Musica: arte e meditazione a contatto con l’invisibile

Musica: arte e meditazione a contatto con l’invisibile

La musica è forse la più bella forma d’arte che ci sia.

Immaginare un mondo senza musica, senza ritmo, senza melodia, è come immaginare un mondo senza colore, in bianco e nero, sbiadito, aggiungerei.

Musica, arte di vita

Abbiamo intervistato Leonardo Polverelli, musicista detentore del Guinness World Record per la maratona di canto più lunga del mondo (quasi 102 ore).

Siamo rimasti molto incuriositi da lui e dal suo modo di affrontare il mondo attraverso la musica e, per questo, gli abbiamo chiesto di descriversi e di spiegare perché ha deciso di dedicare la sua vita a questa meravigliosa arte.

«Chi sono? Sono un bambino di 46 anni, con moglie e 4 figli, in cammino verso mete ogni giorno diverse» ci racconta Leonardo. «So che tutto è continuamente in movimento e io, semplicemente, cerco di godermi il “Viaggio”. Al momento il modo migliore per presentarmi è come musicista, cantautore, scrittore e relatore. Utilizzo la musica come mezzo principale di espressione perché non ha limiti concettuali e permette di arrivare dall’altra parte del mondo (e oltre) senza muoversi da casa. In particolare mi soffermo sull’esperienza di canto continuo che mi ha permesso di ottenere, nel 2011, dopo più di 100 ore di musica ininterrotta, un riconoscimento a livello mondiale e tanta tanta soddisfazione».

La musica come forma di meditazione

«La mia passione per la Musica nasce dall’ascolto della stessa e da una chitarra regalata da mio cugino Maurizio, artista lui stesso. Se non fosse arrivata la chitarra, sarebbe subentrato il pianoforte, ma in questa linea temporale è andata così.

Il vero Ascolto (con la A maiuscola) è stata la mia prima espressione di forma meditativa inconsapevole. In pratica mi concentravo sui singoli strumenti, sulle voci, riuscendo a distinguerne i diversi suoni e i vari musicisti. Utilizzo tuttora questa tecnica per guidare alcune meditazioni di gruppo con ottimi risultati».

Ricordi speciali dal mondo dell’invisibile

«Quando vengo chiamato come relatore ai convegni la mia priorità è raccontare, attraverso la Musica, le mie esperienze a contatto dei Mondi Invisibili. Tra i miei “ricordi speciali” ce ne sono due che voglio condividere: c’è stata la volta in cui sono rimasto dentro al castello di Montebello (RN) a scrivere la canzone dedicata a Guendalina (Azzurrina è soltanto un nomignolo) e mi sentii appoggiare una mano sulla spalla. Avevo una “buona sensazione”, come se quella presenza invisibile alle mie spalle mi dicesse: “Bravo, stai facendo un buon lavoro… Continua così!”. Un’altra volta rimasi una notte al Castello di Verucchio (RN) e dormii nel cortile in un sacco a pelo, riparandomi dal vento con un tavolino.  Fu quella la sera in cui scrissi “Free” (Musica dall’Invisibile Volume 7), un brano che sicuramente mi lasciò un segno profondo».

Il mondo dell’invisibile può non essere visto, ma sicuramente può essere percepito. Leonardo cerca proprio di fare questo: accorgersi di ciò che lo circonda e stabilire un contatto. Da sempre è stato attratto da fenomeni inspiegabili, al limite della comprensione umana.

La musica gli ha fatto da guida in questo percorso di ricerca e scoperta, e per questo il sottotitolo dei suoi 11 cd è sempre “Musica Dall’invisibile”. È il suo modo di celebrare tutto ciò che non tocchiamo con le nostre mani ma che è sempre presente in ogni momento della nostra vita.


Intervista a Leonardo Polverelli, a cura della Redazione


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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.