Etica del risparmio

Etica del risparmio

Quando fare una scelta consapevole, anche a livello di risparmio, può fare la differenza

    Intervista a Ivan Pesaresi, a cura della Redazione

Salve Ivan, vorremmo spiegare in modo pratico e divulgativo al nostro pubblico che cos’è una banca etica e cosa la differenzia dagli altri istituti bancari classici. Puoi aiutarci?

Certamente! Una banca etica è una banca che si impegna a finanziare l’economia civile e solidale, che aderisce a una scala di valori diversa dagli istituti di credito tradizionali, perché mette in cima alle priorità la creazione di valore sociale e ambientale accanto alla sostenibilità economica. Una banca etica dev’essere trasparente, sicura e costruita sulla fiducia dei suoi clienti e sull’impegno dei suoi soci, e non deve avventurarsi su prodotti rischiosi come i derivati e simili. Una banca etica orienta tutta la sua attività, sia operativa che culturale, secondo i principi della Finanza Etica, deve essere il punto d’incontro tra i cittadini che condividono l’esigenza di una gestione del denaro responsabile e le iniziative socio-economiche che si ispirano ai princìpi di un modello di sviluppo sostenibile.

Immagino che il risparmiatore “tipo” che si rivolge a una banca etica sia diverso dagli altri. Qual è la tua esperienza con queste persone? La loro è una scelta pienamente consapevole?

La realtà per cui lavoro, Banca Etica, è stata costituita nel 1999, i soci fondatori facevano parte del mondo del terzo settore (no profit). Senz’altro in quel periodo chi si avvicinava alla banca, aveva maturato una visione critica rispetto al modello economico e finanziario che si stava sviluppando, conseguentemente si avvicinavano al risparmio etico più per una scelta ideologica, piuttosto che per la reale validità del progetto. Nel tempo la banca è cresciuta, oggi è una realtà solida, che offre ai suoi clienti tutti gli strumenti bancari necessari per gestire al meglio il proprio risparmio; attraverso il passa parola e una serie di dati confortanti (Banca Etica è uno fra gli istituti bancari in Italia con un livello di sofferenze fra i più bassi del sistema), ha cominciato ad attrarre anche clienti che semplicemente si sentono più sicuri in una banca eticamente orientata rispetto a una tradizionale.

La nostra realtà consente ai soci di svolgere attività di volontariato, questo è possibile attraverso i GIT (Gruppi di Iniziativa Territoriale), ossia la rete locale dei soci attivi, che dedicano del tempo alla banca per mettere in atto principalmente iniziative culturali orientate alla sensibilizzazione verso la finanza etica e che si dedicano anche alle scelte di governance. A oggi contiamo 69 GIT sul territorio Nazionale di cui tre in Romagna, e altri 20 in Spagna, quasi un migliaio di volontari raccontano la banca nei territori, sviluppando circa un migliaio di iniziative culturali all’anno. È l’unica banca al mondo ad avere una struttura di soci volontari, da noi definiti soci attivi.

La crisi dell’attuale sistema bancario ha toccato in qualche modo anche il mondo del risparmio etico?

La crisi del sistema bancario ha fatto riflettere le persone, diversi hanno già scelto la finanza etica, ma siamo sicuri che tanti altri lo faranno, è inevitabile e prima avverrà, prima potremo sperare che la finanza cambi volto. La finanza dev’essere a sostegno del sociale e dell’ambiente, solo così potremo sperare in un mondo migliore; il nostro obiettivo è diffondere questo messaggio anche al resto del sistema bancario, infatti anche se sembra un paradosso, siamo convinti che l’assolvimento della missione di Banca Etica ne dovrebbe comportare la chiusura.

Anche una Banca etica può proporre strumenti finanziari come i fondi di investimento e le azioni? In questo caso come si sposa il termine etico con questi strumenti?

L’idea che mi sono fatto è che, puntare sulle aziende che pongono attenzione ai principi della responsabilità sociale d’impresa, sia vantaggioso non solo da un punto di vista morale, ma anche economico. Le aziende del futuro che vorranno rimanere sul mercato dovranno dimostrare di essere attente al mondo che le circonda e non limitarsi alla massimizzazione del profitto. Nel caso di Banca Etica che è una cooperativa, vige il voto capitario, non distribuisce utili e li reinveste nell’azienda con l’obiettivo di crescere e far crescere la finanza eticamente orientata; chi investe nelle azioni della Banca non lo fa per arricchirsi, ma per condividere il progetto. La sottoscrizione del capitale sociale consente alla banca di rimanere operativa, questa non è una scelta, è la normativa bancaria che lo impone.

Grazie al capitale sociale sottoscritto possiamo finanziare progetti fino a oltre 10 volte il controvalore del capitale stesso,  quindi possiamo affermare che  la finanza etica non si fa solo con i buoni propositi, ma anche con il risparmio depositato, che contribuisce a far crescere l’economia locale orientata al bene comune.

Sul nostro territorio romagnolo che tipo di diffusione ha il risparmio etico?

La risposta come nel resto del Paese è ottima, in Romagna abbiamo una collega di riferimento e sul sito è possibile visionare, per provincia, tutte le imprese che abbiamo finanziato sul territorio e non. In Romagna, ben 871 soci, condividono il progetto di una finanza a misura d’uomo, l’obiettivo è continuare ancora nell’opera di sensibilizzazione dei risparmiatori.

Come consumatori le nostre scelte hanno un grosso impatto politico ed economico sull’intero sistema. Quanto vale questo sulla scelta dell’ente a cui affidiamo il nostro risparmio?

Vale tantissimo. Mi spiego con un esempio: qualche anno fa in Italia c’è stato un referendum sul nucleare, gli italiani si sono espressi contrari all’uso di queste fonti energetiche, eppure sappiamo per certo che molte banche attraverso i fondi che gestiscono, investono in tutto il mondo, anche nel capitale sociale di società del settore energetico, che producono energia attraverso centrali nucleari, vanificando di conseguenza la scelta politica del cittadino.

Fare finanza etica significa aderire a dei principi,  in cui si escludono tutta una serie di settori d’investimento, come ad esempio: tabacco, alcol, gioco d’azzardo, forniture militari, armi, energia nucleare, produzioni pornografiche o che sfruttano la violenza, sfruttamento degli animali ecc.

Parliamo di moneta locale. Secondo te è percorribile la strada della moneta complementare in particolare parlando di economia locale romagnola?

Banca Etica ha siglato quest’anno un accordo con Sardex. Non parliamo di una vera e propria moneta complementare, ma di un circuito nato in Sardegna nel 2009, per facilitare le relazioni fra soggetti economici operanti in un determinato territorio e per fornire loro strumenti di pagamento e di credito paralleli e complementari a quelli tradizionali. Oggi Sardex opera anche in Emilia Romagna attraverso Liberex. In questo momento è una sperimentazione, staremo a vedere dove ci porterà.


Ivan Pesaresi

Vive a Rimini, opera nel settore bancario da oltre 20 anni. Attualmente è il Responsabile Culturale dell’Area Nord Est di Banca Popolare Etica, nello specifico coordina e supporta l’attività dei soci della banca dell’Emilia Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.

Per informazioni: www.bancaetica.it/contatti/rn

 

 

 

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