Metti nel piatto la filosofia orientale

Metti nel piatto la filosofia orientale

Scopri quali principi segue la filosofia orientale e quali sono i cibi che ci consiglia

I saggi della filosofia orientale consideravano il cibo come una medicina “potenziale”.

A seconda dell’uso che ne veniva fatto, esso era capace di influenzare positivamente o meno l’intero essere, sia fisico che mentale e spirituale.

Era importante stabilire la giusta quantità, qualità e modalità d’uso e preparazione di ogni cibo.

Ki: l’importanza della nostra forza vitale

L’applicazione corretta dell’energia determina la nostra forza vitale o energia chiamata “ki.

Ristabilire un flusso energetico moderato e armonico, significa avvalersi di conoscenze e avviarsi lungo un cammino che porta alla serenità, al benessere consolidato e costante nel tempo.

Quando questa forza vitale non riesce a fluire liberamente, ecco che insorge la malattia.

Effetti del cibo su corpo e mente

I cibi presi giornalmente hanno un effetto su tutta la sfera mentale ed emozionale strettamente legata alla funzionalità degli organi e quindi “un buon cibo crea delle buone emozioni”.

I filosofi orientali associavano le emozioni agli organi, per cui la conoscenza e lo studio degli organi sotto l’aspetto energetico li portava a fare una diagnosi preventiva prima che gli organi potessero arrivare ad ammalarsi. Ad esempio, un fegato ben equilibrato portava la persona a essere paziente, tenace, con molte capacità di rinnovamento; nel caso contrario l’energia mutava portando la persona a essere impaziente, irosa con sentimenti di rabbia.

Un cuore sano e vigoroso emanava entusiasmo, amore, gioia, gratitudine per tutto ciò che le stava intorno. Viceversa la persona diveniva iperattiva, frenetica e perennemente insoddisfatta.

Mentre nel caso di milza-pancreas-stomaco, in condizioni ottimali, il soggetto emanava simpatia, capacità di rapporti e comprensione; non appena la funzionalità veniva meno, l’ansia, la preoccupazione, la mancanza di fiducia e l’invidia prendevano il sopravvento.

I polmoni ben funzionanti davano al corpo vitalità, capacità di realizzazione, sicurezza; mentre poca energia portava tristezza, melanconia e indecisione.

Chi godeva di una buona funzionalità renale sprigionava emozioni quali coraggio, senso dell’avventura, voglia di nuove conoscenze. I reni energeticamente indeboliti infondevano senso di paura, timore di affrontare la vita, chiusura di carattere.

La filosofia orientale e la classificazione dei nostri organi

Nella medicina orientale gli organi come cuore, fegato, milza-pancreas, polmoni e reni vengono classificati come organi pieni (yang), compatti e situati più in profondità nel corpo, mentre intestino tenue, vescicola biliare, stomaco, intestino crasso (colon) e vescica urinaria sono organi cavi (yin), meno compatti e più in superficie nel corpo.

Organi yin e yang sono fra loro complementari e si relazionano a coppie:

  • cuore (yang) – intestino tenue (yin)
  • milza-pancreas (yang) – stomaco (yin)
  • polmoni (yang) – intestino crasso (yin)
  • reni (yang) – vescica urinaria (yin)
  • fegato (yang) – vescicola biliare (yin)

Organi yin e yang

Gli organi yang fungono da centri preposti alla circolazione, all’immagazzinamento e alla distribuzione.

Gli organi yin, invece, sovrintendono all’eliminazione.

Oltre agli organi succitati ve ne sono altri due non riconosciuti come tali dalla nostra medicina occidentale: il mastro del cuore e il triplice focolare. Il primo è il regolatore del caldo e del freddo. Controlla, quindi, la temperatura corporea, mentre il triplice focolare controlla e supervisiona l’intero processo circolatorio.


Questo articolo è tratto  da Guarire con il cibo, libro scritto da Giusi De Francesco.

È un’opera unica, frutto di tanti anni di esperienza, dedicata all’alimentazione naturale e alle terapie olistiche. È un libro utilissimo per chi cerca nuove tecniche per vivere bene la vita e sperimentare un benessere più profondo.

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