La pedagogia della lumaca

La pedagogia della lumaca

I bambini vanno educati alla lentezza

«Dobbiamo ricominciare a vivere. Daccapo. Dobbiamo ritrovare il piacere di far passare gli altri per primi, di aspettare gli ultimi, di andare a piedi».

Gianfranco Zavalloni

Il libro La pedagogia della lumaca di Gianfranco Zavalloni è, ormai da 9 anni, il mio mentore quando mi serve un consiglio sull’educazione di mio figlio. Ogni volta che entro nel loop della fretta, del “dai sbrigati che devi fare, dai corri dobbiamo andare!” cerco di fermarmi, lo apro e torno nella “dimensione umanadi una vita assaporata nella sua bellezza.

Di cosa parla il libro? Beh, chiaramente di lentezza! L’autore, insegnante e direttore scolastico, ci ha insegnato che la chiave della felicità, è proprio questa: imparare ad andare lenti per assaporare il gusto della vita. Se vogliamo far crescere sereni i nostri figli (almeno loro!) dobbiamo dire addio alla fretta per elogiare l’ozio e la lentezza.

Ma come si fa a vivere oziando e andando lenti?

Qualcuno pensa che oziare e andare lenti sia un difetto, un modo per perdere tutte le meravigliose possibilità che la vita offre, invece è vero il contrario! Solo se ci fermiamo possiamo iniziare a vivere

Oggigiorno, con l’introduzione di tanti dispositivi elettronici ci siamo staccati per sempre dai ritmi biologici dell’uomo e non riusciamo più ad avere spazio per vivere nei tempi e nei luoghi pensati per farci stare bene: in primis nella Natura.

La nostra attuale struttura sociale non è biologicamente sostenibile e serve un cambiamento di rotta che va applicato prima di tutto sull’educazione dei bambini, quindi deve partire anche dalla scuola.

Educare all’esperienza

Zavalloni nel suo libro parla di educazione e di pedagogia vissuta sul campo, accanto a bambini e bambine che hanno imparato e insegnato a loro volta ai maestri come si deve vivere. Perché il vero insegnamento, quello che rimane nel tempo, è fatto di esperienza.

Già, fare esperienza delle cose significa averle comprese appieno e ricordarle per sempre; peccato che per fare esperienza serva tempo e pratica, cose che oggi sembrano dimenticate.

Per questo il libro parla delle strategie da mettere in atto per “perdere tempo” a scuola, dove si deve “perdere tempo” per dedicarlo all’esperienza.

Ecco alcune pratiche consigliate alle scuole romagnole:

  1. Perdere tempo a parlare: far parlare i bambini di loro stessi, del loro vissuto personale per conoscerli e capirli.
    Non serve a niente applicare il programma scolastico se non si conoscono i bambini con cui si deve lavorare.
  2. Ritornare al pennino: ovvero far lavorare i ragazzi con la calligrafia, l’arte della bella scrittura. Se la mano è sciolta la mente è leggera ed è pronta ad imparare.
  3. Camminare e muoversi a piedi: i bambini devono vivere il loro territorio, conoscerlo bene sia geograficamente che storicamente. Le gite a piedi sulla propria terra sono la base di tutte le nozioni di geografia.
  4. Disegnare: i nostri tempi sono impestati dalle fotocopie e queste sono la morte della creatività. Le fotocopie da colorare (in cui stare dentro a linee già impostate) sono la morte della libertà creativa. I bambini devono disegnare da soli tutto, dagli schemi agli organigrammi in modo da fare propri i concetti correlati ai disegni.
  5. Guardare fuori dalla finestra: una maestra che porta i bambini a guardare le nuvole e gli chiede cosa vedono sta creando una scuola eccezionale, una scuola di poesia.
  6. Scrivere lettere: nell’era delle mail e di whatsapp sembra eresia. Eppure l’arte postale delle cartoline, se fosse tutta disegnata a mano da bambini e bambine, porterebbe un’energia speciale in tutto il mondo.
  7. Imparare a fischiare: se un tempo era vietato oggi dovrebbe essere obbligatorio. Fischiare , anche tutti insieme, crea una musica incredibile e permette di concentrarsi e di vivere il qui e ora.
  8. Fare un orto: ecco un’attività dove la fretta proprio non può entrare! L’orto ha bisogno dei suoi tempi e sviluppa nei bambini l’emozione dell’attesa, la comprensione dei ritmi naturali, il rispetto del cibo.

Chi è Gianfranco Zavalloni?

Gianfranco Zavalloni (1957-2012) è stato dirigente scolastico dopo sedici anni di insegnamento nella scuola dell’infanzia; dal 2008 è stato responsabile dell’Ufficio Scuola del Consolato d’Italia di Belo Horizonte (Brasile). Romagnolo, di famiglia contadina, è stato animatore dell’Ecoistituto di Cesena, mentre si è dedicato anche al disegno e alla pittura nonché al teatro di burattini. Collaboratore della rivista CEM Mondialità, ha curato “Orti di Pace” e illustrato “La casa delle cose” .

Abolire i voti e i compiti

Ecco un’altra utopia possibile: l’abolizione dei voti. Se diamo un voto a ciò che è fatto con gioco o passione si perde l’essenza del fare esperienza. Si lavora solo pensando al buon giudizio e non per completare un processo di apprendimento. L’obiettivo diventa il buon voto e la prestazione perde totalmente di naturalezza! Inoltre il voto porta con sé la competizione e quello che dovrebbe diventare un’esperienza di gruppo diventa la lotta per vincere e arrivare primi.

Zavalloni da buon dirigente, nei suoi anni di insegnamento, aveva messo insieme un processo per le scuole dell’obbligo atto ad abolire i voti perché: «I voti distorcono il senso dell’imparare e anche quello dell’insegnare…». Infatti le valutazioni proposte dal sistema scolastico non tengono in considerazione in alcun modo la diversità; sembra assurdo che proprio a scuola non si consideri il rispetto della biodiversità che è il fondamento di ogni sistema vivente sano.

Dopo i voti, vogliamo parlare dei compiti delle vacanze? Se vi sembra esagerato l’approccio pedagogico fin qui illustrato leggete le parole di Zavalloni agli insegnanti: «Siete soliti paragonare la scuola dei ragazzi al lavoro degli adulti, ciò serve a far loro comprendere la necessità di un lavoro costante e ripetuto. Ebbene andiamo al dunque. Se io come dirigente chiedessi a voi di impegnare le giornate di vacanze natalizie in riunioni, commissioni, programmazione, recuperi ecc., come la prendereste? Il diritto al riposo, durante le vacanze è legittimo per voi quanto per gli studenti».

Che dire, sono concetti talmente nobili che sembrano oggigiorno assurdi e impossibili da applicare, eppure la mente di Zavalloni e di tanti insegnanti al suo seguito hanno cambiato diverse scuole in tutta la Romagna e non solo.

A dimostrazione del fatto che chi crede veramente nelle proprie idee può provocare un grande cambiamento nel mondo che ci circonda.

Il dono delle piccole scuole in Romagna

Le piccole scuole, quelle di periferia, isolate che stentano a sopravvivere perché spesso il numero di bambini non è sufficiente per garantirne l’apertura, sono il gioiello della nostra terra. Eppure le piccole scuole stanno morendo, vengono chiuse una dopo l’altra. Esse sono la perla dei paesi, perché la scuola deve partecipare come ruolo attivo alle tradizioni, alle iniziative storiche dei borghi e delle frazioni più lontane. Il piccolo ha una dignità educativa che nel grande non si trova più e Zavalloni lo sapeva bene.

Ha sempre lottato per tenere vive in Romagna la scuola di Rontagnano, quella di Saiano e tante altre.

Da li partivano programmi didattici meravigliosi, incentrati sul locale, come le ricerche dei bambini sugli usi e costumi storici della nostra terra, il lavoro sui grandi alberi delle colline o le analisi storiche sugli edifici rurali e religiosi.

Secondo Zavalloni la scuola poteva essere la “diga sociale” che difendeva le zone rurali dall’inesorabile spopolamento.

Sono davvero tantissime, oltre a queste, le idee di Gianfranco Zavalloni per una scuola “lenta e non violenta” e vi invito ad approfondirle nei suoi libri o su: scuolacreativa.it, tecnologieappropriate.it, scuolaer.it (rubrica «diritti naturali»).

La poesia che esce dai suoi scritti parla al cuore di chi conosce il valore della parola infanzia soprattutto perché l’infante di oggi è l’adulto del domani.

Il manifesto dei diritti naturali di Bimbi e bimbe di Gianfranco Zavalloni

Il diritto all’ozio, a vivere momenti di tempo non programmati dagli adulti.

Il diritto all’uso delle mani, a piantare chiodi, segare e raspare legni, scartavetrare, incollare, plasmare la creta, legare corde, accendere un fuoco.

Il diritto agli odori, a percepire il gusto degli odori, riconoscere i profumi offerti dalla natura.

Il diritto al dialogo, ad ascoltare e poter prendere la parola, interloquire e dialogare.

Il diritto a sporcarsi, a giocare con la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, l’acqua, i sassi, i rametti.

Il diritto ad un buon inizio, a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura.

Il diritto alla strada, a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade.

Il diritto al selvaggio, a costruire un rifugio-gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi.

 Il diritto al silenzio, ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua.

Il diritto alle sfumature, a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte la luna e le stelle.

da www.scuolacreativa.it

Scritto da Romina Alessandri

Chi è Romina Alessandri

Dopo la laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna e un master in Web Design & Comunication, ha iniziato a lavorare per Gruppo Editoriale Macro dove da 15 anni coordina la redazione della rivista Scienza e Conoscenza. Giornalista pubblicista, ha fondato l’agenzia di comunicazione RIVISTE&CO, che si occupa di servizi editoriali, copywriting, web e social marketing ed è specializzata nella produzione e gestione di riviste periodiche, fra cui Vivi Consapevole in Romagna. Nella vita è mamma e moglie con mille passioni: dal design all’architettura, dall’arte alla grafica editoriale. Osserva con occhi curiosi tutto ciò che di innovativo c’è in giro!

Contatti: direzione@rivisteeco.it


 

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