La figura della doula: chi è e cosa fa

La figura della doula: chi è e cosa fa

Chi aiuta le madri e le famiglie quando in casa arriva una nuova splendida creatura?

Doula è una parola del greco antico che significa “serva”, “schiava”. Il termine è stato usato in senso moderno per la prima volta negli anni Settanta da un’antropologa per designare una madre con figli che assisteva le neo-madri.

È un ruolo che è sempre esistito in tutto il mondo, spesso ricoperto da donne della famiglia o amiche di esperienza, all’interno di clan e villaggi.

L’opera della doula consiste quindi nello stare accanto alle donne, e in generale alla famiglia, quando arriva una nuova creatura.

Per me ha un senso molto più ampio: è qualsiasi figura che si mette “al servizio” quando c’è una richiesta, una necessità, da parte di qualsiasi persona, piccola o grande che sia.

Mi è capitato di essere chiamata come doula anche da donne che non erano diventate madri da poco, da persone che avevano semplicemente bisogno di avere accanto qualcuno che potesse essere lì, stare con loro, senza giudizio, e accogliere le emozioni, ascoltare, particolarmente in momenti di passaggi delicati o crisi.

Per questo la doula è una figura così appropriata nel periodo perinatale, quando le emozioni si fanno particolarmente intense. In quel frangente è benefico avere attorno persone che siano al servizio senza dare consigli o giudizi, e possano anche essere un sostegno pratico nella gestione di tutte quelle faccende di casa che, attorno alla nascita, difficilmente la futura o neo-mamma può gestire da sola.

Come sono diventata doula

La mia esperienza di gravidanza, parto e maternità è stata particolarmente trasformativa per me, e mia figlia aveva pochi mesi quando ho sentito la “chiamata” a mettermi al servizio di altre donne e famiglie. La mia formazione quindi è soprattutto fatta di lavoro sul campo (tanta tanta esperienza e “gavetta”) unito a molto studio e frequentazione di numerosi seminari sia di crescita personale, sia sui temi della nascita e della maternità.

Particolarmente significativo è stato anche seguire l’ispirazione e la “maestria” di Clara Scropetta, una donna straordinaria, di grande competenza, che in Italia sta portando avanti un’opera eccezionale di divulgazione di questi temi, essendo anche traduttrice e interprete del dottor Michel Odent.

In Italia c’è un mondo molto variegato di doule, ci sono anche scuole di formazione e associazioni, così come ci sono donne che hanno semplicemente sentito, come me, una “vocazione” e si sono rimboccate le maniche soprattutto in un lavoro sul campo, costruendo un percorso di studio molto personalizzato. Io in particolare ho seguito numerosi seminari tenuti da Michel Odent e dalla sua doula, Liliana Lammers.

Il rapporto con la donna che accompagno

Tra una doula e la donna che la chiama c’è una relazione di mutua crescita.

Essere doula di una donna mi mette in uno stato di servizio quasi spirituale che trascende la situazione stessa; allo stesso tempo è un’incredibile fonte di ispirazione e di apprendimento prima di tutto su me stessa, sul genere umano e sulle relazioni tra persone.

Sento di prendermi cura di una regina, di una dea, che genera e nutre nuovi piccoli della nostra specie, mi sento molto umile e silenziosa alla presenza di una donna che partorisce o accudisce un neonato.

La donna mi cerca come conforto, rifugio, braccia accoglienti nelle quali abbandonarsi alle proprie emozioni, una sorta di “co-madre”, e fa affidamento su di me anche per la cura degli altri membri della sua famiglia e dell’ambiente in cui vivono.

Madre e bambino in gravidanza, parto e postparto, costituiscono per molto tempo una diade quasi inscindibile. La doula custodisce questa diade, perché ogni azione, ogni pensiero che favorisce il benessere della madre va automaticamente a beneficio del bambino.

Quali sono le competenze di una doula? E quali sono le differenze con il lavoro delle ostetriche?

La doula lavora in contesti familiari, ma anche in contesti sanitari o socio-sanitari, quando c’è sufficiente apertura.

È una figura che in Italia fatica ad affermarsi a livello di “massa” perché nel mondo della nascita si è consolidata la pratica medica e la grande maggioranza segue gli iter socio-sanitari più abituali. Difficilmente le donne, quando sono incinte, vengono informate di questa opportunità.

In molti Paesi, ad esempio negli Stati Uniti, ma anche in Europa (Gran Bretagna), c’è una buona collaborazione tra doule e ostetriche ai fini del fluire positivo di una gravidanza, di un parto e di un primo accudimento.

La doula, in questi Paesi, è una figura totalmente conosciuta e accettata, anche in ospedale, e non esistono contrapposizioni “scomode” tra le competenze dei vari tipi di personale che stanno accanto alla madre.

In Italia la situazione non è analoga; in passato, e ogni tanto anche nel presente, ci sono state prese di posizione sfavorevoli alle doule da parte dei Collegi di Ostetriche, ma conosco anche molte ostetriche che invece vedono di buon grado la presenza delle doule e lavorano in collaborazione con loro.

Ci sono molte differenze nella formazione e nell’operato delle due figure. In base alla mia esperienza posso dire che mi occupo di aspetti del processo nei quali le ostetriche difficilmente possono essere disponibili.

Uno di questi, ad esempio, è la cura e la “coccola” della neomadre, della sua famiglia, della loro casa, nelle settimane dopo il parto, per lunghi periodi (anche mesi) e per intere giornate, dando una disponibilità che può arrivare fino alle 24 ore al giorno!

Il mio approccio, in generale, è comunque quello di pormi non tanto come una professionista quanto come una madre che ha vissuto un’esperienza di gravidanza, parto e accudimento molto gioiosa e arricchente e che, in virtù di questo, può portare armonia, leggerezza e al contempo profondità quando sta accanto ad altre madri.

Credo che oggi la figura professionale della doula si possa affermare sempre di più, soprattutto laddove si è perduta quella coesione di tipo “tribale” di cui parlavo all’inizio. Purtroppo le persone sono sempre più separate le une dalle altre, come accade spesso nei nostri contesti contemporanei e urbani. Sta a ognuno di noi impegnarsi affinché si ristabilisca quel senso di appartenza alla comunità di un tempo.

Spesso, scherzando, dico che il mio lavoro consiste per la maggior parte nell’ascoltare persone che piangono! Si tratta ovviamente di un’estrema e burlesca semplificazione del fatto che spesso basta avere vicino qualcuno che sappia ascoltare col cuore, senza interrompere, per provare un grande senso di benessere e per trovare da soli le soluzioni ai propri problemi.

Per questo mi auguro che il mondo possa presto tornare a essere un luogo in cui le doule non esistono più professionalmente, e tutti ci sentiamo doule gli uni degli altri! Ma fino a quel momento, io sono qui per servire.

Debora Stenta

È ricercatrice appassionata su tutto ciò che avviene attorno all’infanzia.

Attualmente opera soprattutto come doula, facilitatrice di gruppi, consulente su nascita, relazioni e apprendimento naturale.

Ha fondato “BradoSisma”, con cui svolge ricerca e divulgazione sull’infanzia e il selvatico, e “Disimparando s’impara”, con cui propone percorsi di destrutturazione pedagogica e disapprendimento esperienziale.

Per contattarla: debora.stenta@gmail.com – 349 8627685.

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