La lentezza che calma

La lentezza che calma

I benefici di Yin Yoga, Taijiquan e Metodo Feldenkrais raccontati da tre esperti

Introduzione a cura di Giorgio Gustavo Rosso

Fa bene o fa male fare esercizi in fretta e in modo impreciso?

Può sembrare strano eppure è esperienza comune e molto frequente che fare sport può facilmente provocare disturbi e problemi per la salute, con la necessità di lunghe cure riabilitative, operazioni chirurgiche dall’esito incerto e talvolta persino handicap che durano anche molti anni.
Correre, andare in bicicletta, giocare a calcio, fare attività in palestra e anche fare yoga sono spesso causa di incidenti e traumi più o meno gravi.

Siamo convinti che per ottenere buoni risultati e migliorare la nostra forma fisica sia necessario fare quanto più possibile, più velocemente e intensamente, combattendo contro il nostro corpo, i nostri muscoli e tendini, facendo compiere notevoli sforzi a singoli organi e a tutto l’organismo.

Metodo Feldenkrais, Taijiquan e Yin Yoga sono basati su conoscenze straordinarie e tradizioni millenarie, agiscono molto diversamente, in maniera profonda e molto accurata.

Durante e al termine di un incontro senti di entrare in un ambiente diverso dal solito, la mente si calma, la muscolatura si rilassa, ciò che sei si distende; non devi ottenere prestazioni, dimostrare quanto sei brava/o, combattere contro te stesso.

E i risultati sono sorprendenti: ti rinforzi senza quasi accorgertene, soprattutto nei punti più rilevanti per sentirsi bene con se stessi, provare autostima, sicurezza, forza interiore.

Ho praticato più o meno a lungo queste discipline, così diverse ma così vicine tra loro nell’approccio e mi sento di suggerirle a tutte/i, a partire da chi si sente in ansia e stressato, da chi crede di non poter fare nulla per migliorare la propria forma fisica perché è troppo vecchio, troppo rigido e bloccato, timido e impacciato, o non riesce a piegarsi.

Un’idea stereotipata di “tenersi in forma” vuole che per essere sani si debba fare esercizio con sforzo e velocità, concentrando in pochi minuti ripetizioni forsennate di esercizi.

Oggi rallentare sembra una sfida ancora più impegnativa che correre: richiede pazienza, impegno e attenzione. Qualità che possiamo coltivare proprio scegliendo, con coraggio, la lentezza.

Ce ne parlano tre insegnanti di discipline per il corpo e la mente che invitano a raccogliere una sfida diversa: fermarsi, rallentare, ascoltare.


Trovare equilibrio con lo Yin Yoga

A cura di Elisa Fantini

La società moderna è velocità, performance, esibizione: tanta energia in continuo movimento, poco spazio per la riflessione, il silenzio e il riposo. Questo crea un notevole squilibrio tra due opposti che andrebbero bilanciati.

Lo yoga moderno spesso riflette l’attitudine “dell’uomo di oggi” che preferisce una pratica intensa. Anch’io amo praticare uno stile di yoga dinamico, però avverto spesso il bisogno di bilanciare questa pratica e i ritmi moderni con uno stile più lento e meditativo, come lo Yin Yoga.

Yin Yoga è una pratica dolce, ma non per questo semplice: anzi spesso è più “facile” sudare, contorcersi e faticare con soddisfazione, ma se ci viene chiesto di fermarci con pazienza ad ascoltare avvertiamo ancora un senso di disagio, come se anni di attività fisica non avessero minimamente scalfito la nevrosi che il mondo moderno ci trasmette.

Nello Yin Yoga si tengono poche posizioni semplici per un tempo piuttosto lungo, ci si abbandona e si lasciano andare le tensioni fisiche e mentali.

Si lavora meno a livello muscolare e più sull’allungamento, aumentando la mobilità delle articolazioni.

Non è una pratica di puro rilassamento come spesso si crede: si fa un lavoro molto intenso sui tessuti profondi, che difficilmente sono coinvolti nelle attività che impegnano il corpo a livello muscolare.

Imparare a restare a lungo in una posizione concentrandosi sul respiro consente di attivare il sistema parasimpatico, godere di un profondo silenzio, migliorare la presenza mentale. Si impara a Essere anziché a Fare, ad accettare ciò che si deve accettare e a cambiare ciò che si può cambiare.

Questo fa della pratica Yin uno strumento valido per tutti.

Elisa Fantini

Diplomata presso la scuola di vinyasa yoga Hari-Om, pratica yoga dal 2004. Fin da piccola ha giocato con il movimento e amato la danza, in continua ricerca dell’espressione ideale del corpo e di sé, che ha trovato la sua forma perfetta nell’incontro con lo yoga. Ha studiato e ancora studia con diversi insegnanti, approfondendo vari stili di yoga: Hatha, Iyengar, Ashtanga e Vinyasa. Agli studi di una pratica Yang più energica e muscolare, ha affiancato l’approfondimento del più morbido e dolce Yin Yoga, frequentando in Svezia lo Yin Yoga Teacher Training di Biff Mithoefer.


Darsi il giusto tempo
, come insegna il Taiji

A cura di Claudio Gentili

Il Taijiquan prevede un’alternanza di movimenti lenti e veloci, in accordo con i principi di Yin e Yang della filosofia taoista in cui ha le sue radici.

Il taoismo suggerisce di vivere la lentezza non come un rallentamento forzato, ma come un fluire naturale dei movimenti in armonia con il respiro.

Un grande maestro del secolo scorso diceva che nella pratica del Taiji «i movimenti non devono essere dispersi quando sono veloci, né interrotti quando sono lenti»: muoversi lentamente significa adeguare il movimento alla situazione e, in senso più ampio, sviluppare la capacità di darci il “giusto tempo”.

Da questo punto di vista il Taiji è uno stile di vita, non una semplice pratica da palestra.

Trasportare nella vita di tutti i giorni il modo lento del Taiji è uno strumento straordinario per contrastare la frenesia del nostro tempo e lo stress a cui siamo sottoposti.

Allo stesso modo saremo capaci di essere veloci quando serve, senza che la fretta ci faccia disperdere le nostre energie.  Muoversi lentamente è più faticoso che farlo in modo veloce e a volte stare fermi lo è ancora di più. Se sto in una posizione che simula la seduta, impegnerò molto i muscoli delle gambe che sostengono la posizione. Se poi sposto il mio peso dalla gamba destra alla sinistra e viceversa, quanto più lento sarà il movimento tanto più a lungo dovrò mantenere attivi i muscoli coinvolti e lo sforzo sarà maggiore.

Una caratteristica fondamentale del Taiji è l’attivazione dei muscoli profondi (scheletrico posturali) che abitualmente non sono molto usati e quindi sono poco allenati.
Il lavoro fisico non è molto evidente dall’esterno, ma è estremamente presente.

In Cina il Taiji è usato da centinaia di anni nella prevenzione delle malattie e molti studi moderni ne confermano i benefici per la respirazione, circolazione sanguigna e linfatica; per la riduzione delle cadute negli anziani grazie al miglioramento dell’equilibrio; per la memoria e nell’ambito delle malattie neurodegenerative come il Parkinson.

Ma soprattutto rallentare ci insegna a diventare “osservatori”, a riconoscere le cose del nostro mondo interiore e di quello esterno. Nella lentezza, possiamo imparare a dare un posto e un ruolo a queste cose, o accettare quello che hanno per loro natura.

Il Taiji e la sua lentezza possono renderci presenti a noi stessi, pronti alla trasformazione, capaci di apprezzare ogni istante e affrontare nella quiete il cambiamento.

Claudio Gentili

Il maestro Claudio Gentili insegna Taijiquan e Qi Gong dal 2007. Si è avvicinato alle arti marziali a 14 anni attraverso il judo; nel 1995 inizia lo studio del Wushu, del Taijiquan, e del Qi Gong. Nel 2010 inizia a studiare Shiatsu e Medicina Tradizionale Cinese. Dal 2010 è Istruttore Sportivo riconosciuto dal CONI e dal Ministero degli Interni. Negli anni ha seguito stage con diversi grandi maestri in Cina e in Europa, proseguendo continuamente lo studio e l’approfondimento di Taijiquan, Qi Gong, Shiatsu e Medicina Tradizionale Cinese.


Il Metodo Feldenkrais 
e l’apprendimento dalla lentezza

A cura di Maria Grazia Fiumana

Il Feldenkrais è un metodo di auto-educazione del corpo, cioè insegna attraverso l’esperienza diretta come migliorare la postura e il movimento, eliminando tensioni, rigidità e attenuando i disagi derivanti dallo stress.

È davvero interessante il modo in cui gli allievi imparano facendo esperienza di sé: le lezioni di consapevolezza attraverso il movimento portano a trovare nuovi modi di muoversi, di sentire e di comunicare in relazione agli altri e all’ambiente.
È fondamentale non avere fretta, perché muoversi con lentezza consente alle persone di ascoltarsi con più attenzione.

“Fare un po’ meno di ciò che si può fare”, muovendosi lentamente, ci mantiene fuori dallo stress e ci dà la reale possibilità di imparare alla nostra velocità, dandoci il tempo di sentire, organizzare e assimilare l’idea del movimento.

In una lezione di Feldenkrais non si ha fretta di riuscire, ma si riscopre il piacere di un movimento naturale e comodo, leggero, perché le azioni efficienti si ottengono eliminando gli sforzi superflui e gli automatismi. I benefici che ne derivano non sono solo posturali, ma anche della sfera emotiva.

Muoversi bene e in modo sano passa anche dal ricercare la sensazione piacevole di un movimento lento, facile e rilassato!

Una buona postura significa minimo sforzo e massima disponibilità di azione, dà maggiore fiducia in se stessi e si riflette positivamente anche nel modo di esprimersi e di agire.

Maria Grazia Fiumana

Dopo il diploma in Scienze Motorie presso l’Università degli Studi di Bologna, approfondisce lo studio della Danza Espressiva e Contemporanea presso varie scuole di Firenze. Dal 1996 è insegnante diplomata iscritta all’Associazione Italiana Insegnanti Metodo Feldenkrais dal 1996. Attualmente è Assistant Trainer nella formazione di nuovi insegnanti, oltre a condurre gruppi settimanali per persone di tutte le età, lezioni individuali per bambini e adulti, seminari tematici sullo sviluppo dell’apprendimento motorio. Partecipa periodicamente a corsi di aggiornamento avanzati condotti da Trainer internazionali.


Per informazioni su queste discipline: www.leviedeldharma.it/corsi-settimanali/

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.