Cos’è la psicomotricità funzionale?

Cos’è la psicomotricità funzionale?

Non solo riabilitazione: ora il movimento può anche educare

A cura della Redazione

Siamo esseri in movimento.

Muoversi per noi è di fondamentale importanza.

La capacità di coordinare i nostri movimenti non è una questione legata esclusivamente al corpo. Va al di là e tocca anche la sfera mentale: non essere in grado di gestirci fisicamente, non essere padroni del nostro corpo, è motivo di forte tensione psicologica, oltre che fisica.

Come ci aiuta la psicomotricità funzionale?

Questa scienza ci insegna la giusta “condotta” strumentale di corpo e mente.

Quando siamo coscienti del nostro corpo percepiamo una maggiore armonia nei movimenti, situazione che incentiva lo sviluppo delle funzioni cognitive. Per questo la psicomotricità funzionale aiuta moltissimo coloro che mostrano disarmonie fisiche o disabilità, con lo scopo di facilitare l’acquisizione delle capacità necessarie per vivere una vita più autonoma e migliore.

Psicomotricità infantile: perché è importante?

Abbiamo intervistato la dottoressa Vania Galbucci, laureata in Psicomotricità Funzionale, che da più di trent’anni si è avvicinata al mondo delle problematiche corporee e psicologiche.

Vania ci spiega che la psicomotricità funzionale ha raggiungo importanti risultati nel mondo infantile. È una disciplina che ha una forte dimensione riabilitativa, rivolta soprattutto ai bambini che riscontrano difficoltà particolari e deficit, ma deve essere intesa anche come esperienza educativa, dove i bambini potenziano le loro abilità comunicative, motorie e sociali tramite un approccio ludico.

Chiediamo a Vania se può raccontarci un’esperienza che dimostra quanto la psicomotricità funzionale possa essere d’aiuto, quando si ha a che fare con i bambini.

Un’esperienza speciale con una bambina speciale

«Durante la mia esperienza lavorativa ho incontrato storie interessanti, esperienze indimenticabili, tutte emotivamente ricche di vita, di gioia, di dolore, di rabbia e a volte profondamente silenziose. È proprio di questo silenzio che vorrei raccontare: dare voce, anzi, prestare la mia voce a una bambina di 7 anni che ho incontrato in studio nella primavera del 2013. Tea è così che voglio chiamare questa bambina perché è la versione femminile del suo specialissimo gatto Teo che con noi ha condiviso momenti importanti di apertura. Tea, presenta un mutismo selettivo, all’età di 3 anni e mezzo ha deciso di non comunicare più con le sue insegnanti di sezione (scuola dell’infanzia), e con i compagni, mentre fuori da scuola comunica con la famiglia e le persone più strette al nucleo familiare, ma non con tutti. Decido insieme alla mamma di incontrare Tea fuori da ogni contesto che possa ricordarle una struttura, qualcosa di regolamentato, pertanto la incontro in un parco di Cesena. I nostri primi incontri sembrano per lei occasionali, così per caso, da prima con la mamma poi da sole. Successivamente la invito a venirmi a trovare in studio, quando accetta, le comunico le regole che condivido con i bambini che lo animano tutti i giorni, “ qui Tea c’è una sola regola: divertirsi!”. Per lei ne aggiungo una nuova: “Qui Tea non si parla!”. Perché ho fatto questo? Tutti non fanno altro che aspettarsi da un momento all’altro che lei parli; io la metto nella condizione opposta: le chiedo di non farlo. Da allora sono piacevolissime le nostre conversazioni in studio, Tea non fa altro che parlare, parlare e chiedere. Con il tempo diventa ironica, si lascia prendere in giro, mi racconta le sue emozioni e il corpo incomincia a muoversi in modo armonico nello spazio. Insieme a Tea in studio ospito anche Teo, il suo inseparabile e pazientissimo gatto. Tea, in questi anni, è riuscita a essere più disponibile verso gli altri e ha accettato importanti cambiamenti legati alla sua vita scolastica. In accordo con la scuola propongo un progetto di psicomotricità funzionale per un’ora la settimana già dall’autunno del 2013. Tea ora ride e condivide le proposte educative al pari dei suoi compagni. È solo imparando a rispettare i tempi che possiamo rendere piacevole anche il più piccolo cambiamento».

 

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