Nessun male vien per nuocere

Nessun male vien per nuocere
Prima di eliminare la malattia, prova a comprenderne il significato

Alessandra Giacalone

Facciamo presto, noi umani, a giudicare e a separare il bene dal male. O meglio, quello che consideriamo tale. La stessa parola “malattia” sembra suggerire che i disturbi di cui a volte siamo afflitti, vadano inflati nel bidone degli scarti e al più presto eliminati, come un rifiuto senza valore. Ma siamo sicuri che sia davvero così?

La malattia non è solo sintomi

Edward Bach (1886 – 1936), il medico inglese che scoprì le proprietà terapeutiche dei suoi famosi fiori, diceva: «La malattia, alla sua origine, non è materiale; ciò che noi conosciamo della malattia è l’ultimo effetto prodotto nel corpo, la risultante di forze che agiscono per lungo tempo e in profondità». A quali forze si riferiva?

Gli antichi conoscevano la correlazione tra il nostro corpo fisico, le nostre emozioni e i nostri pensieri. La medicina tradizionale cinese collega da millenni organi, visceri ed emozioni; le tradizioni induiste e buddiste descrivono i chakra, dove le diverse parti fisiche corrispondono a diversi stati di coscienza

Il filosofo Platone (428-348 AC) diceva: «Non dovresti curare gli occhi senza curare la testa, o la testa senza curare il corpo. Così anche non dovresti curare il corpo senza curare l’anima». Oggi torniamo alle tradizioni anche nel campo della salute. Gli scienziati moderni hanno scoperto che l’ambiente può influire addirittura sull’espressione del nostro DNA. E così, sia nella medicina convenzionale che nelle nuove discipline olistiche, prestiamo una maggiore attenzione all’uomo nella sua interezza di corpo, mente e spirito, e diamo nuovamente un valore e un significato alla malattia.

Perché comprendere il significato della malattia

I naturopati usano rimedi e tecniche naturali per stimolare l’innata capacità di autoguarigione del corpo. Non mirano mai semplicemente a eliminare il sintomo, bensì a comprenderne il significato e a riequilibrare quel meraviglioso microcosmo che è l’essere umano, tenendo conto anche delle cause profonde da cui è scaturito. Quando siamo disposti a partecipare attivamente a questo processo, il riequilibrio avviene più rapidamente e diventiamo più consapevoli di noi stessi. Le nostre esperienze e la nostra stessa vita acquistano una prospettiva molto più ampia, piena di meraviglie.

Come faccio allora a sapere quale messaggio mi sta letteralmente mandando la mia anima, attraverso il disturbo che si presenta sul piano fisico? Cosa sta cercando di farmi capire? Quale lezione di vita non riesco ancora a imparare?

In libreria ci sono tanti testi che suggeriscono come leggere il significato del sintomo, interpretato in base al meccanismo fisiologico che si è inceppato. Questo è un ottimo punto di partenza. Ma poiché ciascuno di noi è unico e irripetibile, quello che conta è farsi poi le domande giuste, guardando a ciò che accade nella nostra vita.

Cambiare per guarire

La vita è come le montagne russe, piena di sfide e di insegnamenti, e ci conviene saperli affrontare. I rimedi vibrazionali aiutano a superare quel particolare momento anche a livello emotivo, ma sarà importante che comprendiamo in che modo ci conviene modificare il nostro atteggiamento. A volte occorre lasciare andare qualcosa o qualcuno, oppure capire di dovere cambiare lavoro, amici, abitudini… Insomma, cambiare, evolvere! Le risposte sono infinite come lo sono le opportunità che la vita ci offre. Noi impariamo solo attraverso le esperienze e queste possono essere dolorose. Ma da esse nasce sempre una perla di saggezza. E così, certamente alla fine saremo contenti di esserci sbarazzati del “male”, ma avremo anche potuto apprezzare il dono che esso portava con sé.

Le 3 principali domande per capire una malattia

Nella mia esperienza ho appurato che le domande principali da farsi sono tre. La prima: “Il mio sintomo è come se…?”. Dobbiamo descriverlo nel modo più accurato possibile, come se dovessimo spiegarlo a un bambino o a un extraterrestre. Questo mal di testa è come se avessi un martello che mi picchia in questo punto, oppure come se avessi una corona di spine, e così via. Dalle parole che pronunciamo senza pensarci troppo escono sempre delle frasi dense di significato, tipo “il dolore alla schiena è come se ricevessi una pugnalata”, a indicare che ci sentiamo traditi. Osservare quando compare e quanto dura, può rivelare poi il collegamento a particolari momenti della giornata. La seconda domanda è: “Che cosa non riesco più a fare da quando è insorto il sintomo?”. Oppure, viceversa, “cosa sono costretto a fare?”. Può succedere ad esempio che siamo stanchi e abbiamo bisogno di una pausa dagli impegni, ma che non ce ne rendiamo conto oppure non osiamo chiedere le ferie. Allora ecco che l’impedimento ci fornisce una scusa per fermarci, aggirando i sensi di colpa. Ma non sarebbe stato meglio semplicemente renderci conto del conflitto che stavamo vivendo e affrontarlo, evitando così di stare male? Infine la terza domanda: “In che momento della mia vita è insorto, cosa stava succedendo nella mia vita quando è comparso il sintomo?”. Perché la causa profonda può essere legata a episodi importanti come l’inizio della scuola, una separazione, una nascita, il pensionamento e così via.



Alessandra Giacalone

Ha intrapreso il suo percorso di crescita personale più di vent’anni fa. Si è specializzata in Naturopatia Vibrazionale presso la S.I.M.O. di Milano. A Spinello di Santa Sofia (FC) esegue consulenze e trattamenti con l’ausilio di rimedi e di tecniche naturali e non invasive, tra cui: Reflessologia plantare, Riequilibrio dei chakra, Test per intolleranze alimentari, Fiori di Bach, italiani e australiani, Oli essenziali e Fitocomplessi, Cromopuntura e Visualizzazione creativa.

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