Dalla cultura all’AgriCultura

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Sulle colline di Saludecio prende vita un progetto di sperimentazione e condivisione: il Villaggio Arcadia

Scritto dalla Redazione

Abbiamo notato questa nuova realtà romagnola grazie ad alcuni eventi organizzati a primavera e siamo stati subito ispirati! La nostra redazione si è messa in contatto con Giulia, una delle ideatrici di Villaggio Arcadia, progetto nato da poco sulle colline di Rimini.

Ciao Giulia, sul sito descrivete il Villaggio Arcadia come un “Cantiere di Sperimentazione AgriCulturale”. Cosa significa?

Abbiamo scelto questa definizione perché racchiude quello che siamo oggi, un vero e proprio cantiere. Ma non solo nel senso letterale (stiamo infatti lavorando al vecchio casale e al terreno abbandonati da una quarantina di anni); Arcadia è un luogo di sperimentazione a partire dalla terra. Abbiamo capito che se non si parte dalla radice, dal contatto con la terra, dal lavoro manuale, il cambiamento è sempre parziale. Dalla terra deriva quello che mangiamo, ma ancora di più quello che siamo e che diventeremo; dunque ci riguarda personalmente, come comunità e come società. Dedicarsi all’agricoltura diventa quindi un mezzo per occuparsi di tutto ciò che ha a che fare con noi persone, insieme a tutti gli altri esseri che popolano questo pianeta: ecologia, educazione, arte, spiritualità, salute sono solo alcuni degli ambiti che stiamo esplorando. In quanto “cantiere” siamo in continua ricerca e osservazione; è la natura la guida a cui ci ispiriamo per crescere come individui, come progetto e per fare sì che possa essere fruito da quante più persone possibili.

Non ti nego che vedere nelle vostre foto tanti ragazzi giovani che si dedicano alla lavorazione della terra e alla permacultura mi ha fatto venire la pelle d’oca. Ti fa pensare veramente che un altro mondo è possibile e non è poi così lontano. Come siete arrivati a creare questa bellissima realtà di condivisione?

Quello che stiamo facendo è parte di un processo in costante evoluzione. Quando siamo partiti due anni fa con questo “sogno” avevamo grande entusiasmo, ma anche molte aspettative sulla creazione di una comunità. Alcune persone sono andate, altre sono arrivate. Molti sono incuriositi, molti amici ci sostengono e ci incoraggiano. Abbiamo dei volontari e non appena avremo “un tetto”, ospiteremo dei wwoofer grazie ai quali rendere la nostra esperienza locale ancora più “globale”.

Credo che le persone che frequentano il Villaggio si portino a casa un’esperienza di immersione nella meraviglia della natura, ma anche nella bellezza di rapporti umani semplici e veri. Questa è la nostra vera sfida; c’è tanto bisogno di ricostruire quel senso di comunità, una volta naturalmente presente nelle nostre campagne.

È bello vedere come, lasciandole scorrere in maniera fluida, le cose assumano la loro forma naturale, recependo la vocazione del luogo e di chi lo abita. Siamo consapevoli di essere solo all’inizio di un percorso che vedrà le cose prendere una forma e poi ancora cambiare. Anche in questo siamo un “cantiere di sperimentazione”! Crediamo che un cambiamento dal basso parta proprio dal creare legami: ci rispecchiamo nella definizione di “comunità diffusa” come di una costellazione di realtà affini che si supportano a vicenda.

Perché avete scelto proprio Saludecio e come si integra questo progetto sul territorio?

Saludecio ci ha chiamato attirandoci prima con la bellezza del suo territorio, poi conquistandoci con la sua storia e le sue tradizioni. In particolare siamo stati ispirati dalla storia di questo Santo del 1200, Santo Amato, agricoltore e mistico, che fu per quattro volte pellegrino a Santiago di Compostela. Anche noi ci sentiamo un po’ “pellegrini”: camminare “per agros” significa aprire strade laddove non esistono sentieri battuti. E sicuramente tornare a uno stile di vita più essenziale, ispirato ai principi della collaborazione. Attraverso le nostre attività, presso il Villaggio ma non solo, cerchiamo di diffondere questi valori. Oltre a collaborare con varie realtà del posto, manteniamo un forte legame con la riviera in uno scambio fecondo che sta alla base della nostra “comunità diffusa”. E non siamo i primi né gli unici… Altre persone, soprattutto giovani, spesso provenienti dalla costa stanno tornando da queste parti, invertendo un trend storicamente consolidato! Sarà l’aria buona?

Questo progetto è davvero una fucina di idee, puoi raccontare al nostro pubblico alcune delle cose che organizzate e che organizzerete nella stagione estiva?

Come accade in natura, la primavera e l’estate sono i periodi più intensi per noi. Abbiamo organizzato giornate sulla olivicoltura e sul dissesto idrogeologico coinvolgendo esperti della zona e non solo, in collaborazione con il Comune.

Siamo impegnati in progetti di educazione ambientale: dalla creazione di giardini scolastici, ai laboratori in libreria su personaggi come Fukuoka, Vandana Shiva e Gilles Clement. Organizziamo escursioni tematiche, performance su arte e paesaggio, pomeriggi nell’orto e giornate dedicate alla spiritualità, allo yoga e alla meditazione. Collaboriamo con artisti provenienti dal mondo del teatro, delle arti visive e della musica come Mugen Yahiro, maestro di taiko, tamburo giapponese. Tutti gli appuntamenti vengono di volta in volta pubblicati sulla nostra pagina facebook “Villaggio Arcadia”.

Ho notato una particolarità sul vostro sito: scrivete gli articoli anche in inglese. Avete un pubblico internazionale a cui vi rivolgete o state cercando condivisione con altre realtà dall’estero?

Crediamo nell’affermazione “think global, act local” perché tutto è strettamente interconnesso. Alcuni di noi vengono da esperienze di lavoro o di viaggio all’estero, spesso proprio presso ecovillaggi o realtà simili alla nostra.

Dunque desideriamo condividere quanto più possibile quello che stiamo facendo, innescare scambi fecondi e… far sapere ai nostri amici nel mondo come ce la passiamo!

Come ti immagini il Villaggio Arcadia nel 2022, ovvero fra 5 anni? Come sarà diventato?

Immagino Villaggio Arcadia come un luogo dove le 3 A di Arcadia si sposino in armonia con la Natura. Immagino un posto frequentato da persone provenienti da diverse parti del mondo, dove ognuno possa sentirsi a casa propria; dove apprendere, vivere esperienze arricchenti e sviluppare i propri talenti.

In cinque anni speriamo di implementare l’azienda agricola e di ampliare gli spazi da dedicare a progetti di residenza artistica, educazione ambientale, sviluppo della rete sentieristica e accoglienza dei pellegrini.

In Permacultura ci si mette in ascolto del Genius Loci per comprendere la vocazione di un luogo; nella progettazione ci affidiamo a questo prezioso “consigliere” e per il momento sta funzionando…

Per saperne di più: villaggioarcadia.blogspot.it

 

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.