Vaccini: obbligo o verità? Dialogo con l’avvocato Luca Ventaloro

Vaccini: obbligo o verità? Dialogo con l’avvocato Luca Ventaloro

Salve Luca, visto che l’argomento è molto scottante e ultimamente si fa molta confusione a livello di informazione, puoi spiegare al nostro pubblico cosa sta succedendo a livello legislativo in materia di Vaccinazioni Obbligatorie e Servizi Educativi in Emilia Romagna?

In Emilia Romagna, come nelle altre Regioni, vige da sempre l’accettazione dei bimbi non vaccinati alle comunità infantili. Ciò in estensione analogica di una norma statale sull’ammissione scolastica dei suddetti minor non vaccinati, il D.P.R. n. 355/1999, nonché in virtù della L.R. n. 1/2000. Ora la regione Emilia Romagna, con un opinabile e controverso ragionamento fondato su una sorta di “protezione dell’infanzia”, pretenderebbe con il pdl regionale SERVIZI EDUCATIVI PER LA PRIMA INFANZIA. ABROGAZIONE DELLA L.R. N. 1 DEL 10 GENNAIO 2000 di mutare questo atteggiamento, e ammettere agli asili nido della regione solo i bimbi vaccinati. L’iter è appena cominciato. L’atteggiamento della Regione è non solo opinabile, ma potenzialmente volto a comprimere alcune libertà costituzionali, in primis il diritto alla salute (art. 32 Cost.) e quello all’eguaglianza (art. 3 Cost.).

Cosa è cambiato a livello statistico, relativamente alla salute pubblica in questi anni, che giustifichi tali nuovi provvedimenti legislativi? Siamo forse di fronte a un’emergenza sanitaria legata anche alle grandi fughe di popolazioni dal medio oriente?

Niente di tutto questo, non abbiamo alcun “warning” di tal genere. Ma solo normali casi sporadici che peraltro vanno attentamente valutati. Al momento non sussistono peraltro condizioni di rischio alcuno per il ritorno di epidemie di polio e difterite nel territorio europeo (uniche malattie infettive che possiamo ritenere scomparse da anni su questo territorio, salvo casi sporadici di difterite).

Paventare un tale scenario, senza avere il sostegno di un adeguato studio epidemiologico, denota una grave mancanza di responsabilità sociale perché induce paure infondate e scelte d’impulso nella popolazione. Per poter fare certe affermazioni serve quindi confrontarsi rigorosamente sui numeri e stabilire una corretta valutazione del rischio: non basta appellarsi ad evidenze scientifiche perché sappiamo bene che in questo ambito il dibattito è sempre aperto e le situazioni sono mutevoli.

A oggi le reali coperture immunitarie non vengono verificate – così come il loro mantenimento nel tempo – e nonostante aumentino le coperture vaccinali per alcune malattie non si verifica un analogo contenimento dell’incidenza delle malattie per cui si vaccina. Quindi non ha alcun senso parlare di “effetto gregge”, ne della presunta “protezione” dei soggetti deboli mediante la vaccinazione della totalità della popolazione infantile rimanente. Tutto questo non ha senso perché semplicemente non è dimostrabile.

Lo dimostrano in primis le esperienze statistiche di altri grandi paesi (Cina e Stati Uniti in particolare dove normali malattie infettive come morbillo e pertosse circolano anche fra popolazioni infantili completamente vaccinate.

Dal mio punto di vista chi sceglie di non vaccinare i propri figli, non lo fa certamente per profittare di presunte coperture del rischio garantite da una adeguata percentuale di popolazione vaccinata, né può ritenersi una minaccia per coloro i quali non possono essere vaccinati (per non l’incorrere in rischi maggiori a causa del loro stato di immunodepressione).

Dare alla popolazione indicazioni diverse da queste denota, non solo una scarsa conoscenza dei fatti e una comunicazione non veritiera, ma anche una scarsissima responsabilità per l’impatto che tali dichiarazioni possono avere sull’equilibrio sociale. In tal caso infatti le famiglie che scelgono la non vaccinazione vengono identificate come una minaccia per la comunità minando la coesione sociale e la pacifica coesistenza fra le persone. Per questi motivi, la negazione del diritto all’accoglienza scolastica nelle comunità della prima infanzia, oltre ad essere senza senso dal punto di vista epidemiologico, lede i diritti fondamentali della persona umana ed in particolare di quella dei bambini.

È anticostituzionale e va in direzione opposta rispetto a norme di diritto sancite da altre leggi dello Stato (DPR 355/99). Oltre a ciò è semplice capire come è sostanzialmente impossibile garantire in ogni ambiente l’immunizzazione totale delle persone visti i continui contatti quotidiani fra gli individui di ogni età.

In Europa vige lo stesso stato di allarme? Che posizioni hanno gli altri Paesi europei in materia di vaccinazioni?

Da un’indagine sui programmi vaccinali in 29 Paesi (i 27 Paesi UE più Islanda e Norvegia), condotta da Venice nel 2010 e pubblicata sulla rivista Eurosurvellance, emerge che 14 dei 29 Paesi hanno almeno una vaccinazione obbligatoria nel loro programma, mentre gli altri 15 non ne hanno alcuna obbligatoria.

Ricordiamo il caso del Veneto, che nel 2007 ha deciso di affidarsi alla scelta consapevole dei cittadini sospendendo l’obbligatorietà delle vaccinazioni pediatriche, in nome della libertà di scelta garantita dall’art. 32 della Costituzione e dalla Convenzione di Oviedo del 1997.

Solo 14 paesi su 29 in Europa hanno vaccinazioni obbligatorie:

Belgio (solo per Polio), Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ungheria. E quelli con Vaccinazioni Non Obbligatorie (15 su 29): Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, UK. In Svizzera Ogni cantone ha una propria normativa in materia (vedi anche box sotto).

È stata recentemente pubblicata la “Carta italiana per la promozione delle vaccinazioni” quale veicolo di promozione pro-vaccinale. Cosa ne pensi di questo documento?

Senza confronto né stima dei dati sulle reazioni avverse, rimane un documento strettamente parziale.

Compito di chi governa, e delle Istituzioni sanitarie, è quello di comprendere in primis la realtà in ogni contesto sociale, senza sposare a priori teorie precostituite e non dimostrabili se non con l’assunzione di paradigmi. In secondo luogo è doveroso l’ascolto e il rispetto di tutta la popolazione, senza esclusione alcuna, gestendo con intelligenza qualsiasi argomento controverso, valutando tutti i dati in campo, anche quelli di segno contrario (poiché esistono e sono al pari autorevoli) nel rispetto dell’individualità umana.

Vorrei farti una domanda specifica sul tuo ruolo di legale che segue purtroppo molti casi di danno da vaccino in tutta Italia. Quanto sono reali e aggiornate le statistiche offerte da USL e consultori sulle possibilità di reazioni avverse dopo la somministrazione dei vaccini? Come reagiscono le istituzioni e il personale medico in caso di denuncia di danno post-vaccinale?

Credo vi sia un atteggiamento sottostimante da parte delle istituzioni sanitarie. Ma le reazioni avverse a vaccinazioni sono una realtà, e sono riconosciute dallo Stato italiano che ha addirittura emanato ben due leggi sui danni da vaccinazione (L. 210/1992 e L. 229/2005), ed una rigida Farmacovigilanza (DM 12.12.2003 e succ. modif). In più vi sono centinaia di sentenze sui danni da vaccinazione, frutto di rigoroso approfondimento medico e sanitario operato dai medici nominati dai giudici. Se le Istituzioni cominciassero a tenere conto di questi dati ed a incentivare la Farmacovigilanza, avremmo dati statistici ancora più attendibili.

L’argomento merita un serio approfondimento, una seria stima e un’apertura da parte di tutte le componenti del mondo vaccinale, ivi comprese le associazioni per l’Obiezione, le quali possono indubbiamente fornire un supporto franco e costruttivo. I vaccini sono farmaci, meritano attenzione e vigilanza sulle reazioni avverse, ne va della salute della popolazione infantile e quindi del nostro futuro.

La situazione specifica in alcuni Paesi

  1. CROAZIA: sono obbligatori 10 vaccini (Tubercolosi, Difterite, Tetano, Pertosse, Polio, Hemophilus, EpatiteB, Morbillo, Parotite e Rosolia). Esiste la possibilità di ottenere l’esenzione per ragioni di carattere medico ma di fatto è estremamente difficile.
  2. LITUANIA: i vaccini sono solo raccomandati ma la maggior parte della popolazione crede siano obbligatori. E’ possibile ricevere l’esonero per motivi medici. Non esiste alcun programma di compensazione per danni da vaccino sebbene i produttori del vaccino possono essere denunciati anche se fino ad oggi nessuno l’ha mai fatto.
  3. IRLANDA: i vaccini sono solo raccomandati, ma la propaganda spinge moltissimo affinchè le persone si vaccinino. I medici vengono pagati per ogni vaccino somministrato e se il 95% dei loro pazienti è vaccinato, ricevono dei bonus.
  4. AUSTRIA: non esistono vaccinazioni obbligatorie sebbene la pressione sia enorme.
  5. UNGHERIA: sono obbligatorie 11 vaccinazioni (Tubercolosi, Difterite, Tetano, Pertosse, Morbillo, Parotite, Rosolia, Polio, Pneumococco, EpatiteB, Haemophilo). Non vaccinare significa contravvenire alla Legge, quindi sono previste citazioni in giudizio, multe salate, e il bambino non puo’ frequentare la scuola se non è a posto con il calendario vaccinale.
  6. REPUBBLICA CECA: sono obbligatori 9 vaccini (Esavalente + MPR). Nessun vaccino puo’ essere somministrato in assenza di consenso informato. Nel caso in cui i genitori rifiutino il consenso, le autorità possono multare entrambi i genitori per un importo di 380 corone e segnalarli ai servizi sociali. Le uniche esenzioni possibili sono appunto negare il consenso o immunità.
  7. SVIZZERA: ogni cantone ha una propria normativa in materia, nell’area tedesca non esiste alcun obbligo mentre nella parte francofona solo a Ginevra permane l’obbligo per la difterite sebbene non accada nulla se non si vaccina. La maggior parte degli asili richiede MPR e le richieste di vaccinazioni professionali sono severe. Esiste un sistema di segnalazione di sospetta reazione avversa.
  8. UK: non esistono vaccinazioni obbligatorie, sebbene ne raccomandino 30 entro i 6 mesi, incluse anche le vaccinazioni in gravidanza. Solo la scuola francese di Londra richiede vaccinazioni per la frequenza, dato che segue la normativa francese.
  9. ROMANIA: non ci sono vaccini obbligatori. Da Aprile 2015 si è assistito ad un bombardamento sui media da parte delle autorità che annunciavano modifiche alla legge vigente e l’introduzione di obblighi vaccinali, minacciando anche multe salate, questione sulla quale hanno preferito ritrattare dicendo invece che i medici che non supportano i vaccini rischiano non solo multe ma la stessa abilitazione ed inoltre multe per i direttori degli asili e scuole statali che accettano bambini non vaccinati. A tutto questo non è stato dato seguito.
  10. OLANDA: nessun vaccino obbligatorio, ma tutti raccomandati. La pressione sulla popolazione sta aumentando e stimiamo che l’80% non abbia idea che i vaccini sono facoltativi.
  11. POLONIA: sono obbligatorie 10 vaccinazioni, Tubercolosi, Difterite, Tetano, Pertosse, Morbillo, Parotite, Rosolia, Polio, EpatiteB, Haemophilus. Esoneri sono possibili solo per motivi medici e non è possibile fare alcuna obiezione.

Intervista a Luca Ventaloro, a cura di Romina Alessandri


Chi è Luca Ventaloro?

Avvocato Cassazionista, esperto in Diritto familiare – minorile, Diritto sanitario, Docente di Diritto di famiglia e sanitario presso l’ISSPOS, già Membro dell’Ufficio del Garante per l’Infanzia della Regione Emilia Romagna, già Esperto Giuridico Ausl Rimini U.O. Tutela Minori, Membro del Tavolo tecnico regionale per il Diritto Minorile presso il Comune di Bologna. Relatore a convegni universitari e giuridici di Diritto minorile, familiare e sanitario, coordinatore di stages di Diritto minorile, familiare e sanitario, docente in corsi di formazione per Servizi Sociali, per Avvocati e Giuristi, autore di articoli su riviste specializzate di Diritto di Famiglia e autore di pubblicazioni giuridiche di diritto minorile. È consulente legale del Comilva”.


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