Le teglie come stile di vita

Le teglie come stile di vita

Artigianato vero figlio di artisti autentici

Intervista a Rosella Reali e Maurizio Camilletti, a cura di Valentina Balestri

Quando sono salita verso Montetiffi per incontrare Rosella e Maurizio ho capito subito che stavo andando in un luogo speciale. La strada tortuosa ti dà l’idea di perderti, in mezzo alle colline tutt’intorno che, lussureggianti, tagliano l’orizzonte, fiere di tutto quello splendore.

Quando sono arrivata davanti alla loro casa ne ho avuto la conferma: è un posto unico, che ti fa dimenticare la frenesia della città. Tutto è più “lento”, più silenzioso e si respira quella tranquillità originale che ti porta lontano, in un tempo passato. Rosella è una donna splendida, con un sorriso luminoso e una voce squillante. Ma sono i suoi occhi ciò che ricordo di più. Brillano. Sinceri e profondi. Comprendi immediatamente che hanno una storia preziosa da raccontare. Anche Maurizio, con la sua accoglienza travolgente, mi riceve come se mi conoscesse da una vita e in un attimo mi sento subito a casa di amici. La prima cosa che mi salta all’occhio è la fila di teglie fuori dalla porta del loro laboratorio.

Percepisco il profumo della terra cruda che si scalda al sole e rimango ammaliata da quell’arte tanto semplice quanto antica: artigianato vero figlio di artisti autentici

Immagino che Rosella e Maurizio abbiano avvertito all’istante la curiosità nel mio sguardo perché un secondo dopo mi ritrovo all’interno del laboratorio ad ascoltare la storia della loro vita, che vent’anni fa li ha condotti qui, a pochi chilometri dal borgo arroccato di Montetiffi, con l’intento di proteggere e custodire una tradizione inestimabile. Mi raccontano che la loro è l’unica bottega artigianale rimasta in Romagna che ancora realizza il testo, ovvero la teglia in terracotta tradizionalmente usata per cuocere la piadina.

Il mestiere di far teglie: fatica, arte e poesia

«Tutto è iniziato grazie a Pierino, il cugino di mia madre – mi racconta Rosella – che ci ha accolti quassù per insegnarci il mestiere del tegliaio. Io e Maurizio allora abitavamo a Santarcangelo, io lavoravo in un supermercato e lui faceva l’impiegato. Quando abbiamo scoperto il mondo delle teglie ce ne siamo subito innamorati e abbiamo deciso di cambiare vita per dedicarci completamente a questa arte rara che richiede tanta fatica e tanta pazienza. Pensa che per una mandata di teglie ci vogliono circa 3 mesi: quando l’argilla è pronta prepari il testo, poi lo lasci essiccare bene, girandolo e rigirandolo per quasi un mese e alla fine lo cuoci nel forno a legna, lasciandolo riposare e raffreddare lentamente per qualche giorno. Pierino ci ha istruito sui segreti dell’argilla, su come andare a raccoglierla, su come lavorarla e cuocerla. È grazie a lui se oggi siamo qui, sempre più appassionati e legati a questa tradizione centenaria».

Le teglie ti riportano indietro nel tempo, quando le famiglie si riunivano attorno al fuoco nell’attesa che la piada si cuocesse. Immagini la “azdora” che, con il matterello, stende la piadina e la appoggia delicatamente sulla teglia, la punzecchia e la gira. Senti quasi il crepitio delle braci arroventate che scaldano l’argilla e l’aroma dell’impasto farinoso tirato a mano che si sprigiona richiamando tutti a tavola

Con le mani nell’argilla

«Quando andiamo a raccogliere l’argilla – continua Maurizio – passiamo intere giornate a toccare questa terra, a sentire il suo profumo intenso e la sua consistenza docile. Poi la si stende a seccare, si rastrella per pulirla e successivamente viene immagazzinata. Dopo viene macinata, mischiata alla calcite, una polvere di sasso marmosa, e infine lavorata al tornio, fatto ruotare rigorosamente con i piedi.
C’è un modo di dire che racchiude tutta la preparazione delle teglie: “Prema u s’ fa e’ pianèl, pu dop u s’ fa l’arvel pu dop u s’ fa l’avrecia… Ech fat la tégia” che significa: “Prima si fa il fondo, poi si fa l’orlo e poi alla fine si fa l’orecchia: ecco fatto la teglia!”
Si lavora sempre senza guanti: toccando la terra cruda instauri un legame profondo con l’impasto e le mani lavorano spinte dalle sensazioni che hai nella mente. È un lavoro delicato, preciso e calmo, che ti lascia il tempo per pensare e ti insegna un modo di vivere completamente diverso. Dimentichi la fretta e ti arrendi alla quiete».

La teglia come la moka del caffè

Così come la moka, più usi la teglia più la piadina viene buona. Ci vuole tempo, è vero, ma il risultato vale l’attesa. La porosità della terracotta cattura i profumi e li custodisce. «Una padella di ferro la lavi e ogni fragranza sparisce – ci spiega Rosella – il testo invece mantiene il sapore di ogni cottura. La teglia si può usare in tantissime occasioni: oltre alla piadina puoi usarla per cuocere nel forno pane, pizza, pagnotta pasquale, biscotti e tanto altro. Sul gas puoi preparare le verdure o abbrustolire e tostare ceci e sementine, castagne, ripassare la polenta e cuocere i tortelli alla lastra, le cantarelle. Anche il pesce viene buonissimo! Io la uso nel forno, sul fornello e anche nel camino. Il segreto è farla riscaldare lentamente, in modo uniforme, e allo stesso modo lasciarla raffreddare pian piano, per evitare che si creino delle crepe. Amo cucinare così: mi fa sentire parte di una tradizione che non voglio dimenticare!».

Non c’è bisogno di ritornare al passato, basta portare il passato al presente

Presentazione di Sergio Zavoli, dal libro “Il nero testo di porosa Argilla”

«La volta che vidi cuocere la piada non più sul testo, ma sulla lastra di ferro infuocata dal gas, e notai che nessuno più la bucava con la forchetta un po’ perché respirasse, un po’ per forare le bolle, un po’ per uncinarla e farla girare, capii che una civiltà era scomparsa anche nelle sue piccole cose, e con essa finiva anche una certa donna romagnola.

Appeso al camino con un gancio, qua e là ricucito col fil di ferro, il testo rosseggiante sta ora come un antico sole ormai spento: i romagnoli hanno perduto l’impasto d’acqua e di terra su cui l’altro, d’acqua e farina, via via diventava una piada.

Il testo, nelle case, è pressoché scomparso. Almeno qui, sotto le colline. Aveva il dono di trattenere al punto giusto il calore, come conviene a un cibo che nella sua nudità ha bisogno di scaldarsi quasi in un grembo.
I mercanti di paese, o in giro per fiere, quando esponevano i testi, avvertivano che si trattava degli “originali di Montetiffi”: non si cadesse dunque nelle imitazioni, nei futili impasti su cui la piada si guasta, restando cruda o bruciandosi».


Rosella e Maurizio

Artigiani di Romagna, vivono a Montetiffi (Sogliano al Rubicone) e sono famosi in tutta la Romagna per le loro pregiate teglie in terracotta.
Per contattarli: letegliedimontetiffi@libero.it – 329 2674297

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.