editori, “gasisti”.

Tante facce, tante esperienze, tanti straordinari protagonisti di questa Romagna che Cambia.

Incontrarli, per me che vengo da fuori, è stato un piacere.

Non conoscerli di persona, per chi vive il territorio, sarebbe davvero imperdonabile.

Buoni incontri e buon viaggio!


A cura di Daniel Tarozzi

Chi è Daniel Tarozzi?

«Sono laureato in Scienze della Comunicazione, ho lavorato come autore televisivo, regista di documentari, videomaker e soprattutto giornalista.

Nel 2004 ho fondato (con Francesca Giomo) un giornale web, «Terranauta», che ho diretto fino al giugno 2010 e nel settembre 2010 ho fondato (con Paolo Ermani) «Il Cambiamento» che ho diretto fino al novembre 2013. Ora sono giornalista e direttore editoriale di “Italia che Cambia”. In tutti questi anni di giornalismo sono venuto a contatto con la maggior parte delle esperienze di “cambiamento” reale che popolano l’Italia ma che non trovano spazio nei media.

Ho capito che “tocca a me” raccontarle, riunirle, confrontarle. Ed ecco che è nato il progetto di “Viaggio nell’Italia che cambia”: sette mesi in camper per incontrare “chi ha preso la propria vita in mano senza aspettare che qualcuno lo faccia al suo posto”.

Dal viaggio è nato un libro edito da Chiarelettere: Io Faccio così – Viaggio in camper nell’Italia che Cambia un documentario, un e-book con i diari dei nostri viaggi (scritto con Andrea Degl’Innocenti) e soprattutto un progetto di racconto, mappatura, valorizzazione e messa in Rete dell’Italia che cambia. Nel frattempo curo anche un blog sul “Fatto Quotidiano”.»


Contatti Italia che Cambia

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.