La sQuola ItaGliana

La sQuola ItaGliana

Arrivano dalla Finlandia alcuni modelli educativi che possono 
essere d’ispirazione nei nostri istituti scolastici

Se volessimo analizzare una settimana “tipo” della maggior parte dei nostri bambini in età scolare vedremmo una situazione che, per grandi linee, potrebbe essere descritta come di seguito.

Dal lunedì al sabato

In classe dalle 8 alle 12:30/13:00 in base all’ordine e grado scolastico.
Dalle 14:00 in poi compiti-compiti-compiti e studio.
Nel tardo pomeriggio un po’ di Tv, playstation o, per i più fortunati, giochi all’aperto e qualche ora con gli amici.
2 volte a settimana (quando non sono 4 o 5) attività sportiva di vario tipo incastrata fra gli impegni di studio.

Domenica

Giornata libera per metà (perché il pomeriggio si ritorna a compiti-compiti-compiti).
Anche voi vi riconoscete in questa routine? Se la risposta è “sì” o “quasi” vi invito a continuare a leggere.

Un esercito di bambini seduti

In Italia e anche in altri paesi Europei, le lezioni scolastiche si svolgono al mattino, a esclusione di alcuni istituti privati o anche statali che hanno qualche rientro pomeridiano o addirittura propongono il tempo pieno. L’impegno dedicato all’istruzione è comunemente interpretato come 4-5 ore al mattino dal lunedì al sabato.
Oltre a queste ore dedicate all’apprendimento a scuola (stando per la maggior parte del tempo seduti composti, in locali al chiuso, ad ascoltare lezioni con poca interazione) i nostri bambini spendono la metà o tutto il pomeriggio in compiti e studio, arrivando a una media di 6-7 ore al giorno dedicate all’istruzione.
Secondo il programma di valutazione Pisa (Programme for International Student Assessment) dell’Ocse, le ore extra scuola dedicate a compiti e studio sono mediamente 9 a settimana, ma è chiaramente una media falsata, perché qualsiasi studente o famiglia può confermare un impegno quotidiano raramente inferiore alle 3 ore, per un totale di oltre 20 ore settimanali.

Facendo un calcolo veloce (mi auguro per eccesso) i nostri bambini, dal lunedì al sabato, possono essere impegnati per circa 50 ore fra istruzione e studio, di cui 30 a scuola e 20 a casa! Calcolando che un adulto con un contratto full-time ha un impegno lavorativo di 40 ore a settimana possiamo renderci conto della drammaticità della situazione.

Ma il punto focale non è solo sul tempo dedicato, ma sui risultati che si ottengono con questi metodi, ovvero: i nostri ragazzi dedicano tante ore alla scuola e ai compiti, ma imparano davvero qualcosa?

Il nostro Paese è in fondo alla graduatoria nelle competenze alfabetiche (competenze, riferisce l’Ocse, “fondamentali per la crescita individuale, la partecipazione economica e l’inclusione sociale”). Oltre a questo 50mila studenti di scuola media e superiore smettono di frequentare le lezioni, si sottraggono all’obbligo scolastico, non completano gli studi. Quindi cosa stiamo sbagliando?

Spunti di riflessione

Cercando di evitare il dibattito fra i genitori pro-compiti e quelli no-compiti vorrei portare all’attenzione su un sistema scolastico e didattico di un Paese riconosciuto ai vertici delle classifiche internazionali per competenze e conoscenze degli studenti: in Finlandia hanno una media di compiti a casa di Sole 3 ore a settimana.

In Finlandia la scuola dell’obbligo inizia a sette anni perché la filosofia educativa finnica prevede che prima dei 7 anni un bambino debba dedicare le sue giornate al gioco.

Qui, una volta iniziato il percorso scolastico obbligatorio (dai 7 ai 16 anni) ci sono comunque pochi compiti e pochi esami: non vengono fatti test nei primi 9 anni di scuola e nessuna valutazione dei risultati viene effettuata fino ai 13 anni (quindi più o meno fino alla nostra seconda media).

Viene proposta una sola prova obbligatoria a 16 anni ossia alla fine della scuola dell’obbligo. Il 30% degli alunni beneficia di aiuti (supporto pedagogico) durante la scuola dell’obbligo (che dura in totale nove anni).

Grazie a questo sistema gli studenti finlandesi sono ai primi posti nei test PISA, che servono a misurare le competenze dei ragazzi nei Paesi OCSE per quanto riguarda la lettura, le scienze e la matematica. Già con questa breve panoramica risulta evidente quante differenze ci siano nell’impostazione pedagogica fra la nostra scuola e quella di un Paese con le migliori performance degli studenti: basti pensare che nella nostra scuola le valutazioni con voti e giudizi scritti iniziano già dalla prima elementare (6 anni).

Ci sono poi grandi differenze anche sui metodi di selezione e assunzione degli insegnanti che, in Finlandia, vengono scelti su base meritocratica e, in seguito, hanno accesso a una formazione pedagogica permanente, anche durante il servizio.
Gli insegnanti stanno a scuola tutto il giorno (non solo per la lezione) e ogni 4 ore di insegnamento sono previste 2 ore di formazione professionale stipendiate. Lo stipendio medio è di 29.000 euro annuali.

Cambiare è difficile, ma migliorare è possibile!

Ci sono alcune scuole che, già da tempo, ispirate dall’esperienza finnica, hanno intrapreso politiche di cambiamento all’interno della propria struttura organizzativa: per esempio in una scuola in provincia di Pesaro-Urbino si è pensato di migliorare l’impostazione didattica grazie all’introduzione del metodo finlandese.

Riporto volentieri le parole di un’insegnante, rilasciate durante un’intervista al quotidiano “Il Resto del Carlino” del 15 gennaio 2019, con la speranza che possano risvegliare l’animo di qualche direzione didattica romagnola.

«Quest’anno volevamo rinnovarci e sentivamo il bisogno di andare incontro ancor di più alle esigenze dei bambini – racconta Laura Romani, insegnante e responsabile. Abbiamo guardato diverse proposte di progetti e ci siamo interessati alla sperimentazione del modello finlandese che, in sintesi, prevede che per ogni ora a scuola i bambini facciano 50 minuti di lezione e 10 di pausa. Io avevo già provato lo scorso anno, attraverso delle attività, il beneficio di lasciare agli alunni dei momenti in cui andare in palestra, oppure nel giardino, per scaricarsi un po’ ma sempre continuando a imparare: per esempio salendo le scale e contando per far pratica con i numeri ordinali.
Dal prossimo anno ‒ prosegue Laura ‒ abbiamo pensato di introdurre anche il Modi (“Migliorare l’organizzazione didattica”), la sperimentazione proposta dal dottor Raffaele Ciambrone, pedagogista e funzionario del Ministero dell’Istruzione: si prevede di fare 2 giorni e mezzo di italiano, storia, arte e laboratori e altri 2 giorni e mezzo di scienze, matematica, geografia e motoria, in modo che si possano consolidare e portare a termine certi argomenti, senza doversi invece interrompere perché, magari, è finita l’ora. Con i nuovi metodi si prevedono alcune attività a casa, per mettere a punto le conoscenze ma ci saranno sicuramente meno compiti perché la maggior parte del lavoro si svolgerà in classe.
Per i bambini ci saranno tantissimi benefici: si elimina la stratificazione del sapere, si aumentano la conoscenza, l’attenzione, il controllo, la disciplina, l’autonomia degli alunni. Si valorizzano i talenti in tutti i settori, perché si approfondiscono di più gli argomenti, si crea l’inclusione in una scuola in cui tutti progrediscono nella stessa maniera.
Quello che di sicuro avremo sarà una maggiore affettività verso la scuola: intendiamo preparare una stanza o un angolo delle aule in cui i bambini possano vivere quei dieci minuti di pausa in maniera costruttiva, positiva.
Inoltre ‒ conclude Laura Romani ‒ con queste novità si coinvolgono le famiglie e gli enti del territorio e la scuola può diventare un centro di riferimento per la formazione e l’educazione».


Romina Alessandri

Giornalista, lavora da oltre 15 anni 
nel mondo dell’Editoria. Ha fondato l’azienda Riviste&Co., un’agenzia editoriale che si occupa di Editing di riviste e libri, comunicazione, copywriting e contenuti per il web per diverse aziende e privati.
Per info: direzione@rivisteeco.com

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.