Tartarughe marine, delfini e squali: l’Adriatico delle meraviglie

Tartarughe marine, delfini e squali: l’Adriatico delle meraviglie

Intervista ad Alice Pari – A cura di Valentina Balestri

Chi l’avrebbe mai detto che il nostro mare potesse nascondere tanti tesori?

In quante occasioni vi è capitato di vedere una tartaruga? Io l’ho vista una sola volta.

Purtroppo si trattò di uno dei tanti gusci ormai vuoti che può succedere di trovare passeggiando, soprattutto d’inverno, sulle nostre spiagge.

Quel giorno ci rimasi proprio male: da lontano intravidi una sagoma, poi mi avvicinai. Avevo capito che qualcosa non andava.

Da vicino era immobile.

Ho chiamato la Capitaneria di Porto perché onestamente non sapevo che altro fare. Non ce l’aveva fatta.

Questa esperienza mi è tornata in mente qualche mese fa, quando la Fondazione Cetacea Onlus di Riccione ha aderito al progetto Vivi Consapevole in Romagna.

Ricordo di aver pensato: è l’occasione giusta per imparare qualcosa su questi animali così particolari, considerati da tutti (me compresa) animali esotici più che “concittadini” dell’Adriatico.

Ciao Alice. Sarò sincera. Fino a qualche mese fa non sapevo dell’esistenza della Fondazione Cetacea Onlus di Riccione. Appena ho capito di cosa vi occupate, si è accesa in me la voglia di raccontare il vostro impegno in Romagna! Quindi partiamo proprio da qui. Di cosa si occupa la Fondazione?

Ciao Valentina. Non preoccuparti. In realtà sono molti i romagnoli che non sanno di avere un’associazione che si prende cura degli animali marini proprio vicino a casa.

La Fondazione Cetacea Onlus fa proprio questo: aiuta le tartarughe marine in difficoltà, i delfini e gli altri animali che vivono nel nostro mare Adriatico.

È triste ma è giusto che si sappia: le motivazioni del loro ricovero sono per la maggior parte dovute a danni di natura antropica.

Una volta recuperati, i nostri ospiti feriti o debilitati restano in cattività solo il tempo strettamente indispensabile per la guarigione. Appena si sono ristabiliti, vengono rimessi in mare.

Chi viene a farci visita resta sempre molto colpito per la presenza di animali che sembrano arrivare da lontano ma che invece vivono “in riviera” e si entusiasma ancor di più quando può vedere questi animali da vicino.

Non a caso, i rilasci degli animali sono un’emozione unica, bellissima: riescono a sensibilizzare le persone sulle ricchezze del nostro mare e, di conseguenza, sull’importanza del rispetto dell’ambiente in cui questi animali vivono.

Quali sono i progetti che state portando avanti? E cosa avete in mente per il futuro?

Dal 2008 la Fondazione ha raggiunto la totale, anche se difficoltosa, indipendenza e nel corso degli anni gli sforzi dello staff e dei volontari hanno dato i loro frutti: aumenta ogni anno il numero di tartarughe recuperate e curate con successo e, cosa più importante, rimesse infine in mare.

Sono nate le Reti Regionali per la Conservazione delle Tartarughe Marine di Emilia Romagna e Marche di cui la Fondazione è promotore e animatore e, pian piano, la Onlus è diventata una delle voci più importanti in tema di conservazione delle tartarughe marine nel Mare Adriatico.

Ora stiamo partecipando a un progetto europeo, Clean Sea Life, di sensibilizzazione e azione contro la plastica nel Mare Adriatico. Contemporaneamente lavoriamo con i pescatori per promuovere sistemi di pesca sostenibile e soprattutto per incentivarli a portarci le tartarughe colpite, visto che la maggior parte di quelle che arrivano al nostro centro rimane ferita a causa della pesca accidentale o di impatti con imbarcazioni.

So che promuovete l’educazione ambientale tra i giovanissimi e non. Perché vi sta a cuore far sapere che il mare è di grandi e piccini?

Crediamo molto nell’educazione ambientale, soprattutto delle nuove generazioni. Facciamo attività nelle scuole, le maestre e le insegnanti possono contattarci per conoscere le nostre offerte didattiche, visite guidate al nostro centro di recupero e attività divulgative sull’Adriatico presso i bagnini e gli alberghi, per promuovere un tipo di turismo più rispettoso nei confronti del mare e dei suoi abitanti.

Pensiamo che il rispetto per l’ambiente vada integrato in un’idea più ampia di rispetto del pianeta e di tutti gli esseri che lo popolano, umani e animali.

Per questo stiamo realizzando un altro progetto che sarà un contributo all’integrazione di alcuni ragazzi in attesa di asilo politico: perché il mare è sì importante dal punto di vista della biodiversità ma non bisogna dimenticarsi che è anche un collegamento (e talvolta una barriera invalicabile) per tante persone che scappano da condizioni di vita difficili, guerra e persecuzioni.

C’è una, tra le tante vicende successe alla Fondazione Cetacea Onlus, che ti va di raccontarci?

Fra tante storie una emblematica è quella di Quasimodo, una tartaruga della specie più comune nei nostri mari, Caretta caretta, recuperata nel 2011 nel porto di Numana. Era in condizioni molto precarie perché aveva un polmone atrofizzato e non riusciva a immergersi per mangiare. L’abbiamo chiamata Quasimodo proprio perché l’atrofizzazione del polmone aveva creato un avvallamento e il dislivello sembrava una gobba. Dopo quattro anni di cure decidemmo di farle una protesi in neoprene per farla galleggiare bene. Funzionò e quindi la rilasciammo in mare a Numana.

Purtroppo due mesi dopo venne ritrovata impigliata in una rete da posta, morta. Un grande dispiacere per tutti noi: ma aveva vissuto libera quei due mesi e questo era valso la pena.

Se trovo una tartaruga, come mi devo comportare? 

Capita di frequente durante le passeggiate soprattutto invernali sulle nostre spiagge, a seguito di maltempo e mareggiate, di incappare in qualche tartaruga, il più delle volte, purtroppo, morta.

A volte invece può sembrare morta ma è semplicemente paralizzata dal freddo (un fenomeno che si chiama cold stunning o più comunemente ipotermia).

È buona regola in tutti questi casi contattare immediatamente la Capitaneria di Porto (che poi provvederà a chiamare la Fondazione Cetacea Onlus) e nel caso in cui la tartaruga sia viva tenerla al caldo e all’asciutto in attesa di soccorsi.

Consigliamo però di non maneggiarla mai a mani nude e di tenere le mani a debita distanza dalla bocca!

Nell’Adriatico ci sono  anche gli squali!

Sono turisti inaspettati sulle coste romagnole, ma può succedere di incontrarne qualcuno. L’Adriatico infatti conta poco meno di 30 specie diverse di squali.

Solo alcune scelgono le acque del Nord Adriatico come nursery per partorire i loro piccoli. Alcuni esempi sono la verdesca, lo squalo volpe e lo squalo grigio, che preferiscono un ambiente ricco di cibo e povero di predatori.

Le popolazioni di squali in Adriatico, purtroppo in forte declino, sono uno fra gli obiettivi delle ricerche compiute da Fondazione Cetacea e soggetti delle campagne di conservazione condotte all’interno di progetti europei e in partenariato con altre istituzioni.


Fondazione Cetacea Onlus

Indirizzo: Riccione, via Torino 7/A

Telefono: 0541 691557

Email: informazione@fondazionecetacea.org

Web: www.fondazionecetacea.org

Facebook: www.facebook.com/fondazionecetacea/

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.