Bullismo e società

Bullismo e società

Da dove nasce il fenomeno del bullismo?

  Intervista a Igor Ronchi e Silvia Abati, a cura della Redazione

Abbiamo intervistato Igor Ronchi, titolare della palestra Bronx Gym di Cesena, che con il supporto di Silvia Abati, criminologa, ha realizzato il progetto “Ragazzi senza paura” per comprendere come nasce il bullismo e quali sono gli strumenti davvero efficaci, necessari a genitori e ragazzi per liberarsi da questo fenomeno.

Ciao Igor, piacere  di  conoscerti.  Vuoi  raccontarci come nasce il progetto “Ragazzi senza paura” e cosa ti ha spinto a realizzarlo?

Ciao, piacere mio. Quando ero un ragazzino fui vittima di bullismo, mio padre non chiamò l’avvocato, non andò a parlare con la maestra, non denunciò nessuno alla polizia, non mi chiuse in casa, non scrisse niente su Facebook (anche perché non c’era allora, e lui non era il tipo d’uomo da fare queste cose), non mi disse nemmeno “poveri- no”. Mi cercò una palestra e mi mandò a fare arti marziali! Oltre a non essere più vittima di bullismo, l’esperienza marziale forgiò la mia vita. Limitarsi a proteggere i propri figli non è sempre la cosa migliore, perché i genitori un giorno non ci saranno più. Renderli forti invece, permetterà loro di affrontare il mondo come lottatori. Da questa breve storia nasce tutto. Negli anni ho visto e motivato tanti adolescenti, ho analizzato e osservato sia loro che i loro genitori: quando notavo qualcosa di strano a livello comportamentale in un ragazzo, conoscendo il genitore, trovavo la risposta. Nella mia palestra ne passano e ne sono passati veramente molti. Insegno da 13 anni e sono certo che l’esperienza sportiva, e marziale in particolare, fa da equalizzatore di entrambe le parti: vittima e carnefice. Ho pensato e realizzato questo progetto per i ragazzi, perché essendo stato molto fortunato nella vita vorrei rendere un po’ della mia fortuna. Il fine è sempre e solo uno: la via del bene.

Cos’è realmente il bullismo? Quali sono le sue origini?

Il bullismo è parte dell’essere umano, è sempre esistito e sempre esisterà. Ciò che è diverso in questa epoca è come i ragazzi (le vittime) lo affrontano. Faccio un esempio: quando ero molto giovane, per me prendere uno schiaffo dalla maestra era un disonore. Avevo timore di dirlo a casa per paura di riceverne due come conseguenza dai miei genitori. Era un concetto sano. Si partiva dal presupposto che un bambino dovesse imparare: è come un cucciolo di tigre che viene morso dalla madre per fargli capire il pericolo. Ora, se si analizza la società moderna si potrà notare che la “vanità” regna padrona su tutti noi.

Ci basta osservare come un bimbo appena nato sia già sui social,  come un “trofeo”, e come ogni genitore (90%) sia convinto che il proprio figlio non possa mai sbagliare: questa è la piaga che rende i ragazzi deboli perché i genitori cercano di risolvere ogni loro problema senza lasciarli liberi di lottare e di soffrire. In questo modo i ragazzi sono incapaci di gestire il dolore e reagire.

Quali consigli potresti dare ai ragazzi vittime di bullismo e ai loro genitori?

I consigli che potrei dare sono tanti e nel seminario “Ragazzi senza paura” verranno  analizzati  e  spiegati in maniera estesa e dettagliata. Se dovessi dare un consiglio veloce, uno su tutti, direi di portarli a fare arti marziali nella palestra dietro alla stazione di Cesena. Naturalmente scherzo, ma nello scherzo dico il vero: portate i vostri figli a fare arti marziali, ma prima cercate di conoscere il maestro. Se quest’ultimo parla troppo di sé, cambiate palestra. Oggi giorno tutti, troppi, vogliono fare i maestri di arti marziali, ma maestri ce ne sono veramente pochi.

Un certo Bruce Lee diceva sempre: «L’allenamento non opera su un oggetto, ma sullo spirito e sulle emozioni di un essere umano. Per agire su sfere così delicate occorrono intelligenza e discernimento».

Quali consigli invece ai ragazzi che si comportano da bulli e ai loro genitori?

Intanto è già difficile trovare dei genitori che si accorgano e ammettano che il proprio figlio sia un bullo, ma nel caso direi loro di riflettere sulle conseguenze che tali comportamenti possono avere ai danni di un ragazzo che ne è vittima. Consiglierei loro di leggere le conseguenze legali di certi comportamenti e infine consiglierei di iscriversi, sia al genitore che al figlio, a un dojo. Cos’è un dojo? Più che una palestra di arti marziali, è letteralmente un “LUOGO DOVE SI SEGUE LA VIA”. L’allenamento e la disciplina praticati dal figlio e dal genitore possono avere un grande potere nell’ispirare la via del bene. In particolare le arti marziali e lo sport in generale riescono a mostrare ai ragazzi più prepotenti quello che io chiamo “il fascino del bene”.

Esistono, secondo te, delle strategie per prevenire l’insorgere del bullismo?

ASSOLUTAMENTE SÌ!!! Tutto deve partire dalla famiglia, due respiri profondi e un dialogo continuo, che parte da una chiacchierata di cose semplici, in modo da mettersi al pari dei ragazzi e non elevarsi sopra di loro. È quello che faccio io come allenatore: ogni tanto mi siedo nello spogliatoio con i ragazzi a scherzare, parlare di sciocchezze, come fossi uno di loro. Questo fa sì che non mi vedano solo come una guida ma anche come un compagno di scherzi e la nostra diversità di generazione in quel momento si azzera. Solo in questo modo i ragazzi riescono a liberarsi dai pesi, perché non si sentono giudicati da me. Mi raccontano tantissime cose, io li ascolto, senza bisogno di chiedere. È così che dovrebbero fare i genitori, ecco il mio consiglio, ispirarsi al buon allenatore.

Il progetto che porti avanti, a chi è rivolto? Da chi può essere sostenuto?

Il progetto “Ragazzi senza paura” è rivolto a tutti, proprio a tutti: genitori e ragazzi, vittime e bulli e perché no anche agli insegnanti delle scuole. Metto la mia esperienza a disposizione della comunità. Il seminario non sarà una “lezione” ma un momento di dialogo e di interazione tra me, genitori e ragazzi, con la partecipazione di Silvia Abati, mia carissima amica e criminologa che mi ha aiutato nello sviluppo del corso e che è stata una mia bravissima allieva marziale. Questo progetto contro il bullismo attende ogni ente che lo voglia promuovere all’interno del proprio con- testo: comuni, associazioni, enti locali, scuole. Tutti quelli che vorranno potranno contattarmi e realizzarlo.

Parola a Silvia Abati

Silvia Abati, criminologa, ha collaborato alla realizzazione del progetto “Ragazzi senza paura” e lo promuove assieme a Igor Ronchi. Una collaborazione che nasce da un’amicizia e un rapporto di stima reciproca, entrambi con la volontà di portare luce su un fenomeno spesso sommerso come il bullismo e aiutare ragazzi e genitori in difficoltà.

In base alla tua esperienza, perché consigli alle scuole, alle istituzioni e alle organizzazioni di farsi promotrici di questo progetto?

È importante farsi promotori del progetto perché è una tematica attuale, forte e che continua ad alimentarsi spesso nel silenzio. È indispensabile darle voce, per comprenderla e non permettere che possa lasciare impronte indelebili nei vissuti, sia delle vittime che dei bulli: è chiaro che quest’ultimi reagiscono in questo modo a causa di un loro malessere interiore, non elaborato. Sono primi segnali di problematiche che nel futuro di questi ragazzi (ricordiamoci tra non molto saranno adulti), potranno diventare veri e propri disagi sociali.


Igor Ronchi

Circa 25 anni fa incontravo sul mio cammino di adolescente la thai boxe. All’età di 17 anni salivo per la prima volta sul ring, conquistavo il titolo italiano di full contact e assaggiavo il sapore del sacrificio. All’età di 28 anni conquistavo il titolo italiano di Thai Boxe. Quello che sono lo devo principalmente al maestro che rispetto e ammiro, l’unico vero maestro, Claudio Spazzoli, che mi ha allevato e addestrato, e che mi ha insegnato la cosa più importante che un atleta e un uomo possano mai imparare: non lamentarsi mai. Dopo che anni fa, un incidente stradale mi ha interrotto la carriera, ho deciso di dedicarmi ai ragazzi, fondando la BRONX GYM. Più che una palestra la definisco “l’ultimo dojo”, dove insegno Pugilato, Muay Thai, Kickboxing, K1 Rules e dove cerco di formare atleti ma soprattutto uomini. Bronx Gym Cesena è il 1° centro F.P.I (Federazione Pugilistica Italiana) della città di Cesena.

Silvia Abati

Laureata in scienze criminologiche con Master di I°livello in Counseling and Coaching skills. Ha approfondito un percorso suo personale come Naturopata, Istruttrice Yoga e Operatrice di trattamenti olistici.

Per contattarla: tel. 349 0555805 – FB : Silvia Abati

 

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