Cosa ci distingue da un albero?

Cosa ci distingue da un albero?

L’intelligenza delle piante raccontata da Stefano Mancuso

Barbara Pozzi

Cosa vedete in questa foto?

È questa la domanda che Stefano Mancuso, direttore nazionale del Laboratorio di Biologia Vegetale e scienziato di fama mondiale, ci pone. La risposta più immediata e semplice è: un bambino. Eppure è solo parzialmente corretta. Nella foto sono presenti centinaia di piante, che non prendiamo in considerazione perché il nostro cervello è abituato a selezionare gli elementi che ritiene più importanti.

Esiste un mondo che respira attorno a noi

Questo piccolo test riflette una tendenza molto radicata, quella di non considerare i vegetali esseri viventi al pari del resto del mondo animale. La loro apparente impossibilità di spostarsi e comunicare ci porta a sottovalutare le loro innumerevoli capacità. Utilizzando i nostri parametri di valutazione, ignari delle scoperte scientifiche che determinano il contrario, riteniamo il mondo vegetale meno evoluto rispetto a noi. La percezione diffusa è che i vegetali si limitino a vivere. Non solo non è così, ma essi sono a tutti gli effetti tra gli esseri più evoluti e intelligenti del pianeta. Le piante rappresentano il 99,7% dell’intera biomassa del mondo: questa diffusione è un enorme successo biologico. Secondo la Teoria dell’Evoluzione solo gli esseri che si adattano meglio all’ambiente possono continuare la diffusione della propria specie.

Proviamo a pensare a quante capacità occorrano per portare avanti una specie per milioni di anni senza la possibilità di spostarsi: resilienza, adattamento, sensibilità. Si tratta di qualità che potremmo racchiudere in una sola parola: intelligenza.

Diversi modi di essere intelligente

Ma possiamo definire “intelligente” un  essere  privo di cervello? La risposta è sì. Da un punto di vista biologico, sostiene Stefano Mancuso, avere un cervello grosso quanto il nostro non è per forza un vantaggio. Gli animali hanno organi singoli che svolgono determinate funzioni, se uno di questi smette di funzionare, l’intero organismo viene compromesso. Nelle piante, invece, queste funzioni sono estese per tutta la struttura: esse vedono, sentono, si nutrono con tutte le proprie componenti. Questo permette che l’eventuale attacco di un predatore non distrugga l’organismo nella sua totalità. La peculiarità delle piante è che non sono individui nel senso effettivo del termine, che significa “indivisibile”. Molto spesso, come nel caso delle talee, se si scinde una pianta si può moltiplicarla e, in ogni caso, non la si danneggia in modo permanente.

I vegetali sono inoltre esseri “sessili”, un termine scientifico per dire che non hanno la possibilità di spostarsi da dove sono nati: per questo motivo hanno sviluppato una sensibilità enorme. La loro necessità è quella di percepire sempre cosa accade nell’ambiente e di adattarsi ad esso per risparmiare energie e sopravvivere. Se posto di fronte a un pericolo, un animale ha la tendenza a scappare, mettendo in atto una fuga. Le piante, non potendo evitare il problema, hanno sviluppato la capacità di risolverlo. Le terminazioni delle radici di un albero monitorano in media quindici parametri riguardanti il terreno, il clima e l’ambiente in generale. Questo tipo di informazioni viene trasmesso affinché la pianta possa reagire di conseguenza, canalizzando le proprie energie. Le piante sono in costante relazione con ciò che le circonda e sono in grado di rispondere continuamente agli stimoli esterni: che si tratti di animali, condizioni climatiche o di altre piante. Un chiaro esempio di questo è la produzione di oli essenziali, che può essere finalizzata ad attirare insetti impollinatori o a repellere i predatori.

Non ti muovi, allora non sei vivo

Un altro mito da sfatare è quello del movimento: è vero, le piante non possono spostarsi, ma questo non significa che non possano muoversi. Ad esempio, alcune specie muovono le foglie durante il giorno a favore del sole e le rampicanti cercano attivamente un appiglio. Per intenderci, il movimento volontario più veloce al mondo appartiene a una pianta carnivora. Stefano Mancuso riporta un paradosso molto divertente: perché cercare forme di intelligenza su altri pianeti o in altre galassie quando non sappiamo riconoscere le intelligenze superiori che ci circondano? Prendere consapevolezza dell’intelligenza.

Nelle piante, a differenza degli animali, le funzioni biologiche non sono suddivise in organi singoli: esse vedono, sentono, si nutrono con tutte le proprie componenti


Barbara Pozzi

Barbara cresce in una famiglia che le trasmette, fin da piccola, un profondo amore per la Natura. Appassionata di botanica, la madre le regala un estrattore: questo dono è il seme di un percorso che la porterà a conoscere a fondo gli oli essenziali, studiando da autodidatta, partecipando a corsi di naturopatia e aromaterapia e poi sperimentando sul campo. La sua visione è, fin dall’inizio, quella di riproporre un profumo completamente naturale, privo di qualsiasi additivo e che restituisca l’energia sottile della pianta da cui proviene, proprio come si faceva nelle antiche tradizioni di fitoterapia e profumeria, andate perdute nel tempo. È così che nel 2006, assieme a Massimo Moretti, Barbara fonda l’Opificio Olfattiva. Aromaterapeuta del progetto, Barbara si dedica alla creazione di prodotti di Profumeria Botanica per il benessere dell’uomo e dell’ambiente che lo circonda.

 

 

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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.