Un Mondo a misura di Natura

Un Mondo a misura di Natura

Sposta il focus, cambia il mondo

Fabio Cappelletti

Partiamo dal presupposto che l’uomo è una parte di natura come tutti gli altri esseri viventi e non, che compone l’ecosistema pianeta Terra. Sappiamo che tutte le specie presenti sulla Terra esistono e sopravvivono perché ci
sono alcune condizioni comuni come l’acqua, l’aria, il suolo e una rete di relazioni nutrizionali connesse fra i
vari esseri viventi. Le piante producono ossigeno per gli animali, uomo compreso, e gli animali producono
CO2
per le piante. Gli erbivori mangiano piante e rendono la terra più fertile con gli escrementi che producono. Potrebbero esserci mille esempi di questo tipo, tutti portano alla stessa considerazione: le forme di vita presenti sulla terra sono interconnesse e interdipendenti fra loro. Non è corretto pensare che noi esseri umani siamo una cosa e la natura un’altra! Credo sia necessario e opportuno iniziare ad avere un “nuovo” punto di vista: essere consapevoli al 100% che noi, come tutto il resto che ci circonda, facciamo parte della natura. Insieme diventiamo un essere collettivo. La nuova visione non può che essere una visione olistica. L’ipotesi Gaia (formulata per la prima volta dallo scienziato inglese James Lovelock nel 1979) vede la terra come un unico organismo vivente in grado di sostenere la vita tramite una rete che coinvolge e unisce tutti gli organismi e gli ecosistemi presenti nell’ecosfera. La visione odierna invece è riduttiva o riduzionista: non viene preso in considerazione che siamo parte del tutto e che ogni azione che compiamo comporta e coinvolge tutto ciò che ci circonda. Facciamo qualche esempio pratico. Quando si va dal medico per un mal di testa, non ci si concentra per scoprire la vera causa ma ci si limita a far passare il sintomo (con qualche pillola). Allo stesso modo è successo che, quando un ricercatore ha effettuato una scoperta scientifica negli ultimi anni, non si è curato delle conseguenze che la sua scoperta avrebbe avuto sulla società e ancor meno sulla Terra (OGM, nucleare, Wi-Fi). Chi ha spinto e promosso la globalizzazione non si è preoccupato degli effetti negativi che ne sarebbero derivati (riduzione del lavoro, perdita di identità, cambiamenti culturali, inquinamento globale, crisi economiche).

La vita è un essere collettivo, come le cellule diverse formano un essere vivente, così le diverse specie costituiscono gli ecosistemi e la vita. Ogni specie ha la sua funzione e non puoi modificarla senza poi avere ripercussioni sul tutto.

L’uomo, l’ultimo nato sulla Terra

Sapevi che l’uomo esiste sulla terra da circa 2 milioni di anni, gli alberi, gli insetti, le graminacee da circa 150 milioni mentre i primi esseri viventi si pensa da circa 4 miliardi? La cultura razionalista dal 1700 in poi ha considerato gli animali e le piante come automi, come macchine, con capacità ridotte al solo istinto di evitare la morte. Ma gli esseri viventi sono molto di più e in futuro ci sarà sicuramente la capacità di dimostrarlo. Su questo mondo siamo ospiti come gli altri esseri viventi, non possediamo la terra, gli animali, la natura vegetale né il potere universale. Nessuno ci dà il diritto di decidere cosa farne. Se fossimo veramente la specie più evoluta, capiremmo che le nostre potenzialità apparentemente più sviluppate rispetto agli altri esseri, non possono essere usate per motivi esclusivi di nostro comodo. Se fossimo concretamente i più evoluti, sapremo che l’intelligenza dell’uomo è una responsabilità verso chi ha apparentemente meno potere e non come strumento di sfruttamento senza logica o di prevaricazione. Se fossimo veramente la specie più sapiente avremo un RISPETTO totale verso l’ecosistema che ci ospita ma purtroppo siamo ancora molto lontani da questo; io vedo però un forte avvicinamento, una rapida accelerazione e risveglio di consapevolezza, (probabilmente perché ho il grande difetto di essere sempre ottimista).
Il progetto stesso di Vivi Consapevole in Romagna ne è un forte esempio.


“Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce t’insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà mai”
San Bernardo di Chiaravalle

Quindi se la terra è l’organismo a cui apparteniamo, i primi valori dovrebbero essere il rispetto e il benessere dell’ecosistema e di conseguenza quello di tutti i suoi componenti compreso il nostro. La concezione del rapporto Uomo-Terra/Ambiente deve passare da una logica di dominio a una logica di armonia. L’importante non è la felicità dell’uomo ma il benessere della vita nel suo complesso.

Cosa dovrebbero fare gli uomini in un mondo secondo natura?

La vita spesso ci manda dei messaggi e noi come tutti gli altri esseri viventi siamo capaci di coglierli, ascoltarli,
seguirli e assecondare ciò che la vita chiede. “Saper ascoltare il senso di vita”. Spesso non sappiamo ascoltare i “messaggi” che la vita ci manda, entriamo in sofferenza e viviamo così dei disagi. In che modo possiamo ascoltare
o sviluppare queste sensibilità naturali, da sempre a nostra disposizione ma dimenticate o soppresse dalla moderna civiltà? Vi consiglio di provare a sedervi sotto un albero, in mezzo a un campo o in riva a un fiume e smettere completamente di pensare. Questa pratica rappresenta l’ascolto di noi stessi, ci dona una visione chiara di quello che c’è fuori senza interferenze di pensiero.

Un altro sistema che la natura ha adottato per sopravvivere è la diversità che va assolutamente preservata e integrata: significa che fra ogni essere vivente, anche della stessa razza, vi sono delle differenze.

Pianeta Terra: progettiamo la vita a misura di natura

Ecco alcuni spunti o procedure da mettere in atto per andare verso una direzione di rinnovamento e di ascolto di noi stessi. Politiche (non quelle di oggi) effcaci: ricondurre l’uomo a sentire e a condividere una comunanza con la natura, non in contrapposizione per soddisfare le proprie esigenze. Difendere gli ecosistemi, dove possibile incentivarli o ricrearli, ripiantando nuovi alberi ricreando boschi, riducendo drasticamente o totalmente le sostanze inquinamenti dei terreni, andare verso una agricoltura più sostenibile, locale, diversificata. Difesa della biodiversità e di tutte le specie viventi, rispettare le popolazioni che ancora non conoscono la “cultura occidentale”.

Trasmettere alle nuove generazioni questi concetti, rendere noi e i futuri uomini, custodi e guardiani della terra in tutto il suo complesso, aiutare chi invece ha perso questa strada o chi è stato educato in altre direzioni ad avvicinarsi a uno stile di vita secondo natura. Questi concetti dovrebbero essere la base degli insegnamenti del sistema scolastico, proprio come lo è sempre stato in passato nelle popolazioni tribali. Se non conosci a fondo ciò che ami e ciò a cui appartieni, come potrai difenderlo e preservarlo con efficacia e passione?

  • Ritorno al contatto con la natura. L’uomo ha sempre vissuto a contatto con la natura selvaggia: nei boschi, nelle praterie, nelle spiagge, nei fiumi, nelle montagne. L’urbanizzazione è un fenomeno che si è sviluppato in qualche decennio, è necessario attuare politiche di de-urbanizzazione delle città e non consumo del suolo.
  • Cambiare il sistema economico attuando una economia che tenga conto dei limiti del pianeta e della natura. Fare business senza il rispetto della natura e delle sue risorse è come segare il ramo su cui siamo seduti.
  • Ricollocazione delle attività produttive, riportando la produzione dei beni in ambiti locali, rendendoli
    autosufficienti.
  • Ricostituire la sovranità alimentare ridare ad ogni comunità il diritto di poter governare e quindi decidere della propria alimentazione senza che debba dipendere da nessun altro soggetto esterno. Bioregionalismo signifca rispetto delle caratteristiche naturali di un territorio e nel concetto che ogni comunità è in equilibrio con il territorio in cui vive. Questo principio si deve applicare su diversi aspetti quali alimentazione, agricoltura, allevamento, in modo da poter creare l’alternativa all’agricoltura industrializzata e a tutti i danni che crea.
  • Diminuire l’invadenza della tecnologia e della automazione, cambiando il suo orientamento verso una
    maggior produttività a un utilizzo verso la sostenibilità e un minor impatto ambientale.

Molto di quanto scritto in questo articolo ha tratto spunto da una delle mie ultime letture “Guardare il mondo
con gli occhi della natura” di Enzo Parisi.
Mi sono limitato a riportare il concetto base e soltanto alcuni spunti di possibili soluzioni e/o strategie politiche da mettere in atto per facilitare e agevolare il
cambiamento. Per chi fosse interessato ad approfondire può trovare all’interno del libro notevoli approfondimenti.

“L’importante è essere veri, se credi veramente in quello che fai allora non sprechi la tua vita e automaticamente assumi un aspetto e una postura autorevole, sei un vero essere vivente, forte della sua dignità, solido come una montagna.”

Per prima cosa credo che ogni persona debba ripartire da sé e iniziare a ritrovare se stessa, cercando di uscire dai condizionamenti culturali ed educativi di una cultura materialista, consumista, economicista che fa della competizione uno dei suoi punti di forza e che ha come fine quello di ridurre la nostra libertà e offuscare quello che è il nostro vero potenziale. C’è spesso molta stonatura fra ciò che siamo e ciò che invece avremmo dovuto essere. Sicuramente è un percorso difcile: i momenti difcili serviranno a capire meglio chi siamo veramente e qual è il nostro percorso e ruolo sulla Terra. Serve iniziare a sentirsi parte di qualcosa di più grande di noi che va oltre i nostri interessi e quello che i nostri occhi riescono a vedere, iniziare a sentirsi parte del tutto.
Saremo in grado di farlo? Sapremo avere e adottare una nuova concezione di questo mondo? Saremo in grado di ascoltare e capire la vita? Saremo in grado di adottare una nuova etica? Darci nuove priorità, dove in cima alla lista c’è la difesa della vita e della natura? Se siamo veramente esseri superiori, come molti di noi pensano, non dovrebbe essere così difficile, no?

Cosa sta accadendo al nostro mondo?

Il modo di vivere di noi esseri umani sulla terra ha raggiunto dei livelli insostenibili, causati dall’aumento esponenziale degli scarti dei processi industriali, dai consumi esagerati, agli stessi prodotti che una volta utilizzati diventano rifuto. Tutto questo, il nostro ecosistema, non è più in grado di digerirlo:


Emissioni di gas CO2
Rifiuti solidi e liquidi che quotidianamente vengono lasciati nel terreno e finiscono nelle acque
Il nuovo sistema di agricoltura industriale ha portato a un uso spropositato di fertilizzanti chimici, fitofarmaci, pesticidi
La deforestazione e altri usi impropri del terreno hanno creato un aumento delle aree deserte. Se aumenta la desertificazione, di riflesso diminuisce la possibilità di vita.


Fabio Cappelletti

Fabio Cappelletti è nato e risiede a Dovadola (FC), nelle prime colline dell’Appennino tosco-romagnolo. Da sempre è appassionato di boschi, fumi, piante e tutto ciò che la natura crea. Le sue esperienze lavorative nel settore dell’allevamento industriale e in campo farmaceutico gli hanno dato la possibilità di capire di persona come funzionano certe tematiche, al giorno d’oggi. Di conseguenza, il suo processo naturale di crescita personale lo ha portato a
cambiare il suo stile di vita. Fabio crede nel cambiamento e quotidianamente si impegna per realizzarlo. Da sette anni gestisce il Forno Biologico Cappelletti e Bongiovanni, l’attività di famiglia da due generazioni, panifcando a pasta madre e utilizzando farine locali di grani antichi macinati. Ha una grande passione che è quella di andare a
cercare tartuf nelle nostre colline.

Dettagli La Redazione

La redazione di Vivi Consapevole in Romagna.