Plinio Rossi, l’artista artigiano clandestino

Plinio Rossi, l’artista artigiano clandestino

Dimenticarsi dell’arte è un crimine anche verso noi stessi

Intervista a Plinio Rossi – a cura di Valentina Balestri

 

La passione per l’artigianato Plinio ce l’ha da sempre. Già da piccolo sbirciava nelle botteghe degli artisti, ascoltando i loro segreti. Poi artigiano c’è diventato e finalmente ha iniziato a lasciare la sua impronta nel mondo. Un’impronta che profuma di legno, di marmo, di pittura a olio e pennelli. Lo stesso profumo che c’era quando sono andata a trovarlo nel suo laboratorio, sulle prime colline cesenati, immerso nella natura, preso in prestito da un amico, perché il suo non ce l’ha più.

Ciao Plinio. Appena sono entrata da quella porta ho capito subito che la tua arte ha una storia da raccontare. Profumi, colori, le tue mani. Allora ti chiedo subito: parlami di te.

Ciao Valentina. È vero, una storia c’è.

È la storia di un uomo e della sua passione che ormai non ha più respiro. Sai, in tutti questi anni ho fatto tanti restauri, studiato l’arte antica, dipinto, scolpito, ho anche scoperto nuove tecniche di realizzazione e scelto nuovi prodotti più “sani”, in armonia con la natura. Ho fatto qualche mostra e conosciuto tante persone. Sono comunque rimasto un piccolo artigiano, marginalizzato da questo sistema economico che all’uomo moderno insegna a non dover scegliere, ma solo consumare. Ho interpellato le amministrazioni comunali ma sembra non importi niente a nessuno. Sembra che tutti si siano dimenticati della figura dell’artigiano che, anziché essere canalizzata in percorsi finanziati dalla regione, nelle scuole, nei centri educativi e nel mondo del lavoro, viene costretta a povero passatempo.

Valorizzare il territorio, creando 
delle “situazioni d’arte”, percorsi e attività, oltre che attirare altri turisti, potrebbe riportare la nostra terra alla magnificenza. L’arte deve ritornare ad essere strumento dell’uomo

Sai Plinio, guardo i tuoi quadri e non serve una seconda occhiata: ci sono domande forti nelle pennellate, quasi brusche. Immagini che spaventano e che mettono in discussione chi siamo e cosa facciamo davvero su questo mondo. Impattano con la coscienza, ti fanno riflettere. Dalla mercificazione della donna alla mancanza di libertà della nostra società, dai complotti internazionali alle insicurezze del “non sapere cosa accadrà” che scavano profondi solchi nella fiducia in noi stessi e negli altri. Plinio, perché scegli di dipingere in questo modo?

Le persone non osservano più. Sono troppo prese a fare altro. Ci si abitua alla bellezza e la si dimentica. È triste, molto triste. Siamo circondati di opere d’arte, create dagli uomini e soprattutto dalla natura, ma non ci fermiamo più a guardarle. Ci siamo scordati di quell’estasi che si prova ad aprire gli occhi, per davvero. Con i miei dipinti cerco di ottenere questo: un minuto in più di osservazione. Un minuto in più di consapevolezza. Qualcosa che ti fa tornare in mente di vivere ogni giorno con uno scopo.

Quanto tempo ci vuole per imparare il mestiere dell’artigiano?
 Quanto ci vuole per imparare il mio mestiere? Lo faccio da una vita ma ancora non ho appreso tutto quanto! C’è sempre altro, sempre di più.

È stimolante e mantiene vivo in me il desiderio di imparare.
Poi quando arrivano nuovi spunti, l’ispirazione si accende e via, prendo in mano martello, scalpello, pennello e non vedo l’ora di vedere cosa si crea.

A volte servono ore, altre volte settimane.
Ma la curiosità, il voler mettersi in gioco ancora una volta, non si lasciano scoraggiare dal tempo.

Plinio Rossi ci racconta: la mia arte clandestina vuole tornare in patria!

 

Perché non ci siamo ancora resi conto di quanto sia importante il nostro patrimonio culturale? Pensiamo alla nostra città, al nostro paese. Quanti sono i monumenti, le opere d’arte, i dettagli che non sono abbastanza valorizzati? Perché anche lo stato, le regioni e i sindaci, ma anche i cittadini, si sono dimenticati di questo valore, che non ha prezzo?! Non sarebbe logico investire di più in cultura, visto che è il nostro asso nella manica (insieme al cibo), ciò che ci rende famosi in tutto il mondo e richiama ogni anno milioni di turisti?

L’Italia potrebbe vivere di solo turismo, di arte e di cultura e invece l’artigiano, anziché essere trattato con grande rispetto e gratitudine è stato dimenticato, sepolto dalle tasse e privato della sua identità professionale. Ecco perché parlo in primis al comune di Cesena e a tutti i comuni della Romagna sperando che la mia voce arrivi molto più lontano.

Accogliete e custodite l’arte, permetteteci di lavorare nel posto più bello del mondo, la nostra Italia, anziché costringere a nasconderci o ancor peggio, ad abbandonare il nostro lavoro o il nostro paese. Faccio appello a voi per dirvi che ci sono, che ho voglia di sostenere l’arte, il territorio, la nostra cultura, che le mie mani sono qui, pronte per lavorare.

Ci sono tantissimi progetti che non devono rimanere impolverati dentro un cassetto e dentro il mio, come in quello di tanti altri, ce ne sono troppi. Sono qui se vi va di ascoltarne alcuni e se vi va di collaborare a realizzarli. Questo è il mio numero 329 0714182 e questa la mia email info@pliniorossi.it

 

Un’idea per rendere migliore la Romagna, ridarle valore, cultura e bellezza? 
Creare un organismo di tutela reale e ritornare a difendere gli artigiani. Come una volta facevano i mecenati, ora dovrebbero farlo i comuni.

Credo che l’artigianato locale debba essere promosso per mantenere il patrimonio e crearne altro che sarà sempre fonte di commercio, anche tra cento anni. Nelle corti rinascimentali chiamavano gli artisti per abbellire le città, le case, i luoghi di incontro. Valorizzare il territorio, creando delle “situazioni d’arte”, percorsi e attività, oltre che attirare altri turisti, potrebbe riportare la nostra terra alla magnificenza. L’arte deve ritornare ad essere strumento dell’uomo. Anche i cittadini dovrebbero prendere coscienza di questo e pensare quanto sarebbe più emozionante ritrovarsi in un ambiente più bello e in armonia… In fondo è proprio delle piazze e delle vie dove passeggiamo tutti i giorni che sto parlando.

 

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