Solidarietà in bicicletta

Solidarietà in bicicletta

Oltre 17.000 km in sella per promuovere VeloAfrica, un progetto che regala biciclette ai ragazzi del Congo

Intervista a Daniele Vallet a cura di Valentina Balestri

Daniele è una di quelle persone che una volta che le conosci, non le dimentichi più. Non tanto per l’impresa incredibile che ha compiuto, ma perché quando ti stringe la mano tutta l’energia che emana ti colpisce al petto. Ha un sorriso gentile e una luce particolare che sprigiona dagli occhi ogni volta che racconta del suo fantastico viaggio: ti rimangono in mente e scaldano il cuore.

Nove mesi, duecentodieci tappe, diciassettemila chilometri nelle gambe e nelle ruote della sua bici: un viaggio che doveva portarlo nel caldo del Sud, in Congo, ma che alla fine l’ha condotto nei ghiacci del Nord. È così che inizia la sua storia, che oggi abbiamo l’onore di raccontarvi.

Ciao Daniele, è un vero piacere conoscerti e intervistarti. Prima di raccontarci del tuo viaggio, ci parli del perché sei partito in sella alla tua bicicletta, dalla tua città, Aosta, con in mente una destinazione così ambiziosa come la Repubblica Democratica del Congo?

Certo, può sembrare una scelta azzardata, soprattutto in un periodo come quello che abbiamo appena passato, ma la motivazione che mi ha spinto a partire è stata – ed è tutt’ora – più grande di ogni paura.

Faccio un passo indietro però: l’idea che ha dato vita a tutto ciò germoglia 3 anni fa con “Boudzate” (significa “muoviti” in dialetto valdostano), un progetto che promuove la mobilità sostenibile come fonte di ricchezza per il territorio. In poche parole, il progetto si basa sulla possibilità di dare, a chi ha più di 14 anni e va a scuola o al lavoro in bici e a piedi, dei buoni da spendere in negozi, mercatini e fattorie biologiche esclusivamente locali, favorendo l’economia circolare e il benessere di ogni paese.

La voglia di portare questa opportunità anche in quei luoghi in cui la bicicletta è un lusso, come il Congo, ha fatto nascere “VeloAfrica”, iniziativa che supporta le popolazioni locali mettendo a loro disposizione biciclette per andare al lavoro o per trasportare i materiali pesanti, problema gigantesco che ogni giorno devono affrontare.

Con la vendita dei miei libri e una raccolta fondi sono riuscito a inviare denaro e biciclette ai ragazzi in Congo e quando sono stato invitato per festeggiare il successo del progetto, ho sentito dentro di me che volevo conoscerli e abbracciarli. Tuttavia non sono un grande fan degli aerei (in fondo sono uno dei mezzi di trasporto più inquinanti al mondo) e visto che avevo già fatto lunghi viaggi in bicicletta mi sono detto: “perché no?!”. Da lì a poco stavo organizzando la mia traversata su due ruote, che dall’Italia mi avrebbe portato in un paesino della Repubblica Democratica del Congo, per raggiungerli e portare loro un’altra bicicletta, la mia!

Quando sei partito? E cosa avevi con te?

Ho iniziato a pedalare il 30 gennaio 2020, con l’inverno davanti e tanta speranza nel cuore. Grazie all’aiuto di alcune associazioni, prima tra tutte l’AVIS, sono riuscito ad avere una bicicletta molto robusta e adatta al viaggio che avrei affrontato.

Con me avevo l’essenziale: acqua, cibo, una borsa con tenda, sacco a pelo, cuscino, moka, fornello, caffè e una carica pazzesca nelle gambe. Dall’Italia sono passato in Francia e poi in Spagna, e una volta arrivato allo Stretto di Gibilterra ero al settimo cielo. Emozione immediatamente interrotta quando ho capito che non sarei mai riuscito a passare in Marocco: frontiere chiuse causa pandemia.

In quel momento mi sono venute in mente le parole di un amico che mi aveva avvisato: “ma sei sicuro, guarda che è tutto chiuso, non riuscirai a passare in Africa”. Aveva ragione. Ho sentito frantumarsi il mio sogno.

Poi mi sono ricordato il perché pedalavo ormai da mesi. E quel perché, nonostante tutto, mi ha rimesso in sella alla bici. Ho proseguito fino al cammino di Santiago di Compostela, prendendolo da Siviglia. Arrivato a destinazione mi sono detto: se il Sud mi è precluso, allora andrò a Nord. E così è stato: prima ho raggiunto Capo Nord in Norvegia e poi, anziché fare ritorno diretto a casa, mi sono lasciato guidare dal viaggio, che mi ha condotto in Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Austria e poi di nuovo in Italia.

Qual è stata la difficoltà più grande che hai affrontato?

Sai, in un viaggio così lungo le difficoltà e gli imprevisti sono tanti. Anche se poi la soddisfazione li ripaga tutti.

I primi che mi vengono in mente sono tre: il vento, il freddo e la solitudine.

Il vento perché ti spacca le gambe: tu vedi pianura davanti a te e pedali, pedali, pedali, ma ti sembra di non avanzare mai.

Il freddo che ho sentito mettendo piede in Norvegia penso di non averlo mai provato prima. Ho dormito con la mia tenda sotto i ponti, spesso nei cimiteri, in qualche granaio, ma la scomodità è nulla in confronto alle temperature nordiche. Se ripenso al giorno in cui sono arrivato a Capo Nord ancora rabbrividisco: avevo le mani e le dita completamente congelate, senza sensibilità, tanto che non riuscivo più a frenare.

La cosa più dura è stata però la solitudine che ho sentito davanti alla Bellezza. Come quando mi sono ritrovato davanti al mio primo fiordo norvegese: l’oceano è tagliato di netto dalle rocce scure delle montagne, senti il rumore del mare e del vento che si mischiano a quello della terra. E ti commuovi perché i tuoi occhi una cosa così bella e unica non l’avevano mai vista… Lì, in quel momento, mi sono sentito completamente solo. Profondamente solo.

E invece quali sono stati i momenti di gioia più intensi?

Ogni volta che qualcuno, oltre ad aprirmi la porta di casa (e avermi dato la possibilità di farmi una doccia calda), mi ha aperto anche il suo cuore.

L’ospitalità delle persone, la curiosità, la voglia di raccontarsi e condividere un pezzettino della loro vita con me: tutto ciò è stato la mia benzina. Un’inesauribile fonte di forza, di speranza, di amicizia che ha trasformato questa avventura in qualcosa di indimenticabile!

Sai, questo non è stato un viaggio solo, ma cento! Cento viaggi paralleli: nella vita di ogni persona che ho incontrato, che mi ha accolto, abbracciato e aiutato.

Porto a casa con me non solo le città, i musei, i km di strada percorsi, i cieli stellati visti dalla tenda e l’infinita maestosità della natura, ma anche tutte le storie che ho ascoltato, le anime belle che ho conosciuto (e ne ho conosciute davvero tantissime), gli insegnamenti, gli sguardi e i sorrisi di chi ho avuto il piacere di incrociare nel mio cammino, che ha intrecciato per sempre, in un modo o nell’altro, la nostra energia.

L’altra grande gioia è stata poter dimostrare – e dimostrarmi – che quando hai un sogno, basta “pedalare” per realizzarlo. Pedalare, muoversi, andare avanti anche quando hai il vento contro, o quando ti senti solo sotto la pioggia incessante. Continuare a credere e provarci, e riprovarci ancora, puntando alla meta sì, ma ricordando sempre quanto il viaggio può cambiare e cambiarti. Perché ogni viaggio ti cambia: ti aggiunge una vita a quella che hai già.

E ora che il tuo cammino ti ha condotto nuovamente a casa, in Italia, raggiungere il Congo è ancora nei tuoi piani?

Sì, rischierò ancora!

Perché a volte serve rischiare un pochino se vuoi che la vita ti sorprenda con ciò che può regalarti!

Per il momento mi godo la sensazione di avere di nuovo un tetto sopra la testa e dormire nel mio letto (almeno per un po’). E voglio assolutamente condividere tutta la meraviglia che ho visto, sentito e vissuto, scrivendo nero su bianco di questo viaggio.

Il prossimo libro che pubblicherò sarà dedicato proprio a questa traversata e, come per tutti gli altri, il ricavato verrà devoluto al progetto VeloAfrica, che continuerò a supportare e far conoscere.

È la mia occasione di aiutare chi non ha avuto la stessa nostra fortuna di nascere nella parte giusta del mondo.

Ora so più di prima che, anche se adesso la bici riposa in garage, questo viaggio, durato nove mesi precisi, che ha dato vita a un nuovo me, non è finito. Anzi, mi piace pensare, che sia appena iniziato.


CONTATTI

Daniele Vallet

Psicologo, scrittore, ciclista, viaggiatore, che porta avanti progetti di mobilità sostenibile e stili di vita alternativi.

Cell: 366 188 2783

Email: premsaakshi@gmail.com

Instagram: danielevallet_

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