Piccolo bonsai, grande amore

Piccolo bonsai, grande amore

I segreti per coltivarlo con successo, anche per i pollici meno verdi

Intervista a Monia Giannini, a cura della Redazione

I bonsai sono piccoli grandi esempi di perfezione: perché hai scelto questa tipologia?

Bella domanda! Scavo alla ricerca dell’origine della mia passione… Il bonsai nacque in Cina, per la necessità di portare con sé le proprie piante utili all’alimentazione. Mi riconosco tra le persone che amano portare il mondo in miniatura: nel micro mondo del vaso, il mio intervento diviene necessario per la vita, mi sento gratificata dalla mia utilità e capacità di riuscita. A questo bisogno egoistico, affianco un grande amore per la natura e riconosco che l’uomo abbia bisogno di prendersene cura in prima persona. Al giorno d’oggi specialmente, alienato tra mura e tecnologia, l’uomo va riportato accanto alle piante, alla riscoperta delle proprie radici. Alla riscoperta di una libertà primordiale. Anche chi non ha la fortuna di avere un terreno dove può coltivare grandi alberi e un orto-giardino, può riconoscersi nel mondo verde dei suoi bonsai. Ogni pianta in vaso andrà bene, ma gli alberi esprimono, più di altre specie, la forza della natura. L’essenza di quell’albero vive libera anche in un piccolo vaso. Il suo stato di salute rigogliosa sarà facilmente riconoscibile.

Ci daresti qualche consiglio per prenderci cura di un bonsai?

Con molto piacere. Dobbiamo ricordare che il bonsai, essendo un albero, in natura affonda le radici in strati di terreno profondi, sempre umidi. Al contrario di una pianta grassa, non va lasciato asciugare completamente. Uso dire di prevenire la completa asciugatura, la quale varia a seconda delle stagioni, della posizione scelta per il vaso, dalla grandezza dello stesso ecc. Non ci sono parametri fissi. Vi insegno qualche parola nella sua lingua: quando lo strato superficiale del terreno si asciuga, lei ci sta chiedendo: annaffiami, tra poco avrò sete! Quando i suoi nuovi rami si allungano con distanze tra le foglie superiori a quelle presenti nel ramo precedente, mi rimprovera: mi stai dando meno luce, spostami! Le piante che chiamiamo d’appartamento sono in realtà alberi tropicali, non amano il freddo ma gradiscono comunque tanta luce. Se siete ancora inesperti, non esitate a contattarci: io, Maurizio e nostra figlia Maria, gratuitamente vi forniremo tutti i consigli del caso. Siamo poi anche un centro assistenza e pensione per chi ha bisogno di lasciare momentaneamente la pianta in buone mani (mentre siete in vacanza ci pensiamo noi!).

Se sappiamo fermarci a osservarla, la pianta ci comunica ciò di cui ha bisogno

Che differenze ci sono tra una pianta classica e un bonsai?

Nel bonsai la lavorazione del tronco e dei rami dev’essere tale per cui l’effetto finale ricordi il più possibile la forma di un grande vecchio albero cresciuto in natura, o un vero bosco nel quale pare di poter entrare col pensiero. È con tale filosofia che i giapponesi hanno raccolto e sviluppato questa arte. Oggi la gran parte dei bonsai di nostra produzione è costituita da varietà nate e cresciute in Italia e sempre più appassionati sono portati a scegliere specie autoctone, più resistenti e adatte ai nostri climi.

Se potessi descrivere con 3 aggettivi un piccolo bonsai, quali sceglieresti e perché?

Tre sono pochi! Un bonsai sapientemente coltivato ispira grande ammirazione, forza, equilibrio e armonia delle forme, libertà e rispetto per madre natura, per il creato. Inoltre racconta una storia, racchiusa nelle sue cicatrici e nelle sue forme. Ancora più intensi e profondi sono i sentimenti che vive un bambino che possa dedicarsi alla cura di un bonsai o di un piccolo orto, anche in terrazzo. Si sviluppano la predisposizione all’ascolto, l’attenzione per le piccole cose, lo slancio all’intervento diretto, alla correzione dell’errore per il raggiungimento del fine. Ogni azione produce dei risultati specifici, verificabili. Chiavi di lettura di vita applicabili in futuro. Secondo me, il contatto con la natura ed i suoi ritmi allontana dall’ansia, dall’apatia generata dal contatto con l’eccessiva tecnologia.

Parlaci della coltivazione con microrganismi: di cosa si tratta?

Da dieci anni oramai lavoriamo con una miscela di microrganismi specifici veramente unica. Un consorzio di decine di batteri, funghi e lieviti tipici della rizosfera, dei grandi boschi incontaminati. In forma dormiente, non liofilizzati, dinamizzati, sono forti, svegli e attivi non appena, diluiti in acqua, vengono a contatto con ossigeno e terreno. Raggiunto l’apparato radicale, quelli riconosciuti dalla pianta si uniranno a lei in simbiosi strettissima. In natura ogni pianta ha diversi di questi alleati.

Davvero interessante. In quali tipi di coltivazioni può essere utilizzata?

In tutte le specie di piante e coltivazioni, sia in vaso che in piena terra. Ogni specie di pianta alleverà i microrganismi che preferisce. Io li chiamo i camerieri della pianta: intervengono in importantissime funzioni di ripristino del terreno e difesa della pianta ospite. Stiamo lavorando con enorme soddisfazione anche negli orti biologici. Bonificare un terreno inquinato da fitosanitari ma anche petrolio o diossina o diserbanti è possibile in tempi brevi, attraverso l’uso di alleati così ben preparati. I microrganismi tendono sempre a riportare condizioni di sanità per la pianta che li ospita: se lei muore, anche loro moriranno. La simbiosi che li unisce dà vita a un servizio di reciproco scambio. La pianta si siede al tavolo del ristorante e ci mette le radici, perché servita da camerieri esperti ai quali ordina il cibo che le serve, ogni giorno. Il resto rimane “in cucina”, nel terreno, a disposizione. Un ponte tra terreno e radici. Il miglior scienziato in botanica non potrebbe servirla altrettanto bene. In cambio i microrganismi vanno ghiotti degli zuccheri che la pianta produce anche per loro. Guardate! Eccoli posizionarsi lungo la pagina fogliare per catturare efficacemente la luce solare e metterla a disposizione della pianta troppo in ombra (ad es. in appartamento). Motivo per cui le piante nel sottobosco non presentano difficoltà per la mancanza di luce.

E ora, li vedete? Stanno immagazzinando acqua come cammelli per poi pomparla a forza nelle radici di una piantina debilitata dalla siccità. Vite che durano anche mezz’ora, dalla nascita alla morte, ma in grado di riprodursi da una a 300 milioni in 24 ore. In un mondo dove tutto si trasforma, anche i morti sono cibo per la pianta. Risultato: tutte le piante tornano più facilmente in salute, il loro sistema immunitario si rinforza e insieme alle pratiche culturali essenziali, la pianta si difende da sola dagli attacchi di parassiti e patogeni, anche in un ambiente innaturale, come il vaso. Attraverso la collaborazione dei nostri amici invisibili, le soddisfazioni non mancheranno. Noi siamo a vostra disposizione per insegnarvi piccoli grandi segreti, anche attraverso corsi bonsai e per orti biodinamici, per adulti e bambini, teorici e pratici insieme, perché bisogna rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani di terra per cambiare il mondo intorno a noi. Anche da questi gesti, inizia il desiderio per uno stile di vita sano e sostenibile.

Monia Giannini

Nata in campagna, a Santarcangelo,a contatto con frutti, orti e animali, fin dalla più giovane età. Nel 2000, dopo aver conseguito la qualifca di coltivatore diretto, ha aperto un’azienda florovivaistica sui terreni del nonno agricoltore. Si è specializzata in bonsai e nella coltivazione di ortaggi antichi, la sua seconda passione. Nel 2005 ha incominciato a sperimentare attivatori del terreno in sostituzione dei concimi chimici e nel 2008 ha messo in produzione il risultato di queste sperimentazioni, un prodotto ad azione su suolo contenente microrganismi, in vendita con il nome
di HARAJI.

Per informazioni:

Sito Web: www.vivaiobonsai.com

Mail: info@vivaiobonsai.com

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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.