A tu per tu con Roberto Mercadini

A tu per tu con Roberto Mercadini

Il poeta parlante di Romagna si racconta

Intervista a Roberto Mercadini, a cura di Valentina Balestri

Ho conosciuto Roberto personalmente in occasione della scorsa Camminata per l’Acqua, durante il suo spettacolo a Villa Torlonia.

Ne sono rimasta subito affascinata. È sorridente e gentile e ascoltarlo durante il suo monologo è stato magnifico: è un vero portento!
Ci ha fatto ridere, pensare, anche un po’ commuovere ma soprattutto ci ha fatto riflettere sull’importanza della nostra cultura, delle nostre scelte e su quanto, se lo vogliamo, possiamo fare la differenza.

Intervistarlo per me è davvero un immenso piacere.

Ciao Roberto, ti va di raccontarci come tutto è iniziato, qual è stata la passione che ti ha portato a diventare il “poeta parlante”, volto romagnolo conosciuto e apprezzato per la sua personalità e arte? Da bambino ti immaginavi di diventare colui che sei ora?

Sono stato un bambino timidissimo ed estremamente impacciato. Raccontare una barzelletta o una qualche storiella divertente mi faceva sentire a mio agio. Mentre recitavo non ero io, non ero “Roberto”, impersonavo qualcun altro, qualcos’altro; la finzione mi proteggeva e, allo stesso tempo, mi permetteva di esprimermi. È il paradosso del teatro: le maschere degli antichi attori greci ne amplificavano la voce e, allo stesso tempo, ne celavano il volto.
Capii che quella poteva essere la soluzione alla mia timidezza, un modo che avevo per uscire allo scoperto: mi sentivo più a mio agio su un palco davanti a cento persone che faccia a faccia con un altro bambino.

Nel paese dove vivo, Sala di Cesenatico, ogni epifania c’era uno spettacolo al teatro parrocchiale. Un piccolo varietà fatto dai bambini. Qualcuno cantava, qualcuno ballava, qualcuno faceva giochi di prestigio ecc. Io raccontavo barzellette o partecipavo a qualche scenetta. Aggiungevo sempre dei pezzi al copione. Una volta avevo una piccola parte in una scenetta con molti personaggi. Sentii il pubblico ridere a crepapelle dalla mia prima battuta a quando uscii di scena. Dietro le quinte il presentatore, l’unico adulto, mi prese da parte : “Oh, eccezionale! Eccezionale!”. Disse solo così, poi si fiondò sul palco. Penso che fu il primo complimento “teatrale” ricevuto. Me lo ricordo ancora; saranno passati trent’anni, più o meno.

 

Porti in giro la Romagna grazie ai tuoi monologhi e alle tue opere. Cosa ami della Romagna che ti dà la voglia di “analizzarla” e raccontare la sua identità?

Tutti i romagnoli amano la Romagna e hanno un legame affettivo profondo con la propria terra. Non conosco un letterato romagnolo che non affianchi alla sua attività artistica o accademica anche lo studio del dialetto, del folklore o della storia locale.

Nessuno è snob in questo senso, nessuno teme di apparire provinciale o arretrato; mentre c’è in tutti passione e affetto.

E il motivo per cui siamo tutti così appassionati della Romagna, penso, è che è una terra di passioni. Passioni in tutti i sensi. La passione per la vita, per la politica, per il lavoro, per la bellezza, persino la passione per la passione.

La Romagna in passato è stata anche una terra estremamente violenta, funestata dall’odio; perché la passione non è sempre innocua.
Ho sempre in mente dei versi bellissimi di Aldo Spallicci che dicono (li cito tradotti in italiano):

«Cos’è mai il cuore, se nel cuore non c’è una fiamma
cos’è mai campare, se non si cerca la battaglia».

Ecco, noi siamo così.

 

Visto l’argomento di questo numero della rivista (comprare locale) mi piacerebbe conoscere qual è la tua idea di “spesa etica”. Pensi che sia importante comprare in Romagna?

Credo che ognuno di noi attui il cosiddetto “voto del portafoglio”. Cioè noi, tutti i giorni, decidiamo come mangiare, come vestirci, come spostarci ecc. E in questo modo promuoviamo certi comportamenti e ne ostacoliamo altri, premiamo certe azioni e ne puniamo altre. Penso che sia molto importante esserne consapevoli.

Riguardo al comprare in Romagna; credo che ognuno debba sentire un poco il dovere di conoscere, valorizzare, proteggere le cose buone e belle della sua terra. Se non lo facciamo noi, chi allora? Se ogni luogo conosce e preserva le sue eccellenze, tutte le eccellenze restano al mondo. Si agisce nel locale, per creare un beneficio che è anche globale.

Prendiamo “La Bella” di Cesena. Era una pesca a pasta bianca, strepitosa, esportata in tutto il mondo; l’unica usata per fare il cocktail Bellini. Ora è uscita dal mercato. E perché? Perché essendo una pesca a pasta tenera, bastava un piccolo urto e si formava una macchia scura sulla superficie. Il frutto restava ottimo al gusto, ma noi abbiamo ormai un rapporto “cosmetico” anche con il cibo; vogliamo che sia bello da vedere, di una bellezza asettica, plastificata. Perciò a un certo punto nessuno ha più comprato quella pesca favolosa; ed è uscita dal mercato.

 

Torniamo a parlare di te. Quali progetti stai portando avanti al momento? Anche nel 2019 potremo venirti ad ascoltare ai tuoi eventi? E cosa ha in serbo il futuro? Hai un sogno nel cassetto che vorresti realizzare?

Nel 2019 ricorrono i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Il Teatro Stabile d’Abruzzo, nella persona del suo direttore, Simone Cristicchi, mi ha commissionato un monologo su Leonardo.
Ci sto lavorando. Il testo è praticamente pronto. Anche se credo che continuerò a rimaneggiarlo e perfezionarlo fino alla fine (come, d’altra parte, faceva Leonardo con i suoi dipinti).
Dal monologo vorrei anche trarre un libro. Ho già un contratto con Rizzoli. Vedremo…


Abbiamo intervistato Roberto Mercadini

È nato a Cesena nel 1978. Con oltre 150 date all’anno, porta in giro per la Romagna e per il resto d’Italia i suoi spettacoli di narrazione e i suoi monologhi poetici. Su temi che spaziano dalla Bibbia ebraica all’origine della filosofia, dall’evoluzionismo alla felicità.

Per maggiori informazioni: associazione.mikra@gmail.com – 349 5384058

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