Giocare con i pensieri

Giocare con i pensieri

Grazie alla Filosofia per bambini è possibile risvegliare la naturale curiosità e la meraviglia innata dei bambini e stimolare in loro il pensiero complesso.

Certi genitori capiscono che i bambini non devono solo imparare l’educazione e andare a scuola, ma anche essere liberi.

Invece altri genitori pensano che sia maleducazione lasciare uno spazio libero ai bambini…

Elena, 8 anni

Non nego che la prima volta che ho sentito parlare di Filosofia per bambini ho provato un senso di stupore e incredulità, perché di solito quando si pensa alla filosofia, vengono in mente seriosi signori coi capelli canuti che riflettono su grandi domande e dialogano coi loro pari in esclusivi salotti letterari (o nelle torri d’avorio delle università, lontano dalla vita quotidiana della maggior parte delle persone).
Ecco perché mi è venuta subito voglia di approfondire, intervistando un’esperta nel campo: Giulia. Lei ci aiuterà a ripensare l’aulica filosofia con gli occhi entusiasti dei bambini e darà una nuova vita a una disciplina che fino a ieri era solo per pochi.

Giulia, intanto grazie per il tempo che ci hai dedicato, vuoi raccontarci la tua storia e come sei arrivata alla filosofia per bambini? Esiste un training apposito?

Io ho incontrato la Philosophy for Children per la prima volta nel 2013. Mi ero da poco laureata in Filosofia a Bologna e mi stavo documentando sull’affascinante ed eterogeneo mondo delle pratiche filosofiche.
Facendo varie ricerche, sono incappata in questo strano acronimo (P4C) che sta, appunto, per Philosophy for Children. Inizialmente ho seguito un seminario intensivo con Antonio Cosentino (colui che ha portato la P4C in Italia insieme a Marina Santi) e poi, sempre più interessata, ho deciso di iscrivermi a un corso di specializzazione post-laurea in Philosophy for Children and for Community. In Italia un corso del genere è attivato solo da tre università: quelle di Padova, Firenze e Napoli. Io ho ottenuto il diploma all’Università di Firenze e ho poi svolto un tirocinio in alcune scuole toscane per poter ottenere anche il titolo di Teacher in P4C – insegnare – (titolo rilasciato dal CRIF, centro di ricerca sull’indagine filosofica).

A chi volesse intraprendere un percorso di tal genere, consiglierei di informarsi presso una di quelle tre università oppure presso il CRIF (che organizza anche seminari estivi residenziali della durata di una settimana). Esistono poi dei corsi di formazione specifici per gli insegnanti.

Dove nasce questa disciplina e quanto è diffusa in Italia?

La Philosophy for Children è nata in America agli inizi degli anni 70. Matthew Lipman, professore di logica alla Columbia University di New York, si era accorto che i suoi studenti non sapevano ragionare in modo corretto e non sapevano pensare in modo critico ed autonomo.
Lipman pensò che questo fatto fosse dovuto all’assenza della filosofia nelle scuole primarie e secondarie. Iniziò dunque a scrivere un racconto per i ragazzini delle scuole medie e a sperimentare il suo metodo nelle scuole.
Constatò subito che anche i bambini più piccoli rispondevano molto bene a questo tipo di pratica e si mise a scrivere altri racconti e i manuali corrispondenti per gli insegnanti (con esercizi e approfondimenti). Lipman ha poi fondato l’Institute for the Advancement of Philosophy for Children e il suo curricolo ha avuto ampio seguito e diffusione dapprima negli Stati Uniti e successivamente in tutto il mondo con l’istituzione di numerosi centri. In Italia la P4C è studiata e praticata dalla fine degli anni novanta e oggi è diffusa in moltissime scuole di ogni ordine e grado (oltre 300)!

A quale età dei bambini si rivolge e che obiettivi formativi ha?

La P4C è un vero e proprio percorso pensato per i bambini e ragazzi dai 5 ai 14 anni (dall’ultimo anno della scuola dell’infanzia fino all’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado).
Ci sono poi molte esperienze positive di Philosophy for Community anche nelle scuole secondarie di secondo grado (la pratica si può estendere anche ai ragazzi e agli adulti). La P4C è sostenuta dall’UNESCO, in quanto risponde alla promozione delle cosiddette life skills (abilità nella vita).
Il suo obiettivo primario è quello di allenare e sviluppare il “pensiero complesso”, che è a sua volta costituito da tre elementi: il pensiero critico (logico-argomentativo), il pensiero creativo e il pensiero caring (cioè valoriale o di cura).

La cosa che più apprezzo della P4C è che essa mira a educare sia la dimensione emotivo-affettiva sia quella razionale e cognitiva.
La filosofia per bambini tenta di andare oltre i pregiudizi, i luoghi comuni e gli stereotipi; cerca di insegnare a ognuno a esprimere i propri pensieri in maniera chiara e ad argomentare le proprie opinioni mediante delle buone ragioni.

Può essere utile anche in casi di difficoltà nell’apprendimento?

In genere tutti gli alunni prendono parte al cerchio e alla comunità di ricerca; ognuno ascolta e partecipa secondo le proprie possibilità. Spesso accade che, dopo un certo numero di sessioni, anche i bambini con qualche difficoltà vogliano dire la propria opinione e comunicare i propri pensieri.
L’intento della P4C è quello di creare una comunità il più possibile inclusiva, in cui ci si rispetti e ci si valorizzi reciprocamente.
A Padova la professoressa Marina Santi studia proprio l’applicazione della P4C con persone diversamente abili.
Il programma della P4C si mostra valido anche nel prevenire (e contrastare) fenomeni di disagio che possono portare alla dispersione scolastica o a episodi di aggressività fra i bambini e i ragazzi, cioè al cosiddetto bullismo scolastico (in particolare mediante la sollecitazione a comprendere i punti di vista altrui).
La P4C, infine, può facilitare l’acquisizione di consapevolezza di fronte ai fenomeni della globalizzazione e integrazione globale, ponendosi quindi come valido supporto per il dialogo interculturale. Clima cooperativo e collaborativo.

Per tua esperienza personale la “discussione Filosofica” coi bambini è veramente possibile? Che risposta avete dai bambini coinvolti?

Certo che è possibile! Io ho avuto esperienze molto positive con bambini di tutte le età. In genere i bambini sono curiosi e apprezzano molto il fatto di poter fare domande e di poter esprimere il proprio pensiero senza paura di sbagliare (e di prendere un brutto voto!). I racconti di Lipman sono scritti col consapevole obiettivo di fornire strumenti, adatti alle singole tappe dello sviluppo, per aiutare i bambini ad apprendere e pensare correttamente. Come dice il maestro Alberto Manzi, “il bambino, di fronte a ogni situazione, riflette, analizza, cerca di darsi una risposta. La sua capacità di ragionamento inizia subito. […] Occorre che il bambino sia sollecitato a saper vedere, a saper osservare, a riflettere sulle cose, a ragionare sulle cose, ossia sollecitato a pensare, a fare, a parlare…”.

Di primo acchito potrebbe sembrare che filosofia e infanzia siano due cose lontane, quasi opposte: una contraddistinta dalla concettualità astratta, dalla serietà e dal rigore; l’altra dal gioco e dall’ingenuità… In realtà, a uno sguardo più attento, ci accorgiamo di tanti elementi comuni: primo fra tutti il senso della meraviglia, lo stupore per ciò che ci circonda, la voglia di fare domande e la curiosità di indagare il mondo. Il presupposto fondamentale della P4C è l’idea che il bambino sia degno di rispetto e che i suoi pensieri meritino di essere ascoltati, perché dotati di valore e dignità.
Spesso, più che coi bambini, ho difficoltà con i genitori o con le insegnanti: esse, infatti, sono abituate a ragionare per obiettivi (più o meno immediati) e pretendono, dopo poche sessioni, di vedere dei risultati tangibili. In realtà, durante un incontro di P4C, non si producono dei “lavorini” materiali, ma si impara a pensare!

È possibile affrontare anche argomenti complessi o è preferibile mantenere un approccio più ludico e giocoso?

Dipende dall’età. Ovviamente coi bambini di 5 e 6 anni occorre usare un approccio più ludico e proporre attività diverse (tra le quali il disegno). Ma, di solito, sono i bimbi stessi che tirano fuori spontaneamente dei temi complessi, come Dio, la morte, ecc…
Ovviamente non si tratta di insegnare la storia della filosofia ai bambini: non abbiamo a che fare con delle nozioni da imparare in modo mnemonico, ma con una pratica da esercitare: i bambini sono invitati a filoso-fare, cioè a esplicare la loro naturale meraviglia, lo stupore e la loro innata tendenza a porre domande. In genere si parte da uno stimolo, una lettura o un’immagine, e poi si stimolano i bambini a formulare interrogativi e osservazioni; dalle loro domande si estrapolano dei temi e tra questi se ne sceglie uno: questo sarà il tema del nostro dialogo. Una sessione di P4C in genere si svolge in un particolare ambiente: tutti i bambini siedono in cerchio (proprio perché non si tratta di una lezione frontale) e il facilitatore siede insieme a loro e, come dice il nome, facilita i processi di ricerca e di dialogo, senza imporre temi od opinioni.

La classe col tempo si trasforma in una vera comunità di ricerca. I materiali didattici usati in P4C sono, in genere, dei racconti in forma dialogica in cui i protagonisti, bambini, adolescenti, adulti, animali dialogano su problemi e questioni di natura filosofica, ma sempre legati alla loro esperienza quotidiana.

La filosofia per bambini in ROMAGNA

Diverse persone, associazioni e scuole romagnole si sono attivate negli ultimi tempi per fare progetti legati alla Filosofia per bambini. Nella provincia di Rimini è attiva Giulia Negrini (intervistata nell’articolo e socia del CRIF), che da 2 anni lavora nelle scuole della provincia (primarie, secondarie di primo e secondo grado) e anche in altri contesti: librerie (“Bianca&volta” di Riccione), associazioni e fondazioni, come ARE ERE IRE (aps di Rimini) e ISUR (Istituto di Scienze Umane di Rimini) oltre che in diverse biblioteche comunali alla biblioteca Gambalunga di Rimini dove, ogni anno a settembre, si svolge “il cortile dei perché”.
Per info: https://www.facebook.com/philointermentale/

Anche a Forlì e Cesena da alcuni anni vengono attivati diversi progetti: per esempio a Forlì negli scorsi mesi la biblioteca pedagogica “D. Santarini” ha organizzato un ciclo di incontri (che valeva come corso di formazione per insegnanti) sulla P4C (Philosophy for Children) con Pierpaolo Casarin e Silvia Bevilacqua, formatori di “Insieme di pratiche filosoficamente autonome”.

Da qualche mese ha aperto la prima sede del CRIF (centro di ricerca sull’indagine filosofica) in Emilia-Romagna. Il Crif ha sede a Roma ma ha filiali in quasi tutte le regioni italiane.

Per informazioni: http://www.filosofare.org/ crif.emiliaromagna@gmail.com

 

Intervista a Giulia Negrini a cura di Romina Alessandri

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.