Lana locale: una risorsa!

Lana locale: una risorsa!

Gran parte delle lane provenienti dagli allevamenti italiani viene oggi considerata uno scarto ingombrante da smaltire: è tempo di cambiare!

Maria Joao Tavares

Gli allevatori che una o due volte all’anno, per il benessere dell’animale lo devono tosare, non riescono più a vendere la lana sucida (lana sporca appena tosata). Per cui ogni anno succede che, oltre alle spese della tosa, devono sostenere anche quelle dello smaltimento come rifiuto speciale.

In natura ci sono tante razze di pecora e tutte hanno lane dalle caratteristiche diverse. Le più fini e morbide, adatte all’abbigliamento, e quelle più rustiche e ruvide, adatte a tappeti, arazzi o imbottiture.
La lana è stata attraverso i secoli una fibra fondamentale nella vita dell’uomo e ha contribuito alla crescita delle società, allo sviluppo dell’industria manifatturiera ed è stata fonte della ricchezza di tante casate potenti come i Medici di Firenze.

In Italia il declino dell’importanza della lana è iniziato nel secondo dopoguerra con la diffusione delle fibre sintetiche. In seguito, con l’arrivo delle finissime lane merino importate dall’Australia, Nuova Zelanda e Argentina si è definitivamente ridotta la richiesta delle lane degli allevamenti italiani.
Anche i materassi, le trapunte e i cuscini, che fino a qualche decennio fa erano imbottiti con lane locali sono stati via via sostituiti con altri realizzati con materiali altamente tecnologici e sofisticati che vediamo ogni giorno pubblicizzati in televisione.

Oggi, è diventato molto difficile trovare nei negozi di abbigliamento capi 100% lana e, se riusciamo a trovarli, i costi sono troppo alti per il consumatore medio.

E così la lana è caduta nel dimenticatoio e se oggi in una classe a scuola proviamo a chiedere ai bambini chi di loro ha un maglione di lana non vedremo più di una o due mani alzate (alcuni non sanno nemmeno cosa sia).

La lana invece va rivalutata!

Soprattutto oggi che siamo sommersi dai rifiuti! Molti di noi continuano a vestirsi spesso con tessuti realizzati con fibre sintetiche che non fanno respirare la nostra pelle, non sono biodegradabili e, in alcuni casi, rilasciano sostanze dannose nell’ambiente.
Non dobbiamo dimenticare che la lana è una fibra fondamentale per il nostro benessere sia fisico che psichico. È una fibra termoisolante che mantiene la temperatura corporea, assorbe il 30% del suo peso in umidità rimanendo asciutta al contatto con la nostra pelle. Queste caratteristiche uniche, che troviamo nell’intramontabile maglia della salute, vengono sfruttare oggi anche nell’abbigliamento per sportivi ad alta performance.

Possiamo aggiungere anche diversi vantaggi pratici: non si sgualcisce, è resistente allo sporco e non crea odori sgradevoli quando sudiamo.

Usata anche nel letto come imbottitura di materassi, trapunte e cuscini, viene spesso raccomandata dai medici per chi soffre di malattie in cui l’umidità può peggiorare lo stato di salute.
Chi ha una certa età si ricorda sicuramente di aver visto la pelle di montone nei sedili delle auto che evitavano al conduttore di avere la schiena bagnata di sudore nei caldi giorni d’estate.
Questa caratteristica igroscopica la rende idonea nella prevenzione delle piaghe da decubito e rende più confortevoli culle e passeggini per bambini.

Anche se molto è stato perso rispetto al passato, è in atto la rivalutazione di questa fibra naturale con utilizzi sia in ambito industriale (come isolante per l’edilizia) che attraverso piccole realtà come associazioni culturali, cooperative sociali, artigiani, artisti, architetti e designer che cercano di dare valore a questa risorsa creando progetti di aggregazione, oggetti d’arredo, opere d’arte, filati e manufatti.
Sì, perché anche il recupero della manualità è diventata un’esigenza urgente del nostro tempo. Una volta il maglione di lana veniva confezionato in famiglia mentre ora viviamo in un mondo in cui la manualità e la lentezza non esistono quasi più.

La filatura, la maglia, l’uncinetto, la tessitura e il ricamo, conoscenze tramandate in casa di generazione in generazione, vengono oggi riproposte in veri e propri corsi e rivalutate come terapia per curare lo stress provocato dalla frenesia e dalla competitività della vita quotidiana.

La lana di pecora appenninica: una grande risorsa locale

Per soddisfare l’esigenza di trasformare la lana del mio gregge di pecore di razza appenninica ho dato vita nel 2010 al laboratorio tessile “Lana Viva” ad Ardiano, nel Comune di Roncofreddo (FC) in Emilia Romagna.
Ho imparato da sola a trasformare la lana, attraverso diverse fasi di lavorazione: tosa, cernita, lavaggio, cardatura e filatura.
La lana, anche quella più ruvida, si può trasformare in tanti modi: non esiste la lana sbagliata, ma l’uso sbagliato che ne facciamo.

Fin da piccola coltivo la passione per i lavori manuali, maglia uncinetto e cucito, ma non avevo la minima idea di come, dal vello delle pecore, si potesse arrivare a creare un filo di lana. A dire il vero, non mi ponevo neanche la questione se il filo col quale stavo sferruzzando fosse di lana o sintetico, mi bastava che fosse bello e soffice.

Ora invece so quanto sia importante riconoscere questa fibra meravigliosa, le sue caratteristiche e le sue qualità.

Oggi in azienda le pecore non ci sono più, ma continuo a occuparmi di lana trasformando quella di altri allevamenti, in continua ricerca, attraverso le tecniche della filatura, feltro, maglia, uncinetto e tessitura. In particolare cerco di valorizzare la lana di pecora appenninica che fa parte della mia storia, la vado a prendere dagli allevatori della zona, faccio la cernita, poi la porto in Provincia di Pistoia, in una delle pochissime filande rimaste attive per la trasformazione in filato.

Attraverso gli oggetti che realizzo, voglio fare riscoprire la lana e dimostrare che non è un rifiuto, ma può diventare una grande risorsa da reintrodurre nei nostri piccoli gesti quotidiani portando benefici a noi e all’ambiente.

Il mio lavoro si estende anche fuori dal laboratorio, in fiere, eventi, mercatini, scuole, dibattiti e incontri. Cerco di sensibilizzare chi passa per la questione delle lane italiane che sono diventate un rifiuto, convinta che insieme a loro stiamo buttando via storia, cultura e benessere.

Lana di pecora appenninica, l’adorabile rustica: il consiglio di Simonetta, una mia cara amica

Ho avuto la fortuna di conoscere Maria e la sua lana a una fiera di settore.
Da anni mi dilettavo e interessavo di arti manuali come la maglia, l’uncinetto, il ricamo, curando anche l’organizzazione di corsi nel territorio.
Ma non conoscevo la lana di pecora appenninica e nemmeno la sua storia.
Pertanto quando ho incontrato Maria la prima cosa che ho pensato è che serviva lo sguardo di una persona che arrivava da un altro Paese per farci vedere con chiarezza ciò che stavamo perdendo.
Tuttavia, lo ammetto, inizialmente non ho condiviso l’entusiasmo di Maria per questa fibra.
La lana di pecora appenninica è una fibra rustica: è quella che normalmente viene definita “la lana che pizzica”.
Dovevo quindi lavorarla per conoscerla ed è qui che sono iniziate le scoperte che mi fanno dire che la lana appenninica riflette il carattere di questo territorio.

È una lana onesta, schietta, “è come si presenta”. È una lana che non illude e non tradisce le aspettative, una volta realizzato il capo questo rimane intatto per anni e anni anche se maltrattato.

È una lana che “dove la metti sta” ovvero si presta alle più svariate lavorazioni: abbigliamento, arredamento, oggettistica, accessori ecc.
È una lana che “sa stare in compagnia” ovvero si abbina benissimo con altri filati, io nello specifico l’ho miscelata con alpaca e/o mohair e ha perso la sua “ispidezza” conquistando, in palcoscenici prestigiosi come fiere di settore nazionali, anche chi non predilige lane rustiche.
E infine ha un tocco di colore unico (bianco panna), che non ho ritrovato in nessuna delle lane rustiche più blasonate dei Paesi del nord Europa con le quali l’ho paragonata.

È una lana autentica come gli abitanti della terra da cui proviene.

Spero che l’opera di Maria possa far conoscere questo filato e la cultura della trasformazione della lana a più persone possibili e che si possa, come in altri Paesi è stato fatto, cominciare a preservare certe risorse economiche e culturali.

Simonetta Ceccarelli


Maria João Tavares 
das Neves Pimentel

Maria João Tavares das Neves Pimentel è nata a Lisbona – Portogallo – nel 1968.
Da sempre appassionata di lavori manuali ha intrapreso gli studi artistici e frequentato la Facoltà di Architettura di Porto. Nel 1996 si trasferisce a Cesena per sposare un romagnolo e nel 2006 la famiglia si trasferisce in campagna, ad Ardiano in Comune di Roncofreddo. Dal 2008 al 2016 alleva pecore di razza appenninica.
Nel 2010 crea il progetto Lana Viva, laboratorio tessile per la trasformazione della lana del suo gregge.
Attualmente si occupa di recupero e valorizzazione di lane di allevamenti locali proponendosi di riportare in vita l’interesse per la lana.
Per contattarla: lana.viva@hotmail.it – 329 9869569

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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.