La vita che ricomincia dopo la quarantena

La vita che ricomincia dopo la quarantena

E se ciò che ci è accaduto ci desse la possibilità di essere oggi migliori di chi eravamo ieri?

Debora Battani

La fatica a riadattarsi è tanta: c’è ancora molto timore e tutto diventa più faticoso da tollerare nel quotidiano. Inizia una fase diversa, con la necessità di integrare paura e desiderio di ripartire.

Forse c’è un modo per aiutarci cioè valorizzare l’oggi e ciò che abbiamo. È vero che può sembrare poco, e so bene come i ricordi spingano: vanno verso quella che ci sembrava libertà e un bel modo di vivere, di qualità, verso quella “vecchia” vita che forse solo ora ci accorgiamo di quanto fosse bella, piena e magari a confronto con l’oggi soddisfacente.

Nella mia professione da sempre incontro persone scontente verso ciò che hanno. Incontro persone stanche che si sentono di dare poco nei loro ruoli di mamma e babbo, dovendo incastrare i ritmi pressanti e poco umani della nostra società. Incontro coppie che non hanno il tempo di essere coppie, non hanno il tempo dell’oggi e persone che soprattutto si trovano a occuparsi della propria salute solo quando viene intaccata da una malattia, con tanta rabbia e tormento, e che non si chiedono se potevano prendersi più cura di loro stessi fin da prima.

Forse una criticità del nostro modo di vivere era la frenesia, il vivere per obiettivi e prestazioni che una volta conquistati, lasciavano il posto al progetto successivo. E anche prima, seppur in un modo diverso, c’era la paura di non farcela, di non arrivare. Poco spazio per i sentimenti, per i legami, eh sì, quelli che ci sono mancati tanto in quarantena. E perché non li vivevamo prima? La risposta era sempre la stessa: non avevamo abbastanza tempo, travolti da una società veloce e convulsa, con i suoi meccanismi a volte forsennati.

La società siamo noi

La società è fatta di persone, siamo noi a determinarla. E questa è una grande fortuna, perché allo stesso modo, siamo noi che possiamo cambiarla.

A mio parere quello che è successo, il modo di vivere che il virus ci ha messo di fronte, può aiutarci a ricostruire una società migliore, più a misura d’uomo! E nel ricostruirla possiamo dare maggiore importanza a ciò che desideriamo veramente: affetto, tempo e salute… Soprattutto la salute!
Lo so, è difficile accettare che la situazione dei mesi scorsi, che ancora oggi ci trasciniamo dietro, abbia del buono, ma io sono certa che dietro ogni crisi ci sia una grande opportunità, se sappiamo vederla e coglierla.

Accettare è un processo psichico impegnativo e richiede una mente in grado di stare in quello che sta accadendo, dentro e fuori di noi, inoltre richiede tempo.
Durante il lockdown abbiamo passato tante fasi: la tristezza, l’incredulità, la rabbia, la paura di ammalarci, di non farcela ad andare avanti, di non riuscire ad adattarsi e di non avere i mezzi economici… Poi gradualmente abbiamo vissuto un altro lato della medaglia: meno stanchezza, meno rabbia, meno stress, la voglia di sorridere che ritorna, ci siamo inventati pic nic davanti al garage, canzoni al balcone e pian piano siamo stati meglio.

Non è magia, ma un lavoro intenso dentro di sé e di allenamento a sconfiggere la frustrazione. Per andare avanti serve la capacità di essere lucidi, serve darsi il tempo di capire cosa stiamo vivendo e come possiamo starci di fronte, serve lasciarci aiutare.

Un elemento che mi ha dato moltissimo sollievo e fiducia in quei mesi di isolamento è aver assistito a una celere capacità dei miei compaesani di reagire e mettersi a disposizione degli altri. La dimostrazione che andare avanti è una necessità, ma lo si può fare con più partecipazione e unità.
E questo mi ha fatto ben sperare, anche nel domani!

Riscoprire noi stessi, gli affetti e il valore del tempo

Siamo dovuti stare a stretto contatto con noi stessi, con i nostri pensieri, ma anche con i nostri familiari. In molti abbiamo riscoperto il calore del focolaio e delle cose semplici. Abbiamo utilizzato la tecnologia non per i numeri ma per i contatti umani, per sentirci meno soli. Avendo più tempo, alcuni lo hanno utilizzato per scoprire nuove passioni o dedicarci a quelle già nel nostro cuore. Alcune persone sono riuscite a dare valore ai minuti, leggendo, scrivendo, dipingendo, cucinando, o magari con un po’ di meditazione o con l’attività fisica casalinga, reinventandosi ed esplorando oltre la zona di comfort. E probabilmente hanno continuato a fare tutto ciò, anche finita la quarantena: ciò che sembrava solo un modo per riempire il tanto tempo in casa è rimasto invece una piacevole abitudine, una consapevolezza con cui vivere il meglio possibile oggi, ma in realtà sempre. 

Una carissima amica mi ha aiutato a riflettere sul significato anche del sacrificare, inteso anche come “rendere sacro”. Sarebbe auspicabile pensare anche di saper gustare ciò che torneremo a vivere e che ci è mancato tanto in questo tempo, con gusto, con il piacere delle piccole cose e non con un meccanismo bulimico di possesso e che portava a vivere tutto come un piacere effimero, stile lista della spesa da depennare una volta fatto.
Personalmente sono stupita di alcuni aspetti di solidarietà che mi commuovono, e mi danno speranza per il futuro.

Resta da elaborare questa fase inaspettata di vita, questa dura prova. È naturale che non ci sono solo evoluzioni positive ma anche bilanci negativi, rispetto ai sentimenti di perdita e mancanza di persone o situazioni, che è necessario fare. Molte persone ne usciranno con bilanci anche rispetto alle relazioni personali, sociali o lavorative ma se vanno nell’ottica del legittimare qualcosa che per paura non riuscivamo ad ascoltare o a mettere in atto, forse possono comunque essere passaggi utili per essere se stessi.
L’emergenza è stata – ed è tuttora – una dura prova ma ha svelato elementi sottovalutati e che possono fare la differenza nella vita di ognuno di noi.
Come ho già detto, i bilanci non sono solo in positivo, ovvio, tante sono state le perdite, le mancanze o il peggioramento di situazioni preesistenti. C’è chi ha fatto i conti con una relazione insoddisfacente, chi con un lavoro non appagante, chi con un vuoto immenso dentro il cuore, che per paura di ascoltare, non è riuscito a risolvere.

Tanti però ora hanno preso decisioni che prima non avrebbero preso mai! Sono cambiati, si sono rimessi in gioco, hanno deciso di ricostruire la propria vita, in base alle proprie volontà personali, e questo è un grande passo verso la consapevolezza collettiva. Può essere il momento giusto!
È proprio questa la nostra sfida quotidiana, ancora oggi: costruire consapevolezza di sé, per scegliere ed esprimere tutta la nostra “potenza personale”. Oggi è il mio spazio, ricordiamocelo sempre, e tanti oggi fanno la vita!

Quando serve un aiuto

Pensare a un percorso costruttivo del proprio essere può essere molto difficile. È un faticoso lavoro mentale in cui, a volte, da soli, ci si perde e rassegna. Per questo è possibile farsi aiutare: un supporto per riuscire a stare in equilibrio, fino a che non ci sarà un sufficiente grado di benessere. Ad oggi la maggior parte di psicologi e psicoterapeuti è online e dubito che questa metodica si perderà. In più, la Sipnei (Società di psiconeuroendocrinoimmunologia) di cui faccio parte, che studia i rapporti tra la psiche e gli altri organi, ben illustra l’importanza e il condizionamento dello stato emotivo sulla salute fisica delle malattie.

Il fuori non lo scegliamo, il dentro possiamo coltivarlo.


Debora Battani

La dottoressa Debora Battani è specialista in psicologia e psicoterapia a indirizzo psicoanalitico. Svolge attività di prevenzione e cura del disagio psichico di persone adulte tramite psicoterapie individuali e di gruppo e consulenze, anche a distanza (skipe, telefono); utilizza anche arti espressive. Riceve su appuntamento presso il suo studio di psicologia e psicoterapia di Forlì. Per contattarla: 338 5625489 – debora.battani@tiscali.it

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