Spenditi nella tua Comunità

Spenditi nella tua Comunità

Torniamo a stringerci le mani, a guardarci negli occhi: questo è il motore della nuova economia

Fabio Cappelletti

Compra in Romagna, Patàca! Questo è il macro tema di questo numero che mi infiamma particolarmente gli istinti: si parla di uno dei valori per me più importanti. Non voglio fare il fenomeno o l’estremista ma certamente rappresenta uno dei “fondamenti” che tengo in considerazione ogni volta che spendo denaro per le esigenze e abitudini della mia famiglia,  per stringere collaborazioni di lavoro, per scegliere materie prime da trasformare nel mio laboratorio. Cerco sempre di fare del mio meglio per soddisfare questo valore.

Il valore di spendere denaro all’interno del proprio circuito di appartenenza, della propria comunità o scegliendo prodotti a Km0, è un valore importante, che se fosse condiviso da tutti avrebbe una forza tale da rivoluzionare completamente il sistema economico che siamo abituati a conoscere e a vivere. Guardando da un punto di vista più distaccato, siamo spesso abituati a subirlo.

C’era una volta un fornaio romagnolo…

Il mio mestiere è fare il pane e sperimentare ricette sempre nuove con i prodotti di stagione: a Dovadola e al mercato a Forlimpopoli, effettuo vendita diretta e mi capita di chiacchierare volentieri con diverse persone. Ho sentito spesso lamentele sul fatto che qui da noi non si trova più lavoro. Ricordo con precisione di aver ascoltato il dialogo di due persone e l’una raccontava all’altra che aveva acquistato prodotti su Amazon, il sito e-commerce molto conosciuto. Si argomentava sui vantaggi dei prezzi e la praticità dell’acquisto. Quando è arrivato il turno per questa persona di comprare il pane, ci siamo confrontati sulla carenza di lavoro e sulla difficoltà che il figlio riscontrava nel trovarlo. Mi è sembrato un po’ un controsenso, analizzando con attenzione il nostro scambio di opinioni.

Se ci abituiamo a comprare su Amazon sicuramente spendiamo meno e impieghiamo meno fatica ma d’altra parte, contribuiamo a mettere in difficoltà il circuito territoriale, lo stesso che poi aiuta i nostri figli a trovare lavoro.

Questo è un semplice esempio e sono certo che il lettore saprà capire molto bene il concetto che desidero trasmettere.  Detto questo, capita anche a me (raramente) di fare acquisti on line ma sono consapevole delle motivazioni che mi portano a farlo. Come ogni situazione, non serve essere troppo estremi ma serve essere consapevoli delle proprie azioni. Una cosa è farlo pensando che sia il metodo migliore di commercio e un altro è farlo con la consapevolezza di cosa si sta facendo, di cosa vuol dire e di quali conseguenze possono nascere nel concentrare i propri acquisti su piattaforme on line. Spesso accade che, vivendo in questa benedetta società, siamo talmente bombardati di idiozie, di false esigenze o di false soluzioni che non ci permettono di avere un quadro corretto della situazione circostante. Non sempre abbiamo la possibilità e la capacità di scegliere o di valutare quale sia la soluzione migliore a lungo termine per noi, i nostri figli e l’economia circostante.

Le vecchie economie funzionano ancora?

A fianco di questo episodio, accadono situazioni diametralmente opposte. Un cliente che poi è diventato un amico, viene tutti i giovedì al mercato e insieme abbiamo concordato di rispolverare un vecchio sistema economico, il baratto. Io gli metto nella borsa due pagnotte di montanaro e lui lascia a me una bottiglia del suo vino di cui conosco ogni caratteristica, perché facendolo per passione, me ne racconta le procedure di lavorazione. Sono stato anche alcune volte a casa sua e ho avuto modo di vedere la vigna, la “cantina” e tutto il materiale che utilizza per la vinificazione. Con questa modalità, ho la possibilità di consumare vino da uva coltivata con “metodo” naturale, senza solfiti aggiunti, prodotto qui vicino, senza bisogno di nessuna certificazione, nessun intermediario, nessun trasporto e nessun imballo (anzi quando raccolgo un po’ di bottiglie vuote, gliele riporto) nessuno spreco, pochissimo inquinamento ma soprattutto qualità alta e garantita. Anche questi sono vantaggi tangibili che puoi concretizzare soltanto se spendi, scambi o interagisci nel tuo territorio. Non è immediato capire che se scegliamo – ove possibile e il più possibile – di spendere nel nostro territorio, avremmo poi di riflesso benefici che non riusciamo nemmeno a immaginare.

L’economia locale parte dalle relazioni

A volte penso alla mia realtà: abito a Dovadola, un piccolissimo paese della Romagna forlivese, dove credo non manchi nulla per poter essere indipendenti da tutto ciò che questo sistema ha creato. Per fortuna ci sono ancora molti alberi e boschi, campi da coltivare, il fiume, l’aria pulita, la tranquillità: tanti ingredienti che noi abitanti spesso sottovalutiamo o non prendiamo per niente in considerazione. Se ci soffermiamo a pensare, scopriremmo quanto può essere importante tutto questo per il futuro della nostra comunità, delle nostre famiglie e del nostro territorio e ci metteremmo subito tutti insieme a lavorare per portare il nostro piccolo paese verso un’altra direzione, una direzione sicuramente più sostenibile e certamente più felice. Invece sento spesso pensieri e lamenti che vanno verso la direzione opposta e questo un po’ mi ferisce ma non ferma il mio istinto di andare verso una comunità più collaborativa, più comprensiva, più unita, più prospera e più felice.

I HAVE A DREAM! Un giorno (spero e credo non molto lontano da oggi) tutti i Romagnoli riacquisteranno consapevolezza e inizieremo tutti a soddisfare le nostre esigenze acquistando i frutti del territorio, partendo da quelli alimentari. E inizieremo a sviluppare relazioni con chi coltiva e/o trasforma il cibo, ricreando quelle connessioni che con le nuove tecnologie di oggi abbiamo perso o delegato, e che sono l’ingrediente fondamentale per ricostruire una forte comunità.

Noi romagnoli siamo forti e con tanta voglia di fare: in ogni cosa che facciamo ci mettiamo la passione e questo è l’ingrediente più importante che dà valore a ciò che ci circonda, un valore che è già inestimabile.

Mangia e bevi (bene!) in Romagna

È chiaro che è difficile applicare questo valore, questo principio o questo concetto su tutte le nostre scelte e spese, soprattutto in un periodo in cui non siamo ancora pronti al 100% a questo nuovo concetto o stile di vita ma siamo in cambiamento, in fase di transizione. Una delle prime scelte, probabilmente la più semplice e immediata da mettere in atto per incentivare e velocizzare il processo e anche per mettere alla prova questo “punto di vista”, è iniziare a valutare consapevolmente come e dove acquistare il cibo. In Romagna c’è la possibilità di avere tantissime varietà di alimenti: diventa così meno complicato iniziare a comprare principalmente alimenti coltivati e/o trasformati in Romagna o il più vicino possibile a casa nostra. Sono certo che questo rappresenti un buon punto di partenza verso il cambiamento globale.  Sono fiducioso e speranzoso: vedo con i miei occhi, in alcune piccole realtà che fanno parte della mia quotidianità, come il mercatino di produttori locali biologici di Forlimpopoli, sempre più gente attenta a questo tipo di tematiche, sempre più persone che si stanno risvegliando e acquistano con consapevolezza. Ogni persona proviene da percorsi differenti, utilizza approcci non uguali per tutti ma tutti sono mossi da un fondamento comune, lo stesso principio, gli stessi valori fondamentali e le stesse esigenze verso un’unica direzione. Il sistema, così come lo conosciamo ora, non è più sostenibile e il cambiamento è in atto verso una destinazione più consapevole, più attenta al contesto e all’ambiente in cui viviamo e non più solo verso il profitto economico di pochi a discapito della salute di tutto l’ecosistema Terra. Il cambiamento è in corso e nessuno potrà fermarlo, che lo si voglia oppure no.

State vicini alla terra: più ci allontaniamo più peggioriamo la sua vita, la nostra e quella di chi ci sta intorno.

Riflessione di un fornaio strano:  mio Babbo Maurizio

Acquistare su Internet è una follia. Le persone pensano che acquistare su Internet sia più comodo, economico, e che sia la migliore delle scelte, una vera e propria occasione. Ma purtroppo non è così! È come l’energia di una centrale atomica: energia a basso prezzo, molto comoda da utilizzare e riproducibile ovunque. Se consideriamo il costo dell’energia, calcoliamo tutti i fattori del ciclo produttivo come lo stoccaggio di materiale radioattivo, eventuali incidenti, costo di impianto e di smantellamento, il consumo di uranio che è un elemento che finirà come il petrolio, il costo inizia a diventare alto. Questo è quello che accade acquistando su Internet perchè i materiali sono prodotti molto lontano rispetto al luogo in cui vengono consumati, viaggiano molto, inquinando cielo e terra. Il beneficio economico di queste transazioni non cadrà di certo sul territorio in cui viviamo ma sul tuo territorio cadrà l’impatto degli imballaggi dei prodotti acquistati, l’inquinamento del trasporto e l’effetto domino di chiusura di negozi, perdita dei mestieri artigiani e dei loro antichi saperi. Con la conseguente disgregazione delle comunità e la perdita della libertà di scelta, tutti saranno costretti ad acquistare solo in questo modo perché non ci saranno alternative, se non qualche catena di supermercati che probabilmente avrà stretto una sorta di contratto con il monopolista della situazione (e personalmente credo sia l’obiettivo di multinazionali come Amazon). Se ci va bene, siamo proprio rovinati!


Fabio Cappelletti

Fabio Cappelletti è nato e risiede a Dovadola (FC), nelle prime colline dell’Appennino tosco-romagnolo. Da sempre è appassionato di boschi, fiumi, piante e tutto ciò che la natura crea. Le sue esperienze lavorative nel settore dell’allevamento industriale e in campo farmaceutico gli hanno dato la possibilità di capire di persona come funzionano certe tematiche, al giorno d’oggi. Di conseguenza, il suo processo naturale di crescita personale lo ha portato a cambiare il suo stile di vita. Fabio crede nel cambiamento e quotidianamente si impegna per realizzarlo. Da sette anni gestisce il Forno Biologico Cappelletti e Bongiovanni, l’attività di famiglia da due generazioni, panificando a pasta madre e utilizzando farine locali di grani antichi macinati. Ha una grande passione che è quella di andare a cercare tartufi nelle nostre colline.

 

 

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