Bollette: risparmio o ottimizzo?

Bollette: risparmio o ottimizzo?

Trovare il giusto equilibrio per non spendere troppo in bollette ottimizzando i consumi

Silvia Serra

Risparmiare sulle bollette è diventato quasi un secondo lavoro, inoltre è sempre più difficile fidarsi di chi ci propone alternative per luce e gas, per spendere meno.

Per affrontare queste situazioni è importante conoscere, anche per sommi capi, come funziona nel nostro Paese la fornitura di energia elettrica e 
quali sono le voci sulle quali possiamo realmente intervenire, per spendere meno.

L’energia in Italia

In Italia chiunque può produrre energia elettrica. Non c’è solo l’ENEL, come erroneamente in tanti ancora credono. OGNI IMPIANTO FOTOVOLTAICO esistente immette in rete, nella rete pubblica (quella gestita da Terna), l’energia elettrica che non riesce ad auto consumare, produce quindi energia pulita.

ENEL possiede 31 centrali termoelettriche in Italia, che nel 2016 hanno generato, con una potenza installata di 27.761 MW, 60,9 TWh di energia elettrica, BRUCIANDO COMBUSTIBILI FOSSILI.

La centrale termoelettrica produce energia elettrica sfruttando il calore fornito dai combustibili fossili (olio combustibile derivato dal petrolio, carbone, gas naturale).

Stando ai dati disponibili in rete (da GSE, TERNA e riviste del settore) nel mese di giugno 2016 l’Italia ha avuto il 50,5 % di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Con il 39% di questa proveniente da impianti idroelettrici, 21% fotovoltaico, 19% eolici, 16% biomasse e il 5% da geotermici. Ma una volta che l’elettrone viene immesso in rete, non è più possibile distinguere quello che è stato prodotto in modo pulito, e quello che è stato generato inquinando! Per questo esistono i Certificati Verdi, che sulla base dei dati di immissione nazionali possono certificare la quantità di energia green disponibile. Però costano, e questo costo incide in bolletta, seppur per pochi millesimi per kWh pagato.

Una volta prodotta e messa in rete, l’energia elettrica deve passare attraverso numerose fasi, prima di giungere a noi, utenti finali!
 Tutte fasi, queste, necessarie per gestire la fornitura costante (dispacciamento), per far viaggiare l’energia (trasmissione, trasporto, trasformazione) e per calcolare quanta ce ne viene data (distribuzione). Fasi che hanno un costo, sempre in bolletta insieme a  tasse, accise finanziamenti, sovvenzioni e, dall’anno scorso, persino il CANONE RAI.

Cosa possiamo fare in concreto

Dividiamo il discorso in tre parti: SPESA, CONSUMI e TECNOLOGIA, così da procedere con maggiore semplicità.

SPESA: gli unici valori che possono fare la differenza, nella nostra spesa di energia elettrica, sono QUANTO PAGHIAMO l’energia, e QUANTO CI FANNO PAGARE per il servizio.

1) Quanto paghiamo, il costo della materia prima. È una voce che in bolletta viene spesso falsata dai fornitori, unendola a spese di fattura e spese amministrative varie. In realtà esiste un valore, è quello del Mercato Elettrico, la borsa dell’energia, che attraverso il PUN, prezzo unico nazionale, ci fa sapere ogni mese a quanto è stata acquistata l’energia elettrica da chi la commercializza (quelli dai quali la compriamo, attraverso la stipula dei contratti di fornitura).

2) Quanto ci fanno pagare, per il servizio commerciale, invece oscilla tra i 2 e gli oltre 5€ al mese, per contatore servito. Quindi tra i 24 e gli oltre 60€ al mese PER UTENZA (il doppio, considerando luce e gas).

CONSUMI: in quasi tutte le bollette è indicato il nostro consumo. Suddiviso spesso tra F1, F2 e F3. Si tratta di un dato che ci svela in quali fasce orarie consumiamo di più. E, di conseguenza, ci dice quanti kWh/anno usiamo per vivere nella nostra casa.  Un valore medio si può ottenere moltiplicando 2kWh x 365 giorni x n° di componenti del nostro nucleo familiare. Se in una famiglia con due componenti si dovessero riscontrare consumi sui 3.000 kWh/anno e non ci sono particolari utilizzi elettrici, è meglio controllare l’impianto, la classe energetica degli elettrodomestici, la loro quantità e la tipologia!

TECNOLOGIA: diventa necessario ragionare anche in questi termini. Oggi la maggior parte di noi utilizza, per riscaldare casa, acqua e per cucinare, il gas. Però la tecnologia si è evoluta moltissimo e le “pompe di calore”, apparecchi capaci di “catturare” il calore circostante e di trasformarlo, consumano poca energia elettrica!

Se queste informazioni non vi bastano oppure se non avete troppo tempo da dedicare, allora il mio consiglio è di affidarsi a un  professionista con la pretesa che sia chiaro, economico e sicuro. Scegliere un operatore con cui POTETE PARLARE DI PERSONA, che potete rintracciare nel caso ne aveste il bisogno. Che vi sappia dire, e dimostrare, quanto pagherete, come pagherete, se avrete delle penali, se potrete cambiare quando vorrete.

Con l’entrata in vigore della Riforma delle Tariffe Elettriche, dal 1° gennaio di quest’anno, è avvenuto un fatto sorprendente: chi meno consuma, più paga! Sono le direttive europee che spostano i consumi verso l’elettricità (diminuendo quelli del gas) e hanno modificato alcuni costi fissi. A riforma completata, tra un annetto, 24 milioni di utenze, su circa 30 milioni, spenderanno di più se non sceglieranno di usare meno gas. Più che RIDURRE insomma, dobbiamo OTTIMIZZARE I CONSUMI. In casa per esempio ci sono molte dispersioni termiche:

  • Il 5-6% DAL PRIMO SOLAIO/CANTINA
  • Il 20-25% dalle FINESTRE
  • Altrettanto dalle PARETI ESTERNE
  • Un po’ di più, 20-30% dall’AERAZIONE e il 10-15% dal TETTO.

Queste dispersioni (che poi rappresentano anche il fenomeno inverso, ovvero il caldo che entra durante le sempre più calde estati!) sono, di fatto, DENARO che buttiamo via.


Silvia Serra

Silvia Serra è geometra, con l’abilitazione di Stato, e giornalista specializzata in energia, ambiente, benessere naturale. Dal 2010 aiuta famiglie e aziende a superare la crisi economica col risparmio energetico, indirizzandole verso le soluzioni migliori e le aziende più sicure, con consulenze anche online. Info: silviaserraemail@gmail.com

 

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