Mamme e papà datevi una mossa e giocate!

Mamme e papà datevi una mossa e giocate!

È ora di fermarsi, mettersi in gioco e ridere insieme ai vostri bambini

Marcella Ortali

Faccio parte del mondo dell’educazione e della prevenzione ormai da vent’anni. Ho capito da subito che questo sarebbe stato il mio mondo, il mio lavoro, la mia passione. Così decisi di seguire il mio cuore e diventai Educatrice, poi Pedagogista, Psicomotricista e infine Formatrice e Consulente per genitori e insegnanti.

In questi anni sono cambiate davvero molte cose, siamo cambiati noi adulti e sono cambiati profondamente i bambini.

Quando ho cominciato a lavorare come Psicomotricista il mio obiettivo era quello di affiancare il bambino nel suo percorso di crescita, dandogli la possibilità di sperimentarsi attraverso i canali che meglio conosce: il corpo e il gioco.

Con il passare degli anni mi sono accorta che non era più pensabile un lavoro solo con il bambino.

Dal gioco alle emozioni

In quei cinquanta minuti trascorsi insieme nel mio studio il bambino, attraverso il gioco, mi trasporta nel suo mondo emotivo, nei suoi vissuti e nelle sue esperienze.

Giocando il bambino racconta e affronta le sue emozioni e le sue paure, però, se una volta rientrato a casa o rientrato a scuola niente cambia, tutto tornerà come prima e il percorso sarà molto più lungo.

Ciascuno (sia adulto che bambino) fa parte di un sistema, anzi di più sistemi… Per cambiare qualcosa al suo interno la cosa più semplice sarà partire da quello che davvero possiamo cambiare, ovvero, noi stessi.

Mi sono accorta che a volte chiediamo al bambino molto più di ciò che sia in grado di fare da solo:

  • Imparare a gestire le emozioni forti
  • Imparare a gestire la frustrazione (da cui poi scaturiscono i “capricci”),
  • Imparare a gestire gli agiti inadeguati,
  • Imparare a gestire la timidezza e l’inibizione.

Questi sono solo alcuni degli aspetti che spesso chiediamo ai bambini di “risolvere” o migliorare. Dimenticandoci, però, che tutto questo sarebbe difficile per un adulto, figuriamoci per un bambino. Quindi, come fare?

Ecco, questo è il punto in cui torniamo al nostro concetto di sistema! Nel sistema di cui fa parte il bambino, proviamo a prendere la famiglia come esempio, facciamo parte anche noi. Quindi ricordiamoci la regola: “se cambi una qualunque componente del sistema, tutto il sistema cambia!

Quindi potremmo essere anche noi la componente del sistema a cambiare e questo potrebbe essere di giovamento al nostro bimbo? Assolutamente si!

In che modo potrei, cambiando io, aiutare il bambino?

Semplicemente cambiando il mio sguardo, la mia consapevolezza, la mia modalità di ascolto.

Tutti i genitori che hanno lavorato in consulenza con me sanno che una volta che cambi questo approccio (ed è molto più semplice di quello che sembra) la tua risposta cambia e la risposta del bimbo cambia automaticamente. Quando ho compreso tutto questo anche il mio approccio al lavoro è cambiato e ha preso un doppio filone: da un lato il lavoro con il bambino, dall’altro il supporto/affiancamento al genitore.

Essere parte attiva del cambiamento che il bambino mette in atto durante la crescita è necessario, vuol dire essere una squadra!

Per questo ho cominciato ad affiancare il genitore attraverso consulenze online, percorsi psicomotori familiari e attraverso la pubblicazione di un libro (Emozioni in Movimento edito da Erickson) che collegasse favole e consigli di strumenti pratici da poter utilizzare a casa insieme.

Ho cominciato a far capire l’importanza di uno sguardo e di una presenza consapevoli.

Qualità prima della quantità!

Parliamoci chiaro, con i ritmi che ci sono al giorno d’oggi è davvero difficile immaginare di avere pomeriggi o giornate intere da trascorrere in famiglia. Ciò che, però, può fare davvero la differenza non è la quantità di tempo passata insieme ma la qualità. Sembra banale e scontato, ma non lo è.

Durante un pomeriggio passato insieme al parco tra telefonate di lavoro, messaggi compulsivi o l’organizzazione mentale della cena o della riunione del giorno dopo, che spazio trova l’Esserci davvero?

Che spazio trova il fermarsi ad Osservare (rigorosamente con la O maiuscola) il gioco che sta facendo il nostro bimbo? Cosa sta raccontando, sperimentando, vivendo, attraverso il gioco che sta facendo? Che spazio trova la condivisione emotiva di quei vissuti?

Per cui io, da Pedagogista e Psicomotricista, non ho dubbi nell’affermare che è meglio un tempo più concentrato ma più in presenza, piuttosto che un tempo dilatato ma suddiviso tra mille altre cose! Perché?

Perché divisi tra mille pensieri sicuramente non risponderemmo, in modo adeguato, all’esigenza del bambino di “essere visto”.

Non è semplice fermarsi e giocare con i nostri bimbi. Presuppone due componenti davvero molto complesse per noi adulti. Due componenti essenziali nel supporto educativo alla crescita del bambino e nella formazione del suo Io Emotivo.

Quali sono queste due componenti così complesse e importanti al tempo stesso?

Eccole qua: 1. Fermarsi – 2. Giocare

Quindi cosa aspettate mamme e papà, fermatevi e giocate con i vostri bimbi!


Marcella Ortali

Psicomotricista, Pedagogista, Esperta nella gestione dei gruppi, Formatrice. Membro del Coordinamento Regionale di ANUPI Educazione Emilia Romagna. Lavora in ambito educativo e preventivo attraverso la Psicomotricità alla quale integra il lavoro con le fiabe e pratiche di Mindfulness. Si occupa di consulenza e formazione a genitori e insegnanti. Pubblica nel 2019 con Erickson il suo libro: Emozioni in movimento. Storie in gioco per genitori, operatori e insegnanti.

Per contattarla: www.marcellaortali.it – ortalimarcella@gmail.com

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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.