Racconti e riflessioni di chi vive in libertà

Racconti e riflessioni di chi vive in libertà

Vivere liberi partendo dall’autoproduzione e dal cibo

Fabio Cappelletti

Ho fatto ai miei figli la domanda magica – Cos’è la libertà? – e il più grande dei due mi ha risposto con molto entusiasmo dicendomi: «Stare all’aperto, farsi una capanna per giocarci dentro, stare fuori quando piove, dare i calci alle pozzanghere e far volare l’acqua fino ai miei amici, arrampicarsi su un albero e buttarsi se giù c’è l’acqua». Mi è subito salito alla mente un pensiero: quante cose inutili facciamo? E soprattutto, quanto poco basterebbe per sentirsi liberi e felici?… Non nego che mi sia salita pure un velo di malinconia. E subito ho provato la sensazione di aver sbagliato tutto e di aver preso la direzione sbagliata. Ma siccome sono un’ottimista, o meglio cerco sempre di trovare il lato positivo delle situazioni, ho pensato a quante persone, io compreso, tentano di scegliere una vita più vicina allo stare all’aria aperta, dando calci alle pozzanghere.

Esperienze di chi sperimenta la libertà

Qualche giorno fa mi ha contattato una vecchia amica che non vedevo e non sentivo da almeno 15 anni. Sapevo che si trovava in Australia. Mi scrive dicendo che leggeva i miei articoli su Vivi Consapevole in Romagna e che da quattro anni si era trasferita nell’alto Appennino Tosco-Romagnolo (vicino Marradi). Lei e il suo compagno producono farina di castagne con i marroni raccolti. Da un po’ di tempo sono alla ricerca di farina di castagne locale, per fare il castagnaccio, perciò l’ho chiamata subito! Sono venuti al forno per portarmi la farina e mi hanno raccontato la loro storia. Dopo essersi incontrati in Australia, sono tornati e hanno occupato una vecchia casetta di legno, in mezzo al bosco, costruita tempo fa dai genitori di lui. Dopo qualche anno, si sono costruiti una casa in terra, 100% auto costruita e ora vivono lì, senza tanti di quelli che vengono considerati comfort, a cui tutti siamo abituati (tv, frigorifero).

Entrambi non svolgono un lavoro standard, si autoproducono il cibo e vendono alcuni prodotti. In questo modo riescono ad avere tutto quello che necessita loro. Una scelta molto coraggiosa che stimo e rispetto

Una mattina, presso il nostro forno a Dovadola, è venuto un ragazzo a portare i marroni di Pianbaruccioli (zona Acquacheta). Era in camper con la sua compagna e la loro bimba piccola di circa un anno. Abitano lassù sopra Acquacheta, in cima agli appennini, assieme ad altre persone: condividono tutto, allevano alcuni animali, coltivano l’orto, si procurano legna, raccolgono i marroni. Quando qualcuno scende a valle, passa dal forno e, se ne abbiamo, diamo loro del pane secco per gli animali e credo che altri forni della vallata facciano lo stesso. Sono in tanti, si aiutano, nessuno lavora. Questa realtà esiste da tempo ma da parecchio non ci abitavano famiglie con bambini. Spesso, al mercato biologico  di  Forlimpopoli, viene a salutarmi Ulisse. Credo che sia l’uomo più  libero che io conosca. Non l’ho mai visto triste, al contrario, è sempre felice. Mai arrabbiato per qualcosa o con qualcuno e credo di sapere bene perché. Non ha lavoro, sono tantissimi anni che non ha alcun rapporto con il denaro, non ha alcun bisogno di comprarsi qualcosa e riesce in qualche modo ad avere quello che gli serve per sopravvivere, gira in bicicletta e non possiede auto o moto. Non ha impegni, orari o giorni della settimana fissi, non ha obblighi e non DEVE niente a nessuno. Per questo è l’uomo più libero che io conosca. E ogni volta che lo vedo, ha sempre mille modi per mettermi di buon umore e farmi fare qualche bella risata! Ormai è un rito, conosce tanti bei modi per salutarsi e si finisce sempre con un bell’abbraccio. Quando il giovedì non passa a trovarmi, ammetto di sentirne la mancanza.

La possibilità di fare le cose da soli, ci rende più liberi, liberi da obblighi, e ci rende uomini più capaci di realizzare nel concreto. Ci rende uomini migliori

La libertà parte dalla condivisione

Questi sono per me segnali, che fanno pensare che ci sia una ricerca verso qualcosa di più spirituale. Potrei raccontarne altre di storie simili. Forse non è poi così un’utopia pensare di poter vivere con meno, senza falsi bisogni, senza lavoro di conseguenza. Si possono fare molte cose, come prodursi il cibo, in modo da non dover avere l’esigenza o l’obbligo di avere uno stipendio per comprare poi queste cose. Se le autoproduci, non le devi comprare. Il pane ne è un esempio: se lo si fa a casa con regolarità, anche una volta a settimana, sano e genuino, di quelli che si mantengono per una settimana, non si ha poi bisogno di dover andare a comprarlo dal fornaio o ancor peggio al supermercato, dove troviamo pane industriale fatto con materie prime scadenti. Credo che il futuro si basi sulla collaborazione e non sulla competizione. Quando qualcuno mi chiede una ricetta, sono sempre felice di dargliela. E se un domani tutti si autoproducessero il pane da soli, certamente troverò qualcos’altro di bello da fare. Se non sai farti le cose di cui hai bisogno, diventi dipendente da qualcosa o qualcuno che può dartele, perciò non sei più libero. Credo che questo sia uno dei fondamentali motivi per cui viviamo in una società con un sistema come quello di oggi.

Riflessioni di uno strano fornaio – mio padre – Maurizio Cappelletti

«Questa mattina guardavo fuori dalla vetrata e ho visto un pettirosso che becchettava qualcosa. È volato su un albero, ci è rimasto qualche secondo. Poi è volato nel pollaio, ne è uscito ed è volato nel canneto, per arrivare davanti alla porta del forno. Ha becchettato briciole di pane e se n’è andato, non so dove. Insomma il pettirosso può andare dove vuole, dove l’istinto lo richiama e può fare quello che gli pare senza dover adempiere ad alcun obbligo o sottostare ad alcuna imposizione, salvo quelle della natura. Se non è pratica di libertà questa… quale altra lo è? Un essere umano deve sottostare a una o più imposizioni e vincoli, senza considerare i bisogni indotti, quelli che ci fanno credere che se non faremo questo o quello oppure se non avremo questo o quest’altro, non saremo nessuno. Ho capito che per essere libero, basta essere nessuno o meglio essere se stessi. Non è semplice in questo momento storico».

Consigli utili

Come produrre pane SANO E GENUINO con lievito madre in casa

Ingredienti base:

  • pasta madre
  • farina di grani antichi integrale
  • acqua
  • sale

Procedimento:

All’interno di un recipiente, sciogliere 150 g di pasta madre in 350-400 ml di acqua poi aggiungere 500 g di farina integrale di grani antichi e impastare il tutto. Lasciare riposare per circa 24 ore. Il giorno seguente, sciogliere il tutto in 650-700 ml di acqua e aggiungere 900 g di farina integrale di grani antichi, circa 18 g di sale, impastare il tutto fino ad ottenere un impasto omogeneo e senza grumi.

Lasciare riposare per circa un’ora, facendo dopo 15 minuti 4/5 pieghe senza sforzare o strappare l’impasto. Passata circa un’ora, tagliare in pezzi da circa 1,2 kg. Formare il pane senza strappare l’impasto in maniera dolce e con poca forza, fino a ottenere una forma tonda. Posizionarla in un recipiente rotondo cosparso di farina, ricoprirlo con un panno di stoffa (la parte più liscia va girata sul fondo del recipiente), per evitare che il pane si attacchi durante la lievitazione. Con queste dosi dovrebbero venire due pani da circa 1 kg cadauno. Una volta messe le pagnotte nella loro ciotola (meglio se un cestino di legno) lasciare lievitare a temperatura ambiente per circa 2 ore. Passate 2 ore, prendere le pagnotte, toglierle dal contenitore ribaltandole sulla superfice di cottura e cuocere per circa 1 ora a 200 °C.

Per chi fosse in cerca di lievito madre, prenotando con almeno due giorni di anticipo, può ritirarlo gratis presso il nostro punto vendita a Dovadola oppure il giovedì mattina al mercato biologico di Forlimpopoli presso il nostro banco. Per la panificazione non esistono ricette o leggi ma solo indicazioni e consigli. Trovate il vostro procedimento e le vostre dosi per ottenere un pane come più lo desiderate.


Fabio Cappelletti

Fabio Cappelletti è nato e risiede a Dovadola (FC), nelle prime colline dell’Appennino tosco-romagnolo. Da sempre è appassionato di boschi, fiumi, piante e tutto ciò che la natura crea. Le sue esperienze lavorative nel settore dell’allevamento industriale e in campo farmaceutico gli hanno dato la possibilità di capire di persona come funzionano certe tematiche, al giorno d’oggi. Di conseguenza, il suo processo naturale di crescita personale lo ha portato a
cambiare il suo stile di vita. Fabio crede nel cambiamento e quotidianamente si impegna per realizzarlo. Da sette anni gestisce il Forno Biologico Cappelletti e Bongiovanni, l’attività di famiglia da due generazioni, panificando a pasta madre e utilizzando farine locali di grani antichi macinati. Ha una grande passione che è quella di andare a
cercare tartufi nelle nostre colline.

Forno Biologico Cappelletti e Bongiovanni

Piazzale Vittoria 6, Dovadola (FC)

Cell: 338 145 9338

Email: fornodovadola@gmail.com

FB: Forno Biologico Cappelletti & Bongiovanni Dovadola

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.