Cosa significa essere un falegname green?

Cosa significa essere un falegname green?

Intervista a Stefano Rubboli

A cura della Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna è andata a intervistare Stefano Rubboli, falegname “green” di San Zaccaria, in provincia di Ravenna.

È figlio d’arte: suo padre, dopo un’adolescenza in bottega, nel 1965 decide di mettersi in proprio e apre la Falegnameria Rubboli, nata dall’amore e dalla passione per un lavoro che porta con sé l’essenza di un’arte millenaria.

Essere un falegname green

Dopo dieci anni, nel 1975, anche la madre di Stefano inizia a collaborare e insieme al marito che costruisce il capannone nel quale ha tuttora sede la falegnameria.

Alla fine degli anni 80, Stefano lavora già con la sua famiglia, nel settore arredamento per alimentari, oltre al tradizionale settore privato.

La sensibilità e il rispetto dell’ambiente, oltre che della salute dell’uomo, lo portano a prendere una decisione importante: usare prodotti naturali nella sua falegnameria.

Vernici, colle e materiali, tutti al naturale!

«Tutto ha avuto inizio con le vernici, ma presto si è passati alle colle e poi ai materiali, legno e ferramenta» ci racconta Stefano.

«Le vernici naturali ci sono piaciute subito in falegnameria, perché il loro uso è semplice e non ha effetti collaterali dannosi per le persone e l’ambiente. Le colle trovano valide alternative anche nel settore naturale o almeno possono essere prive di sostanze particolarmente pericolose, hanno anche un buon grado di pellicolazione che impedisce le dispersioni. Ovviamente, a seconda del tipo di incollaggio, devi usare il giusto tipo di colla o, per meglio dire, a seconda del tipo di colla che si usa bisogna studiare la giusta fresata o incastro. Ci sono colle completamente naturali a base di caseina che hanno ottimi risultati.  I materiali che utilizziamo in falegnameria sono legno europeo o al limite nord americano e quindi proveniente da foreste a taglio controllato. Lavorando con legno massello e incastri si possono utilizzare altri metodi di fissaggio e l’uso della ferramenta è stato enormemente ridotto nel giro di pochi anni passando a un quantitativo irrisorio. Visto l’impatto ambientale del settore metallurgico e chimico non mi sembra un risultato di poco conto. Anche gli imballaggi sono totalmente inutilizzati, i pochi che uso li recupero dai miei clienti, senza comprarne un grammo».

Meno fatturato ma più soddisfazione!

«Questa trasformazione ha portato la falegnameria ad avere un minor fatturato ma anche un minor impiego di materie prime, consentendo comunque alla nostra famiglia di vivere del nostro lavoro. Come ho detto prima siamo noi i primi beneficiari di questo e non portare a casa dei miei clienti sostanze nocive o potenzialmente cancerogene mi fa stare con la coscienza tranquilla. Ognuno di noi può vedere il proprio sistema lavorativo secondo il concetto della sostenibilità e riuscire a migliorare la sua situazione, basta solo volerlo».

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.