Post Fata resurgo

Post Fata resurgo

Come l’archetipo della Fenice ci insegna a superare le difficoltà per rinascere più forti di prima

Barbara Pozzi

Il motto della Fenice, mitico uccello sacro dell’antico Egitto, è proprio questo: “Post Fata resurgo”, che tradotto letteralmente significa “dopo la morte mi rialzo”.

Queste parole esprimono grande fiducia nelle proprie capacità e la consapevolezza di sapersi risollevare dalle disavventure, vincendo le avversità del destino.

Le origini del mito della Fenice risalgono almeno a due secoli prima di Cristo, quando Erodoto ci narra di un animale incredibile con piume rosse e bianche che muore e rinasce dalle sue stesse ceneri. Da allora questo mito aleggia tra Oriente e Occidente, in un volo leggendario che esprime antichissime dottrine e che ha affascinato diversi popoli di vasti continenti e diverse culture. Ognuno ne rielabora la storia a seconda delle diverse usanze e costumi ma la simbologia è sempre la stessa.

La Fenice rappresenta la forza e la resilienza, cioè la capacità di rialzarsi e reagire con le proprie forze anche nelle situazioni più difficili.

In questo senso diventa quindi un archetipo, ripreso da religioni e filosofie e raccontato nei momenti più bui come faro di speranza e di coraggio.

Il mito della Fenice

Nelle parole di miti e saggi antichi si racconta che la Fenice dopo 500 anni, sentendo sopraggiungere la sua morte, si ritira in un luogo appartato e costruisce il nido sulla cima di una quercia o di una palma. Qui accatasta le più pregiate piante balsamiche, Incenso, Mirra, Cannella e Nardo, con le quali intreccia un nido a forma di uovo. Infine vi si adagia, lascia che i raggi del sole l’incendino, favorendo la crescita delle fiamme con il battito delle sue stesse ali e si lascia consumare.

Per via della Cannella e della Mirra che bruciano, la morte di una Fenice è spesso accompagnata da un gradevole profumo. Dal cumulo di cenere emerge poi una piccola larva (o un uovo) che si trasforma nella nuova Fenice nell’arco di tre giorni. Dopodiché la nuova Fenice, giovane e potente, vola a Eliopoli e si posa sopra l’albero sacro, portando grande fortuna e prosperità.

Come ogni aspetto del mito, anche le piante e i profumi scelti dalla Fenice durante la preparazione del nido sono investite di importanti significati simbolici. Sono tutte piante che in passato erano legate a riti di passaggio, al cambiamento e al concetto di immortalità e hanno il compito di aiutarla ad affrontare il momento particolare della morte e della rinascita.

Le 4 piante che la Fenice porta con sé

  1. Mirra
    Utilizzata anche per la consacrazione dei Re, questa pianta è un arbusto spinoso e resistente, che cresce in un clima desertico e incarna la forza vitale che le permette di crescere in luoghi tanto ostili. Aiuta ad accettare le grandi prove della vita, amplifica la forza e il coraggio, aiuta a vincere la paura del dolore e della separazione.
  2. Incenso
    Pianta legata alla preghiera e alla meditazione, facilita il contatto con la propria interiorità, creando un tramite tra l’essere umano e il divino. Purifica l’ambiente interiore ed esteriore e predispone alla calma e all’ascolto.
  3. Cannella
    Ideale per chi sente il bisogno di ricominciare. Rimuove traumi, blocchi e shock. Sostiene nei momenti bui dell’esistenza, dona coraggio e permette di riscoprire l’entusiasmo perduto.
  4. Nardo
    Ricorda la sacralità della terra incontaminata. Agisce positivamente sul sistema neurovegetativo, armonizza i contrasti. Consacra Re e Grandi Sacerdoti. Dona consapevolezza, fermezza, stabilità.

Cosa rappresenta il mito della Fenice?

Nonostante il racconto della morte e rinascita possa risultare drammatico, quello della Fenice risulta comunque un mito positivo, che conserva uno sguardo ottimistico sul futuro e sul suo destino. È la Fenice stessa che organizza con cura il suo trapasso, costruendosi il nido e favorendo la nascita delle fiamme con le sue stesse ali, e lo fa perché ha fede nella sua rinascita, che porterà fortuna e prosperità.

Per questo anche l’atto stesso della preparazione del nido e del bruciare sono considerati degli insegnamenti e vengono caricati di importanti significati simbolici: la preparazione del nido è la preparazione al fallimento e alle difficoltà della vita, affrontate con consapevolezza e dignità, mentre la morte è il simbolo dell’abbandono di tutta la negatività e di ciò che non serve più per rinascere con nuovi propositi e ambizioni.
Questa rinascita però non è un cambiamento che stravolge perché la Fenice è nuova ma sempre se stessa, in un rinnovamento continuo che favorisce il cambiamento senza rinnegare le proprie origini.

L’archetipo della Fenice ci insegna perciò a prepararci al fallimento consapevoli della rinascita, con un atteggiamento proattivo e ottimista. Ci insegna a bruciare quello che di noi non ci serve più, abbandonando modi di fare e pensieri antichi.

E infine ci insegna a rinascere, tirando fuori delle risorse che non sappiamo di avere, senza distruggere la nostra identità ma ripartendo con coraggio e fiducia dalla versione migliore di noi stessi.


Barbara Pozzi

Barbara cresce in una famiglia che le trasmette, fin da piccola, un profondo amore per la Natura. Appassionata di botanica, la madre le regala un estrattore: questo dono è il seme di un percorso che la porterà a conoscere a fondo gli oli essenziali, studiando da autodidatta, partecipando a corsi di naturopatia e aromaterapia e poi sperimentando sul campo. La sua visione è, fin dall’inizio, quella di riproporre un profumo completamente naturale, privo di qualsiasi additivo e che restituisca l’energia sottile della pianta da cui proviene, proprio come si faceva nelle antiche tradizioni di fitoterapia e profumeria, andate perdute nel tempo. È così che nel 2006, assieme a Massimo Moretti, Barbara fonda l’Opificio Olfattiva. Aromaterapeuta del progetto, Barbara si dedica alla creazione di prodotti di Profumeria Botanica per il benessere dell’uomo e dell’ambiente che lo circonda.


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