La motivazione è il reale valore di ogni agire

La motivazione è il reale valore di ogni agire

Cosa può fare la stampa 3d per i bambini siriani mutilati

Massimo Moretti

Prendersi cura di sé per salvare il mondo o prendersi cura del mondo per salvare se stessi. Inutile gioco di parole o concreta analisi della via del fare? Nelle scuole filosofiche orientali questa scelta provocò uno scisma e vide dispute ai massimi livelli del sapere. Qualcuno disse che era impossibile essere di aiuto agli altri fin quando non si era pronti e liberi da pregiudizi, dunque era inutile cercare di aiutarli non essendo in grado di farlo, meglio perfezionare se stessi. Altri invece sostenevano che prendersi cura di sé era una forma di egocentrismo ignorante, in quanto noi siamo uno, gli altri sono infiniti, per cui era assolutamente illogico. Poi ci fu chi disse che la motivazione era il reale valore di ogni agire.

Un’ingiustizia dell’Occidente

Quando ho conosciuto il dottor Jean Bassmaji (presidente dell’associazione AMAR Costruire Solidarietà) ho subito capito che ero di fronte a un uomo di cuore e di valore. Mi spiegò che era stato un cardiologo di successo, aveva vissuto per 40 anni in Italia e una volta andato in pensione aveva deciso di fare qualcosa per la sua terra. Mi disse che la Siria è dilaniata da un’orda di lupi affamati di petrolio che destabilizzano il Paese per mettere dei protettorati e controllare i pozzi. Jean mi fece vedere un filmato in cui alcune persone stavano scavando una trincea e scoprivano un vero fiume di petrolio ad appena due metri di profondità. «La Siria – mi disse – galleggia sul petrolio. La Turchia sposta bande di terroristi per destabilizzare il Paese, la Russia piazza le sue zone di influenza, e così anche l’America. Il mio popolo non si fida più di nessuno. Sa che è attaccato da tutti. Intanto in quello che resta degli ospedali arrivano migliaia di bambini senza braccia e senza gambe, mutilati da mine antiuomo progettate per non uccidere, perché un mutilato immobilizza e deprime un gruppo più di un morto».

Vittime delle mine antiuomo

Sono circa 50.000 i bambini siriani mutilati. Quel giorno il dottor Bassmaji mi mostrò la foto di un bimbo con al posto delle braccia una bottiglia di acqua minerale, una protesi fai da te a cui era stata fissata una matita. Il piccolo era intento a cercare di disegnare con quel moncherino che una mina italiana gli aveva lasciato.

«Sì – mi disse Jean – Non dire ai siriani di essere italiano. Siete visti molto male, perché siete quelli che costruiscono le mine che mutilano i loro bambini». Nonostante non vengano più prodotte in Italia da anni, infatti, le mine antiuomo italiane sono purtroppo ancora diffuse in varie parti del mondo, come spiega il rapporto Landmine Motor 2017.

Cosa può fare la stampa 3d

Il dottor Bassmaji mi chiese se potevamo fare qualcosa per quei bambini con la stampa 3d. Aveva visto che costruiamo protesi con le nostre stampanti, per cui mi domandò se potevamo dargli un sistema di stampa a un prezzo scontato. Stava faticosamente raccogliendo soldi. A quel punto gli proposi di allestire gratuitamente a Damasco un’Officina ortopedica digitale. È nato così un progetto con la collaborazione dell’Università di Damasco. WASP donerà un sistema completo per la progettazione di protesi. Il dottor Bassmaji inviterà in Italia un suo amico ricercatore per creare un ponte fra Italia e Siria. Formeremo da noi due tecnici, due studenti siriani che per progettare protesi dovranno imparare a rilevare le forme tridimensionali. Una volta tornati in Siria, potranno inviare i dati ai nostri labo- ratori, noi progetteremo le protesi e spediremo loro i progetti che potranno essere materializzati sul posto e applicati ai pazienti. Mi piacerebbe che fossero due donne, ma questo lo decideranno loro.

Tante difficoltà da superare

Non diremo che è un progetto italiano perché di noi non si fidano. Sarà molto difficile portare le macchine e costruire il ponte con la Siria. Il nipote di Jean è venuto a trovarci e mi ha raccontato che per fare gli ultimi 100 km si devono passare 16 check point. Lui è un commerciante ed è stato una settimana in mano all’Isis. Ora conosce bene il territorio e i militari dei vari posti di blocco e proverà a portare le attrezzature. Ci ha ringraziato, ma in realtà siamo noi che ringraziamo lui. Non è detto che riusciremo a dare sollievo a tanto dolore, ma già il tentativo di farlo è importante per noi. Forse non saremo utili, forse qualcuno lo vedrà come l’ennesimo schiaffo di un popolo che provoca le mutilazioni e poi spedisce le macchine per ricostruire gli arti, ma vorremmo dimostrare con i fatti che gli italiani non sanno fare solo mine antiuomo.

Il fondatore di una delle più importanti scuole di pensiero orientale diceva che “La pratica è… Restare senza cercare alcunché”. Una sintesi e una luce folgorante arrivano da quelle parole, ma noi siamo nati qui, dove nel 1330 un monaco chiamato Maestro Eckart diceva:

Quello che avresti voluto fare avendone la possibilità e quello che sei riuscito a fare nella realtà hanno lo stesso valore di fronte a Dio

Prendersi cura di sé per salvare il mondo, prendersi cura del mondo per salvare se stessi, due facce di una medaglia che si chiama vita, una vita che a volte sembra ingiusta.


Massimo Moretti

Nato a Lugo nel 1959. Il padre era un contadino appassionato  di  meccanica e motociclette, la madre bracciante agricola. Massimo cresce nel laboratorio del padre affascinato dalle scintille che scaturiscono dalla mola a mano. Maker e smanettone dalla tenera età di 6 anni, impara i rudimenti dell’elettrotecnica all’Istituto professionale di Lugo. All’età di 15 anni resta orfano del padre colpito da una forma di leucemia allora incurabile. Per aiutare la madre e la sorella, lascia la scuola e trova lavoro nella fornace di Massa Lombarda. Combattuto fra la necessità di un lavoro e la consapevolezza che quel lavoro non è la sua via, inizia lo studio delle filosofie orientali e delle arti marziali, entrando nella Nazionale italiana, mentre segue gli insegnamenti dei grandi maestri profughi tibetani al monastero di Pomaia. A 18 anni abbandona il lavoro e, aiutato dalla madre, completa gli studi in elettronica. A 20 anni assieme a un amico fonda la prima società che si occupa  di progettazione elettronica. Dopo avere sviluppato progetti per 30 anni, nel 2012 Massimo fonda WASP (World’s advanced saving project) con un gruppo di neolaureati in design del prodotto. Finanziando la ricerca tramite la vendita dei prodotti derivati dalla ricerca stessa, Wasproject sviluppa processi replicabili dal basso, collaborando con centri di ricerca in tutto il mondo per dare risposte ai bisogni di base dell’umanità.

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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.