C’era una volta un lago…

C’era una volta un lago…

Amore per la terra di Romagna e un pizzico di euforia: nasce “Dilaghiamo”!

Ti è mai capitato di fare una passeggiata panoramica sulla valle del Savio nei pressi di Quarto (Sarsina – FC), immersi nelle fresche ombre della pineta di Montalto, a oltre 800 mt sul livello del mare?

In giornate limpide, a nord, è possibile anche godere della vista sulla costa romagnola e del suo mare.

Ebbene proprio da lassù, il 12 marzo del 1812, una grande frana rovinò a valle andandosi a stendere sul fiume Savio, nel punto in cui incontra l’affluente Para. Quello sbarramento generò un grosso invaso alimentato dalle acque fluviali. Nacque il lago di Quarto, prendendo il nome dalla località che ne abita oggi l’argine settentrionale e che allora, in parte, fu seppellita.

Le cause più accreditate tra le ipotesi dell’imponente fenomeno geologico, vennero attribuite alla presenza di falde acquifere nel ventre del monte che lo avrebbero aperto letteralmente in due parti.

Diciotto furono le vittime di quell’evento e potevano essere molte di più se diversi abitanti non si fossero recati quella mattina al mercato del paese, a Sarsina. Secondo alcune notizie, il punto più profondo del neonato lago misurava 150 mt! Un bacino così capiente si mostrò, soprattutto in momenti di siccità, un problema all’approvvigionamento idrico delle zone a valle, poiché la già poca acqua del fiume veniva a essere completamente trattenuta dal lago di Quarto. Nel 1828 venne fatta così una breccia che consentisse l’effluvio delle acque.

Nel 1922, a fronte dell’interrimento del Lago, la SIDAS (società elettrica dell’alto Savio) costruì l’attuale diga e una centrale per la produzione di energia elettrica sfruttandone le acque che avevano una estensione di 9 milioni di metri cubi.

Da allora la società elettrica, che oggi chiamiamo ENEL, detiene in affitto il lago.

Il lago oggi

Dagli anni Ottanta si rende evidente una nuova e progressiva fase di totale interrimento del lago di Quarto. I limi trasportati dalle correnti dei fiumi Savio e dell’affluente Para si sono depositati sul fondo del lago fino a riempirlo quasi del tutto.

Tutto il mondo è paese, ma bisogna ri-mettere il paese nel mondo!

Tale fenomeno naturale può aver risentito tuttavia di molteplici fattori dipendenti anche dall’uomo. In primis, il non aver per tempo incrementato o mantenute efficienti vasche di decantazione dei detriti nel tratto di fiume che precede il lago. Non solo, la gestione agricola circostante e relative opere di disboscamento, hanno prodotto una forte erosione dei terreni e, quindi, sedimenti terrosi per il lago. La costruzione della superstrada E45, fatta praticamente sul greto del fiume, ha contribuito muovendo lungo il Savio ingenti quantità di detriti. Queste ipotesi sulle concause dell’interrimento si relazionano con una graduale e poi assoluta assenza di attività di slagamento, ovvero l’apertura sistematica e adeguata delle paratoie della diga durante fasi di piena, utili allo smaltimento controllato dei fanghi.

Sta di fatto che il secondo lago della Romagna, dopo quello di Ridracoli, desta in una situazione di totale abbandono e, cosa forse ancor più allarmante, latitano progetti o interessamenti sostanziali sulle sue sorti da parte degli enti più prossimi alla sua gestione.

Sulle “terre emerse” presenti nel lago è cresciuto un fitto canneto e altre piante acquatiche, formando una vera e propria oasi palustre ricca di flora e fauna, un biotopo unico, suggestivo e prezioso per molti aspetti; protetto, sì, ma… Abbandonato.

Ora? Nasce “Dilaghiamo”!

In questa situazione di immobilismo (così come le sabbie mobili del fondo del lago!) il lago di Quarto è comunque sentito da moltissime persone del luogo e non, come una opportunità, una risorsa, un prezioso valore dell’entroterra romagnolo al quale dare adeguata attenzione.

A circa 30 minuti dal centro di Cesena, solo per fare un esempio, il lago offre uno spazio unico e affascinante sotto il profilo di un integro e originale contatto con la natura che lo avvolge, e di un altrettanto ricco valore dei dintorni.

“DILAGHIAMO”, comitato cittadino di impegno volontario, sorto nel maggio del 2016 e costituitosi ufficialmente in autunno, intende farsi promotore perché il lago di Quarto possa godere di una nuova stagione ove tornare a essere una preziosa realtà della Valle.

Per molti anni infatti l’opinione pubblica e gli abitanti sono stati spettatori “dal basso” delle questioni che riguardavano le sorti di quel “fratello d’acqua”.

Riappropriarsi del territorio attraverso la possibilità di prendersene cura, promuovere nel particolare intenti universali, uscire dal provincialismo che ingrigisce le esistenze di chi abita le campagne per renderle invece sede di una virtuosa e privilegiata relazione col mondo, gli altri e la natura, immaginando di condividere questa ricchezza con tutti coloro che la sentano tale: queste e altre sono state le ispirazioni che hanno dato vita al gruppo cittadino, mosso unicamente dal riscatto per il lago di Quarto.

Abbiamo così dato vita e testimonianza a una piccola ma importante rivoluzione locale: trovarsi riuniti in un atteggiamento propositivo nei confronti di questioni che riguardano anche la comunità, il suo valore e la sua espressione. Certo, il viaggio è appena cominciato, molti sono ancora scettici sulla efficacia dell’iniziativa, alcuni la ritengono inutile a priori ma questo ci fa capire che le nostre azioni, qualora approdassero a qualcosa di utile, servirebbero a bonificare anche gli animi abbandonati alla rassegnazione. «Tutto il mondo è paese, ma bisogna ri-mettere il paese nel mondo», esorta il leader fondatore del comitato David Satanassi, infondendo a ragionare in grande!

Ricominciamo a vivere il bio-lago

Senza “scomodare” l’intervento di un paio di grossi finanziatori per un progetto di bonifica del lago di Quarto (solo perché al momento sembrano non esserci!), quello che può rappresentare una svolta significativa di questa storia, è ricominciare a vivere il lago.

Scoprirlo in bici o a piedi lungo gli argini selvatici, attraversarne le acque con imbarcazioni silenziose, avvicinare con rispetto le specie animali e vegetali che lo popolano, renderlo un luogo in cui la ricca biodiversità possa essere formativa per l’uomo e integrarsi in una relazione di scambio costruttivo.

Non è più tempo di rimandare, non è più tempo di rinunciare, non è più tempo di isolare la natura dalla cultura; è tempo di incontrarla con rispetto.

Nel momento in cui il lago diverrà una esperienza, smetterà di essere un problema.

L’associazione Dilaghiamo si sta impegnando per poter rendere possibile la condivisione di questa esperienza con tutte le persone che lo vorranno.

Stiamo cercando di ottenere dagli enti preposti e dalle amministrazioni interessate la possibilità e il supporto per valorizzare il lago nelle sue potenzialità naturalistiche, creative, educative, culturali e quindi eco-turistiche, indirizzandone il profilo verso la realizzazione di un bioparco di qualità: il Biolago. Il tutto, iniziando con un’azione di volontariato.

Cosa c’è di meglio che prendersi cura del luogo in cui si è scelto di vivere o che ci sta a cuore? Se ognuno, ovunque, lo facesse, sarebbe tutto il mondo a migliorare.

Stiamo sottoponendo esplicitamente questa proposta ai diversi interlocutori di competenza istituzionale. In questo, siamo spinti da vere ragioni di cuore.

Quello che manca alla realizzazione sono i fondi economici, ricercati in canali istituzionali o presso determinati enti.

DILAGHIAMO propone di convertire questa estenuante attesa di una “manna dal cielo” con immediate attività volontarie, in sinergia con donazioni e contributi di svariata natura.

Insieme a questa disponibilità di animo e di braccia, cercheremo infatti di farci promotori nella raccolta di adesioni alla nobile causa, interpellando tutti coloro (dai semplici cittadini agli enti, imprese, associazioni, istituti di credito) che vorranno parteciparvi. “Siiii puòòòò fareeeee!”.

Tra dire e il fare c’è di mezzo il lago, questa volta.

Le ultime scoperte

Alcuni anni fa, i detriti che ricolmano il bacino furono catalogati come materiale inquinato e inquinante, quindi non in grado di essere gestito se non come scoria tossica. Questo fu il motivo ufficiale per cui il tentativo di riqualificazione del 2004 venne interrotto, e per il quale vennero spese comunque centinaia di migliaia di euro… Invano.

L’associazione Dilaghiamo ha effettuato recenti prelievi dei limi per capire quale fosse davvero questo grado di tossicità.

Conseguenza: le analisi di laboratorio hanno dato esiti negativi, ovvero i valori delle sostanze inquinanti (gr di metalli pesanti per kg di sostanza prelevata in tre diversi punti del suolo a circa 1 m di profondità) sono risultati tutti molto al di sotto delle soglie consentite dai protocolli, quindi non inquinati. Questo dato dovrà essere vagliato da ulteriori indagini qualificate e certificate dall’ente preposto (ARPA), ed è già stato contattato dal comitato a tal riguardo. Un altro aspetto emerso è che i detriti presenti sono costituiti in prevalenza da sabbia, elemento sulla cui utilità di impiego non è necessario stare qui a dilungarsi.

Cose come queste, insomma, stanno animando questo gruppo di persone che ha deciso di essere il cambiamento che vorrebbe vedere nel mondo!

Sostienici o resta in contatto!

Sito: www.dilaghiamo.it

FB: www.facebook.com/comitatocittadinoDilaghiamo

Youtube: dilaghiamo

Per maggiori info: dilaghiamo@gmail.com


Scritto da Giuseppe Satanassi

Giuseppe Satanassi

Nasco come musicista, vivo collaborando con l’azienda Remedia e mi piacerebbe, per il futuro, lasciare un segno.

In veste seria attualmente sono presidente del comitato cittadino “Dilaghiamo” a sostegno del lago di Quarto.

 

 

 

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