REMEDIA: 
belli di natura

REMEDIA: 
belli di natura

Oggi più di ieri e sempre meno di domani

Intervista a Efrem Satanassi, Lucilla Satanassi e Shanti Bösch, a cura di Remedia

Ci sono luoghi magici, in cui sembra che il tempo si fermi per darci l’occasione di riconnetterci alla vita.

Luoghi in cui l’uomo ritrova il suo lato animale, inteso in senso profondo e positivo, quello che sa riconoscere a istinto ciò che gli fa bene e ciò che gli fa male, quello che vede nella natura una compagna di cammino, da rispettare e a cui chiedere umilmente aiuto.

Questi sono luoghi in cui si ha l’impressione che in fondo tutto andrà bene, che ci sarà sempre un gran sole a sorprenderci, nonostante tutto.Questi posti sono rari, ma se si ha la fortuna di averne uno vicino non bisogna perdere l’occasione di andarlo a visitare e di viverlo in tutta la sua abbondanza.

Il monte su cui sorge l’azienda agricola Remedia è senza dubbio uno di questi. Meravigliosamente esposto sull’Appenino romagnolo, questo luogo è oggi il sodalizio perfetto tra ciò che di meglio uomo e natura hanno da offrire l’uno all’altra, in uno scambio di continua e reciproca gratitudine.

Per avvicinarci meglio a questo monte speciale abbiamo intervistato il passato, il presente e il futuro, chiedendo aiuto a tre generazioni diverse della famiglia Satanassi, da decenni custode di questo Paradiso. Sguardi diversi ma la direzione è la stessa.

Una cosa è certa: qui si impara la bellezza.

PASSATO: La parola a Efrem Satanassi, il padre di Lucilla

Come e quando hai scelto questo luogo?

Ero sposato da qualche anno, quando passai casualmente da questo luogo dove non ero mai stato, pur abitando a soli 9 km di distanza. Mi piacquero tantissimo il panorama e l’esposizione: il sole la faceva da padrone dal mattino alla sera.

Dopo qualche tempo venni a sapere che questo podere era in vendita. Seppur non avessimo i mezzi economici, mia moglie mi incoraggiò, quindi, senza una lira in tasca, affrontai il venditore. In due minuti la cosa fu fatta, ci capimmo subito, come si faceva una volta. Così divenni moralmente, se non proprio legalmente, proprietario non di una cosa, ma di un intero universo che avevo sognato fin da bambino.

Quali erano i tuoi sogni?

Per me questo era il sogno di un’esigenza profonda, che sentivo da sempre, di costruirmi una vita alternativa dominata dalle fruizioni e non dai consumi. Era l’incontro con una povertà aurea ma dignitosa, lontana dai progetti di arricchimento del mondo materiale.


Inoltre avevo dei figli e volevo condividere con loro un mondo fatto di piante, animali, erbe. Volevo che questo ambiente creasse un asse di equilibrio nella loro educazione.

Insieme a un desiderio esistenziale legato al mio amore viscerale per la natura, c’era anche un chiarissimo intento educativo.

Che aspetto aveva questo luogo quando lo hai trovato?

Questo era un podere abbandonato, ridonato alla sua nudità, alla sua solitudine inoperosa.
Aleggiava però in questa superficie un universo che era pieno di vita, non quella dell’uomo, ma quella delle piante, degli animali, delle stagioni.
Ora non posso dire che sia più brutto. Le opere dell’uomo non sono sempre maligne. Qui, per opera di chi è venuto dopo di me, il paradiso è stato quasi riconquistato: vedo una sintesi di natura e di cultura che non hanno alcun punto di conflitto.

Qual è il ricordo che porterai sempre nel cuore degli inizi?

Porterò sempre nel cuore la prima sera in cui arrivammo, quel primo tuffo in una novità che era stata sognata anche dai miei bambini. Vi lascio immaginare l’espressione stupita di quei grandi occhi azzurri di Lucilla e David bambini. Lucilla era già in nuce una ricercatrice delle erbe. David era già in pectore un amante e conoscitore degli animali, poi futuro veterinario. Il resto non è passato, è presente.

PRESENTE: la parola a Lucilla Satanassi, figlia di Efrem

Cosa ti ha portato a scegliere di rimanere in questo luogo?

Da ragazza ho un po’ esplorato l’altrove, lo scopo della mia esistenza, ma poi, aiutata anche da chi mi ama, ho scelto di mettere qui tutti i semi della mia vita. Qui ho passato un’infanzia bellissima. È il tesoro che mi accompagna ovunque, l’ancora della mia nave, il rosso del mio sangue.
Il secondo motivo è legato a mia madre. Lei ha aperto, con il suo delicato amore per la Natura e per la vita delle piccole cose, uno sguardo nuovo su questo podere. Da questo sguardo ho voluto che nascesse tutto quello che Remedia è oggi.
Quando passeggiava ricordo che sgranocchiava sempre delle mele. Lungo il percorso che lei faceva sono cresciuti tanti alberi di melo.

A cosa rinunci e cosa guadagni da questa scelta?

Qui ho guadagnato la mia vita, nel senso che ho potuto praticare ogni slancio del mio cuore, tanti intenti e volontà di un sogno condiviso.

Ho imparato tantissimo e non sento di aver rinunciato a nulla. Ho ricevuto in consegna questo luogo dalla mia famiglia di origine, il mio compagno vi ha innestato il suo impulso nordico, ho collaborato con i miei fratelli alla crescita di Remedia e Salvatore, uno di loro, è ancora al mio fianco come socio.

Qui ho allevato e cresciuto i miei adorati figli, che ora sono pronti a prendere in mano il timone, ho favorito la crescita di un variopinto gruppo di lavoro, insediato un’azienda agricola, molteplici luoghi di preparazione, di vendita e di divulgazione, come l’associazione culturale, la casa editrice e la società di consulenze.

Come hai contribuito a migliorare questo luogo?

La risposta è semplice e lapidaria: dandomi a questa avventura, donandomi per tutto ciò che sono. Le azioni sono una conseguenza.

Qual è il tuo angolino speciale?

Ogni angolo è nel mio cuore e ormai non trovo più differenza fra il mio corpo e il corpo di questa terra.

Per indole io prediligo però gli angoli che ancora non si sono potuti esprimere, gli ultimi, quelli miseri, che pare siano scarti del territorio. È lì che vado a sognare, è li che metto la mia cura e i miei desideri.

Ora per esempio sto portando le mie cure a un greppo asciutto. Diventerà il luogo della vecchiaia mio e di Hubert, quello che ci darà ogni nutrimento.

Abbiamo iniziato con un nuovo orto, un pollaio, alberi e arbusti, terrazzamenti e muretti a secco, una bella vista, il sole, frutti di ogni tipo e un uomo e una donna che provano ad amarsi per tutta una vita, una vita bellissima.

FUTURO: la parola a Shanti Bösch, figlia di Hubert e Lucilla, nipote di Efrem

Perché sei rimasta qui?

Non ho mai pensato che scappare e andare all’estero potesse risolvere ogni difficoltà, e per questo sono rimasta. So che posso dare un contributo per rendere migliore questo posto, che amo così tanto.

Non mi definisco una persona estremamente attaccata o radicata a un luogo, mi affeziono e mi radico in un posto nel momento in cui quel luogo fa parte di un progetto di vita.

Rimanere, spesso, è vista come una decisione di comodo, io credo invece che rimanere sia la scelta più coraggiosa.

Quali sono i tuoi sogni?

Sono da poco entrata nell’azienda familiare e porto in contemporanea avanti un mio brand, Beijaflor, che unisce la mission dell’azienda alla mia passione per la moda.

Il mio sogno è di poter lavorare ogni giorno con gioia, entusiasmo e passione, di creare un bel gruppo di lavoro che possa essere entusiasta di quel che riesce a creare. Spero in un’evoluzione dell’azienda, che sia però una crescita sana e a misura d’uomo.

Sogno un’azienda fatta di persone che lavorano in equilibrio tra di loro e con la natura, un’azienda che possa essere un piccolo paradiso terrestre, un esempio per tutti gli altri.

Come riesci a far combaciare la vita frenetica, tecnologica, virtuale di oggi, con questo luogo che sembra essersi fermato nel tempo?

Per me è stato sempre un gioco far combaciare gli opposti, mi piace capire qual è il punto in cui può esserci equilibrio.

Il nostro equilibrio in questo luogo è quello di mantenere i ritmi della natura, ma allo stesso tempo utilizzare la tecnologia per arrivare alle persone più velocemente e facilmente.

Abbiamo il desiderio razionale di connetterci con il mondo, mantenendo però ben aperto il nostro ascolto animale, di pancia, d’istinto. L’equilibrio sta proprio tra la mente e le viscere, ed è qui che troviamo il cuore.

Cosa farai di concreto per questo luogo?

Per anni i miei genitori si sono impegnati nel rendere questo luogo un giardino.
Oggi iniziamo a vedere i frutti di tutto questo amore, ed è arrivato il momento di mostrarci al mondo. Per questo da qualche anno organizziamo eventi in azienda, per dare la possibilità alle persone di toccare con mano questa bellezza.

Continuiamo a coltivare e a trasformare le piante quasi interamente a mano, rispettando i tempi balsamici della pianta; stiamo lavorando per poter avere sempre più prodotti a km 0; abbiamo avviato un progetto di Foodforest e abbiamo in cantiere l’idea di una nuova struttura in bioedilizia; stiamo lavorando per sensibilizzare il territorio, attraverso collaborazioni con altre realtà aziendali e istituti scolastici.

Crediamo in un mondo diverso, che sovverta le regole dell’economia, e proprio quest’anno abbiamo per la prima volta aderito al progetto dell’economia del bene comune, facendo il primo grande passo, il bilancio del bene comune, lo strumento atto a misurare in profondità quanto un’azienda lavora per il bene di tutti, natura compresa.

Venite a trovarci… Remedia vi aspetta!

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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.