I miei tre figli sono nati in casa

I miei tre figli sono nati in casa

Come ho scelto il parto a domicilio e perché lo consiglio a tutte le donne

Quando racconto che i miei tre figli sono nati in casa, la maggior parte delle persone mi chiede: ma è legale? Molti esclamano: che coraggio che hai avuto!

Oltre a rispondere che il parto in casa è più che legale, anzi è rimborsato dalla regione Emilia-Romagna che lo favorisce e lo tutela, affermo pure che per me ci sarebbe voluto del coraggio ad andare in ospedale e che l’idea di partorire a casa era quella che mi dava maggiore sicurezza.

Una cosa che mi piace dire, a proposito del parto a domicilio, è che è un parto a cinque stelle: è come stare in un albergo di lusso perché hai tutti al tuo servizio, tutto è pensato per te, per aiutarti, per farti stare bene, ci sei solo tu e le due ostetriche, che per legge devono essere presenti, e sono a tua completa disposizione. Ma andiamo con ordine e iniziamo la storia di come ho deciso di far nascere i miei bimbi in casa da quando di figli non ne avevo e di parto avevo solo sentito parlare.

Come si nasceva negli anni Settanta

Mia madre mi ha spesso raccontato la mia nascita: siamo alla fine degli anni Settanta, un periodo in cui la medicalizzazione della nascita è fortissima. Le donne partoriscono in ospedale, in posizione litotomica, inchiodate al lettino ginecologico. Mia madre si ricorda benissimo le spinte Kristeller: si tratta di una manovra molto dolorosa, allora molto utilizzata, con cui il ginecologo, portando tutto il suo peso sulla pancia della mamma, dovrebbe favorire la nascita. È anche il periodo della separazione della mamma dal bambino alla nascita: fioriscono negli ospedali i reparti nido in cui i neonati sono accuditi tutti insieme dal personale medico e infermieristico.

La mia mamma ricorda di aver vagato davanti alla porta del nido la prima notte dopo la mia nascita, cercando di riconoscere il mio pianto tra quello degli altri bambini.

Come si nasceva negli anni Trenta

Un’altra storia di parto che ho sentito spesso è quella che mi raccontava la mia bisnonna: la nascita di mia nonna. Siamo negli anni Trenta del Novecento. La mia bisnonna abita sulle colline sopra Sarsina in una casa contadina senza acqua corrente, luce, elettricità e gas.

La notte in cui mia nonna decide di nascere è piovuto talmente tanto che la strada per arrivare alla casa si è trasformata in un fiume di fango in cui si sprofonda a mezza gamba. Il dottore fatica ad arrivare e quando finalmente compare sulla porta è furioso: «Il dottore arrivò arrabbiatissimo – mi raccontava la mamma di mia nonna – perché nella casa in cui era stato prima erano talmente poveri che non avevano neanche un panno pulito e asciutto in cui adagiare il bambino. Cominciò a urlare con tutti e alla fine mi cavò la Silvana, che da sola non voleva uscire».

Come ho scelto di partorire a casa

Poco prima dei 30 anni ho iniziato a pensare concretamente all’idea di avere un figlio e a come farlo nascere. Nella mia mente erano impressi i racconti poco piacevoli dei parti delle donne della mia famiglia: mamme, nonne e bisnonne che avevano partorito nell’incuria, nel dolore e nella sofferenza, non solo fisiche, ma soprattutto emotive.

Mi chiedevo come e dove potevo far nascere i miei figli, cosa volevo per loro, ma anche e soprattutto per me, come donna.

Volevo essere protagonista dell’evento che da donna mi avrebbe fatto diventare anche mamma, volevo avere la certezza di essere ascoltata, aiutata e mai lasciata sola. Volevo garanzie di sicurezza e salute per me e il mio bambino.

In quegli anni, per lavoro (da anni sono giornalista per il Gruppo Macro) mi è capitato tra le mani un dvd intitolato Il primo sguardo: un film delicatissimo sull’importanza del primo legame tra mamma e bambino che proponeva tante immagini di parti avvenuti a domicilio. Ricordo la grande emozione nel vedere quelle meravigliose immagini: mamme che davano alla luce i loro bimbi a casa, nella loro camera da letto, con le luci soffuse e la presenza discreta e quasi invisibile delle ostetriche, la musica di sottofondo e il bimbo appena nato che veniva messo a riposare nel lettone tra mamma e papà. Ricordo di aver pianto e di aver immediatamente capito che quella era la strada che volevo percorrere, che avevo scelto per me, per la mia famiglia e per i miei figli. Ho iniziato ad approfondire l’argomento del parto a domicilio da tutti i punti di vista e mi si è aperto un mondo: ho scoperto che la nascita a domicilio è parimenti sicura rispetto a quella in ospedale (parliamo sempre di parto fisiologico) e che, risiedendo in Emilia-Romagna, la regione rimborsava parte dei costi sostenuti.

La nascita di Ginevra, Francesco e Giovanni

Ginevra, la mia primogenita è nata in casa il primo giugno del 2009 alle dieci e un quarto di sera dopo un lungo e dolce travaglio. Hanno assistito al parto mio marito Luigi e le ostetriche Annalisa e Monica dell’Associazione Casa Maternità Il Nido di Bologna.

La mia famiglia e quella di mio marito erano molto scettiche rispetto all’idea del parto in casa e anche molto preoccupate, ma quando ci hanno visto lì, nella nostra casa, tutti e tre insieme, in una situazione così protetta e meravigliosa, si sono sciolti nella commozione. Ricordo che mia suocera mi ha detto: «Non ci credevo, ma hai fatto davvero una scelta meravigliosa, la scelta giusta».

Quando sono rimasta incinta per la seconda volta, per tutta la famiglia era ovvio che avremmo nuovamente optato per il parto in casa: Francesco è nato il 2 giugno 2012 alle otto del mattino, dopo un travaglio più breve ma più intenso rispetto al precedente. Hanno assistito al parto mio marito Luigi e le ostetriche Linda e Rosalba. Anche Francesco è nato nella nostra camera da letto e ha subito approfittato del contatto con la mamma e il papà.

Un paio di ore dopo sono arrivati i nonni a vederlo e ci hanno portato dei bellissimi fiori, un bel cabaret di pasticcini e una bottiglia di prosecco di quello davvero buono, con il quale abbiamo subito brindato alla nascita di Francesco, anche se era mattina. Giovanni è nato ormai un anno fa, il 30 maggio 2016: è nato con la camicia, ovvero con le membrane intatte, alle 23:45. Hanno assistito al parto mio marito e le ostetriche Linda e Silvia.

Giovanni ha passato la sua prima notte dormendo della grossa in mezzo a noi nel lettone e la mattina di nuovo colazione con spumante e pasticcini, come era stato per Francesco.

Nascere in casa: un grande regalo per tutti

I miei figli hanno tre caratteri diversi, ma sono accumunati da un’indole serena: sono tutti e tre dei grandi dormiglioni, si adattano sempre alle nuove situazioni, amano stare a scuola e con gli amici, ma sono tanto legati alla loro casa e alla famiglia, sono solidali tra loro e anche con noi adulti.

Mi piace pensare che la loro indole tranquilla e ben disposta sia dovuta anche alla nascita rispettosa e dolce, avvenuta in un ambiente sereno e ultra protetto, di cui hanno goduto.

Ringrazio tutte le ostetriche che mi hanno accompagnato in questo fantastico percorso, in particolare Linda Manduchi, una donna meravigliosa e un’ostetrica dalla professionalità ineguagliabile: tutte sono per me degli angeli custodi, persone che non dimenticherò mai e che porterò sempre nel mio cuore.

Consiglio a tutte le donne di informarsi sul parto in casa e di prenderlo in considerazione: sono fermamente convinta che la prima cosa da tutelare sia la libertà delle donne di scegliere come partorire, il non giudizio sulle scelte compiute e che non esista una modalità di parto migliore delle altre.

Sono però parimenti convinta che se il parto in casa fosse maggiormente conosciuto e promosso dagli operatori, molte più donne (molto più dell’attuale 0,02%) sceglierebbero questa modalità e credo che i benefici per quella mamma, per quel bambino e per tutta la nostra società sarebbero innumerevoli.

Per chi volesse maggiori informazioni sul parto a domicilio e volesse contattarmi può scrivermi a: marianna.gualazzi@libero.it

Questi invece sono i contatti delle ostetriche con cui ho partorito a casa:

Casa Maternità Il Nido Bologna: http://www.ilnido.bo.it/

Linda Manduchi, ostetrica libera professionista: ostetricalindamanduchi.it

Partorire in casa: come si fa? Informazioni pratiche e consigli utili per far nascere i propri figli in casa

  • Tutte le donne possono partorire a casa?

    No, le ostetriche libere professioniste che operano a domicilio di solito si regolano in base al Protocollo di Klostermann. Malgrado sia datato, riassume l’essenziale: se una donna è sana, se il bimbo non è podalico, se non c’è sproporzione tra peso del nascituro e mamma, se il feto è unico, dopo la trentasettesima e prima della quaratatreesima settimana di gravidanza il parto può svolgersi in modo naturale. In definitiva tutte le donne con gravidanza fisiologica possono partorire in casa.

  • Chi devo contattare per partorire in casa?

    Ci sono ostetriche libere professioniste che fanno questo lavoro su tutto il territorio nazionale e che prendono in carico la donna non oltre la trentaduesima settimana di gravidanza. Le ostetriche seguono la donna anche dopo il parto, nel periodo puerperale, e svolgono un ruolo fondamentale nell’avvio e nel sostegno dell’allattamento al seno, una tappa spesso difficile soprattutto per le mamme al primo figlio.

  • Che caratteristiche deve avere la casa? Cosa occorre preparare?

    Perché il parto possa avvenire in casa l’abitazione non deve distare più di 30 km da un ospedale di secondo livello. Per il resto basta che la casa sia pulita. Poi saranno le ostetriche a dare alla coppia una lista dell’occorrente da preparare in vista del parto: si tratta di solito di traverse monouso, garze sterili, asciugamani bianchi in quantità, borse dell’acqua calda, spumante per brindare.

  • Chi paga il parto in casa?

    Lo paga la coppia. Alcune regioni (Emilia-Romagna, Marche, Piemonte, Trento e Bolzano) rimborsano il costo di un parto non operativo in una struttura ospedaliera e il costo di un bambino nato sano.


Scritto da Marianna Gualazzi

Giornalista, è direttore responsabile delle riviste «Scienza e Conoscenza» (Gruppo Macro) e «Vivi Consapevole» (Macrolibrarsi). Ha scritto decine di articoli sull’ecologia, gli stili di vita alternativi, la gravidanza e parto naturali, la genitorialità consapevole, l’alimentazione, le medicine non convenzionali, la scienza di frontiera.

È mamma di tre bambini e ama trascorrere il suo tempo libero con la famiglia, leggendo o cucinando.


 

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.