La sovversione nella mia vita

La sovversione nella mia vita

Il cambiamento arriva esperienza dopo esperienza

Da ragazzo ho sempre pensato che non avrei mai fatto il fornaio, infatti fino ai 27 anni ho fatto tutt’altro.

Da ragazzo, come molti miei coetanei, avevo l’attenzione e il focus verso altre aspirazioni, obiettivi e interessi. Nel periodo delle scuole superiori non avevo alcun interesse manifesto verso la natura, o meglio, mi piaceva molto passare pomeriggi al fiume, andare a pesca o andare qualche volta a tartufi nel bosco con il cane, ma i miei interessi veri erano uscire la sera, frequentare discoteche o locali notturni e vestirmi bene.

Dopo aver finito la scuola, ho iniziato a lavorare. Come primo lavoro, dai 18 ai 22 anni, ho lavorato nell’azienda di mio zio che si occupava di manutenzione e realizzazione di impianti industriali per l’allevamento (pollame, suini, tacchini). Diventai socio e in poco tempo riuscii a percepire un ottimo “stipendio”: spendevo quasi tutto in vestiti e uscite serali in discoteca, con tutti gli annessi e connessi di quella vita.

Un altro costo importante che sostenevo era quello della macchina: dopo la prima – un fuoristrada che ho distrutto in un anno – comprai una BMW nuova e super accessoriata, mi costava circa 1000 euro al mese fra carburante, gomme, assicurazione, tagliandi e tutte le spese necessarie per mantenerla. Ricordo benissimo che avere una bella macchina era per me un capo saldo della vita: pensavo che possedere una bella auto significasse stare bene! La stessa cosa valeva per i bei vestiti o per le serate a fare bisboccia con gli amici, nei locali.

Un’altra cosa che spesso influenzava il mio umore e la mia felicità erano i risultati della squadra di calcio per cui faccio il tifo. Sono stato abbonato per 6 anni e quasi tutte le domeniche andavo allo stadio in macchina: facevo 650 km per una partita di calcio ogni due settimane. Ricordo che erano giornate che influivano parecchio sulla qualità della mia vita sotto tutti gli aspetti.

I veri valori quali sono?

Già da allora, sentivo dentro di me la presenza di forti valori che in qualche modo mi hanno permesso di effettuare cambiamenti significativi. Il valore che attribuivo ai soldi in quel periodo era sicuramente molto alto, ma mai superiore al rispetto nei confronti delle persone.

L’ho capito quando, sul lavoro, si sono verificati alcuni episodi legati alla gestione dei collaboratori che hanno iniziato a non farmi sentire più così bene in quella realtà. Mi sono accorto che il denaro aveva più valore di ogni cosa e ne ebbi, ahimè, la prova quando decisi di uscirmene dalla società e abbandonare completamente quel mondo. È stata dura, sotto tutti i punti di vista: da una parte c’era il lato sentimentale perché fin da bambino sono stato molto legato a mio zio e l’avevo sempre visto come l’esempio da seguire, dall’altra quello economico perché uscivo da una situazione molto confortevole in termini di entrate mensili e rimanevo senza alcun tipo di entrata sicura. Non avevo altri lavori o progetti che mi aspettavano e allo stesso tempo avevo costi da sostenere, come le rate della macchina.

In poco tempo però trovai un’altra occupazione: la mia ragazza di allora si era appena laureata in farmacia e suo padre, viste le mie esperienze in gestione aziendale, mi mise a seguire farmacie di loro proprietà. Nel giro di qualche mese avevo di nuovo delle ottime entrate che mi permettevano di mantenere la macchina e lo stile di vita che volevo. Strada facendo aumentavano le mie abilità nella gestione di quel tipo di attività, entravo sempre più nel mondo delle farmacie, con tutto quello che ci gira intorno: gestione dei collaboratori, gestione dei rapporti con i soci, gestione dei rapporti con le banche, gestione degli acquisti e delle vendite, conoscenza dei vari gestionali dedicati. Le farmacie che seguivo diventarono quattro più una succursale estiva.

Mi accorsi da diverse dinamiche collegate ai rapporti fra le persone con cui lavoravo che ero di nuovo in una situazione dove il denaro valeva più di ogni cosa e iniziai a notare come le speculazioni fossero diventate eccessive e come probabilmente la troppa responsabilità e la continua ricerca di crescita iniziavano a pesarmi. Dopo circa 4 anni decisi di uscire da questo mondo e cercare qualcosa che potesse valorizzarmi di più e che fosse più in linea con quelli che iniziavano in maniera più concreta a essere i miei valori.

La sovversione ebbe inizio

Verso la fine di questa esperienza ho conosciuto dei consulenti (che ora sono amici) con cui iniziai un percorso di crescita personale: iniziai un percorso individuale che mi aiutò a vedere con più chiarezza quali erano le strade che avevo intrapreso e verso quale direzione stavo andando. Tutto ciò mi servì molto nel fare le scelte che mi portarono, in poco tempo, a fare grossi cambiamenti.

Era il 2009 e decisi di tornare a casa e iniziare a lavorare al forno dei miei genitori.

Conoscevo bene la realtà, un po’ perché era casa mia e un po’ perché da qualche anno mi occupavo della gestione della contabilità: essendo una realtà piccola riuscivo a seguirla anche mentre facevo altri lavori. Mi trovai a passare dall’avere grandi responsabilità, dal fare tanti km in auto su e giù per l’Emilia Romagna, dallo stare sempre al telefono e avere a che fare con soci e collaboratori a una quasi totale libertà. Andavo al lavoro alle 3:30\4:00 del mattino, facevo le consegne del pane (allora avevamo pochi clienti) e dopo 4 ore circa avevo finito. Dovevo portare a termine alcune mansioni da “ufficio” ma rispetto a quello a cui ero abituato era roba da niente. Le mie entrate però erano nettamente calate, tanto che dovetti chiedere aiuto ai miei genitori per chiudere alcune situazioni in sospeso, create dal precedente lavoro (avevo la partita iva e non ero stato impeccabile nella gestione delle mie finanze). La cosa mi pesò non poco perché fino ad allora avevo sempre goduto di una forte autonomia.

Tempo libero e nuovi orizzonti

Mi ritrovai ad avere tanto tempo per me. Iniziai a leggere molto: libri sull’economia come Ritorno al Passato di Andrea Bizzocchi (che ora è un amico), Pensare come le montagne di Paolo Ermanni, libri sull’alimentazione, uno su tutti The China Study di Campbell e libri sulla crescita personale come quelli di Anthony Robbins (molti di questi libri sono pubblicati dal gruppo Macro Edizioni con cui oggi collaboro con entusiasmo per diversi progetti).  Questo periodo di tempo libero e letture mi permise di capire meglio verso quale direzione avrei voluto dirigermi.

Decisi di vendere la macchina e liberarmi di tutti quei costi da sostenere, in fondo abitavo a 100 metri da dove lavoravo.

In questo periodo mi sono innamorato di Federica, anzi ci siamo innamorati, e abbiamo deciso di vivere nel mio paese a Dovadola, per cui della macchina non me ne facevo nulla, non era più fra le cose importanti. Era scesa dai primi posti agli ultimi in assoluto per importanza, era orami solo un costo pesante. Io e Federica, col tempo, abbiamo costruito insieme una famiglia, con due bambini, che hanno contribuito tanto a rafforzare il cambiamento che era già in corso nella mia vita perché quando diventi genitore inizi a pesare e prendere in considerazione in maniera diversa molti aspetti, fino a prima sottovalutati, come l’alimentazione, l’educazione, l’inquinamento, il rispetto verso l’ambiente in cui viviamo.

Iniziai a perdere interesse nell’uscire la sera e nello spendere soldi per abbigliamento e accessori: le spese che prima sembravano una priorità, adesso apparivano inutili. Rafforzai il desiderio di avere una famiglia: è un altro di quei valori che sentivo forte anche quando avevo la mia attenzione verso altri interessi. Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto costruire una famiglia, anche numerosa. Sicuramente l’esempio ricevuto dai miei genitori e dalle loro famiglie, le esperienze che mi hanno fatto vivere nell’infanzia, mi sono rimaste impresse, tanto da creare un valore solido e forte.

La sovversione porta a galla la passione

Durante questa fase di “passaggio”,  il mio lavoro è diventato una vera e propria passione: mi riferisco al lavoro in laboratorio, dove tutt’oggi posso sperimentare e creare tanti prodotti alimentari che sono in linea con quelle che sono le mie esigenze e quelle delle nostre famiglie. Il desiderio di offrire un prodotto sempre migliore mi ha permesso di approfondire e conoscere a fondo argomenti legati all’alimentazione giusta per la nostra salute e allo stesso tempo porre un occhio di riguardo all’ambiente attorno a noi.

Mi sono poi interessato e mi interesso tutt’ora di come e dove vengono coltivate le materie prime che trasformiamo in laboratorio. Questa cosa mi affascina a tal punto che recentemente ho avviato un’attività agricola con l’obiettivo di coltivare i cereali che utilizziamo al forno.

Quest’anno, per il primo anno, ho seminato il grano: ora è spuntato, e vado quasi tutti i giorni a vederlo, così mentre faccio alcuni lavoretti in campagna, ci facciamo compagnia! Sono alle prime esperienze e non ho tante conoscenze in campo agricolo, perciò le uniche cose che posso dare ora a questo progetto sono amore e passione.

Ho però le idee molto chiare su come e su quale direzione procedere, tant’è che ho scelto di seminare senza arare il terreno. Ho letto diverse cose su questo, è un po’ come sovvertire il normale e consueto metodo di coltivare. Oggi si è convinti che arare sia il metodo migliore per dare un buon terreno alle nostre coltivazioni, così come si pensa che dare fertilizzanti ed erbicidi sia la miglior pratica per una buona agricoltura. Io vorrei provare in un’altra maniera, non perché sia un pioniere di nuovi metodi di agricoltura, ma perché sento più in linea con i miei valori questo tipo di approccio alla terra.

Ci sono già molte persone che utilizzano questi metodi, come il metodo Manenti (il libro che ne parla si chiama Le radici dell’agricoltura) e c’è chi ha avuto buoni risultati. Io ho deciso di provarci, vediamo cosa succederà.

E oggi?

Ora ho una piccola jeep 4×4 del 1987. Mi serve per le mie scampagnate e per il periodo di ricerca ai tartufi: ho tolto i sedili posteriori così ci posso caricare gli attrezzi e i cani. Il calcio non è più uno degli ingredienti fondamentali per la mia felicità, non vado più allo stadio anche perché non avrei un mezzo adatto. Il mio abbigliamento preferito, che mi fa sentire a mio agio e mi rende felice oggi, sono scarponi ai piedi, pantaloni e maglietta verde natura e guanti da lavoro o per tartufi.

Vi ho raccontato sintetizzando il più possibile un po’ della mia storia, per capire assieme come le cose possono cambiare direzione e importanza nell’arco di poco tempo. Sono passato dagli allevamenti industriali al mondo farmaceutico per finire a fare il fornaio e ora l’agricoltore o come piace definirlo a me “il fornaio contadino”.

Sono passato dal dare importanza al denaro e all’auto fino a sentirmi bene quando guardo un campo di grano o quando sono assieme alla mia famiglia. Ho scoperto che le piccole cose non sono poi così tanto piccole. Se tutti sapessimo ascoltarci meglio, probabilmente sarebbe meno faticoso capire quali sono i nostri veri valori e le nostre esigenze.

Grazie a tutte le persone che ho incontrato e che mi hanno permesso di vivere questi passaggi e grazie a quelli che mi permetteranno i cambiamenti che arriveranno in futuro.

Non potrei essere e fare quello che faccio ora se non avessi vissuto le precedenti esperienze, penso che siano parte integrante e fondamentale della sovversione: per sovvertire devi conoscere o ancor meglio aver vissuto quello che vuoi sovvertire.

Fabio Cappelletti

Fabio Cappelletti è nato e risiede a Dovadola (FC), nelle prime colline dell’Appennino tosco-romagnolo. Da sempre è appassionato di boschi, fiumi, piante e tutto ciò che la natura crea.

Le sue esperienze lavorative nel settore dell’allevamento industriale e in campo farmaceutico gli hanno dato la possibilità di capire di persona come funzionano certe tematiche, al giorno d’oggi.

Di conseguenza, il suo processo naturale di crescita personale lo ha portato a cambiare il suo stile di vita. Fabio crede nel cambiamento e quotidianamente si impegna per realizzarlo. Da nove anni gestisce il Forno Biologico Cappelletti e Bongiovanni, l’attività di famiglia da due generazioni, panificando a pasta madre e utilizzando farine locali di grani antichi. Ha una grande passione che è quella di andare a cercare tartufi nelle nostre colline.

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.