Guardati dentro, specchiati fuori

Guardati dentro, specchiati fuori

Supera limiti e confini: come Natura insegna

Salvatore e Lucilla Satanassi

Sull’appennino romagnolo, all’altezza di Sarsina, sorge un’azienda che produce rimedi naturali. E descriverla in questo modo è assolutamente riduttivo. Quando si arriva a Remedia, ciò che si respira è il profumo vero della Natura, amabilmente rispettato, coltivato e curato, da mani sapienti che hanno a cuore la propria e l’altrui salute. Sembra un mondo incantato di fate e folletti? In effetti un po’ lo è, ma è tutto incredibilmente reale. Si respirano accoglienza, vitalità, silenzio e rispetto. Salvatore e Lucilla Satanassi di Remedia, in questo articolo, uniscono il coraggio di guardarsi dentro con l’aiuto del miglior specchio che possiamo incontrare: la Natura.

Esiste ancora la vocazione?
Spunti di riflessione sul proprio ruolo nel mondo
Le parole di Salvatore Satanassi

Se metto in relazione il sé con il mondo, mi viene in mente una semplice parola tutto sommato un po’ in disuso: la vocazione ovvero la “chiamata” (non è monopolio della Chiesa). Essa è un chiaro trasporto verso ciò che vogliamo fare nella vita, mettendo quindi a frutto un nostro talento che di solito si percepisce nella purezza dell’infanzia. Questo talento deve, da sempre, scontrarsi con qualcosa, la famiglia per esempio, e oggi anche con il caos che ci circonda e che ci svia dalle nostre percezioni, non tanto portandoci “fuori strada” ma peggio, desensibilizzandoci. E poi aspettative, reddito, sicurezza, educazione… Sono tanti i temi che fanno lavorare più la mente e meno il proprio cuore.

Il distacco dalla natura ci rende a volte simili agli animali dello zoo, cibo assicurato, ma occhi vuoti e assenti.

Quando si cammina fuori dal proprio progetto può anche sopraggiungere la malattia: essa tenta di insegnarci come ritornare in ascolto della nostra natura. Siamo passati dalle numerose malattie acute di ieri a tanti e precoci problemi cronici di oggi, vera piaga della nostra società poiché indice di poca vitalità e capacità di reagire, come accade alla nave senza vento.

Il mondo si abbellisce della nostra integrità: l’uomo, come un pezzo di un puzzle, diviene importante, utile e bello nel momento in cui si riconosce e si colloca in un quadro realizzando contemporaneamente un beneficio personale e sociale. Quello è un momento di grande festa per tutti, come accade nella parabola del figliol prodigo il quale ritorna a casa dopo aver conosciuto se stesso nel mondo (attraverso la sua parte di ombra).

Una festa che non viene invece celebrata per chi è rimasto a casa. Anche le compagnie telefoniche fanno più festa ai clienti che ritornano senza premiare chi non ha osato cambiare.

Proteggere la diversità

Si può pensare che il caos di questo mondo sia finalizzato a spronarci nel viaggio di andata e ritorno verso noi stessi, quindi l’importate è “viaggiare”, divenendo in questo modo autentici, come lo sono le piante e gli animali che interpretano se stessi e sono pura poesia. Come lo è una madre che allatta, un bimbo che ride, un gatto che lucida il suo pelo. Non lo è al contrario un bambino che canta o si atteggia da adulto e non è poetico fare le cose per denaro, quantomeno se è la principale fonte ispiratrice: infatti tutti andarono a salutare Bocca di Rosa perché lei lo faceva per passione!

La mancanza di autenticità può anche essere una fase, tuttavia se si maschera questa cosa, come quando si sorride solo per il selfie del momento o come quando chiediamo a un altro implicitamente di risponderci solo con un “bene, grazie” ecco, lì si semina superficialità e apparenza. Figuriamoci se in questo modo capiremo cosa fare di noi stessi. Il mondo non vuole la monocoltura, nemmeno la monocultura! Serve la capacità di integrarsi in un ecosistema e disintegrarsi dalla triste omologazione che genera sterili animali da zoo. Penso che l’uguaglianza sia un non-valore, considerando che è la diversità che va protetta e custodita.

Semmai parliamo di dignità, di opportunità ma parlando di uguaglianza in termini semplici invitiamo le persone all’omologazione. Ci sono parole meno ambigue per definire certi importanti valori. Il puzzle ci ricorda dell’utile scambio tra l’essere se stessi e il mondo attor- no, evitando di credere nelle situazioni fisse e statiche perché vivere è una splendida danza a cui solo la staticità si oppone, specie se non inserita in un concetto più ampio di ciclicità. Non è naturale proteggere la vita a tutti i costi poiché si nega un legame sano con la morte che è altrettanto sinonimo di vita. Se uno sciagurato inventasse l’elisir di lunga vita avremmo l’inferno in terra; anche la cura fine a se stessa non propone elementi di crescita, miglioramento e ascolto di sé.

Penso che l’uguaglianza sia un non-valore, considerando che è la diversità che va protetta e custodita.

L’Abete insegna: connettiamoci con la Natura

Lavorando con i rimedi naturali non posso esimermi dal vedere nell’Abete un simbolo della vocazione poiché ci guida a trovare una personale connessione con le nostre parti più elevate e allo stesso tempo permette di relazionarsi con gli altri proprio come fa la vocazione. Per questo sarebbe bello portare bambini e giovani a camminare nelle foreste di abete o portare il suo messaggio nelle scuole, non solo per Natale quando purtroppo le lucine e le abbuffate di cibo anestetizzano l’ascolto interiore. C’è una saggezza e una coscienza che governa tutto, riponiamo in esse fiducia.

Sintonizziamoci con il cuore e il silenzio, pilotiamo con coraggio la nostra barca in questo fiume della vita: solo così saremo utili a noi stessi e al mondo!

Guardati dentro
Abbi cura di te e avrai cura del mondo
Le parole di Lucilla Satanassi

Certo che non si scherza qui a Vivi Consapevole in Romagna! Essere soci sostenitori di questo ambizioso progetto non significa solo fare qualche riunione, mettere giù due ideucce, pagare un contributo: è una continua sfida, una costante sollecitazione, una richiesta di vero coinvolgimento. Ed è giusto, altrimenti la Consapevolezza si andrebbe a far friggere assieme alla Romagna: saremmo solo imprenditori di cose, non di fatti, di progetti, di vita.

“Guardarsi dentro”, la prima parte della frase: ribaltiamola. Guardati attorno, ammutolisci, stai zitto, non cianciare, cammina nel bosco e respira.

Questa è la realtà a cui ci ha portato la scelta della terra e della campagna. Siamo qui, a Quarto di Sarsina, in faccia al monte Fumaiolo e con il Savio che ci scorre ai piedi. Guardati attorno e troverai uno specchio incredibile: la Natura. I cinghiali devastatori e dirompenti, le erbe pazze e selvatiche, la vita che nasce e che muore, gli odori e gli umori, i movimenti degli astri, il sudore e l’estraneità a questo mondo selvatico che vive anche senza di noi. Nasce un desiderio incontenibile di poter partecipare a tutto ciò.

La vita, semplice, è davanti ai nostri occhi, ricca di intelligenze, sapienza, evoluzioni, miracoli. Avere cura di sé è dimenticarsi dei propri confini e curare la vita attorno a noi

 

Il Melo, Maestro di vita

Osservare il miracolo che la vita compie, nella sua totalità, in ogni istante, è il più grande atto celebrativo di noi stessi. Maestro di questo sguardo verso l’esterno è il MELO. Se il Melo fosse un animale sarebbe forse il Cane, entrambi i primi a lasciare la selva per lasciarsi addomesticare dall’umano. Il Melo, pronto a ogni potatura o allevamento forzato, pur di essere al nostro fianco, si è distribuito per essere disseminato in tutto il globo. Ogni giorno, basta un suo frutto per mantenere in noi la salute.

La cura consiste nella pratica delle piccole e semplici cose, di quelle che ti tengono vicino al respiro della terra, vita semplice e ricca di cuore, senza necessità di successo. Il Melo vive al centro del giardino Gaia. È da qui che ci parla e ci ammaestra. Se mettiamo il naso nella sua fioritura, siamo portati a inspirare tutta la sua purezza che già Bach aveva raccolto nel suo universale Crab apple. Una purezza infinita, luminosa e tranquilla che sa invadere il corpo così tanto straziato da storie, dottrine e dogmi. La sua purezza ci lava, ci benedice e rende nuovamente ideale il nostro corpo, perfetto nella sua unica forma, irripetibile e miracolosa. Il Melo ci accompagna a provare purezza. Una devozione disincantata, un innato piacere che coinvolge ogni cellula del corpo. Le ferite si sanano con il ritorno del miracolo di esistere. Il Maestro Melo disvela la bellezza, non la costruisce, ma la rende evidente. Avalon è il suo antico nome, Avalon è dove lui vuole accompagnarci.

Lo Spirito del Melo purifica il nostro sguardo dalla nebbia e disvela la bellezza dentro di noi e attorno a noi. Ecco la grande rivoluzione. Avere cura di sé è dimenticarsi dei propri confini e curare la vita attorno a noi. Tutto è vita. Le pietre, gli animali, i monti, il cielo, le stelle, le macchine pure. Il Melo, antico maestro, dice, perché no?

Fidati, sii un costruttore di bellezza ovunque e comunque, abbi cura dei tuoi gesti, genera il paradiso in ogni istante. E in ogni istante, come questo, si può. È possibile e lo vedo davanti ai miei occhi, che corrono sui campi, le siepi e i meli di Remedia.


Lucilla e Salvatore Satanassi

Fanno parte del team di Remedia. Una realtà romagnola unica, volta alla continua ricerca e sempre in ascolto della voce principale: la Natura. Il loro intento è diffondere la cultura della salute, una visione olistica dell’uomo che non può e non dev’essere trascurata.

Contatti Remedia

Via dei Laghetti, 38 – Sarsina (FC)

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