Qual è la verità sul biologico?

Qual è la verità sul biologico?

Una riflessione di chi lavora da decenni con il biologico in Romagna

Dopo la puntata televisiva del programma Report (10 Ottobre) in cui si è trattato il tema del biologico, in Romagna si è alzato un coro di voci.

Sono le voci di coloro che nella cultura del biologico ci credono da decenni, quando ancora erano i primi a pensare ad un’alimentazione consapevole e sana.

È giusto mettere in luce tutti gli aspetti di un caso e certamente non è giusto fare di tutta l’erba un fascio.

Leggiamo allora le riflessioni di un romagnolo che il biologico lo conosce bene, perché ogni medaglia ha sempre due facce ed è giusto osservarle entrambe.

Se la visione non è completa, il rischio è di venir schiacciati da un’informazione televisiva che non fornisce tutti gli strumenti utili per farci un’idea vera e reale su come funziona il mondo del biologico.

Tanti anni a lottare, a spiegare, a cercare di portare avanti la giusta causa del biologico, per poi scoprire che anche nel bio funziona come nel convenzionale: siamo attaccabili, deboli, poco capaci di proteggere la nicchia all’interno della quale siamo cresciuti.

Finché eravamo quattro gatti non ci filava nessuno, neppure i delinquenti. Ma oggi che finalmente il biologico sta arrivando sulle tavole della maggioranza delle famiglie italiane, le cose stanno cambiando.

Cominciamo a diventare interessanti, per le catene di supermercati, ma anche per faccendieri, funzionari “funzionali” e loschi figuri con pochi scrupoli, capaci sia di farsi una risata dopo un terremoto, pensando ai soldi su cui metteranno le mani per la ricostruzione, sia di corrompere qualcuno per falsificare un certificato e far diventare bio, ciò che bio non era. Che tristezza, che rabbia!

Informazione sul biologico: sì, ma fatta bene!

Ciò detto, sarebbe sbagliato pensare al bio come totalmente falso. In tanti anni di lavoro, abbiamo conosciuto e incontrato centinaia di coltivatori e imprenditori, su cui ci sentiamo di mettere le mani sul fuoco.

Persone sane, oneste, motivate da un’etica, che credono nel proprio lavoro: persone come noi, che si sentono offese da questi delinquenti.

Nel servizio di Report c’è solo una pecca, piuttosto grave. Hanno parlato di tonnellate di prodotti non conformi, dando l’idea che tutto il settore sia marcio. Ma non è così.

Credo che Federbio dovrebbe rendere pubblici i dati sui consumi di materie prime biologiche, perché è corretto sapere se il marcio rappresenta l’80%, oppure il 10%, oppure lo 0,1% del prodotto bio. Così si è avuta l’impressione che si sia in qualche modo fatto di tutta l’erba un fascio… e questo non va bene.

Ci impegneremo anche noi, in prima persona, per cercare di fare chiarezza su questo dato. E comunque, noi cercheremo di reagire a questa situazione, in maniera forte e indignata, così come siamo sicuri faranno tutti quelli che, come noi, vogliono continuare a produrre biologico e hanno le carte in regola per farlo.

Il programma “Indovina chi…?”, ha parlato delle truffe nel latte, della macchina che lo sponsorizza, delle falsità sulle sue qualità benefiche, della sofferenza estrema a cui sono sottoposti questi animali. Su “Il Giornale” è uscito un bell’articolo di Stefano Filippi intitolato “I padroni del cibo” che evidenzia la situazione per cui 10 aziende si spartiscono il 70% della produzione mondiale di cibo e ci sono studi che dimostrano che ci stanno “drogando” per abituarci a mangiare ed “apprezzare” sempre più cibo spazzatura, pieno di sale, zucchero bianco e grassi trans.

Non è il momento di abbassare la testa: è il momento di aprire occhi, orecchie e fare grande attenzione.

Biologico e organismi di controllo

Non siamo più un gruppo di amici che hanno fatto una scelta di vita. Fra di noi c’è qualcuno che è peggio di Giuda e va stanato e denunciato, senza se e senza ma. Abbiamo sempre pensato che gli Organismi di Controllo bio siano fondamentali per tutelare il settore. E lo pensiamo tutt’ora, nonostante quanto successo. Ma evidentemente il loro modo di operare non è più adeguato per poter monitorare in modo attendibile questo settore in crescita a due cifre. Occorre riformarli e occorre soprattutto obbligarli ad una sinergia nel modo di operare che spesso fatica a svilupparsi spontaneamente. Ed è nell’eccessiva burocratizzazione, nel curarsi del proprio orticello che si annida il malaffare: meno gente a visionare scartoffie e più tecnici sui campi, più verifiche, più analisi, più conoscenza dei processi produttivi e più tracciabilità delle transazioni commerciali.

Servono più controlli, non serve delegittimare i controllori. Sbaglia chi pensa che il vero biologico lo si possa trovare solo dai piccoli produttori. Primo, perché sono quelli più difficili da controllare (basti guardare ai tanti furbetti che trovate a mercatini e fiere che del bio sfoggiano solo il prezzo). Secondo, perché si riporterebbe il biologico indietro di vent’anni, lusso di pochi eletti e questo non può essere l’obiettivo di chi vuol bene al biologico.

Biologico: prima di tutto è un valore etico e morale!

Si può fare biologico nella piccola, nella media e nella grande azienda: basta avere valori saldi a cui ancorare la propria attività, il proprio lavoro.

Non è una questione di dimensione, ma di etica, di cuore, di Mission.

Oggi siamo infuriati, come tanti. Ma sappiamo che domani, e ancora per tanti domani, potremo sollevare a testa alta le serrande dei nostri negozi e ristoranti, continuando a essere fieri del nostro lavoro e dei nostri ideali. Così come credo, fieri continueranno a essere coloro che ci hanno scelto e ci hanno dato fiducia, certi che non li tradiremo.


Scritto da Renzo Agostini,

titolare insieme alla moglie Antonella Baldazzi, del Terra e Sole di Rimini, il primo supermercato bio certificato in Europa.


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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.