La voglia matta di un abbraccio

La voglia matta di un abbraccio

Se c’è una cosa che mi è mancata in questa quarantena sono stati gli abbracci…

Valentina Balestri

Sono gli abbracci la cosa che più mi è mancata durante la quarantena. Sì, sentire il profumo dei capelli di mia mamma o sentirmi stringere dalle mani ruvide di mio padre. Ascoltare la loro voce che mi chiede “come va”, ma saperla vicino e non attraverso uno schermo. 

Mi sono mancate le braccia dei miei migliori amici, che invece non mancano mai, e anche se ci sono state da lontano, non averle addosso, sulla mia pelle, è stato molto molto duro.

Amo gli abbracci, sono una di quelle persone che quando può, abbraccia. 

La magia di un abbraccio

Per me gli abbracci hanno qualcosa di magico: solo il fatto di stringersi attorno a qualcun altro, avvicinare il tuo cuore al suo, prenderlo tra le braccia, come se in quel preciso momento lì te ne stessi prendendo cura. Come se in quell’istante non esistesse nient’altro. 

Ogni abbraccio è un modo per fermare il tempo e ritrovarsi vicini, molto vicini, a qualcosa di bello, a qualcuno che amiamo. 

Mi sono mancati gli abbracci dei miei zii, di mia nonna, delle mie colleghe, dei vicini di casa, dei vecchi amici che incontri per strada.

Mi è mancato abbracciare gli alberi, soprattutto quelli del bosco, e l’acqua, quella del mare, quella del fiume. 

Mi è mancato abbracciare l’aria fresca della montagna o la roccia viva, quando nelle domeniche di primavera ero solita arrampicarmi. Perché quando abbracci la roccia, ci appoggi la guancia, lei respira e anche se è immobile, per un secondo senti tutto quello che ha vissuto negli anni, il tempo che ha visto passare. La senti quasi piangere: sembra che a volte sudi, per liberare un po’ della sua energia. 

Mi è mancato abbracciare persone che di solito non abbraccio, parenti lontani, amici perduti, conoscenti sfuggenti. Mi è mancato abbracciare la musica in un pub, in un bar, a un concerto. Quella musica che diventa quasi fumo colorato da quanto è densa e riempie ogni spazio. Ogni stanza. Ogni angolo della mente.

Mi è mancato abbracciare qualche straniero, forse perché sarei dovuta essere in viaggio nel periodo di quarantena, a visitare il mondo, conoscer persone che abitano in una realtà lontana dalla mia, da quella che conosco e che ogni volta sa regalarmi un altro tassello da aggiungere al senso della mia vita. Mi piace abbracciare gli estranei… È come lasciare loro un pezzettino di me e prendermi un pezzettino di loro per portarmelo a casa. 

Mi è mancato abbracciare la terra, a pancia in giù a piedi scalzi, stesa sull’erba, con tutte le dita appoggiate al suolo per sentire il suo battito. Mi è mancato abbracciare la serenità, in un mondo che ha parlato unicamente la lingua della paura, rendendoci tutti schiavi di un destino che non potevamo più scegliere. Un futuro che si lasciava guardare solo con gli occhi sbarrati e sconvolti. 

Mi è mancato abbracciare il vento, il vento… Quanto mi è mancato il vento! Abbracciarlo dall’alto di una collina e guardare giù, tutta l’erba ballare

Mi è mancato abbracciare i figli dei miei amici, piccoli, innocenti, nipoti acquisiti per me, bambini che si sono trovati in una stanza, con il mondo fuori, senza sapere perché

Mi è mancato abbracciare quella curiosità che amo nel trovare sempre qualcosa di nuovo ogni giorno, anche all’atto pratico intendo: veder qualcosa che non ho mai visto, andare in un museo in cui non sono mai stata, entrare in una libreria e sentire il profumo dei libri, assaggiare un vino novello, ascoltare il vociferare di un mercato che pullula di persone, di colori, di profumi, di vita

Mi è mancato abbracciare la sabbia che, anche se scivola via, è calda e ti scalda. Come un abbraccio poi. 

Che cos’è un abbraccio? 

L’abbraccio è dar vita a un’energia, è una scintilla. Una carezza dei corpi. È un modo per dire ti voglio bene, è un modo per dire grazie, è un modo per dire sono qui. È un modo per dire credimi. Un abbraccio significa tante cose.

Un abbraccio serve anche per dire addio, e ogni volta che penso a tutti coloro che non hanno potuto farlo, mi si spacca il cuore e la voglia di abbracciare cresce ancora di più, come se dovessi recuperare tutti gli abbracci che non ho dato in questo periodo. 

Sono sicura che ognuno di noi, che il mondo intero, saprà recuperarli, non so quando, ma sono certa che ce la faremo. 

Sapevo già quale fosse il valore di un abbraccio, non sapevo quale fosse il prezzo del non darlo. 

Cos’è un abbraccio se non la dimostrazione di quanto siamo belli, e del fatto che sappiamo amare e che vogliamo amare.

Quando si potrà, bisognerà abbracciarsi di più! Io lo farò, abbraccerò di più e abbraccerò meglio. 

E anche se ora non posso stringervi tra le mie braccia, non posso sussurrarvi nell’orecchio che andrà tutto bene, lo faccio da lontano… E spero che questa mia promessa vi arrivi e vi stringa come se fossi lì, accanto a voi. Perché in realtà ci sono. Sono la vostra stessa paura, la vostra gioia, la vostra insicurezza, la vostra speranza, sono lì, sono come voi, con le vostre stesse emozioni.

E vi sto abbracciando con tutto il mio cuore. 


Valentina Balestri

Chi sono? Sono tutte le persone che ho incontrato, tutte le scelte che ho fatto, tutto ciò che i miei occhi hanno visto e le orecchie sentito, e sono follemente innamorata della vita. In più sono il sogno che ho: SCRIVERE. Giornalista per il progetto Vivi Consapevole in Romagna, laureata in Economia e Commercio, diplomata in Agraria, mi considero una persona sempre alla ricerca. Romagnola D.O.C. e cittadina del mondo, amo viaggiare, leggere, esplorare, perché la necessità di comprendere questa vita e la curiosità nel viverla sono sempre state fortemente presenti in me. «Il mondo è pieno di cose che aspettano di essere trovate. Io faccio questo!» (Cit. Pippi Calzelunghe)

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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.