RI-Connettersi al contesto in cui viviamo

RI-Connettersi al contesto in cui viviamo

Le strane “coincidenze” della vita che accadono quando ci connettiamo

Fabio Cappelletti

Ho la sensazione che sia arrivato il tempo di riconnettersi, riconnettersi con se stessi ma anche riconnettersi con il territorio in cui viviamo, con la comunità con cui interagiamo, con le tradizioni e con le innumerevoli risorse che ogni contesto in cui ci troviamo offre.

Ritrovare le tradizioni per costruire il futuro

Circa un paio di settimane fa mi hanno chiamato degli amici che a Portico di Romagna gestiscono in maniera egregia l’albergo “Il Vecchio Convento”. Sulla loro storia e soprattutto su quello che fanno si potrebbe scrivere un libro. Mi hanno chiamato perché hanno l’intenzione di ristrutturare e far ripartire un vecchio mulino in paese. Questo tipo di cose mi accende l’anima e dopo qualche giorno sono stato a trovarli. È chiaro che realizzare un progetto assieme è una cosa complessa però mi ha fatto molto piacere sentire che non sono il solo a pensare a un futuro diverso o meglio a un futuro che va verso la valorizzazione e il recupero delle risorse infinite che il nostro territorio (la Romagna collinare) ha. Oltre a non essere il solo, ho la fortuna di avere alcune di queste persone molto vicino a casa…Super!

Vedere un antico mulino è già una bellissima esperienza, ma condividere sogni, passioni, speranze e anche un po’ di pazzia con persone della mia stessa vallata mi ha riempito di entusiasmo

Pochi giorni dopo c’era in programma una interessante manifestazione da loro organizzata, “Chef sotto il Portico” a cui ho partecipato portando tutto il pane necessario ad accompagnare l’evento. Si trattava di una rassegna di circa 15/20 chef provenienti da tutto il mondo che proponevano ognuno un piatto, nella bellissima borgata del centro storico di Portico. Sono stato a contatto con tanti ragazzi chef che vengono da altri paesi, che hanno fatto migliaia di km per poter essere presenti a questa manifestazione. È stato bellissimo. Questi ragazzi per circa una settimana hanno condiviso la cucina, le attrezzature, gli spazi, i tempi e anche metodi e ricette per poter preparare ognuno il suo piatto per il sabato sera. Questo senso di collaborazione e condivisione fra persone geograficamente e culturalmente molto lontane mi ha caricato un sacco. Mi ha fatto immaginare quanto si potrebbe fare in ogni piccola comunità se ci fosse questo senso di partecipazione al bene comune, e quanto potenziale hanno anche i piccoli paesini dei nostri appennini come Portico. Difficile descrivere le sensazioni quando sono tornato a casa: sembrava di essere stato per un periodo dentro a una fiaba o a un mondo immaginario. Buffo sapere che in realtà mi trovavo sulla SS67 che collega Forlì a Firenze, passando dal Muraglione.

La Romagna è già l’esempio da esportare

Ho capito che è possibile creare rete, sinergie e collaborazioni con realtà del tuo territorio che condividono i tuoi stessi valori, e anche che i miei valori non sono poi così un’utopia perché ci sono altre persone vicine che li condividono. È solo così che i valori e i sogni si rafforzano e inevitabilmente prendono forma. Ho anche pensato che la Romagna come territorio ha tutte le carte in regola per diventare, come sogna questo progetto (VCR), un territorio che sia da esempio in tutto il mondo per cibo buono, ambiente sano e alta qualità di vita. A livello alimentare abbiamo tutte le caratteristiche necessarie, terreni fertili per coltivare cereali, orticole, frutta, allevare animali in maniera sostenibile, il pescato del mare. Abbiamo super food come il tartufo e i funghi, a livello ambientale abbiamo boschi, fiumi (dove in cima agli appennini si può pure fare il bagno), laghi e mare… Insomma non ci manca davvero nulla.

Tutto il mondo è paese

Un altro esempio che voglio raccontarvi non è di “casa nostra” o meglio non romagnolo ma va comunque nella stessa direzione e rappresenta un buon esempio da seguire. Alimenta ulteriormente la mia sensazione che questo tipo di economia, progetto o comunità sarà la realtà del futuro prossimo. Anche quest’anno ho deciso di trascorrere parte delle mie vacanze in Sardegna. È la quinta volta nella mia vita che vado sull’isola, non sono un amante del mare, anche se da ragazzo ho frequentato parecchio la versione notturna della riviera romagnola. Il mare della Sardegna è tutta un’altra cosa e mi piace parecchio: per chi come me non ama sabbia, lettino e ombrellone, la Sardegna offre tanti svaghi e passatempi come quello della pesca (mia grande vecchia passione). Arrivato a Sos Alinos (golfo Orosei), dove c’era il nostro alloggio, mi accorgo che nella zona del centro c’è un piccolo mercatino. Si tratta di un mercatino sperimentale (in essere per il primo anno nel periodo estivo) di produttori biologici locali! Incredibile. Anche in Sardegna si sta sviluppando lo stesso movimento che si sviluppa in Romagna, in Italia e in tutto il mondo. Per di più, c’è un banchetto con uno striscione “I grani di Atlantide”. Cosa sono? Antichi grani di Sardegna, non ci potevo credere.  Proprio l’anno precedente, durante il soggiorno in Sardegna, io e mia moglie Federica ci siamo chiesti se ci fossero in zona forni artigianali, come il nostro di Dovadola e se venissero coltivati grani antichi ma senza trovare nulla al riguardo.  Ecco perché quest’anno ho colto l’occasione e mi sono fiondato a parlare con il ragazzo che presidiava il banchetto. Inizia una conversazione infinita: mi racconta che coltivano da due anni grano monococco e grano Cappelli, hanno comprato un piccolo mulino a pietra con struttura in legno per trasformare i cereali in farina. Abbiamo condiviso impressioni sulla coltivazione dei cereali, sulle difficoltà che hanno nel creare la filiera e come cercano di coinvolgere i contadini locali a ricominciare a coltivare queste vecchie varietà. Deve venire Federica con i bambini a portarmi via perché altrimenti probabilmente sarei ancora lì. Mi ero portato la pasta madre con me, da casa, e ho utilizzato la loro farina monococco per preparare pane e pizza, al forno di casa di alcuni amici di Dovadola che abitano in Sardegna. Un altro bel ricordo di queste vacanze è stato quando sono andato a trovare un giovane fornaio, proprio in centro a Orosei, che panifica con pasta madre e farine biologiche. Sono rimasto piacevolmente sorpreso perché un po’ mi sono rivisto nel mio lavoro di tutti i giorni. Finalmente un forno vero! Vi risparmio il racconto della visita al laboratorio, dove mi hanno pure proposto di passare la notte al lavoro con loro! Mi sono quindi nuovamente trovato di fronte alla nascita di una filiera, dal campo alla tavola, che si rafforza quando la sera ci fermiamo a mangiare in un ristorante e ci portano come cestino di pane, il pane prodotto dai ragazzi del forno “Paneozzu”, panetteria artigiana appena citata.  Questi piccoli incontri, situazioni o segnali che mi si presentano, inizialmente mi fanno riflettere ma poi mi fanno trarre le stesse conclusioni, su questo dobbiamo lavorare, su questo dobbiamo sviluppare, su questo dobbiamo puntare, su questo dobbiamo sperare o confidare, non credo ci siano alternative per un futuro migliore. Ricreiamo le connessioni con il contesto in cui viviamo.

Anche loro, come noi in Romagna, il prossimo anno ristruttureranno un vecchio mulino in centro a Orosei per renderlo di nuovo operativo alla molitura dei loro cereali


Fabio Cappelletti

Fabio Cappelletti è nato e risiede a Dovadola (FC), nelle prime colline dell’Appennino tosco-romagnolo. Da sempre è appassionato di boschi, fiumi, piante e tutto ciò che la natura crea. Le sue esperienze lavorative nel settore dell’allevamento industriale e in campo farmaceutico gli hanno dato la possibilità di capire di persona come funzionano certe tematiche, al giorno d’oggi. Di conseguenza, il suo processo naturale di crescita personale lo ha portato a cambiare il suo stile di vita. Fabio crede nel cambiamento e quotidianamente si impegna per realizzarlo. Da sette anni gestisce il Forno Biologico Cappelletti e Bongiovanni, l’attività di famiglia da due generazioni, panificando a pasta madre e utilizzando farine locali di grani antichi macinati. Ha una grande passione che è quella di andare a cercare tartufi nelle nostre colline.

Contatti

Forno Biologico Cappelletti e Bongiovanni

Piazzale Vittoria 6, Dovadola (FC) Cell: 338 145 9338 Email: fornodovadola@gmail.com

FB: Forno Biologico – Cappelletti & Bongiovanni Dovadola

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La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.