Verso la moneta complementare romagnola

Verso la moneta complementare romagnola

Per un sistema economico locale sostenibile

Scritto da Giuseppe De Giosa

Per comprendere cos’è e come funziona una moneta complementare, è necessario prima comprendere cos’è la moneta e come funziona.

La moneta che usiamo quotidianamente, l’euro, si definisce “a corso legale” poiché ha valore per legge, ma non ha alcun valore intrinseco. Si basa su una convenzione sociale, poiché è solo grazie alla fiducia che riponiamo nel poterla riusare che la accettiamo per ricevere il nostro stipendio o per incassare un pagamento.

Non a caso, se qualcuno volesse pagarci in una moneta diversa dall’euro, come lo yuan o il franco svizzero, probabilmente storceremmo il naso e pretenderemmo un pagamento in euro. Ciò significa che noi riponiamo fiducia in un simbolo, che per definizione è qualcosa che reca con sé qualcos’altro, come ad esempio un significato, una informazione, o nel caso della moneta, un valore.

100 euro non valgono nulla di per sé e se andiamo in banca non ci danno più in cambio un metallo prezioso come l’oro, come invece poteva avvenire una volta.

Dunque il valore della banconota o della riga di conto sul conto corrente consiste esclusivamente nel fatto che, quando ne avremo bisogno, potremo privarcene usandolo come mezzo di pagamento per ottenere qualcosa che ci serve. Se questo passaggio logico vi risulta chiaro, avete compreso la funzione principale della moneta, ossia quella di facilitare gli scambi, per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno.

Facilitare gli scambi non significa che questi non possano avvenire in assenza di moneta, così come non avere disponibilità monetaria non significa esseri privi di un valore che ci può consentire di ottenere ciò che ci serve.

Un falegname può avere il conto corrente a zero, e ricevere una commessa per la costruzione dei mobili per un nuovo appartamento. Grazie a questa sua competenza e alla commessa ottenuta, ottiene un anticipo per il lavoro che deve effettuare, con il quale può vivere e comprare tutto ciò che gli serve per fabbricare i mobili, e al momento della consegna, otterrà il pagamento completo per il lavoro svolto. In questo esempio, estendendolo, può anche capitare che la famiglia committente non ha sufficiente disponibilità monetaria, ma ha avviato un asilo nel bosco, dove il falegname avrebbe piacere di mandare i suoi bambini perché contrario alle vaccinazioni obbligatorie. In questo caso avverrà una sorta di baratto, o meglio una compensazione, per cui al costo di fabbricazione dei mobili verrà decurtato il costo annuale per la frequentazione dell’asilo, in modo da pagare in euro solo la differenza.

È ineludibile che poter soddisfare un pagamento presentando delle banconote o effettuando un pagamento elettronico è comodo e semplice. Tuttavia il problema si pone quando la disponibilità di moneta a corso legale viene gradualmente a ridursi, come durante la crisi economica di questi anni. Un sistema socioeconomico fondato sul credito bancario vede ad un certo momento ridursi la disponibilità di credito per molti motivi, in primis la riduzione della fiducia che le banche hanno nel poter riottenere i prestiti erogati.

La riduzione del credito si riflette sull’economia reale, riducendo gli scambi economici, il fatturato delle imprese, i posti di lavoro, la capacità e la propensione di spesa  delle famiglie. A questi effetti se ne aggiunge uno assolutamente peculiare delle fasi di crisi, ossia l’aumento della propensione al risparmio.

Una delle funzioni della moneta è quella di essere una riserva di valore: gli italiani in particolare sono tendenzialmente molto propensi al risparmio, sia per riuscire ad acquistare la prima casa senza contrarre mutui troppo impegnativi, sia per affrontare situazioni di difficoltà imprevedibili.

L’accumulo di moneta attraverso il risparmio riduce la circolazione monetaria, circolazione a sua volta già rallentata dalla riduzione del credito bancario. Si viene a creare dunque una spirale contrattiva che si traduce nella diffusa incapacità per le fasce più deboli della popolazione di procurarsi il necessario per vivere dignitosamente, mentre le fasce medie iniziano a ridurre i consumi e ad aumentare i risparmi in modalità difensiva.

È dunque nella natura della moneta da ricercare la causa della crisi economica: basta ascoltare i dibattiti televisivi degli ultimi anni e il ruolo che ha assunto il tema dell’euro e della sovranità monetaria, per consentire anche ad un bambino di comprendere che la natura e la funzione della moneta svolgono un ruolo strategico nei sistemi economici, e di riflesso sulla vita delle persone.

Le tre funzioni principali della moneta

  1. Misura il valore dei beni: noi sappiamo che 1 kg di patate costa 2 euro e 1 kg di pane ne costa 4, e dunque 1 kg di pane costa il doppio di un kg di patate.
  2. Facilita gli scambi, attraverso l’uso di una convenzione diffusa supportata da una legge, che consente ad un simbolo monetario di essere accettato obbligatoriamente per trasferire del valore. Ricordiamoci che facilitare gli scambi non significa che questi non possano avvenire secondo altre modalità: una di queste è la creazione di un Sistema Comunitario di Scambio attraverso l’impiego di una moneta complementare, e su questo punto torneremo più avanti.
  3. L’ultima funzione della moneta è quella di essere una riserva di valore. In natura nulla mantiene inalterato il suo valore, neanche l’oro il cui valore infatti oscilla nel tempo. Tuttavia, al netto dell’inflazione, ossia della perdita di potere d’acquisto della moneta, questa conserva buona parte del suo valore nel tempo, e a ciò contribuisce la ricezione di un interesse annuo sulla moneta che conserviamo in banca, consentendo alla stessa di farne l’uso che vuole, a fronte di una remunerazione che consiste appunto nel suddetto interesse che ci viene riconosciuto, e che contrasta la perdita di valore dato dall’inflazione.

La moneta complementare

Per comprendere dunque come funziona una moneta complementare, la funzione monetaria che più ci interessa considerare è la seconda, ossia la facilitazione degli scambi.

Occorre a questo punto comprendere un aspetto fondamentale dei sistemi economici: la moneta è emersa storicamente come uno strumento di facilitazione degli scambi, ma questi nella storia dell’Uomo sono sempre avvenuti, sia quando la moneta come la conosciamo non era ancora stata inventata e impiegata, sia durante le crisi economiche, che ne riducevano la disponibilità nell’economia reale, quella che ci riguarda da vicino.

Ciò che dovrebbe sorgere spontaneo a questo punto, è che così come non smetteremmo di costruire una strada per carenza di metri per contare le distanze, così non dovremmo consentire ai nostri sistemi economici locali di ingolfarsi per assenza di moneta circolante. Poiché intervenire per far ripartire il credito e con esso i prestiti alle imprese e alle famiglie, e con questi gli scambi economici, il fatturato delle imprese, le assunzioni, e quindi i consumi, è qualcosa che non è più nella disponibilità degli Stati nazione, ma è stato delegato a delle istituzioni di cui non abbiamo più alcun controllo democratico, tanto che anche le interrogazioni parlamentari dei deputati europei alla Banca Centrale Europea producono sovente risposte sibilline, è necessario che le comunità locali si auto-organizzino, trovando delle soluzioni efficaci e risolutive.

La buona notizia è che queste soluzioni esistono e sono a portata di mano, e passano attraverso la costituzione di un Sistema Comunitario di Scambio: con questa dicitura si intende che per introdurre nel sistema economico una moneta complementare efficace e realmente funzionante, è prima di tutto necessario ricreare le condizioni relazionali e organizzative che devono consentire nuovamente alle imprese e ai cittadini di invertire il senso dell’economia.

Se prima le famiglie e le imprese dovevano generare fiducia al sistema bancario per ottenere in cambio credito e dunque la moneta necessaria per effettuare tutti gli scambi necessari, in un Sistema Comunitario di Scambio è la comunità che incrementa la fiducia che circola fra tutti i suoi componenti, e questa fiducia diventa la base su cui fondare una nuova convenzione monetaria, creando un nuovo simbolo, un nuovo strumento di pagamento che, parallelamente alla moneta ufficiale, consenta a tutti di ottenere ciò di cui hanno bisogno.

Come funziona la moneta complementare

Una moneta complementare può funzionare in due modi.

  • Il primo è la creazione di una camera di compensazione, in cui le imprese si fanno credito reciprocamente facendo leva sul differimento dei tempi di pagamento: tradotto, vuol dire che un mio fornitore mi darà i beni che mi servono per poi trasformarli e venderli, accettando in pagamento delle unità di conto, definite crediti, che faranno andare il conto dell’acquirente a debito e quello del venditore a credito. Con questo credito parallelo, complementare, il fornitore che intanto si è privato di un bene, può comprare ciò che serve alla sua impresa da tutte le aziende che fanno parte del Sistema di Scambio. A sua volta, l’impresa con il conto in posizione debitoria, potrà ripagare il suo debito vendendo la sua merce alle altre aziende del circuito, accettando crediti.
  • Un secondo modo in cui può funzionare una moneta complementare è attraverso un sistema di scontistica circuitale. Le aziende accettano a fronte di una riduzione di prezzo delle unità di conto, definite Buoni Circolari, che coprono il valore pari allo sconto effettuato. Con questi Buoni le imprese potranno effettuare degli acquisti, usandoli al posto degli euro o dei crediti del sistema di compensazione. In questo caso le unità di conto circolano svolgendo la stessa funzione della moneta, ma a differenza del sistema di compensazione creditizia, i conti possono essere solo attivi o portati a zero, ma non ci si può indebitare nei confronti del sistema. In un sistema di scontistica circuitale anche i privati possono ottenere Buoni Circolari, come in una Banca del Tempo, attraverso le proprie competenze che vengono messe a disposizione del circuito.

Entrambi questi sistemi sono perfettamente legali e sono già applicati in alcuni circuiti locali, anche in modo integrato, in varie località italiane, e si definiscono Sistemi di Mutuo Credito. I nodi locali di questi circuiti condividono le stesse regole di funzionamento e ciò consente di creare una Rete di Mutuo Credito, in cui gli scambi possono avvenire preferibilmente a livello locale, ma anche fra nodi della rete.

Un esempio tangibile?

Un ristoratore con il proprio lavoro può pagare le forniture alimentari ma anche la manutenzione degli impianti o la pubblicità. Il fornitore di alimentari, a sua volta, può pagare con i propri prodotti il commercialista ma anche una consulenza di settore oppure il trasporto. Il commercialista, con i propri servizi contabili, può acquistare abbigliamento o anche la revisione dell’auto o per esempio una cena dal ristoratore da cui l’esempio è partito.

Senza fiducia non può esistere moneta complementare

Dobbiamo tuttavia prestare attenzione ad un aspetto molto importante: per creare una moneta complementare veramente efficace e risolutiva, è necessario creare le condizioni affinché questa possa funzionare, ossia circolare il più velocemente possibile.

Perché ciò si verifichi, è necessario che coloro che la utilizzano, le imprese e i cittadini di un territorio, possano nutrire la stessa fiducia che prestiamo all’euro.

Il termine prestare fiducia non è usato a caso: quando usiamo l’euro prestiamo fiducia nel fatto che tutti lo accetteranno, ma così probabilmente non è in ogni parte del mondo, ad esempio se volessimo usare degli euro fra gli indigeni della foresta amazzonica. Cosa vuol dire tutto ciò?

Significa che abbiamo necessità di ripensare la nostra organizzazione sociale.

Siamo tutti stati educati a formarci per effettuare da adulti dei lavori che ci avrebbero garantito uno stipendio con il quale avremmo potuto soddisfare tutte le nostre esigenze. E fino a quando c’è stata disponibilità di lavoro, perché c’era disponibilità di credito, e l’economia funzionava, quasi tutti riuscivamo a confermare questa premessa che ci era stata insegnata sui banchi di scuola.

Quando il sistema socioeconomico si è intoppato, come durante l’attuale crisi economica, abbiamo cercato di  attivare dei meccanismi di solidarietà che potessero aiutare coloro che, avendo perso il lavoro, non riuscivano più a garantire a se stessi e alla propria famiglia delle condizioni di vita dignitose. Queste persone, definite povere, o come si usa dire in questi anni, esclusi sociali, sono esclusi in quanto, rispetto alle premesse di cui sopra, non sono stati sufficientemente bravi a trovarsi o inventarsi un nuovo lavoro, o a far funzionare la loro piccola impresa.

Ma ha senso per gli indigeni della foresta amazzonica parlare di esclusi sociali? Perché è necessario avere delle istituzioni che si occupano della carità, o della solidarietà sociale?

Forse perché noi siamo troppo impegnati a garantire le nostre condizioni sociali, al fine di non ritrovarci da un momento all’altro, a nostra volta, esclusi?

È un problema di prospettive, di organizzazione sociale e socioeconomica, dunque è un problema che viene prima della moneta e di come funziona, ora che abbiamo capito quanto una moneta possa incidere sull’economia reale, quando si ferma il credito.

La domanda è dunque la seguente: è la moneta che, attraverso la riduzione del credito, ha smesso di funzionare in modo da consentire a tutti di ottenere ciò di cui hanno bisogno, o siamo noi, come società organizzata, e come comunità ormai disgregata, ad aver smesso di funzionare come potremmo?

È la globalizzazione, con le sue dinamiche disgregative, ad averci portato in una condizione di incertezza diffusa, contribuendo alla polarizzazione delle fasce sociali e della relativa distribuzione della ricchezza, oppure è il modo in cui viviamo nei nostri paesi e nelle nostre città, anche in una regione bella come la Romagna, che non funziona più, e non riesce a contrastare le dinamiche disgregative in atto anche dovute alla globalizzazione?

La crisi, che significa trasformazione, ci sta aiutando a comprendere che le premesse di fondo sono sbagliate.

Non possiamo occuparci di noi stessi, delle nostre famiglie, dei nostri amici, e disconoscere tutti gli altri, come se vivessimo nel Far West e fossimo organizzati per bande.

Una moneta complementare può funzionare bene solo se innescata all’interno di un Sistema Comunitario di Scambio.

Ciò significa che è necessario rifondare le comunità locali su nuovi principi, su vecchi valori, e su nuovi modelli di organizzazione sociale e socioeconomica che si basino sul presupposto che il presente e il futuro ci richiedono di muoverci in maniera organica e sistemica, ossia ricreando nuovi organismi comunitari in cui i singoli, le coppie, le famiglie, siano sottosistemi di un organismo in cui tutti si riconoscono e con il quale si devono necessariamente confrontare, e al quale si deve partecipare.

Deve emergere di nuovo la necessità di sentirsi parte di qualcosa di più grande, nel quale operare per redistribuire la ricchezza, avere capacità di trovare e fornire delle risposte, ripensare la produzione e il consumo e i rapporti che li regolano, ad esempio attraverso la coproduzione e l’integrazione delle filiere locali.

In altri termini, una moneta complementare può anche essere percepita come inutile, quando vi è ampia disponibilità di moneta a corso legale, e potrebbe non contribuire a rendere più ecologico e sostenibile un sistema economico locale, se i consumi vengono indirizzati verso determinati prodotti e se non si contribuisce a migliorare le aziende e le loro produzioni.

È tecnicamente una soluzione a portata di mano, e infatti viene proposta in Italia da prima che scoppiasse la crisi, e viene proposta per uscirvi creandone una nazionale complementare all’euro.

L’esperienza e gli esperimenti fatti in questi anni ci inducono tuttavia a pensare che sia uno strumento potente e risolutivo, quanto aleatorio, a seconda di come lo si usa.

E in particolare, abbiamo compreso che per essere attivato in modo efficace, richiede il ripensamento di alcune premesse che caratterizzano la nostra predisposizione mentale collettiva e la nostra cultura.

Per funzionare efficacemente, una moneta complementare richiede la creazione di un sistema fiduciario diffuso, richiede una ampia partecipazione da parte della popolazione e del sistema produttivo, e in ogni caso si scontrerà contro uno degli effetti della globalizzazione, ossia la disgregazione delle filiere produttive locali.

È necessario dunque far riemergere una dimensione identitaria e una organizzazione comunitaria. È necessario coinvolgere quei cittadini e imprenditori che hanno la forza e il coraggio di rimettere al centro il bene comune e restituire alle parole il loro senso originario.

I Consigli di Comunità: a cosa servono?

Siamo tutti caratterizzati da un diffuso atteggiamento superficiale nei confronti delle gravi questioni che ci riguardano, quasi per un senso di difesa e di incapacità nel riuscire a trovare delle soluzioni. Anche qui ciò che gioca contro di noi sono le premesse a cui siamo stati educati: siamo abituati a cercare soluzioni ai problemi da soli o al massimo insieme al nostro nucleo di riferimento, aldilà che questo sia familiare, amicale, o corporativo. Ma nessuna di queste organizzazioni sociali è in grado di fornire risposte efficaci.

L’unica dimensione sociale che può efficacemente fornire una risposta sistemica ed integrata è quella comunitaria, organizzata in Consigli di Comunità, e con un sistema di partecipazione capace di orientare le scelte e la vita dei suoi partecipanti.

In un mondo sempre più globale, dove si viene incentivati a spostarsi per trovare migliori condizioni di lavoro e di vita, serve un impulso inverso che porti sempre più persone a riorganizzarsi localmente in organizzazioni comunitarie, che sappiano fornire risposte che non arriveranno né dai partiti politici, né dalle istituzioni.

Se comprendiamo tutto questo, e facciamo i giusti passi, è possibile organizzare un Sistema Comunitario di Scambio veramente efficace, complementare alla moneta a corso legale, e in questo caso potremmo avere anche una sorpresa: potrebbe infatti accadere che questa moneta complementare, territoriale, Romagnola, possa divenire un simbolo e uno strumento identitario, e come tale, essere preferito alla moneta a corso legale.

La moneta, come il cibo che mangiamo, e i beni che produciamo e consumiamo, sono e devono essere espressione di una identità locale, di un radicamento che è comprensione dei nostri legami con la Natura.

Per questo motivo, invito i romagnoli a far emergere il loro senso di identità e di attaccamento alla loro terra, affinché si possa riscoprire e far comprendere a chi ci osserva, che una popolazione locale che si stringe e si riconosce, è l’unica strada che ci resta da percorrere.


Giuseppe De Giosa

Laureato e appassionato di Archeologia, svolge la professione di Energy Manager all’interno della cooperativa Sargo. Interessato alle dinamiche di sviluppo di processi comunitari su base locale, facilita e partecipa diversi progetti in Italia relativi alla nascita di gruppi d’acquisto dell’energia, di beni agroalimentari, e di scambio di beni fra privati e imprese anche attraverso l’utilizzo di monete complementari, fra cui Rete di Mutuo Credito (www.retedimutuocredito.it).

Per contattarlo: giuseppedegiosa@retedimutuocredito.it – 320 1970490

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