La fabbricazione digitale per il bene collettivo

La fabbricazione digitale per il bene collettivo

C’è un’immagine che mi è penetrata nella mente e non mi abbandona da diversi giorni. È una delle più note fotografie scattate da Sebastiao Salgado. Il soggetto è un bambino fotografato di spalle, con un cane che gli sta vicino come se riconoscesse nel bimbo il capo branco. Il bambino ha una piccola chitarra in mano, una maglietta stracciata, è denutrito, in un paesaggio senza un filo d’erba, arso dal sole. Guarda avanti a testa alta, come se stesse cercando la giusta direzione per continuare a vivere.

La forza che è in noi

Quel bambino non è il volto della sofferenza e della rassegnazione, non fa compassione o tenerezza, anzi risveglia in me una profonda ammirazione. Quanti di noi, nella sua condizione, saprebbero mantenere quella fiducia nel futuro? In realtà è un esempio. Se guardiamo la cosa con l’occhio dell’imprenditore e ci caliamo nell’attimo di quel bambino, avremo sempre la risposta su come si agisce per creare e mandare avanti un’azienda. Fare ora quello che serve per sopravvivere e guardare lontano cercando nuove opportunità. Vorrei acquistare quella foto e utilizzarla come simbolo dell’azienda: quando lo sconforto ci assale, per qualche piccolo inconveniente, possiamo ritrovare la forza che è in noi. La forza che è nel qui e ora.

Tutti potrebbero vivere decorosamente

Ma tante altre cose mi dice quell’immagine. Ci sono miliardi di persone al mondo che non hanno di che vivere decorosamente e quel bambino le rappresenta. Quali sono le reali necessità? Cibo, casa, salute, energia, lavoro, tutte cose che si possono avere grazie al Sapere. Ebbene, al mondo ci sono le conoscenze e le risorse perché tutti sulla Terra abbiano il minimo necessario per vivere decorosamente. Dunque, invece di cercare un sistema per costruire case su Marte, perché non progettare un sistema per costruire case gratuite sulla Terra? Perché non progettare un processo per dare cibo e acqua potabile a tutti gli uomini senza generare debito, senza renderli schiavi? È molto più semplice di quanto si creda, quasi alla portata di un fab-lab, di una start-up. Pensiamo per un attimo se la Nasa, le Università del pianeta, i Centri ricerca volessero focalizzare le conoscenze per il bene di quel bambino. In un anno ci sarebbero progetti e processi per dare a tutti il necessario per vivere decorosamente.

Il sapere e la capacità di autoprodurre

Le case si potrebbero fare utilizzando terra miscelata con un po’ di acqua, potrebbero costruirle robot che funzionano con il sole e con il vento, sarebbero case con tutto il contenuto di sapere del mondo, collegate a Internet con un monitor capace di dare tutte le informazioni necessarie per fare quel che si vuole. In quelle case l’acqua sarebbe ricavata dal sottosuolo, dall’umidità notturna, o dalle poche piogge che verrebbero deviate in taniche sotterranee. Sui muri di quelle case sarebbero appesi dei vasi contenenti piante con un sistema di coltivazione ottimizzato per consumare poca acqua e dare tante risorse: patate, verdure, alghe, bacche. Ogni pianta sarebbe scelta in base al clima e alla possibilità di vivere in quel luogo. All’esterno ci sarebbe una zanzariera per evitare mosche e zanzare, e dentro la casa ci sarebbero stampanti 3D capaci di dare forma a quello che quel bambino vuole: giocattoli per iniziare, ma ben presto diventerebbero strumenti musicali, e poi sedie, tavoli. E un sistema per tritare gli oggetti vecchi e dare loro nuova forma, fare sempre oggetti nuovi. Quel piccolo bambino avrebbe il sapere e la capacità di auto produrre quello che vuole lì, sul posto. Immaginiamo dieci, cento, mille, diecimila case costruite cosi, con diecimila bambini capaci di dare forma alla materia. Presto diventerebbero artigiani digitali. Chi esperto di programmazione, chi di robotica, chi produttore di chitarre stampate in 3D, chi esperto di coltivazione di piante o di alghe adatte al territorio, assistito dai detentori del sapere sulla terra.

Il valore è nella motivazione

Se si scatenasse una corsa a rispondere ai bisogni reali di quel bambino, in un anno avremmo risolto i problemi del mondo senza spendere nulla. Perché non succede? Semplicemente perché la motivazione della ricerca non è il bene di quel bambino, ma è il bene personale. Una volta un saggio mi disse che il valore di ogni azione dipende dalla motivazione. Noi di WASP lavoriamo per realizzare questa visione. Sappiamo che il valore di ogni azione dipende dall’intenzione, per questo cerchiamo costantemente di correggerla. Come quel bambino, cerchiamo di vivere il quotidiano guardando al futuro. Facciamo stampanti 3D per costruire case di terra, e stampanti 3D per fare i giocattoli, ma anche per stampare sedie, tavoli, pale eoliche. Studiamo sistemi di coltivazione verticale e reinterpretiamo tutto in chiave di auto produzione, vendiamo stampanti 3D e conoscenza, cerchiamo collaborazioni in tutti i campi per migliorare costantemente il progetto di casa che libera l’uomo. Siamo i primi a produrre stampanti capaci di stampare argilla, porcellana, geopolimeri. Il nostro gruppo affonda le radici nel sapere collettivo e lavora con la motivazione di dare ad ogni uomo il minimo necessario per vivere sereno.

«Quel piccolo eroe, suo malgrado, incarna la forza dell’uomo: guardare avanti e procedere con la certezza che ce la faremo. Fare ora quello che serve per sopravvivere e guardare lontano cercando nuove opportunità».

Maker economy starter kit

Quest’anno abbiamo presentato il frutto dei nostri sforzi. Si chiama Maker economy starter kit. Un container con all’interno il necessario per costruire una micro economia, per trasformare ogni territorio in un paradiso. Tutte le nostre macchine, per auto produrre quello che serve all’uomo, sono contenute nel kit. Progettiamo di vendere il kit a organizzazioni umanitarie per diffondere nel mondo il sapere e i progetti necessari a trasformare ogni territorio in un micro ambiente favorevole alla vita. Cosa riusciremo a fare nel mondo non dipende da noi. Da noi dipende il farlo con lo spirito di quel bambino che guarda avanti a testa alta qualunque cosa accada. La bella notizia è che da quando abbiamo adottato questa visione il lavoro non manca, l’azienda cresce ogni anno. Ogni giorno scopriamo nuovi servizi e nuovi prodotti utili all’uomo. Con stupore ci accorgiamo che lavorare per il bene degli altri è molto più conveniente che lavorare per il bene di se stessi, in termini di economia monetaria ma anche in termini di banca spirituale, perché ogni azione fatta per il bene del mondo va in un forziere che nessun ladro può aprire.


Scritto da Massimo Moretti e team WASP

Chi è Massimo Moretti?

Massimo Moretti è un sognatore, ma con i piedi ben piantati in terra. Nato a Massa Lombarda nel 1959, appassionato di tecnologia, si occupa di ricerca e sviluppo prodotti da più di vent’anni. Dopo avere attraversato il mondo dell’elettronica negli ultimi 10 anni si è dedicato alla progettazione 3D, alla costruzione di stampanti solide e di macchine a controllo numerico. Nel 2003 fonda il CSP (Centro Sviluppo Progetti), a partire dalle precedenti esperienze nel mondo dell’elettronica e della meccanica. È un’azienda che si occupa dello sviluppo di progetti innovativi: la continua ricerca e l’avanguardia sono i cardini di un lavoro che si fonda sulla volontà di lasciare un mondo migliore di quello che si è trovato e sulla fiducia nella tecnologia come base di un progresso sostenibile. Nel 2012 dà vita a WASP (World’s Advanced Saving Project): un progetto incentrato sullo sviluppo della stampa 3D con l’intento di finanziare la creazione di una mega-stampante 3D che può costruire abitazioni in terra cruda.


 

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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.