Paesaggi Resilienti

Paesaggi Resilienti

Dalla “lotta” alle alluvioni a una progettazione integrata e innovativa del territorio della Bassa Romagna

Intervista a Virginia Gualazzi, a cura della Redazione

Da sempre il territorio della Bassa  Romagna – tra Ravenna, Lugo, Massa, Conselice e Alfonsine – è soggetto ad alluvioni e allagamenti: chi lo abita conosce bene questi fenomeni  e sa che quei luoghi sono stati plasmati, nei decenni, per far fronte a questi eventi eccezionali. Ma è possibile trasformare un territorio allagato da emergenza idrogeologica a contesto resiliente che lavora non per contrastare l’acqua ma in sinergia con essa?

La risposta è sì, come dimostra un lungimirante progetto di tesi elaborato da due giovani studentesse – Virginia Gualazzi e Maria Elisa Grosoli – all’Università di Architettura di Ferrara: ne parliamo con Virginia – romagnola, classe 1993 – che ci spiega nel dettaglio il lavoro svolto.

Ciao Virginia, ci spieghi brevemente il tuo progetto di tesi?

La mia tesi ha come titolo “Scenari di bonifica integrata”, ed è una tesi in architettura del paesaggio. Il lavoro, sviluppato con il supporto e la collaborazione del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale, è iniziato con un’analisi molto approfondita delle dinamiche che regolano il paesaggio della Bassa Romagna (che comprende gran parte della provincia di Ravenna e include – tra i principali – i comuni di Lugo, Massa Lombarda, Conselice, Alfonsine), in modo da individuare le opportunità e le criticità di questo territorio.  L’obiettivo della tesi è quello di elaborare futuri scenari per il paesaggio della Bassa Romagna in base all’evoluzione dei sistemi di difesa e approvvigionamento idrico: questo significa semplicemente proporre alcuni progetti innovativi che possano essere lungimiranti e creare in futuro una serie di benefici per il territorio che riguardano la protezione da eventi alluvionali, il loro impatto ambientale e lo sviluppo dell’agricoltura.

Cosa c’è di nuovo nella progettazione da voi proposta rispetto a quello che si è fatto sino a ora nella Bassa Romagna?

Attualmente il Consorzio di Bonifica gestisce le attività di sua competenza, soprattutto quelle di irrigazione e bonifica, in maniera piuttosto distinta e settoriale. I progetti da noi elaborati, al contrario, sono stati guidati da una strategia d’insieme, in modo da creare sistemi multifunzionali integrati nel paesaggio. In particolare, in caso di alluvione, l’acqua in eccesso che si accumula nei canali di scolo viene oggi immagazzinata in alcune vasche apposite, dette casse di espansione, le quali sono sostanzialmente grandi bacini che hanno la  funzione di arginare momentaneamente il pericolo, ma che purtroppo non sempre vengono valorizzati e inseriti correttamente nell’ambiente circostante. La proposta da noi studiata si discosta da questa progettazione molto tecnica e tradizionale, e consiste nell’impiego della “microlaminazione”. La microlaminazione non è altro che un sistema diffuso che concilia la laminazione delle acque con l’agricoltura e che consiste in esondazioni controllate all’interno di terreni agricoli. In questo modo, l’acqua di piena verrebbe riversata in appezzamenti coltivati a vite e ad alberi da frutto senza causare alcun danno;  è qui che si esplica l’approccio resiliente e integrato nel paesaggio che prima ho citato.

Perché si tratta di un approccio resiliente?

L’efficacia e la sicurezza della microlaminazione stanno nella capacità di queste coltivazioni di sopportare un breve allagamento e una parziale sommersione; inoltre, nella maggior parte dei casi le alluvioni ricadono nella stagione autunnale e invernale, che è la stessa in cui le piante sono in stato di quiete vegetativa. In questo modo il territorio acquisterebbe un forte carattere di resilienza andando a creare opere di difesa integrate nel paesaggio. In questo modo si diminuisce il rischio idrogeologico e si contribuisce allo sviluppo dell’agricoltura, che rimane parte fondamentale dell’economia e del lavoro del nostro territorio. L’immagine futura della Bassa Romagna di cui si è data visualizzazione attraverso questo lavoro, parla di un territorio flessibile e mutevole, capace di adattarsi agli eventi eccezionali e alle trasformazioni future. In questo scenario, l’antico equilibrio tra terra e acqua, che da sempre ha caratterizzato il territorio e l’attività di bonifica, si ricompone in modo nuovo: un campo allagato non sarà più indice di emergenza e pericolo, ma sarà segno della nuova risposta resiliente del territorio e immagine del nuovo paesaggio.

Ci puoi spiegare come opera l’architetto del paesaggio e in quali contesti l’architettura del paesaggio può dare un contributo fondamentale?

L’architetto del paesaggio opera in moltissimi campi, spaziando da progetti di piccoli giardini ad ampi progetti a scala territoriale. Ciò che accumuna le specializzazioni dell’architettura, e non solo quella in paesaggio, è la capacità di proporre una soluzione strategica sintetica ed efficace, ma allo stesso tempo multi-funzionale, di fronte a una problematica. Io credo che nella realtà di oggi, in cui si parla sempre più a gran voce di questione ambientale, il paesaggista possa avere un ruolo decisivo nell’affiancare gli enti preposti a prendere decisioni sul territorio, fornendo loro un’immagine più chiara, una visione più lungimirante di quelli che saranno i cambiamenti che inevitabilmente il paesaggio subirà. In Italia, più che altrove, il paesaggio è un patrimonio, e come tale va curato, tutelato e riqualificato; è una realtà in continuo movimento, che nel passato ha subìto importanti trasformazioni e che ora è destinata ad affrontarne di nuove.

Scenari di bonifica integrata

Scenari di bonifica integrata. Evoluzione del paesaggio in funzione dei sistemi di difesa e approvvigionamento idrico nel territorio della Bassa Romagna” è una tesi di Laurea Magistrale in Architettura, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Ferrara. La tesi è stata elaborata all’interno del laboratorio di sintesi finale “Architettura del paesaggio e delle infrastrutture” ed è stata discussa il 17 novembre 2017 a Ferrara.

Autori: Virginia Gualazzi, Maria Elisa Grosoli. Relatori: Luca Emanueli, Gianni Lobosco.


Virginia Gualazzi

Virginia Gualazzi ha 24 anni e si è Laureata in Architettura all’Università di Ferrara nel 2017. È appassionata di eco-cosmesi, autoproduzione, cura delle piante bonsai.

Per contattarla: virginia.gualazzi1993@gmail.com

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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.